Domani avvenne: da lunedì 17 giugno 2019 a domenica 23 giugno

Un giorno dopo l’altro…

17 Giugno 1971: a tre mesi dalla sua uscita per la Ode Records, l’album “Tapestry“, della cantautrice americana Carole King, aggancia il primo posto della classifica di Billboard. Documento storico della canzone pop d’autore di lingua inglese, il disco (nella cui scaletta compaiono gemme come “You’ve Got a Friend” e “(You Make Me Feel Like) A Natural Woman”) ha venduto più di 20 milioni di pezzi, e si è aggiudicato ben 4 Grammy Awards.

18 Giugno 1963: a Hinsdale, Illinois, nasce Darren Arthur “Dizzy” Reed. Tastierista, entra nel giro dei Guns N’Roses nel 1985, ed è assunto in pianta stabile nella band nel ’90, durante l’incisione di “Use Your Illusion”. Attualmente affianca le performance nei Guns a quelle nel supergruppo australiano-americano The Dead Daisies.

19 Giugno 1961: a Iglesias nasce Mariano Deidda. Musicista, autore e interprete, fedelissimo del sound acustico, si distingue per la messa in musica di testi poetici e letterari di autori come Fernando Pessoa, Grazia Deledda e Cesare Pavese. Il “Cantapoeta”, con il suo progetto musico-letterario, è uno degli esponenti più interessanti della nuova musica d’autore italiana. 

20 Giugno 1924: a Luttrell, Tennessee, nasce Chester Burton “Chet” Atkins. Chet è, in una parola, “il country”: rivoluzionario della chitarra, autore prolifico come pochi (ottanta gli album al suo attivo), produttore di celebrità come Presley, Como e Jennings, collaboratore degli Everly Brothers e di Les Paul, session man in centinaia di dischi, co-inventore del Nashville-sound… e forse ho pure tralasciato qualcosa!Sul suo caminetto campeggiano meritatamente 11 Grammy Awards e il prestigiosissimo Century Award.

21 Giugno 1970: Jim Morrison sposa, durante una cerimonia celtico-pagana handfasting, la giornalista Patricia Kennealy, conosciuta l’anno precedente durante un’intervista. L’handfasting è un rituale di nozze riconosciuto agli effetti civili in alcuni stati degli USA, in Gran Bretagna e Irlanda: come suggerisce il nome, durante la celebrazione le mani degli sposi sono allacciate da un nastro, a rappresentare allegoricamente la loro unione e l’impegno reciproco.

22 Giugno 1961: a Glasgow nasce Jimmy Sommerville. Cantante dal riconoscibile falsetto, nel 1983 fonda il gruppo pop dei Bronski Beat (“Smalltown Boy”), e nell’85 – assieme alla cantante Sarah Jane Morris – mette in piedi i Communards (“Don’t Leave This Way”). Jimmy – dichiaratamente omosessuale, e militante di sinistra – ha spesso caratterizzato le sue canzoni per un forte impegno nella lotta per le libertà civili.

23 Giugno 1959: a soli 39 anni, durante la proiezione della versione cinematografica del suo controverso romanzo “J’irai cracher sur vos tombes”, Boris Vian muore, per un attacco cardiaco. Artista poliedrico e animato da un forsennato vitalismo, scrittore, ingegnere, gestore di locali notturni, traduttore di autori stranieri, trombettista jazz e narratore di scenari musicali, è anche l’autore di canzoni a sfondo pacifista (la più nota è “Le déserteur”), tradotte in Italia da Fausto Amodei, Luigi Tenco e Ivano Fossati.

Bob’s in the basement: un’elegia in biondo e rosa

Quando, al Festival di Newport del ’65, Bob Dylan propone un rumoroso set elettrico, si consuma il più grande dei tradimenti: il menestrello dei diritti civili, l’erede di Woody Guthrie e Pete Seeger ha rinnegato la tradizione folk, simbolo di purezza, progressismo e lotte, in cambio di dollari e fama. Lo scandalo suscita reazioni veementi, ma non dura che lo spazio di qualche mese: a fine anno il folk-rock sta contagiando tutti, convincendoli della più elementare delle verità… Che la musica è questione di spirito e atteggiamento, non di strumentazione: accostare chitarra elettrica e tradizione – almeno negli Stati Uniti – indigna sempre meno gente.

