Cowboy Junkies – “The Trinity Session”

Less is more

Mai avuto problemi col rock rumoroso: non quello fracassone per partito preso, intendiamoci… Ma quello dove le chitarre sono ben amplificate, il basso rimbomba nel petto, la batteria scandisce un possente quattro quarti, e la voce ruggisce me gusta mucho. Si, insomma, il “rock” per antonomasia: Led Zeppelin, Stones, Who, Deep Purple e compagnia.

Ma ogni tanto ho il bisogno, quasi fisiologico, di abbassare un po’ i toni, calmare gli spiriti, e entrare in un mood più umanistico. Ecco, oggi – a dispetto del sole, e del calore che inizia a far tremolare l’aria – è una di quelle volte. E quando mi prende la voglia, i fratelli Timmins non mi tradiscono mai. Perché, per chi voglia riposare le orecchie e (come dice una rubrica della Settimana Enigmistica) rinfrancar lo spirito, non c’è di meglio che la quieta mansuetudine dei Cowboy Junkies: e del disco-capolavoro “The Trinity Session“. Un album registrato in un solo giorno, il 27 novembre 1987, presso la Church of the Holy Trinity a Toronto, con l’ausilio di un unico microfono: quando si dice che “less is more”! Continua a leggere “Cowboy Junkies – “The Trinity Session””

Domani avvenne: da lunedì 1° giugno 2020 a domenica 7 giugno

1° Giugno 1974: a Ottawa (Canada) nasce Alanis Morissette. A 10 anni si fa notare a un talent show, a 14 è incaricata di cantare l’inno nazionale all’inaugurazione dei campionati mondiali di pattinaggio di figura, e a 16 firma un contratto con la RCA. Dopo un inizio stentato, con “Jagged Little Pill” (1995) la carriera di Alanis conosce una svolta: 30 milioni di copie vendute in tutto il mondo, e un successo che continua ancora oggi, che la conferma come una delle cantautrici più genuine e originali della sua generazione.

2 Giugno 1959: a Rochester (stato di New York) nasce Lydia Koch, in arte Lydia Lunch.  Cantante, poetessa e scrittrice, attraversa la scena newyorkese no-wave collaborando con gruppi come Teenage Jesus & The Jerks, 8-Eyed Spy, Siouxsie, ed espandendo la sua arte performativa a Sonic Youth, Nick Cave, Henry Rollins e Cypress Grove. Artista a tutto tondo, ha recitato anche in alcuni film sperimentali, ha inciso album parlati, e si è occupata di fotografia e poesia.

3 Giugno 1897: a New Orleans nasce Lizzie Douglas, in arte Memphis Minnie. Lizzie, dopo una parentesi a Memphis, approda poi a Chicago, e diviene una stella: una delle pochissime donne a suonare il blues (e non solo a cantarlo), proporre un blues rurale, meridionale, aggiornato ai criteri urbani: Bravissima chitarrista (si narra che, in un contest, abbia umiliato l’abilissimo Billy Broonzy), voce potente, grande capacità interpretativa e ironia sferzante, Minnie spopola dal ’29 fino a tutti gli anni Cinquanta. Nella sua ampia discografia troviamo gemme come “When the Levee Breaks”, “Me and My Chauffeur Blues”, e “Bumble Bee Blues”.

4 Giugno 1967: l’album “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles raggiunge il primo posto della classifica inglese, dove rimarrà per 23 settimane. E Jimi Hendrix, durante un concerto al Saville Theatre di Londra, proprio quella sera, sorprende tutti con una versione improvvisata del tema guida dell’album: fra il pubblico, gli attoniti George Harrison e Paul McCartney.

5 Giugno 1947: a Chicago nasce Laurie Anderson. Violinista, negli anni Settanta si dedica alla Performance Art utilizzando strumenti come il “tap-bow violin” (un violino con una testina al posto delle corde, e un nastro magnetico in quello dell’archetto), e il “talking stick” (una sbarretta metallica colmata di sensori e circuiti). Nel 1981 diventa popolare col singolo minimalista “O Superman“: ma non smette di percorrere una strada molto personale, fatta di collaborazioni con William S. Burroughs, Wim Wenders, Brian Eno, Peter Gabriel, Philip Glass, John Zorn e Lou Reed, che sposa nel 2008.

