Domani avvenne: da lunedì 11 gennaio 2021 a domenica 17 gennaio

11 Gennaio 1924: a Baton Rouge (Louisiana) nasce James Moore, in arte Slim Harpo. Manovale e scaricatore di porto, e soprattutto valente armonicista e cantante, nel 1957 debutta con la locale Excello Records, con cui incide “Shake Your Hips e l’iconica “I’m a King Bee“, uno dei blues più famosi (e allusivi) di sempre (“I’m a king bee, baby, Buzzing around your hive, I can make honey baby, Let me come inside“). Numerose le cover fatte da Rolling Stones, ZZ Top, Kinks e Yardbirds.

12 Gennaio 1965: a Haverhill (Massachusetts) nasce Robert Bartleh Cummings, in arte Rob Zombie. Frontman del gruppo industrial-metal White Zombie (in cui milita dalla fondazione, nel 1985, al 1998), passa poi alla carriera solista, dipanata in sei album. Rob è anche un acclamato e disturbante regista horror (“La casa dei 1000 corpi” e “Le streghe di Salem”), e produttore cinematografico.

13 Gennaio 1967: nel carcere di massima sicurezza di Folsom (California), Johnny Cash tiene due concerti gratuiti: delle 36 canzoni eseguite, 16 andranno a finire nel leggendario “At Folsom Prison”, live rivoluzionario (è il primo registrato in un carcere), e vibrante testimonianza di un uomo che si è sempre sentito “dalla parte sbagliata” della strada. Il live contiene l’omonimo successo del 1956 (“Folsom Prison Blues”), e termina con “Greystone Chapel”, scritta da uno dei detenuti.

14 Gennaio 1978: al Winterland di San Francisco si tiene l’ultimo concerto dei Sex Pistols. Johnny Rotten, sempre più scontento della deriva imposta dall’ingresso di Sid Vicious (e dai suoi comportamenti autodistruttivi), chiude lo spettacolo con una cover degli Stooges, “No Fun”, sbraita nel microfono, rivolto al pubblico, un sarcastico “Ever get the feeling you’ve been cheated?“, ed esce di scena gettando a terra il microfono. I Sex Pistols finiscono qui.

15 Gennaio 1941: a Glendale (California) nasce Don Van Vliet, in arte Captain Beefhearth. Scultore e pittore, Don è famoso ai più per la sua attività di musicista: un rocker sperimentale, estremo e provocatorio (non a caso, è un amico – e, a tratti, nemico! – di Frank Zappa), che con la sua Magic Band propone una sghemba mistura di folklore fiabesco, le associazioni libere del surrealismo, le sinfonie di Charles Ives, le filastrocche dell’infanzia, il free-jazz, la musica da spot e il ruvido blues del Mississippi. Il suo disco-capolavoro è “Trout Mask Replica” (1969).

16 Gennaio 1938: l’agente del famoso clarinettista e band leader Benny Goodman – in straordinaria ascesa – ha un’idea spregiudicata: introdurre il suo protetto alla Carnegie Hall di New York, il tempio della musica classica, finora interdetto a tutti gli altri generi. Il concerto si svolge il 16 Gennaio, e vi si trova di tutto un po’: pizzichi di jazz arcaico (Dixieland e di Will Marion Cook); pezzi autografi di Goodman; una jam session con Ellington e Basie; numeri del trio e del quartetto; un applauditissimo jazz vocale con Martha Tilton; pagine di Gershwin; e un entusiasmante finale, con “Sing, Sing, Sing” e “Big John’s special”… La scommessa è riuscita!

17 Gennaio 2012: a Los Angeles, si spegne – alla bella età di 91 anni – Ioannis Alexandres Veliotes, da tutti conosciuto con lo pseudonimo di Johnny Otis. Attivo nel Dopoguerra, il capobanda e orchestratore Johnny guida una delle Dance Blues Band più famose della West Coast: una specie di incrocio fra la vecchia big band Swing (da cui eredita una piccola sezione fiati e il coro) e i gruppi di city blues (con tanto di batteria, chitarra elettrica e basso). Nella sua band si fanno le ossa star della voce nera come Esther Phillips, Etta James e “Big Mama” Thornton.

