Neil Young – “Weld” / “Arc”

Logan-Young

Basta cercare in rete, e tutti a dire “Eh sì: Neil Young è il padrino del Grunge“. Ma di frasi fatte, come “Venezia è bella ma non so se ci vivrei” o “Una volta qui era tutta campagna” ne abbiamo tutti un po’ piene le tasche: meglio, allora, andare alla fonte e verificare se. I riferimenti younghiani che di solito si fanno per stabilire questa equivalenza sono essenzialmente tre: in ordine di tempo, “Rust Never Sleep” (1979), “Freedom” (’89), “Ragged Glory” (’91). Oltre, ovviamente, al quasi contemporaneo live “Weld“, che si abbevera proprio ai rumori e alle canzoni del “Ragged Glory” tour.

Continua a leggere “Neil Young – “Weld” / “Arc””

L’ultima luna: #2 – Luna piena

La luna è piena… e non sappiamo chi l’ha messa in questo stato

La fase di plenilunio è tradizionalmente associata alla creatività e al suo lato esoterico, la magia; su questo punto hanno speculato moltissimi racconti e film horror, che hanno sfruttato la luna piena (e i sudditi licantropi) come ambientazione dei loro climax.

Ma c’è un’altra luna piena che ha colonizzato così tanto la narrativa, la poesia e la canzone da diventare un archetipo: quella che sorveglia benevola i baci degli innamorati, e quella che accompagna la solitudine di chi innamorato è, ma senza qualcuno da amare. La famosissima “Blue Moon” è forse la più famosa delle canzoni d’amore intitolate al latteo satellite: e dire che la prima versione del pezzo, scritta dalla celebre coppia Richard Rodgers e Lorenz Hart per il film “Hollywood Party” (1934), aveva incontrato lo stesso destino della sequenza con Jean Harlow… E, cioè, era stata tagliata. Hart, tenendo duro, aveva riscritto i versi e proposto la canzone per la pellicola “Manhattan Melodrama”… Ma, di nuovo, aveva incontrato l’accetta dei produttori. Per fortuna si decide di girare una nuova scena: Rodgers, che crede nel pezzo, cambia le parole e nasce “The Bad in Every Man”, cantata in un nightclub da Shirley Ross. Un bellissimo lento, malinconico e commovente. Il pezzo ha un indubbio potenziale commerciale, ma secondo tutti occorre un nuovo testo (e siamo al quarto…), meno esistenziale e più romantico: Hart guarda il cielo, ed ecco che…

“Blue moon, you saw me standing alone, without a dream in my heart, without a love of my own”

Finalmente, il 15 Gennaio 1935, esce il 78 giri “Blue Moon”, per la Brunswich Records: Connee Boswell ne è l’interprete, ma il successo internazionale arriva solo  a cavallo fra gli anni Quaranta e Cinquanta, con le versioni quasi contemporanee di Billy Eckstine e Mel Tormé, che ripetono il mood della Boswell. La grande Billie Holiday ci regala la lettura più jazzy e raffinata, ma è il quintetto The Marcels a trasformare la dolente melodia in un nonsense doowop al limite del buffonesco (con la sua introduzione zeppa di onomatopee e allitterazioni) e a vendere paccate di dischi.

Continua a leggere “L’ultima luna: #2 – Luna piena”