Domani avvenne: da lunedì 21 marzo 2022 a domenica 27 marzo

21 Marzo 1952: alla Cleveland Arena il dj Alan Freed indice il “Moondog Coronation Ball“, un concerto dedicato alle nuove tendenze rhythm’n’blues e che – fatto ancor più rivoluzionario – è immaginato come una festa aperta, per i ragazzi di qualunque colore. La sala è sottodimensionata e i teenager giungono in massa: la polizia, spaventata, interrompe il raduno. La serata si può considerare il primo concerto rock della storia: i problemi con le forze dell’ordine, la quasi auto-gestione dell’evento, tutto prefigura, nel bene e nel male, i raduni rock degli anni Sessanta.

22 Marzo 2020: a Chorleywood (UK), a 82 anni, ci lascia Julie Felix. Cantante e autrice folk americana, trova il successo in Inghilterra negli anni Sessanta, tanto da diventare la prima cantante folk capace di riempire la Royal Albert Hall. Famosa anche come conduttrice e cantante fissa del programma radio “Once More With Felix”, diventa nota a livello mondiale con la cover dello storico brano andino “If I Could (El Cóndor Pasa)” (1970).

23 Marzo 1967: a Buffalo (New York), all’età di 63 anni, dopo dieci anni di malattia, ci lascia Pete Johnson. Pianista boogie, diventa famoso grazie al sodalizio con lo shouter “Big Joe” Turner, e decolla definitivamente grazie allo storico concerto “From Spirituals to Swing” (1938): qui si esibisce in trio con Albert Ammons e Meade Lux Lewis, con cui stabilisce una partnership leggendaria e virtuosistica, spesso all’opera al Cafè Society di New York.

24 Marzo 1938: a Danzica (Polonia) nasce Holger Czukay. Studente di musica alla corte di Stockhausen, nel 1968 si sposta verso il rock: nel 1968, a Colonia, fonda i Can, pionieri assoluti della scena krautrock e dello sperimentalismo elettronico, in cui Holger assume il ruolo di bassista, mente pensante e ingegnere del suono. Durante la sua carriera collabora inoltre con gli Eurythmics e David Sylvian.

25 Marzo 1972: per la Purple Records esce “Machine Head“, sesto album degli inglesi Deep Purple. Registrato a Montreaux, è un lp storico: tutti i 7 brani della scaletta sono da annoverarsi fra i classici della band, e andranno a costituire l’ossatura del tour seguente, da cui sarà tratto l’altrettanto storico live “Made in Japan”. Troviamo, infatti, “Highway Star”, “Lazy”, “Space Truckin'” e l’arcinota “Smoke on the Water”. Una curiosità: i “machine head” sono i “piroli” degli strumenti a corda, le chiavi meccaniche poste nella paletta che aumentano o rilasciano la tensione delle corde.

26 Marzo 2000: “Supernatural“, diciottesimo album del gruppo Santana, raggiunge la vetta della classifica inglese. Arrivato dopo un decennio di modesti riscontri commerciali, “Supernatural” diventa uno dei più grandi successi di sempre del grande chitarrista latino, arrivando a vendere circa 30 milioni di copie nel mondo e aggiudicandosi otto Grammy. In scaletta, “Smooth”, “Maria Maria” e “Corazón Espinado”.

27 Marzo 1905: a Nashville (Tennessee) nasce Leroy Carr. Cresciuto a Indianapolis, pianista, cantante e autore blues, conosce il chitarrista Scrapper Blackwell, con cui intesse una collaborazione di successo: la loro “How Long, How Long Blues” (1928) è un disco di straordinaria fortuna, così come “Blues Before Sunrise”. Il loro è uno stile nuovo, lo “slow blues”, un mood raffinato e confidenziale, e che lancia la moda delle coppie pianista-chitarrista.

