Io non so parlar di musica #12 – Otelma e Rubicondi

Metti, una sera a cena

Un po’ di leggerezza ci vuole, ogni tanto… Dopo un periodo a dir poco complicato, ho proprio voglia di raccontarvi una cosa strana che mi capitò anni fa, collegata a una canzone (poi vedrete, che canzone!): di due personaggi che dire “artisti” è un po’ (tanto) esagerato, e della strana serata che mi coinvolse.

Dunque, è la tarda primavera del 2012, e con un mio amico andiamo a cena in una trattoria di Asti: di quelle storiche che, da quando sono nate, non hanno mai cambiato menù, proprietari e arredamento… Perlinato alle pareti, carrello degli antipasti (con una fantastica agliata), tradizione rigorosa, padrona col grembiule: quelle cose semplici che fanno piacere e danno sicurezza, insomma!

Bene, c’è poca gente, a cena siamo noi due, e un altro tavolo con 4-5 persone: non ci facciamo caso, all’inizio, e superiamo gli antipasti, poi a un certo punto sento la padrona riferirsi a qualcuno come “divino”… Guardo meglio, e dopo qualche incertezza scorgo il Divino Otelma! Senza orpelli, collane, tuniche e cappelli, ma in jeans e maglietta: ed è pure magro e piccolino. Quando la signora passa da noi, chiediamo sottovoce conferma, e la conferma arriva: sì, è Otelma, “ma vuole che lo chiami divino”!

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Domani avvenne: da lunedì 18 luglio 2022 a domenica 24 luglio

18 Luglio 1966: per la Columbia esce “Fifth Dimension“, terzo album degli statunitensi Byrds. Da poco orbi del fondatore e autore principale Gene Clark, che lascia il gruppo per motivi mai chiariti, David Crosby e Roger McGuinn affilano le armi: ne esce un lp che contiene sì 4 cover, ma che – per la prima volta – non ospita nessun omaggio a Dylan, e abbandona il sound “jingle jangle” degli esordi per frequenti incursioni nella psichedelia e soprattutto nel raga-rock, che di fatto contribuisce a inventare. Esemplari sono le hit “Eight Miles High”, “Fifth Dimension” e “Mr. Spaceman”.

19 Luglio 2020: a Hawthorne (California), nel sonno, ci lascia il settantenne Emitt Rhodes. Cantante, autore e polistrumentista, deluso dalla fine dei Merry-Go-Round, nel ’69 decide di far tutto da sé: nel garage dei genitori attrezza un piccolo studio di incisione dove compone, suona e canta i suoi pezzi, che gira alla A&M per la pubblicazione. Per la cura certosina degli arrangiamenti e il talento melodico Emitt viene soprannominato l’One-Man Beatles. La sua carriera si interrompe bruscamente nel ’73, per una causa legale con la casa discografica: ma il suo mito continua sino alla morte, come testimonia il biopic a lui dedicato da Cosimo Messeri.

20 Luglio 1966: a Seattle (stato di Washington) nasce Stone Gossard. Stone arriva alla chitarra a 16 anni: dopo la breve esperienza nel gruppo seminale dei Green River, nell’88, col bassista Jeff Ament, fonda i Mother Love Bone, fra gli epigoni del Grunge. Alla morte del cantante Andrew Wood, Stone e Ament, assieme a Chris Cornell, danno vita al supergruppo Temple of the Dog. Nel ’91, infine, dall’unione col cantante Eddie Vedder, nascono i Pearl Jam, in cui Gossard ricopre il ruolo di mente pensante e autore principale, ed in cui milita ancora oggi.

21 Luglio 1958: per la Liberty Records esce il singolo “Summertime Blues“, dell’artista rock’n’roll statunitense Eddie Cochran. Scritto, cantato e suonato quasi per intero da Eddie, è molto originale: su un ritmo pulsante e aggressivo, si dispiega la tragicomica vicenda del protagonista, un ragazzo costretto a passare l’estate al lavoro per la misera paga di un dollaro al giorno, e cui il padrone, i genitori e il governo negano continuamente una pausa… Diktat recitati nei ritornelli da un vocione caricaturale. Moltissime le cover, fra cui spicca quella degli Who.

