Io non so parlar di musica

Parlare di musica è come ballare di architettura”: uno dei miei aforismi preferiti, volto a denunciare come “parlare di musica” sia un’impresa perdente per definizione. Non vale, ovviamente, quando si racconta la biografia di un musicista, o si fanno analisi tecniche o storiche: ma “descrivere” una melodia, un’armonia, e le emozioni che suscitano, è sempre un’approssimazione. Aggettivi, paragoni storici, metafore, ricordi personali, citazioni altrui, e via retoricheggiando: tutte cose utili, utilissime, a dare un’idea… Ma nulla può sostituire l’ascolto.

Oggi, quindi, non la faccio troppo lunga, e mi limito semplicemente – senza sproloquiare, precisare e dettagliare – a “postare” uno dei pezzi che amo di più in assoluto, e che più mi emoziona, ogni volta: è pure bello lungo, quindi godetevelo! E se non vi piace… Pazienza! 🙂

Genesis – “Firth of Fifth

Tratto da “Selling England by the Pound” (1973)

Domani avvenne: da lunedì 30 novembre 2020 a domenica 6 dicembre

30 Novembre 2003: a New York, lo spiazzo all’angolo fra The Bowery e la 2a Strada, nei presso dello storico punk club CBGB, è ufficialmente rinominato “Joey Ramone Place” in onore al cantante dei Ramones, che qui vicino visse in compagnia del sodale di schitarrate Dee Dee Ramone. Pare che il cartello indicante la piazzola sia il più rubato della città!

1° Dicembre 1938: a Santa Monica (California) nasce Sandy Nelson. Stimato percussionista, sul finire degli anni Cinquanta tenta la carta innovativa degli strumentali basati sulla batteria: “Teen Beat” (1959), “Let There Be Drums” (1961) e “Drums Are My Beat” (1962) sono molto semplici, caratterizzati da ritmi marziali e trascinanti, con qualche abbozzo di assolo di batteria, ma arrivano ai piani alti della Top40, vendendo milioni di copie. Alla fine del ’63, a causa di un incidente motociclistico, Nelson subisce l’amputazione di parte della gamba destra: il grave evento non spezza la sua fibra, e Danny continua a sfornare album a ripetizione per tutti gli anni Settanta.

2 Dicembre 1997: a Mendocino (California), a soli 44 anni, ci lascia Michael Hedges: forse il più innovativo e geniale chitarrista acustico di tutti i tempi, una sorta di “Jimi Hendrix acustico“, capace di inventare e perfezionare per il suo strumento tecniche strumentali innovative (tapping, accordature aperte, guitar synth e harp guitar) e muoversi a cavallo fra jazz, new age, quadretti pastorali e violente sperimentazioni lisergiche. Muore al ritorno di una Festa del Ringraziamento a San Francisco, precipitando con la sua auto da una scogliera.

3 Dicembre 1976: a Londra, presso la centrale elettrica di Battersea, si tiene la seconda session di scatti fotografici, in vista dell’imminente uscita dell’album “Animals” dei Pink Floyd. Il maiale gonfiabile volante, grosso circa 12 metri (“Algie”), improvvisamente rompe gli ormeggi e si dirige verso l’aeroporto di Heathrow, causando il blocco del traffico aereo. Finalmente verso le 21 un contadino del Kent chiama la polizia, riferendo che il maiale gonfiabile si trovava nei suoi campi, e sta spaventando le mucche.

4 Dicembre 1993: a Los Angeles, a pochi giorni dal compiere 53 anni, se ve va Frank Zappa, uno dei più grandi musicisti tout court del XX Secolo, e una delle personalità più intelligenti e corrosive della scena rock. Nonostante il cancro alla prostata che lo tormenta da anni, negli ultimi tempi Frank ha ancora tempo ed energie per annunciare la candidatura a presidente degli Stati Uniti d’America con lo slogan «Potrei mai far peggio di Ronald Reagan?». Il suo lascito è enorme, e ancora da scandagliare a fondo, visti gli sterminati archivi rimasti in larga parte inediti.

5 Dicembre 1938: a Oklahoma City nasce John Weldon “J.J.” Cale. Chitarrista, cantante, autore e ingegnere del suono, artista riservato e creativo, è uno dei capofila del cosiddetto “Tulsa Sound” (un morbido crossover fra rockabilly, blues e country). Fra i suoi pezzi più famosi, “After Midnight” e “Cocaine“, portati al successo da Eric Clapton.

6 Dicembre 1920: a Concord (California), giusto 100 anni fa, nasce Dave Brubeck. Pianista jazz, nel 1951 fonda il celebre Quartetto, in cui milita l’amico e saxofonista Paul Desmond: molto attivi nei campus universitari, i quattro riescono a sdoganare il Cool Jazz presso un pubblico giovane, e a imporlo alla critica più riottosa. Nella sua band “di pelle bianca” milita, cosa scandalosa, un contrabbassista di colore: cosa che causerà non pochi problemi alla visibilità televisiva del quartetto. Fra i suoi pezzi più famosi “The Duke”, “Blue Rondò à la Turk” e la celeberrima “Take Five“: costruita su un inusuale tempo di 5/4, è in realtà scritta dal sasofonista Paul Desmond.

Frank Zappa: un anarchico perfezionista

C’è un video facilmente reperibile sul web: un breve estratto dello Steve Allen Show, datato 4 Marzo 1963. Le immagini sgranate dell’epoca ci mostrano l’ospite speciale della trasmissione: un allampanato ragazzo in giacca e cravatta, con un naso “importante”, entra in campo e si avvicina a una bicicletta, già posata sul pavimento… La ribalta, smonta le manopole dei manubri e soffia dentro al telaio; poi, con le dita, pizzica i raggi delle ruote e vi striscia un archetto da violoncello; infine, con l’aiuto del compiacente conduttore, usa la bici come “strumento” per accompagnare una band Swing. È la prima apparizione documentata di Frank Zappa (1940-’93): e, a ben vedere, una sorta di Bignami del suo pensiero e della sua originalissima idea di “musica”.

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