Dischie: ebanite, gommalacca e vinile, mono e stereo

Il più diretto antenato del disco nasce nel 1887. Emile Berliner – ingegnere tedesco, poi naturalizzato americano, fuoriuscito dai laboratori telefonici Bell – crea un dispositivo piatto in ebanite di 7 pollici: la sinusoide sonora è impressa con un solco a spirale, che procede dall’esterno verso l’interno [0], ed è letta da una puntina in acciaio sostenuta da un braccio snodato. Il grammofono è mosso manualmente da una manovella, e gira a una velocità di circa 55 giri/minuto. Molto simile all’attuale disco di vinile, il disco in ebanite favorisce un’agevole stampa in serie e – rispetto al cilindro di cera – garantisce una durata nel tempo molto più alta: ma presenta una qualità sonora pessima [1].

Nel 1908 la Columbia risolve questi problemi sostituendo l’ebanite con la gommalacca. I dischi di gommalacca sono supporti pesanti e fragili, incisi su due lati, di diametro di 10” (per il pop) o 12” (per la classica) e ruotano a velocità comprese fra 74 e 82 giri/minuto [2]. Ogni disco contiene un brano in monofonia per lato (con durate massime di 3 minuti per il pop, e 5 per la classica). Nel 1925 ai grammofoni è applicato un motorino elettrico, che rende obsoleta la manovella e permette di standardizzare la velocità a 78 giri. Continua a leggere “Dischie: ebanite, gommalacca e vinile, mono e stereo”

Domani avvenne: da lunedì 20 maggio 2019 a domenica 26 maggio

Buona settimana a tutti

20 Maggio 1952: nella città di Victoria (Canada) nasce Warren Cann. Trasferitosi a Londra, entra nella band dei Tiger Lily: dopo un unico singolo – usato come tema guida di un film softcore – nel ’76 il gruppo cambia nome in Ultravox!. Warren è uno dei primi batteristi a usare creativamente la batteria elettronica, che alterna spesso con quella acustica: all’interno della band – che lascia nel 1986 – riveste inoltre il ruolo di autore, seconda voce e occasionale voce solista.

21 Maggio 1935: nel Middlesex (UK) nasce Terry Lightfoot. Dopo i primi tentativi come cantante, nel ’49 passa al clarinetto: assieme ai compatrioti Chris Barber e Kenny Ball è uno degli artefici del Trad Jazz inglese, corrente autoctona di grandissimo successo che si rifà – con buoni 35 anni di ritardo – al Dixieland americano.

22 Maggio 1933: vede la luce Gary Burden. Grafico e illustratore, ha prestato la sua arte a decine di copertine rock – fra cui quelle di “Déjà vu” (CSNY), “Blue” (Joni Mitchell), “Morrison Hotel” (The Doors), “Desperado” (The Eagles) – definendo il concetto moderno di “copertina rock”.

23 Maggio 1994: a Los Angeles, all’età di 65 anni, ci lascia Joseph Passalacqua, in arte Joe Pass. Figlio di emigranti italiani, chitarrista autodidatta, dopo un periodo speso come sideman di artisti del calibro di Frank Sinatra, Sarah Vaughan e Johnny Mathis, all’inizio degli anni Settanta si mette in proprio e diventa uno dei chitarristi jazz più influenti, virtuosi e amati del secondo dopoguerra.

24 Maggio 1831: a Philadelphia, all’età di 63 anni, muore Benjamin Carr. Di nascita inglese, ma presto trapiantato negli Stati Uniti, è un organista di fama, un compositore influente (sua è “The Archers”, la prima ballad-opera americana), un attivo promotore di confraternite musicali, e uno dei più importanti impresari ed editori musicali del Nuovo Continente. Nel 1794 la sua casa di edizioni licenzia lo spartito di “The Kentucky Volunteer”, la prima canzone dotata di copyright mai pubblicata negli Stati Uniti.

25 Maggio 1948: ad Hannover nasce Klaus Meine. Dopo la solita trafila in gruppi amatoriali, nel 1970 Klaus – per intercessione del chitarrista Michael Shenker – entra nella rock band Scorpions nel ruolo di frontman.  Voce principale, autore di tutti i testi e di alcune musiche, nel 1981 è costretto a interrompere la carriera per un grave problema alle corde vocali: ma il commovente sostegno dei suoi compagni lo convince a non mollare, e dopo due interventi chirurgici che hanno del miracoloso riesce a tornare al microfono e ai concerti.