I miei vinili: #7 – Di vuoti e di pieni (parte prima)

Poco fa, mentre mettevo mano a uno dei miei tanti fogli Excel su cui memorizzo e elenco robe musicali, mi sono accorto di una cosa: e, cioè, che nella mia collezione perennemente in progress ci sono abbondanze esagerate, e altrettanto clamorosi buchi! “Ma è normale”, direte, “mica hai l’obbligo di avere tutto di tutto!”. E’ vero: ma comunque, per un onnivoro come me (attenzione: essere onnivori non significa rinunciare ai propri gusti, significa assaggiare tutto, e magari provare pure una seconda volta, se la prima è andata così così…) la cosa incuriosisce… Anche perché colleziono musica da circa 40 anni: e, oltre che appassionato e onnivoro, sono pure sistematico!

La saga de “I miei vinili” questa volta si sofferma quindi su questo: quali i buchi, e quali gli eccessi della mia collezione? Continua a leggere “I miei vinili: #7 – Di vuoti e di pieni (parte prima)”

Domani avvenne: da lunedì 29 novembre 2021 a domenica 5 dicembre

29 Novembre 2001: a Los Angeles, all’età di 58 anni, ci lascia George Harrison. Gli ultimi anni del “Quiet Beatle” trascorrono in modo non troppo piacevole: nel ’98 svela di aver sofferto recentemente di un tumore alla gola; nel ’99 subisce un’aggressione domestica da parte di uno squilibrato e – dopo alcune pugnalate al petto – è salvato dalla moglie; a luglio 2001 voci ben informate rivelano che stia ricevendo cure per un tumore cerebrale; e a novembre esala l’ultimo respiro. Dopo la cremazione, le sue ceneri sono sparse nel Gange.

30 Novembre 1909: a Helena (Arkansas) nasce Robert Lee McCollum. Musicista girovago, cantante e chitarrista blues, incide alcuni singoli a nome proprio e con altri artisti, ma non trova mai fissa dimora: St. Louis, Aurora, Clarksdale… Scomparso dalle scene, dopo la Guerra ricompare improvvisamente a Chicago e assume il nome d’arte di Robert Nighthawk, diventando il più autorevole rivale della stella nascente Muddy Waters. Sparito nuovamente dalla circolazione, è rintracciato nel ’64 e conosce una breve ma intensa seconda giovinezza.

1° Dicembre 1969: a Chicago, all’età di soli 32 anni, stroncato da un attacco cardiaco, ci lascia Samuel Gene Maghett, più noto con lo pseudonimo di Magic Sam. Arrivato in città dal natio Mississippi, si impone presto come uno dei più interessanti cantanti e musicisti di blues elettrico dei tardi anni Cinquanta: nella sua breve carriera scrive classici come “All Your Love“, “I Just Want a Little Bit” e la cover di “Sweet Home Chicago“… non a caso dedicata da Jake Blues-John Belushi proprio a lui, durante il concerto finale del film “The Blues Brothers”.

2 Dicembre 1981: a McComb (Mississippi) nasce Britney Spears: pop star di enorme successo, ha vinto un Grammy, 12 Billboard Music Awards, 6 MTV Video Music Awards, 4 World Music Awards ed è già entrata nel Guinness dei Primati per 13 volte! Dal debutto, a soli 17 anni, ha inciso (sinora) 9 album, vendendo oltre 50 milioni di dischi in tutto il mondo: e oggi compie 40 anni!

3 Dicembre 1971: per la E.G. Records esce “Islands“, il quarto album della prog band King Crimson. Con la formazione completamente rivoluzionata, Robert Fripp e Peter Sinfield mettono mano a uno dei lavori più significativi della loro discografia: da segnalare il tour de force di “Formentera Lady”, e le ballate astratte “Islands” e “Sailor’s Tale”. In copertina, una fotografia telescopica della nebulosa Trifida.