La frontiera si è spostata più in là: ma fino a dove potrà spingersi? Ancora una volta è Dylan a scompigliare le carte: è l’autunno del 1965, Bob vuole lavorare sul prossimo disco, ma né Paul Butterfield né Al Kooper saranno con lui. I sostituti sono individuati in The Hawks, una band canadese che ha fatto da spalla al musicista rockabilly Ronnie Hawkins, e che ha accompagnato John Hammond Jr nel suo sperimentale “So Many Roads”. Nella line-up troviamo Rick Danko (1942-‘99, basso, violino e voce), il meticcio nativo-americano Robbie Robertson (1943, chitarra e voce), il pianista e armonicista Richard Manuel (1943-‘86), il polistrumentista Garth Hudson (1937) e il batterista e cantante Levon Helm (1940-2012, l’unico americano della brigata).

Il 5 Ottobre Dylan e gli Hawks si chiudono negli studi newyorkesi della Columbia e iniziano a provare: quasi quattro mesi, interrotti da una tournée di tre settimane, non partoriscono che la miseria di quattro pezzi. Per uscire dall’impasse, il produttore suggerisce a sorpresa di spostarsi a Nashville, il tempio del country istituzionale. A Febbraio Dylan, gli Hawks e il redivivo Al Kooper arrivano a Music Row: Bob fa smantellare le barriere isolanti dello studio, recluta i musicisti country Charlie McCoy (chitarra, basso e armonica) e Joe South (basso e chitarra), e si mette al lavoro. Ora, chissà perché, tutto gira a mille: poche settimane, ed è pronto il nuovo disco, “Blonde on Blonde”.

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Domani avvenne: da lunedì 10 giugno 2019 a domenica 16 giugno

Buona settimana

10 Giugno 1931: nello stato di Bahia, Brasile, nasce João Gilberto. Cantante e chitarrista autodidatta, si sbatte per una decina d’anni tentando di trovare un approccio personale alla canzone brasiliana, e nel ’58 finalmente ci riesce: dall’incontro con Antonio Carlos Jobim nasce la bossa nova, destinata a coinvolgere nei suoi ritmi soffici e nelle sue raffinatezze armoniche jazzisti e cantanti di mezzo mondo (come esemplificato dal best seller “Getz/Gilberto”, realizzato con Stan Getz).

11 Giugno 1904: a Troy (Alabama) nasce Clarence “Pinetop” Smith. Pianista, cantante e comico di vaudeville, nel 1928 realizza “Pine Top’s Boogie Woogie”: uno dei primi boogie pianistici mai registrati, e che dà il nome all’intero genere. Il soprannome, “Pinetop”, pare derivi dalla passione infantile per le arrampicate sugli alberi.

12 Giugno 1957: a New York, all’età di 53 anni, muore Jimmy Dorsey. Trombettista, sassofonista e clarinettista, assieme al più famoso fratello Tommy, nel ’25 fonda una delle prime jazz band dalla pelle bianca di rilevanza nazionale. L’orchestra si fa un punto d’onore nell’ospitare strumentisti eccellenti, come Phil Napoleon, Joe Venuti, Eddie Lang, Glenn Miller e un giovane Bing Crosby, e nel mostrare uno stile arioso ed eclettico. Nel ’35 i fratelli si separano, per poi riunirsi più volte, e allontanarsi di nuovo,

13 Giugno 1970: “In the Summertime“, tormentone neo-skiffle degli inglesi Mungo Jerry (nonché loro debutto assoluto), arriva al primo posto in classifica in Inghilterra, e si diffonde a macchia d’olio in mezza Europa.

