Domani avvenne: da lunedì 25 gennaio 2021 a domenica 31 gennaio

25 Gennaio 1899: a Ripley (Tennessee) nasce John “Sleepy” Estes. Chiamato “sleepy” a causa di una disfunzione pressoria, che gli causa frequenti svenimenti e cadute catatoniche, negli anni Venti inizia a esibirsi nei club come cantante di blues a fianco di artisti più famosi: ma sparisce presto dalla scena e finisce dimenticato (e anche creduto morto!) sino al ’62, quando è rintracciato (ormai cieco e in povertà) e riportato in auge. E’ l’autore, fra le altre, di “Someday Baby Blues”, “I Ain’t Gonna Be Worried No More” e “Drop Down Mama”.

26 Gennaio 1968: alla Southampton University, i Pink Floyd tengono il loro primo concerto senza Syd Barrett: una decisione spontanea, causata dai problemi comportamentali sempre più estremi del loro leader… Andando al concerto, qualcuno in auto chiese “Andiamo a prendere Syd?”: e Waters rispose “No, stasera no”. E così fu, da lì in poi. Come gruppo spalla, i Floyd quella sera ebbero i Tyrannosaurus Rex di Marc Bolan.

27 Gennaio 1957: a Reggio Emilia nasce Massimo Zamboni. Chitarrista e autore, dopo alcune esperienze amatoriali si avvicina alla new-wave e, nel 1982, assieme al conterraneo Giovanni Lindo Ferretti fonda il gruppo di “punk filosovietico” CCCP – Fedeli alla Linea, con cui resta fino allo scioglimento, scrivendo in larga parte le musiche del gruppo. E’ anche autore di colonne sonore e di libri.

28 Gennaio 1985: agli A&M Studios di Hollywood si tiene la sessione vocale conclusiva dell’incisione del singolo di beneficienza “We Are the World“, cui partecipano quarantacinque artisti. Nominalmente inciso a nome “USA for Africa”, il brano è composto da Michael Jackson e Lionel Richie, e incassa circa 100 milioni di dollari, interamente devoluti alla popolazione etiope.

29 Gennaio 1981: a Fargo (North Dakota) nasce Jon Gordon Langseth, in arte Johnny Lang. Folgorato dal blues dei compaesani Bad Medicine Blues Band, a 12 anni inizia a prendere lezioni dal loro solista: ed è così bravo che alcuni mesi dopo entra in formazione! A 15 anni firma con la A&M e a 16 pubblica il suo primo album: chitarrista elettrico dallo stile torrido, e cantante dal timbro ruvido, Lang è ormai una (giovane) leggenda del blues americano.

30 Gennaio 1951: a Chiswick (Londra) vede la luce Phil Collins. Batterista (mancino) di grande feeling e tecnica, nel 1970 – in risposta ad un annuncio – entra nei neoformati Genesis, in cui – occasionalmente – ricopre anche la parte di cantante: esperienza che diventerà fondamentale nel 1975 quando, all’abbandono di Peter Gabriel, sarà lui a prendere in mano il microfono. A fianco della carriera nei Genesis, Collins fonda il gruppo jazz-rock Brand X, e intraprende una fortunatissima carriera solista: assieme a McCartney e Michael Jackson, è l’unico musicista ad aver venduto oltre 100 milioni di album sia come solista che come membro principale di una band. Ha inoltre sporadicamente ricoperto il ruolo di attore.

31 Gennaio 1956: a Londra nasce John Lydon. Notato dal manager e stilista Malcolm McLaren per una maglietta con su scritto a penna “I hate Pink Floyd”, è inserito negli appena nati Sex Pistols, di cui diventa frontman e autore di testi, corrosivi e provocatori, e prende il nome d’arte di Johnny Rotten. In rotta con i Pistols dopo l’ingresso di Sid Vicious, abbandona la band nel Gennaio 1978 per fondare i Public Image Ltd., una delle band più importanti della corrente post-punk e new wave. A conferma del suo spirito “contro”, nel 2020 ha dichiarato di appoggiare la rielezione di Donald Trump!