6 Giugno 1991: esce, nel Regno Unito, il primo numero di “Kerrang!“, rivista dedicata – almeno all’inizio – specificamente a heavy metal e punk. Il titolo è onomatopeico, ed evoca il suono prodotto da un power chord su una chitarra elettrica.

7 Giugno 1967: a Santa Monica (California) nasce Dave Navarro. Dave inizia a suonare la chitarra a 12 anni: nel 1985, assieme a Perry Farrell, fonda i Jane’s Addiction e, dopo la fine della leggendaria band losengelina, nel ’93 approda ai Red Hot Chili Peppers, in sostituzione del fuoriuscito Jack Frusciante, dove comunque rimarrà per un solo album. Fra riunioni dei Jane’s, collaborazioni con artisti del calibro di Marylin Manson, Alanis Morissette e Flea, la conduzione di un reality show, la gestione di una rubrica di critica cinematografica e altre attività ludiche (fra cui il matrimonio con Carmen Electra… slurp) non si può certo dire che il buon Dave possa annoiarsi!

Blogger tag

Terminata la rubrica temporanea “Canta che ti passa”, prima di riprendere il ritmo pre-lockdown aderisco alla proposta del blog Serial escape, e provvedo ad elencare le risposte alle sue 6 domande, tutte incentrate sull’arte e la follia di “fare il blogger”.

Le mie risposte saranno quelle di un neofita, avendo aperto il mio blog da poco più di 16 mesi: ma andiamo!

  1. Perché hai aperto un blog? Mah, soprattutto per due motivi: a) trovare qualche altro appassionato di musica come me…ma non troppo come me! In fondo si comunica non solo per guardarsi allo specchio, ma anche per imparare cose nuove. E di cose nuove, nei blog con cui pian piano sto venendo in contatto, ne ho trovate, e di gustose. b) per esercitare la mia scrittura, imparare la sintesi (tendo infatti a parlare e scrivere troppo), e – con la scusa di scriverci su – approfondire gruppi, generi e album che conosco poco.
  2. Qual è l’articolo di cui sei più orgoglioso? Il primo, quello su Ivan Graziani, perchè… appunto, è stato il primo, e ci ho messo un po’ di coraggio; quello su Bill Fay, perché legato a un momento di superamento del dolore; e il “Vaffa Day”, molto liberatorio!
  3. Qual è il tuo articolo più visualizzato? Quello su “Scacchi e musica”: un po’ inaspettatamente, anche perché a fronte di oltre 200 visualizzazioni (per me, un record!) ha racimolato 1 like e 1 commento… Si vede che non piace: oppure è consultato come mero mordi-e-fuggi.
  4. Il tuo blog si è trasformato rispetto agli inizi? Pian piano sì: ho imparato ad essere più conciso, meno “impostato” e più free.
  5. Qual è il tuo prossimo obiettivo da raggiungere col blog? Pur mantenendo l’impostazione originale, ogni tanto evadere dalla “musica” per parlare anche di altro, come cinema e attualità.
  6. Consigli alle persone di aprirsi un blog? Se vogliono sbattersi e avere meno tempo libero sì! Ma alla fine ne val la pena, dai…

Ciao!

Domani avvenne: da lunedì 25 maggio 2020 a domenica 31 maggio

25 Maggio 2005: l’ufficio dello sceriffo di Alameda (California) chiude ufficialmente il caso dell’omicidio di Meredith Hunter. Il fatto è noto: durante l’Altamont Free Concert del 1969, nel pieno della performance dei Rolling Stones, il diciottenne afroamericano Hunter – in preda a deliri allucinogeni – è colpito a morte da Alan Passaro, un membro degli Hell’s Angels, biker incautamente assunti dagli Stones come servizio d’ordine. Passaro – che avrebbe agito per autodifesa – è presto assolto; una successiva linea d’indagine, che voleva verificare la presenza di un secondo assalitore, è chiusa appunto nel 2005. I resti di Hunter riposano in una tomba anonima allo Skyview Memorial Lawn Cemetery di Vallejo.