4 Dicembre 1971: i Deep Purple sono a Montreaux, nel “Rolling Stones Mobile Studio”, per registrare nuovo materiale. Nel vicino Casinò si tiene, quella sera, un concerto di Frank Zappa: uno spettatore lancia inopinatamente un razzetto segnaletico, che appicca un incendio che presto degenera e distrugge l’edificio. Il bassista Roger Glover, sconvolto ma anche ispirato dall’evento, ha un’idea: scrivere un testo a tema da adattare a un pezzo appena inciso. E’ appena nata “Smoke on the Water“, basata su un riff monolitico e famosissimo, e che infatti recita proprio: “Smoke on the water, a fire in the sky“.

5 Dicembre 2012: a Norwalk (Connecticut), il giorno prima del suo 92° compleanno, muore Dave Brubeck. Pianista jazz, nel 1951 fonda il celebre Quartetto, in cui milita l’amico e saxofonista Paul Desmond: molto attivi nei campus universitari, i quattro riescono a sdoganare il Cool Jazz presso un pubblico giovane. Nella sua band “di pelle bianca” milita, cosa scandalosa, un contrabbassista di colore: cosa che causerà non pochi problemi alla visibilità televisiva del quartetto. Fra i suoi pezzi più famosi “The Duke”, “Blue Rondò à la Turk” e la celeberrima “Take Five“: costruita su un inusuale tempo di 5/4, è in realtà scritta da Paul Desmond.

Domani avvenne: da lunedì 28 giugno 2021 a domenica 4 luglio

28 Giugno 1965: a Las Vegas, all’età di 60 anni, ci lascia il cornettista e bandleader Ernest “Red” Nichols. A capo della Dixieland band The Five Pennies, Red fa esordire campioni del jazz come  Jimmy Dorsey, Benny Goodman, Glenn Miller, Jack Teagarden, Joe Venuti e Gene Krupa. Con l’avvento del più strutturato Swing, la carriera di Nichols decade rapidamente, anche la sua band rimane attiva sino a tutti gli anni Cinquanta.

29 Giugno 1948: a Nottingham (UK) nasce Ian Paice.  Batterista, dopo i primi passi nell’orchestra da ballo del padre e vari gruppi amatoriali, approda nei Maze del cantante Rod Evans: e, al suo seguito, nel 1967 entra nei Deep Purple… Storica band hard rock di cui, a tutt’oggi, è l’unico membro stabile. Batterista dalle epiche rullate e dal gran vigore, Ian nella sua lunga carriera ha suonato nella side-band Paice, Ashton & Lord, nei Whitesnake, e a fianco di Gary Moore e Paul McCartney.

30 Giugno 1975: a tre giorni dall’ufficializzazione del divorzio da Sonny Bono, la cantante Cher sposa Gregg Allman, cantante, chitarrista e fondatore della Southern Rock band Allman Brothers. La coppia divorzia nel 1978.

1° Luglio 1968: per la Capitol Records esce “Music from Big Pink” del gruppo roots rock The Band. Robbie Robertson, Richard Manuel e soci, abbandonato il ruolo di band di appoggio a Dylan (col vecchio nome di The Hawks), e rigenerati dalle lunghe sessions nella “Casa Rosa” del titolo (una costruzione di Saugerties, New York), concepiscono uno dei dischi più eclettici e influenti di sempre. In scaletta classici come “To Kingdom Come”, “The Weight” e “Tears of Rage” e le dylaniane “This Wheel’s on Fire” e “I Shall Be Released”.

2 Luglio 1966: a quasi tre mesi dalla sua uscita il singolo “Strangers in the Night” di Frank Sinatra raggiunge il primo posto della classifica americana, apprestandosi a divenire una delle canzoni più famose e di successo della storia. Scritta dall’artista armeno-americano Avo Uvezian, è curiosamente sempre stata disprezzata dal famoso crooner, che l’ha più volte definita  “the worst fucking song that I have ever heard“…

3 Luglio 1973: a Cornwall (Connecticut) muore, all’età di 78 anni, Laurens Hammond. Ingegnere e inventore, è famoso in ambito musicale per aver brevettato (e siamo nel 1934) l’omonimo organo elettrico: pensato come sostituto economico dei costosi organi a canne delle chiese, trova invece il successo mondiale in ambito jazz, blues, rock e pop.

