Tortoise – “Millions Now Living Will Never Die”

Un post sul Post Rock

“Pòst- [dal lat. post, post- «dopo, dietro»]. – Prefisso di molte parole composte, derivate dal lat. o, più spesso, formate modernamente, nelle quali indica per lo più posteriorità nel tempo, col senso quindi di «poi, dopo, più tardi»”. “Quindi, “Post-rock” dovrebbe essere il rock che è “venuto dopo”, un “rock moderno”… “Ah, bene”, si potrebbe dire: “ma bene una cippa”, rispondo io, “cosa vuol dire?”.

La storia del rock è appestata di definizioni, straborda di termini, è un dizionario gargantuesco (e qui copio di sana pianta Elle, delle Vipere Mortali di Kill Bill: «Mi è sempre piaciuto l’aggettivo “gargantuesco”, succede raramente di poterlo usare in una frase»), e che non smette di crescere, giorno dopo giorno, come certi banyan indiani. Continua a leggere “Tortoise – “Millions Now Living Will Never Die””

Venom – “At War with Satan”

Aaaaaarrghh!

C’è stato un tempo in cui non c’era internet, non c’erano le chiavette usb, i cloud, e nemmeno i cd. Un’epoca in cui per contrabbandare musica si faceva visita a casa dell’amico: o anche peggio… Come quando un compare di cortile pensò di farmi gradito omaggio mettendo una cassa dello stereo sul davanzale, e sparando al massimo la sua ultima scoperta.

Sarebbe divertente e “rock” raccontare di vicini che battono i pugni contro il muro, di vecchiette atterrite, di mamme irritate per il pupo appena svegliato… Invece no: mi ricordo solo che non ci capii granché. Colpa dell’eco, della distanza, dell’impianto: ma soprattutto della “musica”.

Figlio di un accigliato elettore del PCI, Mauro è sempre stato “estremo”: quando flirtavo con Dalla lui era agli Iron, e quando lo raggiunsi nella Vergine di Ferro, era già incappato nei Metallica… e oltre sarebbe andato. Quell’oltre erano i Venom, e il loro spaventoso “At War with Satan”.

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The Doors – “Other Voices”

Le voci degli altri

 Si può sopravvivere (artisticamente) al proprio leader (e poco importa se abbia lasciato per noia, litigi, ambizione, crisi depressive o morte)? La decisione più onorevole, e cioè sciogliere la band e andare a capo con un progetto nuovo di zecca (come hanno fatto gli ex-Nirvana Dave Grohl e Krist Novoselic, e come fecero i reduci dei Joy Division, reincarnatisi nei New Order), è purtroppo la meno praticata. Qualcuno tenta con un rimpiazzo: a volte il sostituto si è mostrato capace di scalzare dalla memoria il leader delle origini (i Maiden di Bruce Dickinson), o quantomeno di non farne sentire la mancanza (Brian Johnson con gli AC/DC, e Ronnie James Dio con i Black Sabbath): ma sono situazioni abbastanza episodiche, subito smentite da casi imbarazzanti (come i Van Halen di Sammy Hagar) o mal digerite dai fans (i Deep Purple di Tommy Bolin).

C’è, poi, una terza strada: ricorrere alle risorse interne, e sferrare un contrattacco. Ai Pink Floyd post-Barrett riuscì, ai Genesis di Phil Collins pure: ma ai Doors… Beh, direi proprio di no.

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Bill Fay – “Who is the Sender?”

Il cielo in un cortile

Questa paura, dovrò pur togliermela: il timore di prendere in mano, a distanza di quasi quattro anni, il cd di Bill Fay, e metterlo nel lettore. È una paura fatta di brutti ricordi, di un giugno difficile, e di tanta angoscia, ma che deve trovare soluzione.

“Who is the sender?”: chi è il mittente? Del cd fu la mia compagna, che me lo regalò per il compleanno, dopo averne letto su qualche giornale: e ne aveva letto come di un miracolo… Quello di un pianista di genio e anima che, messo da parte dall’industria discografica, era tornato come dal nulla dopo quarant’anni di assoluto oblio, sfornando un disco bellissimo e commovente.

Dopo un ascolto distratto, lasciai passare un paio di settimane e lo rimisi nello stereo: e si, era proprio così, bellissimo e commovente. Quel mattino ero avvilito da un malessere che, confermando i sospetti di quei giorni, si sarebbe a breve rivelato serio: e Fay tirò fuori tutto il dolore e la malinconia che avevo dentro. Quella domenica passò, e dopo le settimane che vennero, non ebbi più coraggio di ascoltarlo. Ogni tanto lo prendevo in mano, aprivo la confezione, estraevo il dischetto: ma niente, la paura era più forte, e il cd tornava subito nell’armadio. Continua a leggere “Bill Fay – “Who is the Sender?””

Ivan Graziani – “Firenze-Lugano no stop”

E non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di Ivan

Mi ricordo… Si, mi ricordo. Un’estate: era il 1980, incombeva la seconda media, sul tavolino TV Sorrisi e Canzoni, e con le mie vicine si sentiva la radio. Poca, la tv. Eppure, sull’apparecchio in bianco e nero – e sì, la prima tv a colori era arrivata a fine ’76, ma in campagna avevamo solo quella – gli occhiali di Ivan Graziani li rivedo rossi: e quella canzone – “Firenze (Canzone triste)” la sento attraverso un sonoro pieno di imperfezioni, ma anche di suggestioni… Per me, roba più esotica dell’Africa: che ne sapevo del “colosso toscano”, e di “una donna da amare in due”? Eppure la cantavo tutta, trascinato dalla melodia, e dall’adolescenziale sicurezza che, se un cantante dice certe cose, un senso ce lo hanno per forza.

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