I miei dischi dell’anno #10 – Il 1992

Ciao a tutti. E benvenuti a una nuova puntata della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 1992, anno del primo SMS della storia, delle Stragi di Capaci e di Via d’Amelio, della dissoluzione della Jugoslavia, dell’inizio di Tangentopoli, della storica vittoria danese agli Europei di calcio… E di un sacco di novità musicali.

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie illuminatissime integrazioni “fuori menù” 🙂 Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #10 – Il 1992”

I miei dischi dell’anno #9 – Il 1982

Ciao a tutti. E benvenuti a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 1982, anno dei Mondiali di Spagna, di “E.T.”, di “Blade Runner”, della Guerra nelle Falkland, dell’attentato a C. Alberto dalla Chiesa, del primo “bambino in provetta”…. E di un sacco di novità musicali.

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”: va da sé, proposte dopo profonde meditazioni. 🙂

Qualche breve annotazione:

  • In Inghilterra, nel piccolo formato, si impone il white soul punkeggiante “Come On Eileen” dei Dexys Midnight Runner, mentre negli Lp vince a compilation “Love Songs” di Barbra Streisand. Nel mio cuore resta invece I Won’t Let You Down“, di Ph. D.
  • Al di là dell’Atlantico, nei singoli conquista la Top 10 l’orecchiabile pop song “Physical” di Olivia Newton-John; i 33 giri vedono invece la vittoria del supergruppo A.O.R. Asia, con l’album omonimo. Citazione obbligatoria per “Eye of the Tiger“, direttamente da “Rocky III”.
  • Nei fuori menù, ovviamente, c’è di tutto! Metal (Motörhead, Iron Maiden, Judas Priest), punk (Clash, X, Dead Kennedys) e post-punk (Mission of Burma, Fall), avanguardia (Laurie Anderson e Diamanda Galas), il rock proletario a stelle e strisce di John Cougar, il pop da MTV in grande spolvero (Toto, Duran Duran, Culture Club, Human League), il primo vagito del Paisely Underground (Dream Syndicate), e – ovviamente – vecchi e nuovi leoni, come Peter Gabriel, Queen, Joe Jackson, Dire Straits, Prince e il boss, Bruce Springsteen. Citazione a parte merita la colonna sonora della serie tv “Fame” (la nostra “Saranno Famosi”), un vero fenomeno di costume;
  • Nel Bel Paese, infine, mi fa piacere che a vincere sia il rap teutonico dell’austriaco Falco, “Der Kommissar“: conosco gente che si è dedicata al tedesco per cantare questa canzone! Negli album domina, anzi stravince, “La Voce del Padrone” di Battiato, uscito in realtà a fine 1981, ma che fa veri e propri sfracelli l’anno dopo, diventando il primo album a superare il milione di copie in Italia. E, piaccia o meno, ha venduto paccate anche “Il ballo del qua qua“, di Romina Power!

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I miei dischi dell’anno #8 – Il 1972

Eccoci a una nuova puntata della rubrica “I miei dischi dell’anno”: siamo ora arrivati al 1972, giusto giusto 50 anni fa.

Rispetto al 1971, cambia poco (e meno male!): la tavolozza stilistica è sempre ampia, esaustiva ed impressionante, per qualità e quantità. Sarà perché, per gusti e storia, conosco bene questo periodo, sarà perché oggettivamente la ricchezza è tanta, ma faccio fatica a limitare i miei elenchi a “pochi” nomi e titoli. I generi sono praticamente tutti presenti, dal folk al Soul, dal pop all’hard rock, anche se i figli prediletti di quegli anni sono soprattutto due: il Progressive (e qui troviamo Jethro Tull, Yes, Gentle Giant, Genesis, Emerson Lake & Palmer) e il Krautrock, in tutte le sue declinazioni: le “sinfonie cosmiche” di Klaus Schulze, l’iper-realismo ossessivo di Neu!, la psichedelia elettronica dei Tangerine Dream, lo space-hard rock degli Hawkwind e le cupe astrazioni dei Can. Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #8 – Il 1972”

I miei dischi dell’anno #7 – Il 1962

Come promesso – e come era ovvio accadesse! – dopo il 2011 abbiamo girato la prua, e siamo tornati indietro, per affrontare gli anni che (come il 2022) finiscono col “2”: è ora, per la rubrica “I miei dischi dell’anno”, di occuparsi del 1962.