4 Luglio 1911: a Rochester (New York) nasce Mitch Miller. Oboista di grande talento, nel 1950 entra nella Columbia come quadro direttivo: Miller impone il primato del produttore, decretando se un certo brano pop sarà un successo o un flop, e studiando un complesso intreccio di atteggiamenti, arrangiamenti e promozione televisiva su misura per ogni interprete. Fierissimo nemico del rock’n’roll, negli anni Sessanta diventa noto grazie allo show televisivo “Sing along with Mitch”, in cui si propone una sorta di karaoke ante-litteram.

I miei vinili: #4 – Vhs, Dvd e universi paralleli

Sì, Vhs e Dvd: perché “i miei vinili”, così come già reso evidente dai capitoli precedenti, non parla “solo” di vinili! E, dopo le cassette, i dischi e i cd, dico qualche parola sulla cosiddetta “musica da vedere”: e qui intendendo quella parte della mia abborracciata collezione fatta da vecchie vhs, DVD e similari, ovviamente a tema musicale.

Come ho già raccontato a suo tempo, uno dei primissimi video che mi legò per ore e ore davanti alla tv, come il mio concittadino Alfieri al suo albero, fu il concerto per la reunion dei Deep Purple Mark 2, trasmesso su Rai3, col running comment di Paolo Zaccagnini… Un concerto che registrai e rividi da solo, con gli amici, di nuovo da solo e così via (la famosa “coazione a ripetere” :-)): nulla di artisticamente ineccepibile, ma vaglielo a dire, a quel diciottenne là! Continua a leggere “I miei vinili: #4 – Vhs, Dvd e universi paralleli”

Canta che ti passa #7

Non di soli cd vive l’uomo, ma anche di video musicali. Già ne ho tanti di mio: ma con Youtube la possibilità di scelta e visione si è espansa a dismisura. Con tutto il tempo che ho giocoforza a disposizione, finalmente ho potuto recuperare in rete un video che avevo in Vhs, ma che con i miei amici ho consumato sino allo sgretolamento del nastro: e da lì sono partito per un piccolo viaggio a tema.

