La tag di Lovecraft

Colgo al volo il gioco proposto dall’indispensabile Tony (cui va il mio grazie!) per dare il mio contributo sulla “tag di Lovecraft”, autore che amo moltissimo e conosco a menadito.

Prima di procedere, come da istruzioni, riporto le “regole del gioco“:

  1. Ringrazia sempre il blog che ti ha nominato!
  2. Posta la foto in alto come immagine del post.
  3. Rispondi alle domande spiegando anche il motivo.
  4. Nomina sempre cinque blogger.
  5. Divertiti.

E ora, ecco le mie risposte:

    1. Un’opera sugli orrori dell’oceano: “Rime of the Ancient Mariner”, nella versione musicata degli Iron Maiden (1985). Il primo pezzo metal di cui mi sia innamorato, ispirato (e spesso con citazioni letterali) all’omonimo poema di S. T. Coleridge, pieno di variazioni dinamiche, esplosioni sonore e andazzo epico. Capolavoro!
    2. Un’opera sulla profanazione della sicurezza familiare: “L’angelo sterminatore”, film del 1962 di Luis Buñuel. Più che la “profanazione della sicurezza familiare”, si tratta della distruzione del rituale borghese… Il sarcasmo ghignante del gran surrealista non risparmia nulla e nessuno!
    3. Un’opera sul contrappasso: “Saw – L’Enigmista”: la storia di un malato terminale – John Kramer, alias Jigsaw – che mette alla prova le sue vittime con tranelli e torture per vedere se sono “degne” di vivere una vita fino a quel momento consumata senza coscienza. Col procedere della serie – che conta ben 6 seguiti e un reboot – le torture si fanno sempre più splatterose, e la motivazione di Jigsaw più flebile e a tratti risibile: ma il film non è male, le sorprese non mancano, e il twist finale è clamoroso e inaspettato.
    4. Un’opera sull’arroganza della scienza: “L’esperimento del Dr K.”, film del ’58 di Kurt Neumann, poi rifatto da Cronenberg (“La Mosca”). La sequenza finale, con il dr Delambre trasformato in una mosca, prigioniero di una ragnatela e minacciato da un ragno peloso e famelico, mi suscita vero orrore, nonostante la pochezza dei mezzi tecnici dell’epoca.
    5. Un’opera la cui musica è in grado di esaltare le tue emozioni. Beh, “Kill Bill: Volume 1”: un po’ tutto il film, ma soprattutto “Bang Bang” di Nancy Sinatra, e “Don’t Let Me Be Misunderstood”, nella pazzesca scena della lotta fra La Sposa e O-Ren, in quel silente e abbacinante giardino innevato…
    6. Un’opera sulla prigionia dell’immortalità: “Highlander”. Forse troppo facile, ma ci sono cresciuto, con lo sguardo miope di Cristopher Lambert, la sua spada, i Queen e “Ne resterà soltanto uno”…
    7. Un’opera sull’insanità mentale: “The Killing Joke”, strepitoso fumetto di Alan Moore e Brian Bolland, da cui il recente film del Joker ha tratto più di uno spunto. Alla fine, Joker e Batman non sono così differenti, anzi: entrambi ossessionati e paranoici, hanno bisogno uno dell’altro.
    8. Un’opera sull’orrore accettabile in nome dell’arte: “The House That Jack Built” di Lars von Trier. Perché sia il serial killer che il regista hanno l’ossessione di coniugare la perfezione formale con il delitto, il sangue, l’orrore.
    9. Un’opera sulla paura del buio. O del suo contrasto, la luce: “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati, una storia di omicidi e misteri immersa nella piatta e assolata Pianura Padana, con un finale allucinante (Tony, se non avessi nominato tu “Midsommar” l’avrei fatto io!)
    10. Un’opera sulla vita di un profeta: “Tommy”, opera rock degli Who, indimenticabile e altamente significativa degli umori dell’epoca. La vicenda del ragazzo “cieco, sordo e muto” che scopre – grazie alla sua capacita di percepire le vibrazioni – di avere un talento straordinario per il flipper: venerato come una sorta di messia, come tale può curare miracolosamente qualunque malattia, ma non se stesso. E guarirà solo quando abbandonerà i suoi seguaci, affrontando i suoi traumi. Non è difficile leggervi una metafora della rockstar e delle nevrosi procurate dal successo.