22 Luglio 1947: a Linden (Texas) nasce Don Henley. Cantante e batterista, mentre è nella band di supporto a Linda Rostandt, conosce il chitarrista Glenn Frey: nel ’71 i due fondano il nucleo primitivo degli Eagles, e l’anno dopo arriva il primo album. Negli Eagles resta fino al loro scioglimento, collaborando alla scrittura di molti loro successi, fra cui “Hotel California”, “Desperado”, “Tequila Sunrise” e “New Kid in Town”.

23 Luglio 1965: a Hampstead (UK) nasce Saul Hudson. Nel ’76 segue la madre, nota stilista, a Los Angeles: a 15 anni inizia a suonare la chitarra, e nel 1981 fonda la sua prima band. Col suo amico e batterista Steven Adler, nel 1986 entra come solista nei neo-formati Guns N’Roses: nel frattempo ha assunto il nome d’arte di Slash, con cui passa alla storia. Con i Guns attraversa tutto il loro periodo d’oro, ma nel ’94 – a seguito di ripetute liti col leader Axl Rose – lascia la band, e intraprende una carriera solista intensissima: prima le band Slash’s Snakepit e Velvet Revolver, vicini all’hard blues, e poi vari progetti personali e collaborazioni.

24 Luglio 1982: a poco più di due mesi dalla sua uscita, il singolo “Eye of the Tiger” degli statunitensi Survivor arriva al primo posto della classifica americana. Scritto dai due membri Jim Peterik e Frankie Sullivan su commissione di Sylvester Stallone per il film “Rocky III” (cui era stato negato dai Queen l’utilizzo di “Another One Bites the Dust”), è ricordato per il suo stentoreo riff di chitarra e per il suo ritornello granitico.

Tre film #12

Di mamma ce n’è una sola… anzi tre

Buongiorno a tutti. Chi mi segue sa che la rubrica “tre film” difficilmente ha un filo conduttore o un tema preciso: questa volta tradisco la mia abituale incoerenza parlandovi della cosiddetta “Trilogia delle Tre Madri” di Dario Argento. Una trilogia che, in queste sere da “contagiato medio”, mi sono voluto rivedere, col beneplacito più o meno convinto della mia metà.

Un breve cappello introduttivo: in questa trilogia (ispirata dalla lettura di Thomas de Quincey), Dario ci racconta di tre potentissime streghe – la Madre dei Sospiri, la Madre delle Tenebre e la Madre delle Lacrime – che vivono in austeri palazzi, in altrettante città (rispettivamente Friburgo, New York e Roma) – e da cui dominano il mondo. Per ogni Mater, un film: ma, mentre le prime due pellicole sono state girate nel 1977 e nell’80, la terza è arrivata solamente nel 2007. E questo, come vedremo, causerà non pochi problemi. Continua a leggere “Tre film #12”

Domani avvenne: da lunedì 11 luglio 2022 a domenica 17 luglio

11 Luglio 1957: a Northampton (UK) nasce Peter Murphy. Cantante dilettante, assieme all’amico e chitarrista Daniel Ash, nel 1979 fonda i Bauhaus: una serie di singoli (fra cui “Bela Lugosi’s Dead”) li proiettano nella scena underground e post-punk, e ne fanno una delle icone di quegli anni. La teatralità del cantato di Murphy, il suo atteggiamento carismatico e le lugubri liriche promuovono i Bauhaus a caposcuola della scena dark e gotica. Murphy, coerentemente alla sua immagine, è recentemente apparso in un cameo nel film “Eclipse”, della saga vampiresca di “Twilight”.

12 Luglio 1962: al Marquee Jazz Club di Londra è un giovedì come tanti… La house band, la Blues Incorporated di Alexis Korner, non c’è, impegnata in una registrazione televisiva. Al suo posto, un gruppo di sei fan accaniti al debutto assoluto, sponsorizzati dallo stesso Korner: Dick Taylor, Ian Stewart, Mick Avory, Brian Jones, Mick Jagger e Keith Richards. Il nome della band è stato coniato da Jones la sera prima, in fretta e furia: l’originale Blue Boys è dilettantesco e Brian, messo alle strette, osservando un disco di Muddy Waters, propone il titolo di una sua canzone più famosa, “Rollin’ Stones”. La frittata è fatta: ancora pochi mesi, e con l’arrivo di Charlie Watts e Bill Wyman, sarà nata la formazione ufficiale dei Rolling Stones. E, dopo 60 anni, Jagger e Richards sono ancora qui!

