The Fuzztones – “Flashbacks”

Quando, al mio gruppo, proposi una cover dei Fuzztones, Franco socchiuse gli occhi, sovrappensiero, e poi, ridendo, esclamò: “Ah, aspetta… Quelli di Rudi Protrudi! Una mia amica si era vantata di esser entrata nel suo camerino”. Questo, assieme alla sponsorizzazione del negoziante al momento di propormi il cd (“Uno dei gruppi più divertenti degli anni Ottanta”), mi conquistò definitivamente.

Troppe cose, e tutte assieme, per non cascare in tentazione… “Fuzz – tone”, che richiama l’effetto per chitarra elettrica che ha fatto la fortuna di “Satisfaction” e ha intriso decine e decine di canzoni nella seconda metà dei favolosi Sessanta; il nome del leader, Rudi Protrudi, tanto assurdo da sembrare inventato (e invece pare sia reale…); gli artwork dei dischi, ispirati a un horror fumettistico alla “Tales from the Crypt” e agli album dei Cramps; le storie da groupie di basso lignaggio che mi avevano raccontato; e la musica, ovviamente… Un Garage Rock scanzonato e selvaggio il giusto, trasportato negli anni Ottanta, con tanto di sound “fuzz”, tastierine Farfisa lugubri e petulanti, look da teppista, riffoni di chitarra e performance al calor bianco.

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Giorgio Conte – “Concerto”

Avete presente quel vicino di casa? Quel signore di mezza età, educato e gentile, dal sorriso dolce e un po’ disilluso? Quello che incontrate ogni tanto sulle scale, col giornale sotto braccio? Si, proprio quel tipo lì… Siete curiosi, vi è simpatico, e magari vi piacerebbe conoscerlo meglio: ma come si fa? E una volta capita: mentre vi raccoglie la busta della spesa, d’improvviso, vi invita a prendere un caffè; e non avete avuto tempo di abbozzare una risposta, che siete già seduti nella sua cucina.

Coi dischi, e coi musicisti, spesso succede la stessa cosa: una certa aria di semplicità e pulizia, un tono sommesso, melodie simpatiche e ben arrangiate, possono molto più di false arie da maudit e megaproduzioni. Prendete il caso del nostro nuovo vicino di pianerottolo, Giorgio Conte, e dell’alloggio che abita, il cd live intitolato semplicemente “Concerto… Irresistibile nella sua quotidianità, ci ha attirato come miele fin dalla prima occhiata, e – senza bisogno di altro – ci siamo fidati: e abbiamo fatto bene… Anche perché – come suggerisce un brano in odor di filastrocca – “Fuori ci sono i lupi”: e quale miglior luogo per lasciar passare il pericolo, mentre il nostro ospite ci accoglie nelle sue stanze? Continua a leggere “Giorgio Conte – “Concerto””

Cowboy Junkies – “The Trinity Session”

Less is more

Mai avuto problemi col rock rumoroso: non quello fracassone per partito preso, intendiamoci… Ma quello dove le chitarre sono ben amplificate, il basso rimbomba nel petto, la batteria scandisce un possente quattro quarti, e la voce ruggisce me gusta mucho. Si, insomma, il “rock” per antonomasia: Led Zeppelin, Stones, Who, Deep Purple e compagnia.

Ma ogni tanto ho il bisogno, quasi fisiologico, di abbassare un po’ i toni, calmare gli spiriti, e entrare in un mood più umanistico. Ecco, oggi – a dispetto del sole, e del calore che inizia a far tremolare l’aria – è una di quelle volte. E quando mi prende la voglia, i fratelli Timmins non mi tradiscono mai. Perché, per chi voglia riposare le orecchie e (come dice una rubrica della Settimana Enigmistica) rinfrancar lo spirito, non c’è di meglio che la quieta mansuetudine dei Cowboy Junkies: e del disco-capolavoro “The Trinity Session“. Un album registrato in un solo giorno, il 27 novembre 1987, presso la Church of the Holy Trinity a Toronto, con l’ausilio di un unico microfono: quando si dice che “less is more”! Continua a leggere “Cowboy Junkies – “The Trinity Session””