26 Maggio 1920: a Jamestown (North Dakota), da una famiglia di emigrati scandinavi, nasce Norma Deloris Egstrom. A 17 anni fugge da casa: cantante dilettante, è notata da Benny Goodman ed entra nella sua band. Col nome d’arte di Peggy Lee nel 1944 inizia una carriera solista (cantante, ma anche attrice) di splendida fortuna: la sua voce e il suo stile sono perfetti e cristallini, al pari di quello delle immense Sarah Vaughan e Ella Fitzgerald. Fra le sue canzoni più famose, “Mañana”, “Why Don’t You Do Right?” e la sensualissima “Fever“… Canzone originariamente cantata da Little Willie John: vocalist che – guarda il caso – morirà proprio il 26 Maggio 1968, al quarantottesimo compleanno della Lee.

27 Maggio 2017: a Richmond Hill (Georgia) muore Greg Allman, chitarrista, organista, autore e voce principale (e che voce…) del gruppo souther rock Allman Brothers Band. Dopo aver lottato duramente per anni contro l’epatite C, e una successiva crisi respiratoria (e la dipendenza da farmaci), ci lascia a 70 per un tumore al fegato. Al funerale, centinaia di fans – vestiti in jeans e magliette, su espressa richiesta dello stesso Gregg – e l’ex presidente Jimmy Carter.

28 Maggio 1910: a Linden (Texas) nasce Aaron Thibeaux Walker. Dal 1920 al ’23 Aaron guida il grande bluesman cieco Blind Lemon Jefferson, amico di famiglia, per le strade di Dallas, e nel ’36 getta l’ancora a Los Angeles in cerca di fortuna. Assunto il nome d’arte di T-Bone Walker, elabora uno stile per chitarra elettrica costruito a somiglianza dei fiati, liquido, veloce e affine al jazz, e soprattutto moderno. A capo di una band di otto elementi, elegante e raffinato, con baffetti alla Clark Gable, ama stupire la platea con provocazioni impertinenti, strusciando la chitarra contro il corpo, tenendola dietro la schiena, o sfoggiando spaccate degne di un ginnasta… Proprio come  farà, vent’anni dopo, Jimi Hendrix. Famosissima la sua “Stormy Monday“.

29 Maggio 1963: a Birmingham (UK) nasce Bayley Alexander Cooke, in arte Blaze Bayley. Cantante e autore, leader del gruppo metal Wolfsbane, nel 1994 si unisce come vocalist agli Iron Maiden, subentrando a Bruce Dickinson, che ha appena lasciato per dedicarsi a progetti personali. Nei Maiden rimarrà fino al 1999, incidendo due album: mal sopportato da alcuni membri del complesso, lascia il posto al rientrante Dickinson, e intraprende una carriera solista di alterna fortuna, fra ottimi risultati (“Silicon Messiah”) e rovinose cadute.

30 Maggio 1924: a L’Avana (Cuba) nasce Armando Peraza. Boxeur e giocatore di baseball dilettante, passa presto alla professione di percussionista nelle piccole band della capitale; nel 1949 emigra a New York al soldo di Charlie Parker, poi giunge in California, dove suona con Dizzy Gillespie, Charles Mingus e Dexter Gordon. Dal 1954, e per 12 anni, assieme al pianista George Shearing, Armando – in qualità di conguero e bongocero – diventa una delle stelle della craze afro-cubana: e a 48 anni, nel 1972, approda alla corte di Carlos Santana, dove rimane per circa un ventennio, scrivendo anche 16 canzoni, e collaborando in modo decisivo al periodo più eclettico del grande chitarrista.

31 Maggio 1999: a soli 36 ci lascia Massimo Riva. Chitarrista, cantante e autore, è noto ai più per la storica partnership con Vasco Rossi, e per la partecipazione alla Steve Rogers Band. Sono sue le musiche di successi vaschiani come “Non mi va”, “Vivere una favola”, “Vivere”, “Stupendo” e “Un gran bel film”. Muore nel suo appartamento in pieno centro storico di Bologna a causa di una crisi respiratoria, in seguito a un’iniezione fatale di eroina.

Canta che ti passa #15

A torto o a ragione, fra entusiasti e perplessi, il lockdown “hard” è giunto al termine: e anche questa sezione intitolata “Canta che ti passa”. Dicevo, nella scorsa puntata, che in questo periodo mi è capitato spesso di volgere uno sguardo al passato: e ho raccontato di cassette, incisioni amatoriali e affini… Ma c’è un passato ben più personale e profondo, da cui tutto questo è iniziato: e da cui sono iniziato io. Mio padre.