14 Giugno 1994: dopo 70 anni di successi muore, a Beverly Hills, Enrico Nicola “Henry” Mancini. Figlio di immigrati abruzzesi, nel dopoguerra entra alla Universal Pictures, per cui cura decine e decine di colonne sonore di successo. I titoli più famosi cui lavora sono “Breakfast at Tiffany’s”, “The Pink Panther” (il motivo sarà usato anche negli omonimi cartoon) e “Victor Victoria”, oltre al tema guida del serial tv “Peter Gunn”. Diciotto le nomination all’Oscar, e quattro le vittorie finali.

15 Giugno 1933: a Pola (allora territorio italiano) nasce Sergio Endrigo. Dopo la guerra, e la fuga a Venezia, trova un ingaggio come contrabbassista e cantante in varie orchestre. Nel ’60, spinto da Nanni Ricordi a tentare la strada solista, fa il suo debutto con la famosa “Io che amo solo te”, e diventa uno dei primi e più apprezzati cantautori italiani; di rilievo, inoltre, la sua produzione dedicata ai bambini (e tutti conosciamo “La casa” e “Ci vuole un fiore”, vero?),

16 Giugno 1962: dopo 59 anni di follie e baracconate, muore Edward Sutch. Meglio conosciuto col nome d’arte di Screaming Lord Sutch, a partire dal ’61 allestisce foschi spettacoli a tema horror, che anticipano di almeno dieci anni i concerti di Alice Cooper: Eddie e i suoi musicisti – The Savage – agghindati in tuba e mantello, con tanto di make-up truculento, o armati con daghe ed elmi, si muovono fra teschi, lame e corpi mutilati. Pochi i picchi artistici (il singolo “Jack the Ripper”, 1963, con l’urlo della vittima in apertura), ma un record: l’album “Lord Sutch and Heavy Friends” (1998), nonostante i contributi stellari (Jimmy Page, Jeff Beck, Noel Redding e Nicky Hopkins), vince il premio della critica per il peggior album di tutti i tempi!

Vaffa Day

Oggi, compleanno.

E visto che chi invecchia diventa, quasi per definizione, più petulante e malmostoso, perché dovrei sfuggire alla regola? Non che sia un hater, un grillino o un Cruciani-boy: ma ogni tanto le balle girano pure a me.

E, quindi, do inizio al primo “Vaffa Day”! (tanto la scusa del rincoglionimento ce l’ho)

Un bel vaffa innanzitutto a Francesco Facchinetti, che fieramente sostiene: “Ho cambiato canale al Concerto del 1° Maggio quando ho sentito intonare “Bella Ciao”: è una canzone divisiva”.

Un altro a Paul McCartney, con quei capelli color orso, che se ne viene fuori con questa bella riflessione: “Di fronte all’omicidio di Lennon, pensai che ora John sarebbe diventato un martire: anche io, George e Ringo eravamo Beatles come John, ma dopo l’omicidio i Beatles sarebbero diventati solo Lennon”. Potevano proprio evitare di ammazzarlo, perbacco, che mancanza di delicatezza!

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Domani avvenne: da lunedì 3 giugno 2019 a domenica 9 giugno

Buona settimana (e intanto compio gli anni pure io…)

3 Giugno 1964: a Los Angeles nasce Kerry King. Lo studente modello, incaricato dalla scuola di tenere il discorso conclusivo alla cerimonia dei diplomi, nel 1981 cambia pelle: chitarrista ritmico e solista di furibonde dissonanze, è fra i fondatori degli Slayer, una delle band più estreme, innovative e violente del thrash metal.

4 Giugno 1984: esce, per CBS Records, “Born in the USA“. Settimo album di Bruce Springsteen, grazie alla title track e alle hit “Dancing in the Dark”, “I’m on Fire” e “Glory Days”, diventa il suo più grande successo commerciale, con circa 30 milioni di copie vendute.

