T… come Tag

Non sapevo esattamente di cosa avrei parlato nel prossimo post, ed ecco che Sam Simon, di vengonofuoridallefottutepareti, mi dà una bella idea, coinvolgendomi in un Giro di Tag!

Questo gioco ha il sano scopo di mettere in relazione vari blogger, spronarli a tirare fuori dal cassetto qualche cosa di bello e originale, e divertirsi… Quindi, perché no?

Ecco le regole, copiaincollate da Sam, che qui ringrazio.

1- Abbinare la prima cosa che vi viene in mente alla lettera dell’alfabeto, che sia il titolo di una canzone, un oggetto, una persona, un film, qualsiasi cosa, basti che sia di getto, magari scrivendo anche due righe di spiegazione.

2- Fare un elenco (volendo, aggiungere anche immagini o il link, se si tratta di canzoni)

3- Taggare più blog possibili e che pensiate possano essere interessati (non c’è un limite numerico)

4- Ovviamente taggare l’ideatore, usare l’immagine del tag e chi vi nomina affinché sia possibile leggere anche le vostre risposte.

Ed ora, ecco il mio elenco. Continua a leggere “T… come Tag”

Il ritmo creolo di Louis Moreau Gottschalk

Ciao a tutti, vi segnalo un nuovo post, curato dal sottoscritto, in uscita oggi sul blogdellamusica.

Avviso ai naviganti: come i precedenti, è un post un po’ specialistico e storico. Fa parte di una breve serie di articoli che narreranno l’incontro, in terra d’America d’Ottocento, fra la quadratura della musica “perbene” e le anomalie ritmiche d’origine africana: un dialogo da cui nasceranno ragtime, boogie, blues e jazz (mica pizza e fichi).

La seconda tappa di questo viaggio si colloca a metà Ottocento, nella poliglotta New Orleans: dove un pianista dal curioso nome di Louis Moreau Gottschalk – e che già ci parla di poliedricità e miscugli etnici – scrive, dirige e suona un patois pianistico altrettanto curioso, che attinge a umori e ritmi esotici… Un vero scandalo, signora mia!

Qui il post originale. Buona lettura!

Il Molise esiste

Eh si, come da titolo ho una notizia clamorosa per voi: il Molise esiste! Ci siamo appena stati, per una settimana di vacanza itinerante, e dobbiamo proprio confermare la cosa!

La questione, a prenderla sul serio, è abbastanza complessa (vedere Wikipedia in merito):  il Molise ha avuto una sua autonomia nei secoli, seppure a singhiozzo, e con variazioni territoriali e amministrative infinite: la definitiva (?) separazione dall’Abruzzo (anzi, dagli Abruzzi) avviene però nel 1963. E mi ricordo che la cartina geografica appesa alle elementari nella mia aula, seppure fossimo nel ’74, raffigurava ancora le due regioni unite.

Fatto sta che da un po’ di anni il meme “Il Molise non esiste” è diventato virale, facendo il paio con lo statunitense “Wyoming Doesn’t Exist”: chissà, forse dovuto al fatto di essere la regione più giovane d’Italia, una di quelle meno popolate in assoluto (dopo la Val d’Aosta), e perché è statisticamente raro incontrare un molisano…

Ebbene, la mia compagna, per le brevi vacanze di Settembre, ha deciso di sfatare un mito, e andare fino lì: e io, ovviamente, attratto come sono da tutto ciò che è insolito, ho aderito alla sua proposta. E la prima conferma è stata che in autostrada, passato l’Abruzzo, non ho letto “Puglia”, ma proprio “Molise” 🙂 Continua a leggere “Il Molise esiste”

Com’era verde la mia valle – Vacanze 2022

Pochi giorni fa abbiamo finito le nostre vacanze, e siamo rientrati nella routine… Sono state vacanze montanare e quasi fresche – perché, con l’andazzo che c’è, anche a 1.500 non fa le solite temperature – ma soprattutto senza un vero centro. Quest’anno abbiamo diviso i 12 giorni di libertà in 3 location diverse, ma tutte nell’amatissimo Alto Adige – Sud Tirol: più che un riscontro puntuale, mi va però di raccontare qualche momento che mi è rimasto impresso… Non necessariamente roba sconvolgente, da ridere o da commuoversi: ma istanti che, chissà perché, sono rimasti più vividi di altri. Come diceva Pavese, “Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi“. Continua a leggere “Com’era verde la mia valle – Vacanze 2022”

Io non so parlar di… Covid!