Rispetto al 1961, cambia apparentemente poco: molta vitalità stilistica schiacciata da produzioni standard, meno innovative ma molto più “rumorose”, in termini di fama e incassi. I grandi numeri sono appannaggio, al solito, di artisti solidamente affermati, in mano ad altrettanto solide major: Frank Sinatra, Elvis Presley, Ray Charles, Tony Bennett, Pat Boone, Roy Orbison e l’inglese Cliff Richard con-e-senza gli Shadows. Ma, fra colonne sonore e crooner, inizia a bussare alla porta la generazione delle future rockstar: alcune prove sono ancora acerbe (gli esordi di Bob Dylan e Beach Boys), altre sono rappresentative di neo-generi alla moda, ma non certo di gusto mainstream (il folk di Joan Baez e di Peter, Paul & Mary; i gruppi femminili di colore, The Shirelles e The Crystals) e altre ancora – per il momento… – sono guardate come una curiosità locale (i primi 45 giri dei Beatles, in America totalmente ignorati)… Ma sono le avvisaglie di una marea in procinto di cambiare, per sempre, le sorti della musica leggera internazionale. Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #7 – Il 1962”

I miei dischi dell’anno #6 – Il 2011

La rubrica “I miei dischi dell’anno” si arricchisce di un nuovo capitolo.

Passo dopo passo, siamo arrivati nel 2011! E sono cazzi… Almeno per me, che bazzico volentieri – e non è motivo di orgoglio, sia ben chiaro – territori più d’antan: ottima occasione, quindi, per metter mano a cose che conosco meno, e che al termine dell’esperienza conoscerò di più!

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”, esposte in ordine assolutamente casuale. 🙂 Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #6 – Il 2011”

I miei dischi dell’anno #5 – Il 2001

La rubrica “I miei dischi dell’anno” si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta scavalliamo di millennio (il terzo) e di valuta (l’Euro): perché siamo arrivati al 2001! E, mentre i lettori più giovani (o più informati) ne sapranno sicuramente tanto, io – che sono un nostalgico – inizio a saperne di meno… Ma, fra ricordi personali, ascolti e qualche ricerca, spero di aver ugualmente fatto un buon lavoro.

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”, esposte in ordine assolutamente casuale. 🙂

Qualche annotazione:

  • Al di là dell’Atlantico, nei singoli si impone il piacevole (ma non certo rivoluzionario) rock A.O.R. “Hanging by a Moment” dei Lifehouse: band che, dopo questo exploit, cadrà abbastanza velocemente nel dimenticatoio. Negli album, invece, alla faccia del nuovo millennio, a vincere è la raccolta “The Beatles 1“,  che raccoglie 27 singoli di successo della storica band di Liverpool;
  • In Inghilterra, negli album si ripete la solfa americana: i Beatles! Nel piccolo formato, invece, ad aggiudicarsi il primo posto è la reggae fusion “It Wasn’t Me” di Shaggy, con la partecipazione dell’inglese Rikrok;
  • I fuori menù e le uscite dell’anno, ovviamente, sono la cosa più interessante: e che, questa volta, iniziano a far intravedere come le polveri del Rock siano un po’ bagnate. Intendiamoci: non che manchino piccoli e grandi capolavori. Ma – ed è la prima volta – non c’è un “genere” nuovo a tirare la volata, ma tante rimasticature: piacevoli, a tratti geniali, interessanti, eclettiche… Troviamo l‘elettro-pop di The Orb e Daft Punk, il pop mordi e fuggi di Jennifer Lopez, Britney Spears e Backstreet Boys, qualche delizia eccentrica come Gorillaz e Björk, l’hard-metal differentemente variegato di Rammestein, Linkin Park e System of a Down, l’estremo vagito Brit Pop degli Sterophonics: ma di roba fresca ne vedo poca. I fuori categoria sono – almeno per me – tre: i Tool, con la loro dirompente miscela di nu-metal e psichedelia; il roots-rock mutante dei White Stripes; e la fantasiosa Elisabeth Esselink, in arte Solex, alle prese con un eclettico techno-pop a bassa fedeltà costruito su campionamenti di frammenti sonori pescati qui e la nel suo negozio di dischi.
  • E poi abbiamo i sempreverdi: come gli Aerosmith, i R.E.M. (“Reveal”), i Radiohead (“Amnesiac”) e l’eterno Bob Dylan, con il suo “Love and Theft”. Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #5 – Il 2001”