Domani avvenne: da lunedì 5 aprile 2021 a domenica 11 aprile

5 Aprile 1929: a Newent (UK) nasce Joe Meek: una delle più grandi intelligenze che abbiano mai calcato lo studio di registrazione. Geniale analfabeta dello spartito, tutto istinto, creatività e fantasia, nella sua breve carriera lavora a circa 245 singoli, portandone ben 45 nella Top 50, e insegnando a mezzo mondo come “si fa un 45 giri di successo”: disposizione dei microfoni, separazione fisica degli strumenti durante la registrazione, sovraincisioni, riverbero, compressione del suono, eco… Tutta roba sua! Fra i singoli di sua produzione, “Cumberland Gap” di Lonnie Donegan e “Telstar”, successo planetario dei Tornados.

6 Aprile 1927: a New York nasce Gerry Mulligan. Saxofonista jazz, si specializza nel sax baritono (trattato con un sound morbido e moderno), nell’arrangiamento e nella composizione. Gerry è considerato uno dei padri della corrente cool e delle sperimentali formazioni “piano-less”: sposato con un’italiana, e per lunghi periodi residente a Milano, al di fuori del jazz ha registrato il memorabile album “Summit-Reunion Cumbre”, assieme ad Astor Piazzolla e Tullio De Piscopo.

7 Aprile 1965: a Milano nasce Nicola Fasani, per tutti Faso. Bassista elettrico di grande tecnica ed eclettismo, è noto ai più per la sua storica militanza in Elio e le Storie Tese: ma, accanto alla partecipazione nel gruppo milanese, Faso è attivo nelle band jazz-funk Trio Bobo e Biba Band, ed è uno stimato session man (Mina, Battiato, Daniele Silvestri, Finardi). Inoltre, è presidente della Ares Milano Baseball, dove gioca saltuariamente come prima base.

8 Aprile 1977: per la CBS esce l’omonimo album di debutto dalla punk band inglese The Clash, e che da subito sottolinea la forte tensione politica che anima Joe Strummer e soci: sul retrocopertina l’immagine degli scontri a Notting Hill tra polizia e comunità giamaicane, e in scaletta le esplicite “White Riot”, “I’m so Bored with the U.S.A.” e “Police and Thieves“.

9 Aprile 1961: a Dublino nasce Mark Kelly. Tastierista, nel 1981 subentra a Brian Jelliman nella neo-prog band Marillion: e con loro suonerà in tutti gli album, dall’esordio del 1983 fino ai giorni nostri. 

10 Aprile 1982: l’album “The Number of the Beast“, degli inglesi Iron Maiden, raggiunge il primo posto della classifica di madre patria. Terzo lp del gruppo, e il primo con Bruce Dickinson alla voce, risulta tutt’ora il più grande successo commerciale della band, e uno dei “classici” del metal inglese. In scaletta, oltre alla title track, le epiche “Run to the Hills”, “Hallowed Be Thy Name” e “22 Acacia Avenue”.

11 Aprile 1971: a Schwerin (Germania) nasce Oliver “Olli” Riedel. Olli imbraccia il basso relativamente tardi, a 21 anni, e solo due anni dopo entra nei neonati Rammstein: storico gruppo industrial-metal in cui è tutt’ora attivo. Durante l’ultima canzone dei loro concerti è tradizione che Riedel sia messo su un canotto, trasportato poi dalla folla, a forza di braccia, per tutta la hall. Con i suoi 2,05 metri di altezza, è uno dei musicisti più alti del rock.

Domani avvenne: da lunedì 9 marzo 2020 a domenica 15 marzo

9 Marzo 1987: esce “The Joshua Tree“, il quinto album della rock band irlandese U2 e uno dei capolavori della pop music di tutti i tempi. Prodotto da Daniel Lanois e Brian Eno, e registrato in parte negli studi Sun di Memphis (per intenderci, quelli del primo Presley), vende oltre 28 milioni di copie: in scaletta, hit come “Where the Streets Have No Name” , “I Still Haven’t Found What I’m Looking For”, “With or Without You”, “Red Hill Miming Town” e “Mother of the Disappeared”. Il titolo dell’album fa riferimento alla Yucca brevifolia, l’albero di Giosuè, pianta originaria del sud ovest degli Stati Uniti.

10 Marzo 1903: a Davemport (Iowa) nasce Leon Bismarck “Bix” Beiderbecke. Affascinato dalla musica che risuona sui battelli che da Memphis risalgono il Mississippi, a 15 anni si avvicina alla cornetta, e rapidamente mette in mostra un talento cristallino. Un colore sonoro delicato, calmo e centrato, il vibrato pieno di relax, il respiro naturale, pochi virtuosismi: in confronto alla spinta hot di Armstrong, Bix può apparire un conservatore… Ma un conservatore straordinario. Bix mostra come il jazz, pur mantenendosi fedele alle radici afroamericane, possa essere anche lirico, gentile e dolce: insegnamento ripreso, agli inizi degli anni Cinquanta, dalla scuola cool di Chet Baker e Lennie Tristano.

