Le mie “Comfortably Numb”

Oh, parliamo un po’ di un gruppo che non cito mai… I Pink Floyd! Scherzi a parte, chi mi conosce sa benissimo che i Floyd sono una mia piccola ossessione: non più come anni fa, d’accordo, ma sempre nel cuore stanno. Nella loro produzione, “Comfortably Numb” è senza dubbio una delle canzoni più amate: il testo di zio Roger, la progressione armonica, le voci che si alternano, il godurioso assolone finale di zio David… Difficile rimanere indifferenti. Sì, non sarà estrema e innovativa come “Astronomy Domine” o “Careful With That Axe, Eugene”, ma è uno dei brani “standard” più riusciti di sempre: e, cosa non secondaria, amata da milioni e milioni di fans.

Quando una canzone così ti entra dentro, anche senza farlo apposta te la ritrovi ovunque: ti accompagna, ti segue, per un po’ sembra sparire e poi tac, eccola lì!: di nuovo è con te. Ed è così che ho pensato NON di procedere a una descrizione o a un’analisi del pezzo, ma a un resoconto personale delle occasioni in cui il medesimo ha fatto capolino, significativamente, nella mia vita, e dei ricordi che mi suscita.

Devo aver sentito per la prima volta “Comfortably Numb” verso il 1986 o giù di lì (un bel 7 anni dopo la sua uscita), e di quell’esperienza non ho traccia mnemonica: probabilmente – immersa com’è nel flusso sonoro degli 80 minuti di “The Wall” – non riuscì subito a emergere e a farmi gridare al miracolo… Ma, ascolto dopo ascolto, mi entra nella pelle: a me come al mio amico Silvio, che prima del sottoscritto ha amato i Floyd, e la canzone. Tanto che, dalle vacanze, mi manda una cartolina, e invece dei soliti saluti verga a mo’ di citazione e ammonimento del tempo che passa, il famoso distico: “The child is grown, The dream is gone“.

Continua a leggere “Le mie “Comfortably Numb””

Quarant’anni fa: Pink Floyd – “The Wall” – Pt. 2

(continua dalla prima parte)

Ma, oltre che un disco, un concerto e un film, TW è una narrazione: e una narrazione complessa, ardita, con ampi tratti di meta-qualcosa. Il flusso sonoro è punteggiato di “vocine” e “a parte” che giocano coi pensieri del protagonista, smentiscono le sue speranze o ne anticipano il destino, al pari di un narratore onnisciente. E gli incubi si materializzano, nel concerto, con i pupazzi che invadono la scena e minacciano Waters-Pink, mentre il gran demiurgo apre lo spettacolo con quattro musicisti che SEMBRANO i Pink, ma NON SONO i Pink: quattro figuri in nazi-uniforme che indossano maschere di gomma con le fattezze dei Floyd. Una “surrogate band” che, al secondo pezzo, cede il posto a David, Roger & co. per poi riemergere brutalmente nel pre-finale, la parte dedicata al delirio di potenza di Pink (“In the Flesh”, “Waiting for the Worms”). Una costruzione metanarrativa, quindi, che usa un concerto-massa per criticare proprio il concerto-massa e la divinizzazione fascista della star.

Continua a leggere “Quarant’anni fa: Pink Floyd – “The Wall” – Pt. 2″

Domani avvenne: da lunedì 2 settembre 2019 a domenica 8 settembre

Settembre, andiamo… in vacanza! Io, almeno, ci torno, anche se per poco

2 Settembre 1946: a Houston (Texas) nasce Billy Preston. Bambino prodigio della tastiera, a 10 anni accompagna già in concerto Mahalia Jackson e Nat King Cole. Alla fine degli anni Sessanta è chiamato dai Beatles per l’album “Let it Be”, e si accasa alla Apple Records: nella sua breve carriera suona con tutti i big del rock, fra cui Rolling Stones, Bob Dylan, Aretha Franklin, Elton John, George Harrison e Red Hot Chili Peppers. È inoltre l’unico musicista con il quale i Beatles abbiano condiviso l’etichetta di un disco: il singolo “Get Back”, infatti, figura eseguito da «The Beatles with Billy Preston».

3 Settembre 1966: il singolo “Sunshine Superman” (Epic Records), dello scozzese Donovan, arriva al primo posto delle classifiche americane, e diventa uno dei brani simbolo del folk-rock psichedelico. Fra i musicisti chiamati alla sua realizzazione troviamo anche Jimmy Page e John Paul Jones, futuri Led Zeppelin.

4 Settembre 1956: a New York nasce Steven Edward Duren. Bambino ribelle, fugge dall’Accademia Militare in cui il padre lo aveva iscritto per “insegnarli la disciplina” ed entra come chitarrista negli New York Dolls. Nel ’76, durante la permanenza nei Sisters, inizia a dar mostra delle sue truci capacità sceniche (mangiare vermi o darsi fuoco alle scarpe). Nell’82, col nome d’arte di Blackie Lawless, è fra i fondatori del gruppo metal W.A.S.P., in cui occupa il ruolo di frontman, chitarrista e autore.

5 Settembre 1949: a Tamworth (UK) nasce Dave “Clem” Clempson. Chitarrista, inizia la carriera alla fine degli anni Sessanta nel power trio rock-blues dei Bakerloo, per poi passare prima ai Colosseum e poi negli Humble Pie, dove rimpiazza Peter Frampton. Nel ’75 è uno dei musicisti convocati dai Deep Purple per sostituire Ritchie Blackmore, ma è scartato a favore di Tommy Bolin. Turnista molto apprezzato, ora si dedica soprattutto alla fusion.

6 Settembre 1943: a Great Bookham (Surrey) nasce George Roger Waters. Trasferitosi a Cambridge per motivi di studio, conosce Nick Mason e Rick Wright, e nel ’63 fonda i Sigma 6: la prima delle varie tappe che, di lì a 2 anni, condurranno al nucleo originario dei Pink Floyd. Autore, paroliere, bassista e anima pensante del gruppo inglese, nel 1984 si mette in proprio e inizia una carriera solista parsimoniosa ma di buon livello artistico, costellata da feroci polemiche all’establishment conservatore.

7 Settembre 1930: a Harlem vede la luce Theodore Walter “Sonny” Rollins. Saxofonista, assorbe il meglio della lezione di Coleman Hawkins, Lester Young e Charlie Parker e le sintetizza in un nuovo linguaggio, ardito e rivoluzionario. Nella seconda metà degli anni Cinquanta realizza i lavori più importanti, fra cui “Saxophone Colossus”, “Tenor Madness” e “Freedom Suite”. Improvvisatore senza pari, attraversa come una furia sessanta anni di musica, passando dal Bop all’Hard Bop, dal Free al Funk.

8 Settembre 2016: a Miami, a 72 anni, ci lascia Cecill Bustamente Campbell, in arte Prince Buster. Musicista di origine giamaicana, è uno dei principali artefici della nascita dello Ska e del Rocksteady: sono sue le storiche hit “Madness”, “Wash wash”, “One step beyond” e “Al Capone”.