Io non so parlar di musica #12

Metti, una sera a cena

Un po’ di leggerezza ci vuole, ogni tanto… Dopo un periodo a dir poco complicato, ho proprio voglia di raccontarvi una cosa strana che mi capitò anni fa, collegata a una canzone (poi vedrete, che canzone!): di due personaggi che dire “artisti” è un po’ (tanto) esagerato, e della strana serata che mi coinvolse.

Dunque, è la tarda primavera del 2012, e con un mio amico andiamo a cena in una trattoria di Asti: di quelle storiche che, da quando sono nate, non hanno mai cambiato menù, proprietari e arredamento… Perlinato alle pareti, carrello degli antipasti (con una fantastica agliata), tradizione rigorosa, padrona col grembiule: quelle cose semplici che fanno piacere e danno sicurezza, insomma!

Bene, c’è poca gente, a cena siamo noi due, e un altro tavolo con 4-5 persone: non ci facciamo caso, all’inizio, e superiamo gli antipasti, poi a un certo punto sento la padrona riferirsi a qualcuno come “divino”… Guardo meglio, e dopo qualche incertezza scorgo il Divino Otelma! Senza orpelli, collane, tuniche e cappelli, ma in jeans e maglietta: ed è pure magro e piccolino. Quando la signora passa da noi, chiediamo sottovoce conferma, e la conferma arriva: sì, è Otelma, “ma vuole che lo chiami divino”!

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“Elvis” – Il film

No, “Elvis” non è un Biopic, almeno in senso stretto: troppe le ellissi, i salti temporali, i personaggi mancanti, le cose date per scontate, quelle taciute e quelle falsate per esserlo davvero. Il film, infatti, si concentra sul periodo 1956-’58, e su quello 1968-’77, descrivendo solo per accenni il resto della vita del King.

E, ancora, “Elvis” non è un film sul rock’n’roll, anche se avrebbe potuto esserlo. Ci sono stato un po’ male quando ho visto che – tranne un prologo più evocativo che fattuale – la narrazione iniziava con un Elvis già assurto a piccolo divo del Sud… Mancando, invece, di quello che – per un appassionato – è il cuore di tutto: quando, assieme ai compagni Scotty e Bill, prende un blues e lo suona e incide come un country (“It’s All Right Mama”), e cambia la storia. E tace di molte altri momenti, musicologicamente fondamentali: le radici country di Presley, il passaggio alla major RCA e al suo rigido sistema produttivo, il ricorso costante a autori esterni, lo spiazzante declino degli anni Sessanta, i dischi di gospel…

Diceva il geniale producer della Sun Records, Sam Phillips, poco prima di incontrare Elvis: “Se trovassi un bianco che canta con l’anima di un nero, diventerei miliardario!“. E l’aveva trovato: peccato che, tempo 18 mesi, e il contratto della giovane promessa di Memphis venisse rilevato dal nuovo e spregiudicato manager, il “Colonnello” Tom Parker. Ed è qui che il film “Elvis” trova la sua ragione d’essere: nel descrivere il rapporto che per 21 anni ha legato i due, fra sospetti, fedeltà, tradimenti e milionate di dollari. Continua a leggere ““Elvis” – Il film”

Io non so parlar di musica #11

Sono stanco, in questi giorni. Nulla di trascendentale, intendiamoci: ma il pesante incedere della quotidianità, con lo sfondo di due anni diciamo “un po’ particolari”, e del rumore delle armi appena fuori casa, ogni tanto raggiunge e supera la mia soglia di tolleranza. Lo so bene, c’è chi sta peggio: ma ogni giorno, per chiunque, è una battaglia: a volte senza nemmeno uscire di casa, ma comunque ci tocca. E alla sera, finita la tenzone, chiudiamo gli occhi: sognando l’azzurro e la pace ma anche pronti, il giorno dopo, a riiniziare da capo la nostra piccola lotta.

…Proprio come sostiene quell’artista meraviglioso di Ivano Fossati, nella sua “Naviganti“: una canzone semplice semplice, intima, dalla melodia appena accennata eppur dolcissima, e dal testo che mi commuove ad ogni ascolto: e in cui penso che possiamo tutti ritrovarci. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #11”

Creedence Clearwater Revival – “Cosmo’s Factory”

Paludi di California

Vi ho già raccontato di quando, sfiancato dal continuo casino dell’ufficio e di alcun* colleg* (prima volta che uso questo assurdo artificio grafico… 🙂 ), mi metto le cuffie e mi sparo un po’ di musica… Ebbene, in questi giorni vanno di moda i mitici Creedence: e ve ne parlo.