Franti – “Non classificato”

Anarchia: “Dottrina politica che ha per scopo l’abolizione di ogni potere costituito, e la libera espansione delle energie individuali”

Letta così, nella definizione di un vocabolario, sembra semplice… Ma, ovviamente, non lo è. L’anarchia – per sua natura, quasi per autorealizzazione – non può che essere un concetto multiforme: semplice, intatto ed essenziale come tutte le idee pure; ed involuto, complesso e sfuggente non appena gli uomini ci mettono le mani sopra. L’arte può essere, a questo proposito, un eccellente semplificatore: a volte un quadro, un film, una musica, un dramma riescono a “spiegare” sentimenti, concetti, pensieri ed emozioni molto meglio di tante parole. Nel nostro caso, per chi volesse meglio avere un’idea concreta, viva, di cosa sia davvero l’anarchia, può rivolgersi a quell’esperienza davvero unica di “anarchia in musica” dei torinesi Franti. Continua a leggere “Franti – “Non classificato””

Iron Maiden – “Virus”

There’s an evil virus that’s threatening mankind

Sì, lo dico candidamente: approfitto della psicosi sull’epidemia del Coronavirus per raccattare gratis un po’ di “seo”… Strategia commerciale un po’ spregiudicata, direte: ma dovrò pure incrementare in qualche modo i miei pochi seguaci! E poi, come dicono i Maiden, “Only the Good Die Young”. 🙂

Dunque, è il 1996 e gli Iron Maiden sono reduci da “The X Factor“, il decimo lp della loro carriera e il primo dopo il traumatico abbandono di Bruce Dickinson: il sostituto – Blaze Bailey – nonostante l’ottima resa del disco, non va proprio giù a molta critica e pubblico. Steve Harris, il demiurgo della band, è un po’ incazzato… E tutti si mettono al lavoro per scrivere qualcosa che metta nero su bianco la loro rabbia. “Il brano è propriamente dedicato alla stampa britannica, celebre in tutto il mondo per il suo cinismo. “Virus” è una sorta di risposta alle persone che si sono divertite a umiliarci negli anni“. Continua a leggere “Iron Maiden – “Virus””

Estra – “Nordest Cowboys”

Com’è stato che hai perso l’anima?

Nato in mezzo al niente, onesto, bianco e rosa, ho campi, bar e nebbie con dentro un campanile“: e già, senza sapere altro, mi sento qui, nel mio Nord, ne respiro le goccioline di umidità, gli orizzonti strozzati dalla foschia, le luci delle osterie (che ora si chiamano bar) agli incroci, e l’orgoglio di “aver sempre fatto il mio dovere”. Ma quello cantato dagli Estra non è il “nordovest bardato di stelle” di Conte: è il Nordest della provincia veneta… Uno stato esistenziale, politico, intimo e universale assieme: tanto da poterne fare un paragone con una realtà apparentemente lontanissima, come il Texas.

L’ispirazione arriva dall’incontro degli Estra con il sound engineer Jim Wilson: “Lui veniva da un posto 〈il Texas〉 in cui tutti girano con la pistola, dove c’è il maggior numero di esecuzioni capitali, e il principale valore è l’arricchimento personale: una serie di tasselli di ipocrisia e conformismo che facevano parte integrante del Nord-Est, la terra in cui siamo cresciuti”. Ecco l’idea giusta: cantare di quei “califfi ignoranti e arrivisti” emersi, a forza di lavoro cieco e spallate, in una terra povera e contadina, profondamente cattolica, e che ora votano in massa Lega Nord. E’ il 1999 e siamo alla Lega di Bossi, beninteso: e a quel sindaco trevigiano (Giancarlo Gentilini) che gli Estra conoscono bene… E le cui esternazioni occorre riportare, non solo per polemica politica ma per capire l’humus culturale cui si riferisce la band : Gli extracomunitari bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile“; “Dobbiamo dire no a quelle razze canine straniere 〈sic〉 che non sono rispettose dell’ecoflora nostrana e del nostro ambiente”; “Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili”. E via di questo passo. Continua a leggere “Estra – “Nordest Cowboys””