I miei dischi dell’anno #1 – Il 1961

Inizia oggi una nuova rubrica dedicata all’esame (sommario) delle uscite discografiche americane e inglesi di quegli anni che fanno “cifra tonda” con quello in corso…. Sì, è spiegato male: in parole povere, nel 2021 vi proporrò una panoramica a volo d’uccello sulle uscite del 1961, 1971, 1981, e così via.

Così, giusto per scoprire cosa piaceva (e vendeva) allora: e per ribadire che non sempre la classifica premia dischi o canzoni diventate poi dei classici, o dei momenti di svolta. A correttivo della Top One “ufficiale”, ho infatti deciso di inserire (a mio insindacabile giudizio, e in ordine di gradimento!) anche un breve elenco di titoli fuori menù che – magari snobbati dalle chart – si sono poi rivelati “importanti”, o che sono semplicemente di mio gusto. Liberi, ovviamente, di dire la vostra: anzi, aspetto suggerimenti.

Pronti? Si va! Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #1 – Il 1961”

Domani avvenne: da lunedì 18 gennaio 2021 a domenica 24 gennaio

18 Gennaio 1941: a Whynot (Mississippi) nasce David Ruffin. Da bambino, si avvicina al canto grazie al gruppo familiare gospel del padre: seguendo le orme dei suoi idoli Sam Cooke e Jackie Wilson, David passa poi alla musica secolare. Nel 1958 conosce Barry Gordy, il fondatore della Motown Records: nel ’64 subentra al leader dei Temptations, Al Bryant, licenziato per problemi di alcolismo, e la band prende il volo. Guidata dalla sua voce, roca e sofferta, i Temptations diventano uno dei quintetti soul più venduti di sempre: lasciati i colleghi nel ’68, Ruffin inizia una carriera da solista di medio profilo, spesso affossata dalla cocaina.

19 Gennaio 1971: durante il processo contro Charles Manson per la strage di Bel Air (in cui morì, fra gli altri, anche Sharon Tate), gli avvocati fanno suonare nell’aula del tribunale alcune canzoni dei Beatles, tratte dal “White Album”. La Manson Family, infatti, aveva vergato col sangue delle vittime i muri delle scene del delitto con le scritte “Healter Skelter” (con tanto di errore ortografico) e “Pig”: riferimenti a due canzoni dei Beatles in cui Manson – nella sua follia – aveva individuato un messaggio profetico che gli ordinava di diffondere il caos.

20 Gennaio 1952: a New York, da una famiglia di origini ebraico/polacche, nasce Stanley Harvey Eisen, in arte Paul Stanley. Chitarrista elettrico, all’inizio degli anni Settanta si unisce a Gene Simmons nei Wicked Lester: rock band che a breve si trasformerà nei Kiss, uno dei complessi glam rock più famosi e iconici della storia. Paul, col volto truccato di bianco, una stella nera sull’occhio sinistro e il rossetto sulle labbra, inscena il personaggio di Starchild: un look androgino e virile al tempo stesso. Cantante, chitarrista ritmico e autore, assieme a Simmons è l’unico membro fisso della band. E’ inoltre ambasciatore dell’AboutFace, un’organizzazione a supporto degli individui con “differenze facciali” (in parole povere, dal volto sfigurato).

21 Gennaio 1997: a Las Vegas (Nevada), a 88 anni, muore il “Colonnello” Parker. Di nascita olandese, immigrato illegalmente negli USA per sfuggire all’obbligo di leva, assume un nome falso e attraversa gli anni Trenta vivendo di espedienti e facendo anche l’imbonitore di circo. Spregiudicato e ambizioso, grazie alle conoscenze politiche si ripulisce la fedina e assume il titolo onorario di “Colonnello”: nel 1955 riesce a portare il talentuoso Elvis Presley alla corte della RCA, e ne diventa il manager, indirizzandone la carriera, nel bene e nel (parecchio) male. Il giro d’affari gli porta dollari a palate: e fino alla fine godrà di enormi royalties, fra il 10% e il 50% degli incassi.