Dunque, poche note biografiche, giusto per soddisfare il Sig. Pignolini che abita dentro me. Il nucleo dei Creedence nasce nella San Francisco Bay Area nel 1959 col nome di Blue Velvets, e la formazione è già quella storica: i fratelli Tom e John Fogerty, Stu Cook e Doug Clifford. Nel ’64 firmano un primo contratto sotto la sigla di Golliwogs, e nel ’67 finalmente diventano i Creedence Clearwater Revival. Nome strano e un po’ ridondante: “Creedence” come il nome di tal Credence Newball, amico della band;  “Clearwater” da una “pubblicità progresso” dell’epoca; e “Revival” come segno di “rinascita”, sia musicale che personale dei membri del gruppo. Continua a leggere “Creedence Clearwater Revival – “Cosmo’s Factory””

Io non so parlar di musica #10

Mai come questa volta il titolo della rubrica (“Io non so parlar di musica“) si sposa con il pezzo che vi propongo… Perché è un brano dove la valenza emotiva data da musica, sound, parole, voce e andazzo supera – e di gran lunga – le mie capacità descrittive.

Il pezzo è del 1994, e cantato da Jeff Buckley: un artista subito bollato come genio, ma che non ebbe il tempo di dimostrarlo: un album in studio – il folgorante debutto diGrace” – e dopo un paio d’anni, la morte. Una morte stupida, avvenuta per una bravata: Jeff, mentre stava recandosi agli studi di registrazione, decide di farsi una nuotata nel Wolf River (un affluente del Mississippi), senza togliersi stivali e vestiti: un gorgo lo risucchiò e scomparve alla vista del suo amico, che lo aspettava sulla sponda.

Figlio d’arte – il padre è il mitico Tim Buckley, morto prematuramente per un’overdose, e verso cui Jeff non dimostrerà mai grande simpatia – il Nostro costruisce l’album sulla sua voce, espressiva e personale, al limite del mistico, e su un forte eclettismo stilistico, «a metà strada fra metallo e angeli». Tanti sono i piccoli capolavori: l’intima rilettura di “Hallelujah di Cohen, “Mojo Pin”, “Eternal Life”, “Lover”, “Dream Brother” e appunto la title track, “Grace”… Un pezzo incredibile, struggente, che sale, sale, sale, non si ferma, e strazia l’anima.

Ma ora basta parole: è il momento della musica. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #10”

“The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #3

Spero che abbiamo superato l’audizione

Una famiglia allargata: questa l’impressione che mi ha accolto alle prime immagini della terza (e ultima) puntata del docu-musicale girato da Peter Jackson per Disney+,   “The Beatles – Get Back“. Perché, a partire da domenica 26 Gennaio 1969, negli studi della Apple non entrano solo i Beatles e relativa gang, ma anche le famiglie. Oltre all’onnipresente Yoko ci sono Linda Eastman (la di lì a poco Lady McCartney), la figlia Heather, Pattie Harrison, Maureen StarkeyPaul prende sulle spalle Heather, Yoko e Linda canticchiano assieme, Heather si rotola per terra, gioca con John (“cuciniamo una torta ripiena di gatti“), urla: e tutto mentre le prove avanzano di gran carriera. Anche perché al concerto mancano 4 giorni!

Fra le canzoni qui testate e perfezionate troviamo brani famosi, come “Let it Be” (e John, che la odia cordialmente, non smette di sputare velenose frecciatine), la “Octopus’s Garden” di Ringo (che candidamente, dopo aver suonato i primi versi, ammette “non ho altro” 🙂 ), “The Long and Winding Road“, il capolavoro di Harrison Something“, “I Want You“, “Two of Us“, e la solita dose di cover rock’n’roll, divertite ed energiche.

Il concerto sul tetto (“Rooftop Concert“) è spostato di un giorno, causa maltempo: si terrà il 30. Ma mica ne sono ancora sicuri! Anzi, le ipotesi continuano: provati per bene ci sono solo 6 brani, per un album ce ne vorrebbero altri 7… “Perché, facciamo anche il disco? Con quali pezzi? Quando?“. Il problema è che Ringo a brevissimo deve iniziare le riprese del film “The Magic Christian”, a fianco di Peter Sellers, e il carrozzone dovrà comunque fermarsi. Continua a leggere ““The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #3″