Perché è stato lui, Angelo, ad avvicinarmi a “tutto ciò che fa spettacolo”: amava il jazz di un amore vivo, privo di tassonomie e studio, la canzone leggera, il varietà (si era anche presentato a un radio quiz di Mike Bongiorno), fu interessato alla nascita di una delle prime radio libere astigiane e si dilettava nell’organizzazione di eventi locali, feste e veglioni, fungendo anche da presentatore.

In salotto, vicino al giradischi in legno, c’erano diversi album: colonne sonore di commedie musicali (fra cui quella, rarissima, di “Rinaldo in campo”), vecchie gommalacche, “Un gelato al limon” di Paolo Conte (autografata a “Chicco, figlio di un mio amico” -:) ), numerose serie monografiche di jazz, “Hello, Dolly!” di Armstrong, alcuni dischi in dialetto (perché no?!), e altro ancora, che io mi divertivo a mettere sul piatto: per gioco, ovviamente.

Questi dischi lui li ascoltava, spesso con qualche amico. Ma posso dire che mi abbia mai “parlato di musica”? No: e, di nuovo, ovviamente… a un bambino non puoi mica rompergli le balle con dissertazioni stilistiche! Ma alcune frasi, quasi casuali, mi sono state dentro. Tipo “Papà, a cosa serve il contrabbasso, che non si sente?” “Sembra non si senta, ma non ci fosse te ne accorgeresti”; “Lucio Dalla era un ottimo jazzista, prima di passare al pop”; “La PFM… suonano davvero bene”; “Senti che swing, Duke Ellington”; “Mi ricordo quando è morto Fred Buscaglione, la notizia ha sorpreso me e mamma, all’uscita da teatro”.

Dicevo, con papà ho raramente parlato di musica: anche perché – quando era in salute – io avevo meno di 10 anni, e – anche lo avesse fatto – ero in altri giochi troppo affaccendato. E quando avremmo potuto parlarne in modo più profondo, e senza antagonismi adolescenziali, lui non c’era più. Eppure, il contatto continuo con la materialità della musica (i dischi in salotto) e le poche chiacchiere di quello che, per ogni bambino, è il suo eroe, qualcosa hanno fatto… Sarà un caso che mi piacciano Lucio Dalla, la PFM, e pure il “duro” Fred ? 🙂 Ma soprattutto, come amo dire, mio padre mi ha insegnato tutto, senza spiegarmi nulla.

E allora, papà, per questo e per tutto il resto, ti dedico questo post. E ti dedico questa canzone, Moonlight Serenade“, che amavi molto e che forse ha guidato il tuo ritorno ad Asti, alla fine della Guerra. Allo stesso modo, auguro che la medesima serena perfezione soffusa da questo stupefacente arrangiamento di fiati possa accompagnare anche noi, al rientro nelle cose di tutti i giorni, dopo queste settimane di conflitto.

La rubrica “Canta che ti passa” si ferma qui. Ma la musica continua. E che musica…

Domani avvenne: da lunedì 18 maggio 2020 a domenica 24 maggio

18 Maggio 1968: al Gulfstream Park in Hallandale (presso Miami, Florida) prende il via la due giorni del Miami Pop Festival. Nel cartellone troviamo rockstar come Jimi Hendrix, The Mothers of Invention di Frank Zappa, Blue Cheer, Chuck Berry, John Lee Hooker, The Crazy World of Arthur Brown. Il secondo giorno diluviò: e da questo Hendrix prese ispirazione per scrivere “Rainy Day, Dream Away”.

19 Maggio 1945: a Londra nasce Pete Townshend. Dopo le prime lezioni di banjo nella scuola, conosce il bassista John Entwhistle; nei corridoi i due incontrano il cantante Roger Daltrey, attivo nella band Detours, e uniscono le forze. Con il successivo ingresso del batterista Keith Moon nascono, nel 1964, The Who, uno dei gruppi più di successo e influenti della storia, in cui Pete ricopre il ruolo di chitarrista e principale autore del repertorio. Uno dei geni della canzone rock, senza alcun dubbio.