Domani avvenne: da lunedì 7 ottobre 2019 a domenica 13

“Ottobre che è un vetro appannato, l’odore della nebbia, i viali che diventano red carpets, una pagina d’appunti”

7 Ottobre 2002: a Modena, all’età di 60 anni, ci lascia Pierangelo Bertoli. Cantautore di dichiarate simpatie socialiste e fieramente anticlericale, minato da una poliomielite infantile, percorre gli ultimi anni Settanta e gli Ottanta con il cipiglio e la determinazione di un vero combattente. Fra i suoi maggiori successi ricordiamo “Eppure soffia” (che piacerebbe molto a Greta Thunberg!), “Certi momenti”, “Pescatore” (in coppia con una ancora semisconosciuta Fiorella Mannoia) e “A muso duro”. Luciano Ligabue deve a Bertoli moltissimo: è stato Pierangelo, infatti, a credere in lui e a produrre il suo primo disco.

8 Ottobre 1976: i Sex Pistols firmano il contratto con la EMI, per un compenso di 40.000 sterline. Un mese e mezzo dopo esce il primo singolo, “Anarchy in the U.K.”… E inizia la leggenda.

9 Ottobre 1948: a Heidelberg (Germania), da genitori americani, nasce Jackson Browne. Dopo una breve parentesi nella Nitty Gritty Dirt Band, verso la fine degli anni Sessanta inizia la carriera di autore: firma tre pezzi per l’esordio solista di Nico, ed è chiamato alla corte degli Eagles, per cui scrive “Take it Easy” e “Doolin-Dalton”. Paroliere raffinato e vocalist melodico, si destreggia abilmente fra canzoni epiche e ballate sentimentali, venate dalla delusione, amarezza e rimpianto tipiche del periodo post-hippy: i suoi album migliori sono “Late for the Sky” e “Running on Empty”.

10 Ottobre 1914: a Kirbyville (Texas) nasce Ivory Joe Hunter. Cantante, autore e pianista, nel 1942 giunge a Los Angeles. Il primo million seller arriva nel 1950 con “I Almost Lost My Mind”, nota ai più grazie alla cover di Pat Boone. Rispetto al caposcuola Nat King Cole, Hunter ha un modo di comunicare le emozioni tipicamente blues, caricato da un evidente tono di autocommiserazione. Autore oltre modo prolifico (si ipotizzano circa settemila spartiti a suo nome!), ha dalla sua una capacità di scrittura molto eclettica, capace di conquistare tanto il pubblico bianco quanto quello nero.

11 Ottobre 1949: a Monte di Procida, proprio 70 anni fa, nasce Giuseppe “Pino” Scotto. Dopo esperienze in gruppi rock-blues e southern-rock, nel 1979 entra nei Vanadium – il primo gruppo heavy metal italiano con caratura internazionale – di cui diventa front-man e vocalist, dal gran carisma e dalla timbrica graffiante. Dopo otto album coi Vanadium, nel ’92 Scotto inizia una carriera solista di discreto livello, accompagnata da frequenti apparizioni televisive, in cui cui si scaglia senza mezzi termini contro la società, la politica, il mondo dello spettacolo e l’industria musicale.

12 Ottobre 1971: a Los Angeles muore Gene Vincent. L’autore di “Be-Bop-A-Lula” e “Race With the Devil” non ha avuto una vita propriamente facile. Nel ’55 è coinvolto in un incidente motociclistico, che lo lascia claudicante; nel ’59, in Inghilterra per una turnè con Eddie Cochran, rimane di nuovo invischiato in un sinistro: Cochran ci lascia le penne, mentre Gene – oltre ad alcune fratture – si ritrova con la gamba sinistra maciullata, e il morale a terra. La carriera finisce qui: gli ultimi anni si trascinano fra alcol e problemi di salute, fino a un cancro allo stomaco che lo stronca all’età di 36 anni.