    11. Un’opera sulla ricerca di un pezzo d’arte: Tornatore, “La migliore offerta”. Non sono un fan del buon Giuseppe, ma questo film mi piace… Ambiguità, mistero, un amore – per l’arte e la donna – che abbatte la gelida razionalità del protagonista, e gli sconvolge la vita.
    12. Un’opera su strani culti: “American Gothic”, dipinto del 1930 di Grant Wood. Quadro diventato nel tempo una vera icona, vuole rappresentare i ruoli familiari del vecchio Midwest: ma dalle pennellate sento spirare un’aria malsana, che sa di puritanesimo e di caccia alle streghe, dei “Figli del grano” di King e di “The Wicker Man” (che però è inglese) di Hardy. Per me, fa il paio con l’inquietante copertina dell’album di esordio dei Black Sabbath.
    13. Un’opera sulle violenze domestiche. Più che opera, un frammento: “The Happiest Day of Our Lives”, tratto da “The Wall” dei Pink Floyd… Dove il prof trasferisce sui suoi alunni, vessati e bacchettati durante le lezioni, le piccole umiliazioni cui la gelida moglie lo sottopone quotidianamente. Vedere la sequenza del film, please, con i fantastici cartoon di Gerald Scarfe!
    14. Un’opera sulla decadenza di una città. “Cent’anni di solitudine”, di Marquez: anche se il tema non è propriamente la “decadenza”, a 25 anni dalla lettura non mi sono ancora tolto dalla testa le righe finali, in cui Macondo – dopo cento anni, e quattrocento pagine – è spianata dal vento in pochi istanti, e bandita per sempre dalla memoria degli uomini.
    15. Un’opera su un mistero da risolvere: “Memento” di Nolan. Incredibile puzzle truccato da thriller, da vedere una volta, per provare a decifrare il mistero e stupirsi della soluzione; e rivedere una seconda, a enigma svelato, per capire cosa sia il cinema. Perché, senza quella costruzione narrativa, la storia sarebbe svuotata di ogni interesse: provate a vedere il montaggio secondo il reale ordine cronologico (un bonus compreso nel DVD), e mi direte.
    16. Un’opera la cui trama ruota attorno a un pozzo. “Il pozzo e il pendolo” di Edgar Allan Poe. Facile, troppo facile!
    17. Un’opera la cui trama ruota attorno alle stelle: “Stargazer”, dei Rainbow di Ritchie Blackmore. Una cavalcata musicale intensa e potente, fra echi misterici e armonie moresche (alla “Kashmir”, per capirci), simbolo di quell’epica rock inventata da Ritchie e Dio: un vero masterpiece.
    18. Un’opera la cui trama ruota attorno al razzismo: “Only a Pawn in Their Game”, di Bob Dylan. Un brano del ’63, cantato alla leggendaria Marcia di Washington, in cui Bob – segno della svolta imminente – inizia a sganciarsi dal ruolo di “cantore senza macchia dei diritti civili” per insinuare dubbi, e minare certezze. Lo spunto è l’assassinio di Medgar Wiley Evers, attivista afroamericano, da parte di un membro del KKK; ma, ammonisce Dylan, la colpa non è solo sua: lui è semplicemente “una pedina nel loro gioco”, un poveraccio assoldato dall’America razzista e dai suoi potentati per le loro sporche trame.
    19. Un’opera la cui trama ruota attorno alla solitudine: “Sandman”, di Neil Gaiman. Imponente saga a fumetti in cui il Signore dei Sogni – da millenni schiavo della propria alterigia – si è condannato alla solitudine e all’isolamento emotivo: e delle vie attraverso cui il destino lo conduce a una – letterale – nuova versione di sé, più umana ed empatica.
    20. Un’opera ispirata allo stile e alle opere di Lovercraft: mi ripeto sempre, “Il seme della follia”, film di John Carpenter. Lo scrittore come avatar e messia sotto mentite spoglie di un pantheon di dei maligni; il protagonista, costretto suo malgrado a soccombere all’inevitabile sgretolarsi delle sue convinzioni razionali; un’altra realtà, che preme dietro il velo e riesce a farsi strada nella nostra, fino a sostituirla… Un incubo a occhi aperti.

