Io non so parlar di musica #11

Sono stanco, in questi giorni. Nulla di trascendentale, intendiamoci: ma il pesante incedere della quotidianità, con lo sfondo di due anni diciamo “un po’ particolari”, e del rumore delle armi appena fuori casa, ogni tanto raggiunge e supera la mia soglia di tolleranza. Lo so bene, c’è chi sta peggio: ma ogni giorno, per chiunque, è una battaglia: a volte senza nemmeno uscire di casa, ma comunque ci tocca. E alla sera, finita la tenzone, chiudiamo gli occhi: sognando l’azzurro e la pace ma anche pronti, il giorno dopo, a riiniziare da capo la nostra piccola lotta.

…Proprio come sostiene quell’artista meraviglioso di Ivano Fossati, nella sua “Naviganti“: una canzone semplice semplice, intima, dalla melodia appena accennata eppur dolcissima, e dal testo che mi commuove ad ogni ascolto: e in cui penso che possiamo tutti ritrovarci. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #11”

Creedence Clearwater Revival – “Cosmo’s Factory”

Paludi di California

Vi ho già raccontato di quando, sfiancato dal continuo casino dell’ufficio e di alcun* colleg* (prima volta che uso questo assurdo artificio grafico… 🙂 ), mi metto le cuffie e mi sparo un po’ di musica… Ebbene, in questi giorni vanno di moda i mitici Creedence: e ve ne parlo.

Dunque, poche note biografiche, giusto per soddisfare il Sig. Pignolini che abita dentro me. Il nucleo dei Creedence nasce nella San Francisco Bay Area nel 1959 col nome di Blue Velvets, e la formazione è già quella storica: i fratelli Tom e John Fogerty, Stu Cook e Doug Clifford. Nel ’64 firmano un primo contratto sotto la sigla di Golliwogs, e nel ’67 finalmente diventano i Creedence Clearwater Revival. Nome strano e un po’ ridondante: “Creedence” come il nome di tal Credence Newball, amico della band;  “Clearwater” da una “pubblicità progresso” dell’epoca; e “Revival” come segno di “rinascita”, sia musicale che personale dei membri del gruppo. Continua a leggere “Creedence Clearwater Revival – “Cosmo’s Factory””

Io non so parlar di musica #10

Mai come questa volta il titolo della rubrica (“Io non so parlar di musica“) si sposa con il pezzo che vi propongo… Perché è un brano dove la valenza emotiva data da musica, sound, parole, voce e andazzo supera – e di gran lunga – le mie capacità descrittive.

Il pezzo è del 1994, e cantato da Jeff Buckley: un artista subito bollato come genio, ma che non ebbe il tempo di dimostrarlo: un album in studio – il folgorante debutto diGrace” – e dopo un paio d’anni, la morte. Una morte stupida, avvenuta per una bravata: Jeff, mentre stava recandosi agli studi di registrazione, decide di farsi una nuotata nel Wolf River (un affluente del Mississippi), senza togliersi stivali e vestiti: un gorgo lo risucchiò e scomparve alla vista del suo amico, che lo aspettava sulla sponda.

Figlio d’arte – il padre è il mitico Tim Buckley, morto prematuramente per un’overdose, e verso cui Jeff non dimostrerà mai grande simpatia – il Nostro costruisce l’album sulla sua voce, espressiva e personale, al limite del mistico, e su un forte eclettismo stilistico, «a metà strada fra metallo e angeli». Tanti sono i piccoli capolavori: l’intima rilettura di “Hallelujah di Cohen, “Mojo Pin”, “Eternal Life”, “Lover”, “Dream Brother” e appunto la title track, “Grace”… Un pezzo incredibile, struggente, che sale, sale, sale, non si ferma, e strazia l’anima.

Ma ora basta parole: è il momento della musica. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #10”

“The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #3

Spero che abbiamo superato l’audizione

Una famiglia allargata: questa l’impressione che mi ha accolto alle prime immagini della terza (e ultima) puntata del docu-musicale girato da Peter Jackson per Disney+,   “The Beatles – Get Back“. Perché, a partire da domenica 26 Gennaio 1969, negli studi della Apple non entrano solo i Beatles e relativa gang, ma anche le famiglie. Oltre all’onnipresente Yoko ci sono Linda Eastman (la di lì a poco Lady McCartney), la figlia Heather, Pattie Harrison, Maureen StarkeyPaul prende sulle spalle Heather, Yoko e Linda canticchiano assieme, Heather si rotola per terra, gioca con John (“cuciniamo una torta ripiena di gatti“), urla: e tutto mentre le prove avanzano di gran carriera. Anche perché al concerto mancano 4 giorni!