13 Ottobre 1960: a Oswego (stato di New York), da una famiglia italoamericana, nasce Joseph Bellardini. Cantante dalla straordinaria estensione vocale, col nome d’arte di Joey Belladonna nell’84 entra al posto di Neil Turbin come front-man del gruppo speed metal Anthrax. Rimasto nella band sino al 1992, ha poi tentato una carriera solista di alterne fortune, per poi tornare all’ovile nel 2010.

Domani avvenne: da lunedì 27 maggio 2019 a domenica 2 giugno

I been running Monday, Tuesday, Wednesday, Thursday, Friday, Saturday, Sunday…

 

27 Maggio 1977: in pieno Giubileo d’Argento della Regina Elisabetta II, i Sex Pistols pubblicano in singolo “God Save the Queen“: intitolato originariamente “No Future”, muta il titolo per idea del manager Malcolm McLaren, con lo scopo di suscitare scandalo e attrarre attenzione… Intuizione premiata da un secondo posto in classifica, e dal lancio di una delle carriere più controverse e leggendarie della storia. Dichiarò Johnny Rotten: “Non si scrive una canzone come “God Save the Queen” perché si odiano gli inglesi. Si scrive una canzone come questa perché si amano, e si è stanchi di vederli maltrattati”.

28 Maggio 1945: a Berkeley, California, nasce John Fogerty. Cantante e chitarrista, dopo un’interminabile trafila di cambi di nome e porte sbattute in faccia, trova la strada del successo come leader, frontman e autore principale dei  Creedence Clearwater Revival, uno dei gruppi più genialmente concreti della storia. Nel ’72, sciolta la band, inizia una carriera solista solo occasionalmente all’altezza della sua fama, e sempre avvelenata da furibonde liti con l’ex collega e fratello Tom.

29 Maggio 1989: a San Francisco, all’età di 45 anni, ci lascia John Cipollina. Chitarrista di grande originalità e creatività, e dal sound unico, è principalmente conosciuto per la sua partecipazione ai Quicksilver Messenger Service, uno dei gruppi più rappresentativi dell’Acid Rock californiano. La sua morte mi fece piangere come stessi sbucciando una cipollina (ahhhhhh… non ce l’ho fatta a non dirla!).

30 Maggio 1955: a Bromley, nel Kent, nasce Nicholas Bowen “Topper” Headon. Studente ribelle, batterista appassionato di soul e jazz, nel ’77, dopo l’incontro col chitarrista Mick Jones, subentra a Terry Chimes nei neonati The Clash: secondo le sue intenzioni ci rimarrà solo un annetto, per “farsi un nome”. Scriverà invece l’hit “Rock the Casbah”, inciderà 6 album e resterà nella band sino al 1982: espulso per la sua dipendenza dall’eroina, si scrollerà di dosso la scimmia solo nel 2004.

31 Maggio 2000: a New York, dopo 77 anni di vita, successi e ritmi, muore Ernesto Antonio “Tito” Puente. Figlio di immigrati portoricani, è uno dei principali diffusori in terra statunitense del sound afro-cubano e caraibico (mambo, son e cha cha cha), e negli anni Settanta apre la strada alla salsa. La sua produzione è immensa: oltre 100 album, 400 canzoni (fra cui “Oye como va”: Carlos ringrazia ancora!), e diverse colonne sonore per film.

1° Giugno 1942: a Roma nasce Alberto Radius. Cantante e chitarrista, dopo gli inizi con i Quelli (nei quali sostituisce Franco Mussida, all’epoca sotto le armi), nel 1969 fonda i Formula 3: lasciata la band nel ’74, assieme a Mario Lavezzi mette in piedi Il Volo (no, non i ragazzini tenoril-insopportabili degli anni Duemila), per poi diventare uno dei produttori discografici e dei session man più apprezzati dello Stivale.

2 Giugno 1964: la versione di Ray Charles del classico country “I Can’t Stop Loving You“, contenuta nel fenomenale album “Modern Sounds in Country and Western Music”, balza al primo posto della classifica di Billboard, e diventa uno dei suoi successi più famosi.