22 Gennaio 1931: a Clarksdale (Mississippi) vede la luce Sam Cooke. Chicagoano d’adozione, Sam nel 1950 entra nei Soul Stirrers: la sua “voce di seta” è inconfondibile, un canto dalla tecnica perfetta e disinvolto, morbido, naturale, pieno di swing e pathos. Nel ’61 passa alla RCA, e inizia una breve ma sfolgorante carriera, in cui diventa un sex symbol e uno degli artisti più importanti del Soul. Famosissima la postuma “A Change is Gonna Come”, uno degli inni non ufficiali del movimento dei Diritti Civili.

23 Gennaio 2018: a Johannesburg (Sudafrica), ci lascia Hugh Masakela. Pianista e trombettista, alla fine degli anni Cinquanta lascia il razzista Sudafrica ed emigra negli States: amico e collaboratore di Gillespie e Davis, ottiene i primi successi, per poi affermarsi come uno dei più grandi e virtuosi trombettisti jazz del Secolo. Nel 1981, tornato in Africa, inizia a chiazzare il proprio stile con elementi tratti dalla musica etnica dell’Africa del Sud, e diventa un’icona della lotta contro l’apartheid. Muore a 79 anni, per le conseguenze di un tumore alla prostata.

24 Gennaio 1976: a tre settimane dall’uscita, l’album “Desire“, di Bob Dylan va al primo posto della classifica statunitense. Composto durante un periodo di profonda crisi coniugale, e – caso anomalo – con l’aiuto, per i testi, dello psicologo e autore Jacques Levy, è un disco profumato di aromi tex-mex, e annovera in scaletta pezzi da novanta come “Hurricane”, “Isis”, “Sara”, “Romance in Durango” e “Joey”.

I miei vinili: #3 – I CD

La mia piccola narrazione, a proposito dei supporti per la musica che girano in casa (“la musica che gira intorno” :-)), si era interrotta a Giugno: la riprendo ora, e dopo le cassette e i dischi tocca (era ora di modernizzarsi un po!), ai Compact Disc. Che poi moderni non sono per nulla: per le nuove e nuovissime generazioni, il Compact Disc è un oggetto vintage di cui non c’è alcun reale bisogno… Ma per me si, eccome: già abbandonare (seppur non totalmente) i vinili fu un atto di coraggio, figurarsi lasciar perdere anche i cd. E ne sa qualcosa il concessionario auto di Asti, che quando (quasi 3 anni fa) ordinai l’auto nuova e chiesi “ma il lettore cd c’è?”, mi guardò come fossi un UFO.

Va beh, comunque iniziamo. Il primo cd che comprai fu un “due in uno“: le tracklist di due vecchi vinili, insomma, compresse su un solo supporto. Alchimia resa possibile dal fatto che i dischi rock, allora, raramente superavano i 35 minuti, mentre su un cd ne stanno poco più di 74. Il cd in questione fu “Truth / Beck-Ola” di Jeff Beck: e mi ricordo distintamente che, più che ascoltare religiosamente i pezzi, mi persi (e per diversi giorni) nella magia di fare cose che coi vinili non si potevano, tipo impostare una programmazione personale, fare una rapida scansione di 10 secondi al pezzo, saltare da un brano all’altro con un semplice tasto, sentirlo su un’autoradio e cose così. Continua a leggere “I miei vinili: #3 – I CD”

Domani avvenne: da lunedì 11 gennaio 2021 a domenica 17 gennaio

11 Gennaio 1924: a Baton Rouge (Louisiana) nasce James Moore, in arte Slim Harpo. Manovale e scaricatore di porto, e soprattutto valente armonicista e cantante, nel 1957 debutta con la locale Excello Records, con cui incide “Shake Your Hips e l’iconica “I’m a King Bee“, uno dei blues più famosi (e allusivi) di sempre (“I’m a king bee, baby, Buzzing around your hive, I can make honey baby, Let me come inside“). Numerose le cover fatte da Rolling Stones, ZZ Top, Kinks e Yardbirds.