11 Marzo 1971: Jim Morrison, il leader dei Doors, giunge all’Hotel George’s, a Parigi. La settimana seguente si trasferisce in un appartamento al 17 di Rue Beautreillis: e nella Ville Lumière rimarrà sino al 3 Luglio, data della sua morte.

12 Marzo  2013: a Londra, a 56 anni, ci lascia Clive Burr. Batterista dal feeling inimitabile e dalle performance ultra dinamiche, entra prima nei Samson e, nel 1979, negli Iron Maiden, con cui resta sino al 1982, incidendo tre album. Durante il tour The Beast on the Road riceve la notizia della morte improvvisa del padre: al ritorno dalle esequie scopre di esser stato sostituito dall’amico Nicko McBrain, tutt’oggi il batterista della band. Dopo una ventina d’anni passati in formazioni minori dell’heavy britannico, nel 2001 scopre di avere la sclerosi multipla: dovrà arrendersi dopo 12 anni di battaglia.

13 Marzo 1971: a Treviso nasce Giulio Casale. Giulio, a meno di 10 anni, legge “L’Apologia di Socrate” e frequenta Tenco, Endrigo; al liceo ripudia, per partito preso, le materie scientifiche e, per l’atteggiamento intransigente, si guadagna il soprannome di “Estremo”, che diventa la sua firma; a 19 anni rifiuta un ingaggio nella serie B di basket (e uno stipendio di 50 milioni di lire) perché “sarebbe dire si a una vita programmata”. E, nel 1991, fonda la band Estra: una delle migliori realtà del rock italiano. Ne ho parlato qui.

14 Marzo 1949: a Southport (UK) nasce John “Ollie” Halsall. Chitarrista di impronta rock-fusion, ha lavorato con The Rutles, Mike Patto, i Timebox, i Tempest e Kevin Ayers, conquistando ovunque l’apprezzamento dei colleghi: è, inoltre, uno dei pochissimi vibrafonisti d’ambito rock.

15 Marzo 1912: a Centerville (Texas) nasce Sam “Lightnin'” Hopkins. Chitarrista blues, dopo anni passati sulla strada, nel 1946 vince un’audizione col pianista Wilson Smith: nasce il duo “Thunder” Smith e “Lightin’” Hopkins, il “tuono e il fulmine”.  Hopkins rappresenta il passaggio fra la naturalezza del blues rurale (l’arpeggio Piedmont, il rifiuto per la rigida scansione in dodici battute) e la modernità (i testi, che affrontano temi come la follia della guerra e il rombo della città). La vera fama arriverà solo negli anni Sessanta: nessun hippy resisterà al suo look cool, con occhiali scuri, cappello da cowboy e cicatrici da forzato sulle caviglie.

Iron Maiden – “Virus”

There’s an evil virus that’s threatening mankind

Sì, lo dico candidamente: approfitto della psicosi sull’epidemia del Coronavirus per raccattare gratis un po’ di “seo”… Strategia commerciale un po’ spregiudicata, direte: ma dovrò pure incrementare in qualche modo i miei pochi seguaci! E poi, come dicono i Maiden, “Only the Good Die Young”. 🙂

Dunque, è il 1996 e gli Iron Maiden sono reduci da “The X Factor“, il decimo lp della loro carriera e il primo dopo il traumatico abbandono di Bruce Dickinson: il sostituto – Blaze Bailey – nonostante l’ottima resa del disco, non va proprio giù a molta critica e pubblico. Steve Harris, il demiurgo della band, è un po’ incazzato… E tutti si mettono al lavoro per scrivere qualcosa che metta nero su bianco la loro rabbia. “Il brano è propriamente dedicato alla stampa britannica, celebre in tutto il mondo per il suo cinismo. “Virus” è una sorta di risposta alle persone che si sono divertite a umiliarci negli anni“. Continua a leggere “Iron Maiden – “Virus””

L’ultima luna: #4 – Luna nuova

Io conosco il canto dell’Africa, della giraffa e della Luna Nuova africana, distesa sul suo dorso

Cielo di Marzo di luna nuova
sogni di fortuna,
saggi ubriachi tra i fuochi accesi
a bruciar paure

E’ così che, dopo tre minuti buoni di sarabanda sonora, la PFM, rallentato il ritmo, intona il suo canto alla “Luna nuova“. Quella luna che non si vede ma che da sempre e ovunque è simbolo della chiusura di un cerchio e di un nuovo inizio, di rinnovamento e trasformazione. Il motivo iniziale, dal chiaro sapore barocco, è guidato dal violino; subito dopo entra il Moog e la band, lanciata dal flauto, propone il secondo tema, mentre Di Cioccio si scatena in tempi spezzati e coloriture ritmiche (eh si, Franz è uno dei pochi batteristi capaci davvero di emozionarmi…).

Dopo la pausa “lunare” del primo cantato, che accosta tradizioni rurali, vaghe mitologie e simbolismi, arriva una sezione autenticamente spaghetti-prog, in un solido 4/4: prologo al grandioso finale, costruito sulla ripresa dei due temi, condotta in un accelerando sempre più difficile e virtuosistico. Un pezzo di bravura, insomma, che riesce a coinvolgere col suo calore mediterraneo e con un notevole senso della melodia: la vera arma in più della PFM.

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