E’ stato molto divertente… Ci sono andato giù un po’ di impulso, forse con meditazioni e ragionamenti avrei potuto scrivere di cose più pertinenti, ma mi andava di essere – per una volta – un po’ istintivo.

Dopo il mio elenco, ecco i blogger cui lancio la palla:

Ciao a tutti!

Venerdì 13

Ok, oggi non è venerdì 13, ma venerdì 5… E chissenefrega, è anche il mio compleanno, e brutalmente esercito il diritto di scrivere cosa voglio! E, una volta tanto, non parlo di musica!

Dunque, ieri sera – come “regalo” – ho chiesto alla mia compagna di sorbirsi con me “Venerdì 13“, il film del 1980: quello dei ragazzi al campeggio, e del maniaco che li massacra uno per uno. Non il massimo della romanticheria, ok: ma avevo voglia, dopo 30 e passa anni, di rivederlo, e vedere di nascosto l’effetto che fa. E poi GIusi non ama per nulla gli horror: se non ne approfitto al mio compleanno, quando mai?

Per chi non lo sapesse (ma chi non lo sa?) “Venerdì 13” è il capofila degli slasher movie, quelli con un misterioso e truce maniaco omicida, che non risparmiando crudeltà ed efferatezze massacra implacabilmente un gruppo di adolescenti. Narrativamente parlando, qualcosa di così elementare che la favola di Cappuccetto Rosso al confronto sembra l’Ulisse di Joyce. Continua a leggere “Venerdì 13”

Blogger tag

Terminata la rubrica temporanea “Canta che ti passa”, prima di riprendere il ritmo pre-lockdown aderisco alla proposta del blog Serial escape, e provvedo ad elencare le risposte alle sue 6 domande, tutte incentrate sull’arte e la follia di “fare il blogger”.

Le mie risposte saranno quelle di un neofita, avendo aperto il mio blog da poco più di 16 mesi: ma andiamo!

  1. Perché hai aperto un blog? Mah, soprattutto per due motivi: a) trovare qualche altro appassionato di musica come me…ma non troppo come me! In fondo si comunica non solo per guardarsi allo specchio, ma anche per imparare cose nuove. E di cose nuove, nei blog con cui pian piano sto venendo in contatto, ne ho trovate, e di gustose. b) per esercitare la mia scrittura, imparare la sintesi (tendo infatti a parlare e scrivere troppo), e – con la scusa di scriverci su – approfondire gruppi, generi e album che conosco poco.
  2. Qual è l’articolo di cui sei più orgoglioso? Il primo, quello su Ivan Graziani, perchè… appunto, è stato il primo, e ci ho messo un po’ di coraggio; quello su Bill Fay, perché legato a un momento di superamento del dolore; e il “Vaffa Day”, molto liberatorio!
  3. Qual è il tuo articolo più visualizzato? Quello su “Scacchi e musica”: un po’ inaspettatamente, anche perché a fronte di oltre 200 visualizzazioni (per me, un record!) ha racimolato 1 like e 1 commento… Si vede che non piace: oppure è consultato come mero mordi-e-fuggi.
  4. Il tuo blog si è trasformato rispetto agli inizi? Pian piano sì: ho imparato ad essere più conciso, meno “impostato” e più free.
  5. Qual è il tuo prossimo obiettivo da raggiungere col blog? Pur mantenendo l’impostazione originale, ogni tanto evadere dalla “musica” per parlare anche di altro, come cinema e attualità.
  6. Consigli alle persone di aprirsi un blog? Se vogliono sbattersi e avere meno tempo libero sì! Ma alla fine ne val la pena, dai…

Ciao!

Only the (b)Rave

“Beats”: rave before sunset 

Diciamocelo subito: per me la musica è sempre stata una questione di chitarra (preferibilmente elettrica), batteria, basso, voce, occasionalmente tastiera, e bon. La pochissima elettronica che ho in casa è figlia del Kraut Rock (Can e Kraftwerk in primis), e occupa davvero poco posto. Non che mi schifi, ma l’imprinting arrivato a forza di Purple, Zeppelin e Iron si fa sentire ancora adesso: e poi per me, l’elettronica si è a torto appiccicata al mondo delle discoteche, che non ho mai frequentato, preferendo i pub con le patatine fritte, il fumo da tagliare col coltello (altra epoca…) e i gruppi dilettanti assoldati per la serata.

E però. Però poche settimane fa, quando al Torino Film Festival mi sono imbattuto nel film “Beats“, dedicato ai Free Party inglesi e alla legge ammazza-rave del ’94, ho iniziato a rimuginarci sopra… E queste righe sono il risultato di questo cogitare: se poi dico troppe minchiate, voi che invece dei rave e della techno capite più di me “mi corriggerete”, come disse nel ’78 un tal Karol di bianco vestito.

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Vaffa Day

Oggi, compleanno.

E visto che chi invecchia diventa, quasi per definizione, più petulante e malmostoso, perché dovrei sfuggire alla regola? Non che sia un hater, un grillino o un Cruciani-boy: ma ogni tanto le balle girano pure a me.

E, quindi, do inizio al primo “Vaffa Day”! (tanto la scusa del rincoglionimento ce l’ho)

Un bel vaffa innanzitutto a Francesco Facchinetti, che fieramente sostiene: “Ho cambiato canale al Concerto del 1° Maggio quando ho sentito intonare “Bella Ciao”: è una canzone divisiva”.

Un altro a Paul McCartney, con quei capelli color orso, che se ne viene fuori con questa bella riflessione: “Di fronte all’omicidio di Lennon, pensai che ora John sarebbe diventato un martire: anche io, George e Ringo eravamo Beatles come John, ma dopo l’omicidio i Beatles sarebbero diventati solo Lennon”. Potevano proprio evitare di ammazzarlo, perbacco, che mancanza di delicatezza!

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