13 Luglio 1942: a Chicago nasce Jim McGuinn. Giovane banjoista folk, ispirato da George Harrison passa a quello che diventerà il suo strumento simbolo: la chitarra Rickenbacker a 12 corde. Nel ’64, assieme a Gene Clark e David Crosby fonda il nucleo originario dei Byrds, band destinata a fare la storia della musica americana, attraversando folk-rock, psichedelia e roots-rock. Nella band, in cui resta sino allo scioglimento col nuovo nome di Roger McGuinn, assume il ruolo di cantante, chitarrista e autore, e dona loro il caratteristico “Jingle jangle” sound. Di rilievo la sua carriera solista.

14 Luglio 1912: a Okemah (Oklahoma) nasce Woodrow Wilson “Woody” Guthrie. Personaggio la cui vita, come dicono gli americani, è “bigger than life”, Woddy è il simbolo dell’hobo, del girovago armato di chitarra che canta la povertà, il disagio, le disillusioni e i perdenti: sono sue canzoni come “Talkin’ Dust Bowl Blues”, “Tom Joad” e la celeberrima “This Land is Your Land”… Il simbolo di un’America in bianco e nero che, messa ai margini dal sistema, non si arrende. L’influenza di Woody si estende fino ai giorni nostri, Bob Dylan in primis, e trasforma la canzone – da puro svago – in una riflessione, cruda e cosciente, sulle contraddizioni della modernità.

15 Luglio 1972: a due mesi dalla sua uscita “Honky Chateau“, il settimo disco di Elton John, arriva in testa alle classifiche americane, dove rimane per cinque settimane. Registrato al Château d’Hérouville, in Francia, rappresenta una svolta per il brillante artista britannico, che si sposta su un rock leggero, immediato e dalle melodie lucenti: in scaletta troviamo le famose “Honky Cat”, “Mona Lisa and Mad Hatters” e “Rocket Man”.

16 Luglio 1952: a Milano, da madre statunitense (la cantante lirica Eloise Degenring) e padre bergamasco, nasce Eugenio Finardi. All’inizio degli anni Settanta, Eugenio forma la prima band, dove militano i grandi Walter Calloni e Alberto Camerini: nel ’75 debutta in solitario, e diventa il primo cantautore italiano dalle forti tinte rock e dal sound internazionale. Con lui collaborano musicisti di prima fascia, come Patrizio Fariselli, Ares Tavolazzi e Paolo Tofani (ex Area), e Stefano Cerri: sono suoi veri e propri inni in musica come “Extraterrestre”, “La Radio”, “Musica Ribelle”, “Non è nel cuore”.

17 Luglio 1967: a New York, a 40 anni, per un cancro al fegato, ci lascia uno degli artisti più geniali del secolo scorso, il saxofonista e compositore John Coltrane. Musicista eccezionale, ha attraversato la storia del jazz dal Bebop sino al Free cercando ogni volta di superare barriere e steccati, innovando lo strumento e la composizione da ogni punto di vista (ritmico, armonico, solistico e timbrico), e innestando nelle sue pagine un sincero e ardente pensiero spirituale.

I falsi miti della musica #6 – P.I.D. (Paul Is Dead) – Seconda parte

Eccoci arrivati alla seconda parte della “Teoria P.I.D.“, quella che sostiene che Paul McCartney sarebbe morto in un incidente e sostituito da un sosia. Nella scorsa puntata abbiamo fatto un quadro generale della questione, chiudendo con la promessa che saremmo presto passati alle presunte “prove” contenute in canzoni e copertine… Promessa che mi accingo a mantenere!

Di indizi a sostegno, gli appassionati (o i maniaci!) ne hanno trovati almeno duecento (non scherzo!): ma tranquilli, lungi da me di ammorbarvi con una tale pletora di suggestioni (spesso al limite dell’assurdo). Mi limiterò alle più interessanti e, a loro modo, coerenti, un po’ per volta.

A) “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” (Giugno 1967): disco epocale per musiche, testi, confezione e copertina… E il primo album concepito dopo la morte di Paul. Ecco gli indizi principali contenuti nella copertina: Continua a leggere “I falsi miti della musica #6 – P.I.D. (Paul Is Dead) – Seconda parte”

Domani avvenne: da lunedì 4 luglio 2022 a domenica 10 luglio

4 Luglio 1992: a Buenos Aires, all’età di 71 anni, ci lascia Astor Piazzolla. Nato in Argentina da genitori d’origine italiana, definito dai puristi più retrogradi “El asesino del tango”, col tempo diventa invece uno dei musicisti più importanti e venerati del suo paese, e l’apostolo del “nuevo tango”, aperto a influssi jazz e strumentazioni moderne. Famosissime le sue “Libertango”, “Adiós Nonino” e “María de Buenos Aires (con la voce di Milva).