5 Giugno 1964: la Decca lancia sul mercato il singolo “Liza Jane“, a nome Davie Jones with the King Bees… Nome d’arte dietro cui si nasconde un ancora sconosciuto (e diciassettenne) David Bowie, qui al suo debutto assoluto. Per “Space Oddity” la strada è ancora lunga…

6 Giugno 1939: a Jacksonville (Florida) nasce Gary Levone Anderson. Cantante afroamericano di vocazione soul blues, guidato dal produttore bianco Frank Guida, nel ’61 si impone con lo pseudonimo di Gary U.S. Bonds e con lo straordinario trittico “New Orleans”, “Quartet to three” e “School’s out”. Molto curioso il suo nome d’arte: “U.S. Bonds” si potrebbe tradurre, da noi, come “Buoni ordinari del Tesoro italiani”.

7 Giugno 2014:  a 65 anni si spegne a Genova Pier Niccolò “Bambi” Fossati. Chitarrista elettrico di chiara ascendenza hendrixiana, leader del gruppo prog Garybaldi, firma la sua opera più riuscita con “Nuda” (1972), album che beneficia di una copertina apribile in tre parti disegnata da Guido Crepax.

8 Giugno 1884: ad Hartford (Connecticut), all’età di 52 anni (ma con un bel barbone carducciano) muore Henry Clay Work. Attivo antischiavista e autore di canzoni popular di successo, che si rifanno con tono sentimentale alle vicende della Guerra di Secessione, introduce nel lessico della musica popolare il linguaggio da piantagione, e piazza milioni e milioni di spartiti. Le sue canzoni più note sono state riciclate nei musical novecenteschi (“Kingdom Coming”), o sopravvivono ancora come inni da stadio (“Marching Through Georgia”).

9 Giugno 1969: dopo anni di incomprensioni, liti e comportamenti nevrotici, acuiti dall’abuso di stupefacenti, Brian Jones è estromesso dai Rolling Stones. Dalla stessa band che – assieme a Mick Jagger e Keith Richards – ha fondato nel 1962, e cui ha dato il nome. Sic transit gloria mundi: e proprio 50 anni fa.

Kevin Ayers/John Cale/Eno/Nico – “June 1, 1974”

I Quattro della Decadenza Selvaggia

Già sistemarlo nella mia rastrelliera, rigorosamente disposta in ordine alfabetico, non fu cosa semplice. ‘Sta storia dei dischi collettivi mi destabilizza sempre un po’: e qui di nomi ce ne sono ben quattro. E poi il titolo, strano pure lui: una data, scritta ovviamente all’anglosassone: June 1, 1974. Fra poco saranno passati quarantacinque anni:  decido di pubblicare l’articolo oggi, con due giorni d’anticipo. Volendo, c’è tutto il tempo per cercare il disco sul Tubo (o comprarlo!), e ascoltarselo.

In quel sabato di giugno Kevin Ayers & friends si trovarono al Rainbow Theatre per fare un po’ di musica… E iniziamo proprio raccontando chi era Kevin. “Era” perché parliamo di una roba di anni fa; ed “era” perché “ei fu”, essendo morto nel sonno, nel 2013. Dunque, Ayers era un bassista, chitarrista e autore inglese che potremmo definire poliedrico e seminale: sempre in mezzo alle rivoluzioni di quegli anni, inizia il suo viaggio nella straordinaria comune musicale dei Wilde Flowers (l’ideatrice del Canterbury Sound), fonda il proteiforme gruppo avant-garde jazz-rock dei Soft Machine, segue i Floyd di Barrett e la Hendrix Experience nel primo tour americano e nel ’69, stremato dalla vita on the road, molla tutto, regala il suo basso a Noel Redding e si ritira a Ibiza con l’amico Daevid Allen. E qui inizia il Kevin Ayers solista: un artista un po’ defilato, prolifico ed eccentrico, capace di canzoni malinconiche e romantiche, e di stramberie sperimentali di non facile ascolto. Nel ’74, per dare un po’ di lustro al suo ultimo album, “The Confessions of Dr. Dream and Other Stories”, indice un concerto a Londra: e, come si fa alle feste, invita amici, colleghi e amanti.

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