12 Gennaio 1965: a Haverhill (Massachusetts) nasce Robert Bartleh Cummings, in arte Rob Zombie. Frontman del gruppo industrial-metal White Zombie (in cui milita dalla fondazione, nel 1985, al 1998), passa poi alla carriera solista, dipanata in sei album. Rob è anche un acclamato e disturbante regista horror (“La casa dei 1000 corpi” e “Le streghe di Salem”), e produttore cinematografico.

13 Gennaio 1967: nel carcere di massima sicurezza di Folsom (California), Johnny Cash tiene due concerti gratuiti: delle 36 canzoni eseguite, 16 andranno a finire nel leggendario “At Folsom Prison”, live rivoluzionario (è il primo registrato in un carcere), e vibrante testimonianza di un uomo che si è sempre sentito “dalla parte sbagliata” della strada. Il live contiene l’omonimo successo del 1956 (“Folsom Prison Blues”), e termina con “Greystone Chapel”, scritta da uno dei detenuti.

14 Gennaio 1978: al Winterland di San Francisco si tiene l’ultimo concerto dei Sex Pistols. Johnny Rotten, sempre più scontento della deriva imposta dall’ingresso di Sid Vicious (e dai suoi comportamenti autodistruttivi), chiude lo spettacolo con una cover degli Stooges, “No Fun”, sbraita nel microfono, rivolto al pubblico, un sarcastico “Ever get the feeling you’ve been cheated?“, ed esce di scena gettando a terra il microfono. I Sex Pistols finiscono qui.

15 Gennaio 1941: a Glendale (California) nasce Don Van Vliet, in arte Captain Beefhearth. Scultore e pittore, Don è famoso ai più per la sua attività di musicista: un rocker sperimentale, estremo e provocatorio (non a caso, è un amico – e, a tratti, nemico! – di Frank Zappa), che con la sua Magic Band propone una sghemba mistura di folklore fiabesco, le associazioni libere del surrealismo, le sinfonie di Charles Ives, le filastrocche dell’infanzia, il free-jazz, la musica da spot e il ruvido blues del Mississippi. Il suo disco-capolavoro è “Trout Mask Replica” (1969).

16 Gennaio 1938: l’agente del famoso clarinettista e band leader Benny Goodman – in straordinaria ascesa – ha un’idea spregiudicata: introdurre il suo protetto alla Carnegie Hall di New York, il tempio della musica classica, finora interdetto a tutti gli altri generi. Il concerto si svolge il 16 Gennaio, e vi si trova di tutto un po’: pizzichi di jazz arcaico (Dixieland e di Will Marion Cook); pezzi autografi di Goodman; una jam session con Ellington e Basie; numeri del trio e del quartetto; un applauditissimo jazz vocale con Martha Tilton; pagine di Gershwin; e un entusiasmante finale, con “Sing, Sing, Sing” e “Big John’s special”… La scommessa è riuscita!

17 Gennaio 2012: a Los Angeles, si spegne – alla bella età di 91 anni – Ioannis Alexandres Veliotes, da tutti conosciuto con lo pseudonimo di Johnny Otis. Attivo nel Dopoguerra, il capobanda e orchestratore Johnny guida una delle Dance Blues Band più famose della West Coast: una specie di incrocio fra la vecchia big band Swing (da cui eredita una piccola sezione fiati e il coro) e i gruppi di city blues (con tanto di batteria, chitarra elettrica e basso). Nella sua band si fanno le ossa star della voce nera come Esther Phillips, Etta James e “Big Mama” Thornton.

Tre film #4

Fuori, un freddo maltempo; in casa, il divano, una copertina di pile, una tisana; una lampada di sale accesa, e un’altra finto-liberty; e il silenzio del dopo-festa e del lockdown. E tre film: due “veri vintage” e uno finto, per coccolarci un po’, e prenderla con calma, mentre il tempo cola piano piano, assieme alla pioggia… Continua a leggere “Tre film #4”