Buongiorno e buona domenica a tutti. E’ inusuale per me scrivere un post di domenica: di solito escono il lunedì e il mercoledì/giovedì… Ma se un tipo organizzato come me scrive di domenica è perché qualcosa da dire c’è.

Non è una notizia bomba, ma la mia signora ed io da un paio di giorni siamo in pieno contagio Covid! I primi sintomi sono toccati a lei, venerdì sera; e poi a me, questa notte. Nulla di grave, almeno per ora: sarà la protezione vaccinale, il culo, la variante, il segno zodiacale, ma (per entrambi) febbre moderata, colpi di tosse e ossa rotte.

Spero non si incattivisca, ma abbiamo fiducia: spiace solo che la mamma, come qualcuno saprà per averne letto precedentemente, sia in struttura riabilitativa, e ovviamente non potrò andare a trovarla. Mi affiderò a parenti e amici. Ma anche lei sta andando meglio, ora si fa una rampa di scale in salita e discesa: queste vecchie rocce sono degli highlander, per fortuna!

Tornando al mio piccolo contagio, potevo mai astenermi da un omaggio musicale a tema? No, certo che no!

E allora, a proposito di virus, infezioni, dolori muscolari e termometri, vi propongo il classico “Fever“: ma non nella versione canonica di Peggy Lee, e nemmeno in quella di Madonna, Elvis, Bublé o altri… Scelgo per voi la cover notturna e gotica di quei matti dei Cramps! Che a me piace, e piace parecchio. Che poi il testo di “Fever” parli di ben altra febbre siamo d’accordo: ma concedetemi la licenza poetica, che proprio lucidissimo non sono 🙂

Ci sentiamo poi per aggiornamenti!

Fever” (Davenport / Cooley) – Da The Cramps – “Songs the Lord Taught Us” (1980)

Break a leg! Di mamme, fratture e strani auguri

Più o meno si sa: gli attori del mondo anglosassone, prima di entrare in scena, si apostrofano con l’augurio “Break a Leg!“, che equivale un po’ al nostro “In bocca al lupo!“. Due modi di dire un po’ strani: il nostro – e cito l’Accademia della Crusca – “sembra risalire ad un’antica formula di augurio rivolta per antifrasi ai cacciatori, alla quale si soleva rispondere “Crepi!” (sottinteso: il lupo)“. Ma ci sono altre teorie: essere “in bocca al lupo”, per un cucciolo, significa essere protetto, accudito; e, da qui, il nuovo modo di rispondere – in voga fra gli animalisti – “Viva il lupo!“, in ossequio a un animale ingiustamente perseguitato dalla storia, e al suo istinto di protezione… Come peraltro sanno benissimo Romolo e Remo!

Su “Break a Leg”, invece, che tradotto alla lettera significa “rompiti una gamba“, le ipotesi si sprecano: da un lato potrebbe essere il solito augurio ironico e scherzoso dal “valore apotropaico”, ma da un altro potrebbe alludere alla linea (“leg line“) che separava il palco dal dietro le quinte. Superarla (“to break“) significava quindi esibirsi di fronte al pubblico e, di conseguenza, essere pagati.

Beh, tutto questo per dire cosa? Che mia madre si è rotta il femore (sinistro)! Break a leg, letteralmente! E siamo a quattro ricoveri, più o meno recenti: la frattura del polso, l’intervento di colecisti, e l’altro femore, il destro, 7 anni fa… Un intervento di protesi programmato, causa artrosi: ma ciò che doveva essere una cosa rapida (“3 settimane, signora, e torna a casa!“) diventò un piccolo calvario, con una lussazione post-operatoria, un ulteriore intervento, e i tempi che si dilatarono a 2 mesi abbondanti. Continua a leggere “Break a leg! Di mamme, fratture e strani auguri”