  • Deep PurpleParis 1985. Il tour della reunion della gloriosa e insuperata Mark II, quella con Gillan e Glover per intenderci. Dopo una paccata di date in Australia, Nord America e Giappone, i Deep arrivano in Europa: e la data di Parigi (8 Luglio) è ripresa e mandata in onda, in Italia, da Rai3, col running comment di Paolo Zaccagnini. Mi ricordo ancora l’emozione di poter vedere, anche se in tv, quelli che allora erano i miei idoli: senza rete web, senza video storici che girassero in tv, oltre ai dischi e a qualche foto, tutto era fantasia. E la fantasia fu un po’ messa alla prova, in quel Luglio: dopo il buio sul palco, e laser a manetta, parte l’opening per eccellenza, “Highway Star“. Ed eccoli, gli dèi! Mi stupisco di come Paice e Lord abbiano messo su pancia, Glover invece è in forma, rimango folgorato dal Man-in-Black Blackmore, con la sua casacca nera, ma Gillan…? Possibile che… Si sente appena! Canta, si sforza, è paonazzo, ma niente: evidentemente hanno sbagliato i settaggi! Eppure gli altri vanno che è un piacere, la ritmica pompa come un treno, Lord ricama fraseggi e assoli, Ritchie è incredibilmente noisy, veloce e preciso, ma Ian… E no: né con le nuove, ottime, canzoni (“A Gipsy’s Kiss”, “Perfect Strangers”, “Knocking at Your Back Door”), e nemmeno – Oddio! – con le vecchie e gloriose “Strange Kind of Woman” e “Space Truckin'”. Per mesi – perché ho rivisto il concerto decine di volte – mi sono raccontato che non era possibile, doveva essere una ripresa audio fatta male: ma invece… Lo stesso Gillan di “Child in Time” e dei duetti voce-chitarra di “Made in Japan”, era improvvisamente afono. D’altronde aveva 40 anni (si, mi sembravano tantissimi), e glielo potevo perdonare!
  • E, dopo aver recuperato “Parigi”, e essermelo rivisto ovviamente tutto (!), mi sovviene un episodio, e controllo sul Tubo… Dunque, è il 1994, i Deep Mark II, fra nuove liti e clamorose riappacificazioni, sono di nuovo assieme, e si mettono in tour per promuovere il nuovo “The Battle Rages On”. Ma Blackmore è incazzato,e ha da dire su tutto: su Gillan, che mal sopporta, e anche sulle riprese live. Il concerto di Birmingham, immortalato con improvvida scelta di marketing per il DVD “Come Hell or High Water“, mostra una band con i nervi a fior di pelle. Apre, come sempre, “Highway Star”: ma Ritchie non c’è! Gli altri si arrabattano, mandano avanti la canzone ma la chitarra manca: e cazzo se manca. Blackmore è in camerino: e lì resterà sino a quando non gli leveranno dai coglioni il cameraman personale. Alla fine sua maestà è accontentato: accolto da un ironico inchino di Gillan entra sul palco, proprio all’abbrivio del suo solo, ma ancora non gli è passata. Se gli sguardi parlano, allora Ritchie sta per compiere un omicidio: lancia occhiate furenti, attraversa il palco, per la tensione perde per un attimo il tempo, prende un bicchiere d’acqua (e smette di suonare) per lanciarlo a un altro cameraman… E coglie di striscio il povero Gillan. Che, occorre dirlo, manco qui mi entusiasma, è un po’ starnazzante, soprattutto negli acuti (e indossa una mise da mani nei capelli): mentre l’Uomo in Nero è in grado ancora di stracciare chiunque. Che poi abbia un carattere di merda è un altro discorso (tanto che sbatterà la porta, per mollare i colleghi nel bel mezzo del tour). Ma, per come suona, glielo posso ancora perdonare.
  • E, non pago, vado a vedere come sono messi oggi. Se 40 mi sembravano tanti, per una rockstar, ora che gli anni sono 75, cosa mi aspetterà? Trovo facilmente un live dei Deep Purple del 23 Settembre scorso, a Tucson: Jon Lord è morto sette anni fa, Blackmore da quel ’94 non è più tornato a casa, ma si apre sempre con “Highway Star”. Ian ora ha i capelli corti e grigi, si muove con una certa rigidità, e la voce… Beh, è un’illustre assente. Per non parlare del sostituto alla sei corde, Steve Morse: un chitarrista molto tecnico e “americano”, che di anni ne ha 65 circa, ma che non mi muove manco un quark d’emozione. E Ritchie, invece? Come se la caverà? Dopo la sbornia folk-medievale che ne ha occupato la carriera per una ventina d’anni, nel 2019 è tornato al rock con un’ennesima updating dei “suoi” Rainbow: ma i compari d’avventure sono scarsi, e lui ha l’artrosi, i baffi tinti e come chitarrista… Beh, sembra un dilettante: lento, impacciato e chiaramente in difficoltà. Mi fa male al cuore dirlo, ma è imbarazzante. E ora basta: non li perdono più.

Sic transit gloria mundi, dicono quelli bravi. E si potrebbero aprire infiniti discorsi su come il rock non possa fare a meno della fisicità, che il tempo non perdona, ecc. Ma il sentimento dominante è la rabbia, perché – per avidità, vanagloria o stupidità – Ian e Ritchie stanno offendendo i grandissimi che sono stati. Come Totti. E nessuno vorrebbe vedere i propri “Personal Jesus” finire così. Ma alla fine di tutto, della delusione e dello sconcerto, la “nostalgia canaglia” è più forte: riprendo in mano il vecchio vinile “Made in Japan“, che conservo da 35 anni come una reliquia, e lo metto sul piatto. Non mi occorre altro.