Fra le canzoni qui testate e perfezionate troviamo brani famosi, come “Let it Be” (e John, che la odia cordialmente, non smette di sputare velenose frecciatine), la “Octopus’s Garden” di Ringo (che candidamente, dopo aver suonato i primi versi, ammette “non ho altro” 🙂 ), “The Long and Winding Road“, il capolavoro di Harrison Something“, “I Want You“, “Two of Us“, e la solita dose di cover rock’n’roll, divertite ed energiche.

Il concerto sul tetto (“Rooftop Concert“) è spostato di un giorno, causa maltempo: si terrà il 30. Ma mica ne sono ancora sicuri! Anzi, le ipotesi continuano: provati per bene ci sono solo 6 brani, per un album ce ne vorrebbero altri 7… “Perché, facciamo anche il disco? Con quali pezzi? Quando?“. Il problema è che Ringo a brevissimo deve iniziare le riprese del film “The Magic Christian”, a fianco di Peter Sellers, e il carrozzone dovrà comunque fermarsi. Continua a leggere ““The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #3″

Pink Floyd – “Hey Hey Rise Up!”

Un nuovo singolo dei Pink Floyd, qualunque sia, fa sempre notizia… Anche se, ovviamente, non come 40 anni fa. In questo caso si tratta di un’operazione che di artistico in senso stretto ha abbastanza poco, ma che fa parlare di sé per la sua natura e la sua origine: perché, in questo caso, è strettamente connessa alla guerra in Ucraina.

Il cantante ucraino Andriy Khlyvnyuk, della band Boombox, poche settimane fa, aveva postato un video in cui, vestito da militare, in una piazza deserta di Kiev, cantava a cappella la canzone “Oh, the Red Viburnum in the Meadow“, risalente alla Prima Guerra Mondiale (scusate l’approssimazione, ma mi pare una specie di “La leggenda del Piave” in salsa ucraina). Continua a leggere “Pink Floyd – “Hey Hey Rise Up!””

“The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #2

Essere se stessi

(…continua dalla prima parte…)

Ma i Beatles non si erano sciolti? Il 10 Gennaio ’69, Harrison non aveva mollato tutto e tutti, abbandonando gli altri 3 attoniti Fab Four durante le prove del progetto “Get Back”? E la prima parte del documentario di Peter Jackson non si era interrotta proprio sull’inutile tentativo di mediazione avvenuto due giorni dopo? Quindi, a dirla tutta: ma che ci sarà da dire nella seconda (e nella terza) parte?

Eppure, è lunedì 13, e i superstiti – con i cappotti lunghi… e i musi pure! – tornano ai Twickenham Studios: arriva un mazzo di fiori per George, mandato dagli Hare Krishna, e  McCartney parla di John e Yoko… Quella “scimmia” (così la chiamava scherzosamente Lennon, eh!) può anche stare sul cazzo, appiccicata come una cozza al suo uomo, ma – parole di Paul – se John ci tiene tanto, e vogliono stare vicini, non sono proprio affari loro!

Qualcuno, nel mentre, ha pure un’idea iper-carina sul fantomatico show del 20 (che però, visti gli ultimi sviluppi, viene spostato al 27!), e cioè intervallare canzoni e breaking news; ma tutto, anche se sottotraccia, gira attorno alla defezione di Harrison. Un tecnico ha la genialata di nascondere un microfono in un vaso di fiori, e così possiamo spiare i boss John e Paul (Ringo no, mica lo chiamavano!), appartati, discutere sullo stato d’animo del gruppo e dei loro rapporti con George… Vorrebbero incontrarlo, ma per tre giorni non se ne parla, il ragazzo è a Liverpool: tutti a casa! Martedì va in onda il nulla: cazzeggio puro. Sul set, per qualche minuto, arriva anche Peter Sellers; un Peter per nulla istrionico e scoppiettante, però, ma stranamente controllato e british.

Mercoledì 15 avviene il famoso meeting, di cui ovviamente non ci sono filmati: ma questa volta i cocci tornano assieme. George rientrerà, e d’ora in poi le prove si faranno agli studi Apple di Savile Row. Fra problemi tecnici, traslochi ecc ecc passa quasi un’altra settimana, e arriviamo a lunedì 20. Finalmente i Fab Four sono di nuovo assieme, gli strumenti al collo, e i volti distesi… La musica torna a correre, e inizia il vero godimento. Continua a leggere ““The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #2″