5 Luglio 1957: dopo 6 anni di matrimonio, Frank Sinatra e Ava Gardner divorziano. Un’unione arrivata dopo 8 anni di frequentazione ma – come si dice ora – “tossica” (“abbiamo sempre bevuto e litigato tantissimo”) messa a dura prova dalle dipendenze e che – nonostante la fortissima passione – si sbriciola dopo il secondo aborto di Ava, nel 1953. La Gardner scappa a Madrid col torero Dominguin e chiede il divorzio da Frank: che il crooner concederà solo 4 anni dopo, nel ’57.

6 Luglio 1957: i Quarrymen di John Lennon stanno suonando alla festa della St Peter Church di Wolton (Liverpool). Confuso fra la gente c’è un ragazzo, invitato da un amico di Lennon: si chiama James Paul McCartney ha 15 anni, ha perso da pochissimo tempo la madre, e ha la fissazione per la musica. Nell’intervallo  Paul avvicina John, e lo stupisce con una versione cristallina – e alla chitarra mancina – degli impegnativi “Twenty Flight Rock” e “Be-Bop-A-Lula”. Qualcosa scatta: John invita Paul a casa, il 20 Luglio McCartney e i Quarrymen suonano assieme per la prima volta… E il resto è storia.

7 Luglio 1992: per la Atco Records esce “Images and Words“, secondo album degli statunitensi Dream Theater (e il primo con James LaBrie alla voce). Considerato progenitore ed esempio perfetto di “progressive metal”, inanella una serie di lunghe “jam organizzate”, in perfetto equilibrio fra virtuosismo, teatralità, ballate, eclettismo e furia… D’altronde, con gente come LaBrie, Portnoy e Petrucci, non puoi aspettarti certo “Il Ballo del Qua Qua”! In scaletta, “Pull Me Under”, “Another Day”, “Take the Time” e “Metropolis – Pt. 1”.

8 Luglio 1908: a Brinkley (Arkansas) nasce Louis Jordan. Saxofonista alla corte di Chick Webb, nel 1938 fonda i Timpany Five, e nel ’42 si trasferisce definitivamente a Los Angeles. Jordan presenta una sorta di spettacolo musicale brillante di spirito interrazziale, che coniuga ritmo e gioia, pulizia formale, vivacità boogie, e allusioni blues: ben prima di Presley, Jordan ha trovato la formula magica. “Caldonia”, “Choo Choo Ch’Boogie” e “Saturday Night Fish Fry” sono le tappe di una carriera folgorante e ricca di successi: tanto che – in quanto a vendite – nell’immediato dopoguerra Jordan è secondo solo a Bing Crosby.

9 Luglio 1962: Bob Dylan incide lo storico pezzo “Blowin’ in the Wind“. Brano famosissimo,  monumento del patrimonio culturale mondiale e simbolo del pacifismo in musica, è proposto per la prima volta in una versione di sole 2 strofe al Gerde’s Folk City (Aprile 1962): un mese dopo il testo completo è pubblicato su Broadside Magazine, e a Luglio avviene appunto la registrazione presso gli studi Columbia. La pubblicazione ufficiale si avrà solo a Maggio 1963, con l’inclusione nell’album “The Freeweelin’ Bob Dylan”.

10 Luglio 1942: a Portsmouth (New Hampshire), da genitori di origini italiane, nasce Ronald James Padavona, in arte Ronnie James Dio (il soprannome non ha riferimenti religiosi ma è ispirato a un gangster di origini italiane, Johnny Dio).  Cantante e autore di ambito rock-metal dal timbro e dalla teatralità inconfondibili, è il vocalist del periodo d’oro dei Rainbow di Blackmore: dopo una breve collaborazione coi Black Sabbath, ha poi intrapreso una carriera solista di ottimo livello, interrotta nel 2010 a seguito di un cancro allo stomaco. Secondo molti, è l’inventore del gesto delle corna in ambito concertistico rock: l’atto deriverebbe dal classico gesto apotropaico italiano, che sua nonna faceva spesso 🙂