Never Mind the Christmas: un Natale punk!

Huddersfield è una città inglese di poco più di 160.000 abitanti, proprio a metà fra Manchester e Leeds: un borgo ricco di industrie tessili, proletario e profondamente “english”. Tanto proletario da essere scosso, nell’autunno del 1977, da uno sciopero di quelle tosti, indetto dai vigili del fuoco locali per protestare contro il loro striminzito stipendio, e che dura da settimane.

E’ l’antivigilia di Natale, a Huddersfield: fa freddo, piove, e un ragazzo male in arnese sta fumando una sigaretta, lo sguardo un po’ perso, il colletto del giubbotto sino alle orecchie, mentre prova inutilmente a ripararsi da gelo e pioggia. Di regali, addobbi, canzoncine, parenti sorridenti e buoni sentimenti non sa proprio che farsene; è incazzato marcio, il mondo gli fa schifo ma non sa che fare: “no future“! Quand’ecco che una folata di vento gli sbatte in faccia un brandello di carta: un biglietto anonimo e laconico, su cui campeggia la scritta “Sex Pistols“, una sfilza di punti interrogativi, l’importo di 1 sterlina e 75, e un numero di telefono. Chiamando, non prima del 23 Dicembre, si conoscerà ora e luogo del prossimo concerto. In fretta e furia fa il numero, alla cabina di fronte, e scopre quello che ancora manca: la bolgia si terrà a Natale, al Nightclub Ivanhoe. Un fulmine gli attraversa il cervello: “Ma ci puoi giurare che ci vengo! Col cazzo che passo un altro Natale a rompermi i coglioni, e a farmi dire mille volte dai miei vecchi com’è bravo, intelligente e con la testa a posto quel cretino di mio cugino!“.

I Pistols, in quel Dicembre, hanno una storia relativamente recente alle spalle (il primo, esplosivo, singolo ha poco più di 13 mesi), ma hanno già messo a ferro e fuoco la Gran Bretagna: proteste, eroina, titoli di giornali, spille da balia, dischi, capelli colorati, tre accordi ripetuti all’infinito, vomito e problemi di ordine pubblico a ogni concerto… Tanto da spingere i consigli comunali di mezzo paese a vietare qualunque loro esibizione, anche non programmata! Il diabolico manager, Malcolm McLaren, a Dicembre mette su in fretta e furia un mini-tour con date e appuntamenti a sorpresa, tenuti nascosto fino all’ultimo, e spacciati su biglietti anonimi.

Bellissima idea! Ma, nel caso di Huddersfield, c’è un’altra sorpresa… I Pistols, quel giorno di Natale, suonano ben due volte! La prima al pomeriggio, in un concerto di beneficienza a sostegno delle famiglie dei pompieri in sciopero: e, cosa incredibile, davanti a un pubblico di ragazzini fra i 6 e i 12 anni, che pogano indossando le t-shirt del gruppo, mentre Rotten e Vicious lanciano regali, e alla fine mangiano con loro una bella torta. La seconda è di sera, assediati dai punkers locali, fra birra, sudore, headbanging e decibel. E il nostro amico, quello con la sigaretta e il muso lungo, è lì, a cantare a squarciagola, dimenarsi e dare sfogo alla sua rabbia.

Ma non è il solo, ad aver mandato affanculo nonnine, presepi e pacchi regalo… C’è pure un giovane fotografo: Kevin Cummins, da un annetto entrato nelle grazie di Malcolm McLaren, e che è stato chiamato a fare un reportage di quella stramba serata. Alla notizia che alla santa festa Kevin preferirà i Sex Pistols, lui e il padre si prendono a male parole, ma niente da fare: molla la sua Manchester e il pudding di Natale, prende la macchina fotografica e si fionda a Huddersfield.

Alla fine della serata Kevin non avrà più forza e voce: ma, anche, un rullino con circa 150 scatti, in cui si vedono Johnny Rotten, Sid Vicious, Steve Jones e Paul Cook suonare, far casino, arringare la folla e, sorpresa… divertirsi! “Credo sia stata l’unica volta che li ho visti davvero divertirsi, essere contenti di suonare e stare sul palco. Ai loro concerti c’era sempre un po’ di violenza, ma non quella sera. Perfino a Sid scappò un sorriso.”

La serata finisce in gloria, il Natale scolora nel Boxing Day, e tutti tornano a casa. Kevin, per riavere il saluto dal padre, dovrà aspettare tre settimane… Pazienza: grazie al brillante reportage, inizia una scalata al successo che culmina nell’incarico di capo fotografo del New Musical Express. I Sex Pistols, invece, pochi giorni dopo, si imbarcano per gli Stati Uniti. Solo sette date: le tensioni crescono, Sid è una mina vagante, Rotten manda tutti a quel paese, e la band si scioglie. Tutto finito.

Nessuno – i bambini di Huddersfield, Cummins, Rotten, Vicious e tutti gli altri – poteva immaginare che quella strana e surreale serata di Natale sarebbe stato l’ultimo concerto dei Sex Pistols in patria. Per fortuna esiste il prezioso libro fotografico di Cummins – “Sex Pistols: the End is Near 25.12.1977” – e il documentario di Julian Temple – “Never Mind The Baubles – Christmas ’77 with The Sex Pistols” – a testimonianza di un evento davvero epocale.

Ma che ne è stato del ragazzo con la sigaretta? Lo hanno visto uscire dal club, a notte fonda, con gli occhi luccicanti commozione e forza: ma nessuno ha più saputo nulla. Qualcuno dice che, dopo 45 anni, giri ancora per locali: beve birra a fiumi, fuma come un ossesso e appena può si sfonda di punk e chitarre. Altri assicurano che ora ha 3 figli, 2 nipoti, una villetta con giardino, una pancia da Sergente Garcia e lo sguardo di un uomo che ha smesso di sognare. Qualcun altro invece giura di averlo visto nella City, in giacca e cravatta, a braccetto col CEO della HSBC. Impossibile, dite? Eppure, se oggi perfino Johnny Rotten sostiene che Trump è il suo politico preferito, tutto, davvero tutto, è possibile, nello strano mondo del Punk!

Buon Natale a tutti!

17 pensieri riguardo “Never Mind the Christmas: un Natale punk!

      1. E mi piace tutta ! Ho di certo le mie preferenze nell’ascolto, ma per me la musica non ha genere o linguaggi di appartenenza: la sua valenza è totale. L’unica differenza che riconosco è nell’esecuzione.

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      2. Anche io la penso così. Diciamo che, per vari motivi, ascolto molto poco la classica, mentre al jazz riservo le prestazioni live, che mi danno più emozioni di un disco. Per il resto spazio davvero moltissimo, dagli Slayer a Johnny Cash!

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