20 Maggio 1954: a Milwaukee (Winsconsin) nasce Guy Hoffman. Batterista e cantante, è noto per la partecipazione nelle band indie  Oil Tasters, BoDeans e Violent Femmes.

21 Maggio 1971: Marvin Gaye pubblica lo storico album “What’s Going On“, pietra miliare della musica black. Il disco (prodotto dalla Tamla-Motown) affronta temi come l’abuso di droga, la povertà e la guerra del Vietnam, narrati dal punto di vista dei veterani di ritorno dal conflitto e delusi dalla situazione in patria. Per la sua forte coerenza narrativa – una novità nel campo del Soul di Detroit – può esser considerato una sorta di concept album.

22 Maggio 1959: a Davyhulme, presso Manchester (UK) nasce Steve Patrick Morrissey. Ragazzo solitario, passa gran parte dell’adolescenza chiuso in casa, a leggere incessantemente Oscar Wilde, e a venerare James Dean e Virginia Woolf. Fra il 1977 e l’81 tenta l’avventura, come cantante e autore, in alcune band amatoriali, fino a quando l’incontro con il chitarrista Johnny Marr dà origine agli Smiths: leggendario gruppo alternative rock considerato fra i più influenti di sempre. Morrisey è ritenuto uno dei più grandi parolieri della storia della musica britannica e i suoi testi (sferzanti e mai banali) sono divenuti anche oggetto di studio accademico: bersagli preferiti sono la famiglia reale e il gotha della istituzioni politiche inglesi.

23 Maggio 1953: a Oxford vede la luce Rick Fenn. Chitarrista, è noto per la partecipazione al gruppo 10CC, bizzarro ensemble a cavallo fra art rock, progressive, glam e freak: negli anni 80 ha collaborato con Nick Mason, batterista dei Pink Floyd, con Mike Oldfield e Rick Wakeman.

24 Maggio 1947: a Chicago nasce Cynthia Albritton. Timida e inibita, alla fine degli anni Sessanta riesce a “sbloccarsi” e diventa una delle goupie più attive (e creative) di sempre. Prendendo spunto da una lezione d’arte al college, ha l’idea di fare dei calchi in gesso degli organi genitali maschili in erezione delle rockstar, e trova il suo primo cliente in Jimi Hendrix. Assunto il nome d’arte di Cynthia Plaster Caster, diventa un vero e proprio mito vivente, sovvenzionata anche da Frank Zappa: l’idea di una mostra dei suoi calchi dovrà però aspettare sino al 2000. I Kiss le hanno dedicato la canzone “Plaster Caster, e il nostro Caparezza l’ha citata all’interno del singolo “La rivoluzione del sessintutto“.

Canta che ti passa #14

Tempo di pulizie, tempo di riflessioni: tempo di memoria.

Sarà perché – si voglia o meno ammetterlo – questa non è una situazione che si possa attraversare senza qualche sconquasso, è facile cadere in una fuga all’interno di noi stessi: che, quasi per automatismo, comporta il ripiegarsi sul passato. Un passato recente, innanzitutto, verso cui è semplice avere un atteggiamento di benevolenza: perché l’ormai proverbiale “mondo prima di febbraio 2020” ci appare sempre più lontano, e chissà se e come sarà quello che ci aspetta. E poi c’è il “passato-passato”: quello della giovinezza… Che è roba vecchia, letteralmente, di decenni: ma pronta a balzare fuori all’improvviso, sollecitata da uno straccio per la polvere e da una (mal)sana voglia di riordinare le stanze, e a dare un nuovo gusto alla giornata.

Complice il tempo regalatoci da questa emergenza, riemergono allora cose dimenticate, messe in un cassetto (mentale, prima che fisico) e lasciate lì, a depositare ricordi e memorie. Fra i molti oggetti rinvenuti, ho trovato una buona trentina di musicassette: che proprio nascoste non erano, ma che la mia coscienza – a forza di vederle al solito posto, da tempo immemore – non notava manco più. Cassette casalinghe, beninteso, quasi tutte prive di confezione, impolverate e senza un titolo: qualche parola o sigla, che al tempo erano per me più chiare di un titolo stampato in grassetto, ma ora oscure come un codice segreto.

La voglia di ascoltarle mi ha subito preso, come una febbre. E c’è davvero di tutto. Continua a leggere “Canta che ti passa #14”