26 Maggio 1967: esce, per la Parlophone, “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band“, l’ottavo album in studio dei Beatles. Per l’eclettismo compositivo, le arditezze di orchestrazione, la costruzione (meta)narrativa e il design, è considerato uno dei long playing più influenti della storia del rock, e uno dei primi esempi di concept album.

Family, Genesis e Marillion: good vibrations (seconda parte)

Voci in Progresso

…continua dalla Prima Parte.

“Gabriel imita Roger Chapman? O è Chapman che imita Gabriel?” Questo era il quesito con cui ci eravamo lasciati, qualche tempo fa.

Se badiamo alla pura e semplice cronologia, parrebbe che l’ipotesi più probabile sia “Gabriel clone di Chapman”: “Music in a Doll’s House” esce a Luglio ’68, “From Genesis to Revelation” a Marzo ’69. Voilà, giusto il tempo per sentire il disco e “ispirarsi”. Ma è anche vero che i Genesis hanno iniziato a incidere i primi demo all’inizio del ’67, un buon semestre in anticipo sul debutto a 45 dei Family. Purtuttavia, l’esordio vocale di Chappo è fin da subito più caratterizzato di quello di Peter, che solo successivamente inizierà a spingere sul tremolio dell’ugola… E così potremmo andare avanti all’infinito, indecisi fra la luce di una star come Gabriel, e il fascino da “artista minore” di Chapman. Per fortuna è quest’ultimo, sollecitato a dire la propria, a chiudere salomonicamente la questione: “We were all in the same company. We were all listening to each other’s records”.

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Domani avvenne: da lunedì 13 maggio 2019 a domenica 19 maggio

Ciaoooo….

 

13 Maggio 1966: in Inghilterra, in ritardo di una settimana rispetto al mercato statunitense, è pubblicato il 45 giri “Paint it black“, dei Rolling Stones. Accreditato alla solita accoppiata Jagger-Richards, è il sesto “numero uno” delle Pietre: ed è il primo pezzo contenente una parte di sitar ad arrivare in vetta alle classifiche. Il titolo originale, “Paint it, Black” (con la virgola!) fu frutto di un errore di stampa della Decca, ma attirò sulla canzone assurde accuse di razzismo (poteva sembrare ordinasse: “Dipingilo, negro!”…sic).

14 Maggio 1943: in una paesino nelle vicinanze di Glasgow nasce John Symon AsherJack” Bruce. Nel ruolo di bassista, nel ’62 entra alla corte dell’eminenza grigia del blues inglese, Alexis Korner: l’anno seguente trasloca presso la Graham Bond Organization, dove conosce il virtuoso batterista Ginger Baker. Fra i due inizia una guerra senza esclusione di colpi, con aggressioni sul palco e sabotaggi: prese strade diverse, Ginger e Jack si troveranno nuovamente a condividere musica, litigate furiose e dollari nel ’66, convocati da Eric Clapton nei Cream, il primo supergruppo della storia… Band cui Bruce darà anima e corpo, scrivendo – in collaborazione col paroliere Pete Brown – buona parte del repertorio, e ricoprendo anche il ruolo di voce solista.

15 Maggio 2008: in California, all’età di 88 anni, ci lascia Alexander Courage. Autore e direttore d’orchestra, lavora come arrangiatore per le colonne sonore di numerosi film e telefilm: fra i molti ricordiamo “My Fair Lady”, “Some Like It Hot”, “Superman” e “Jurassic Park”. Dalla sua penna è inoltre uscito il tema principale della serie tv “Star Trek“.

16 Maggio 1964: da una famiglia di emigratici croati nasce, in California, Krist Novoselic. Bassista autodidatta, trasferito ad Aberdeen (stato di Washington), nel ’85 viene in contatto con un giovane di belle speranze, Kurt Cobain, con cui dà vita ai Nirvana. Dopo la morte del leader, nel ’94, tenta la breve esperienza dei Sweet 75, cui seguono partecipazioni in diversi progetti, e anche la discesa in campo nel Libertatian Party. Con i suoi 2,01 metri di altezza, è la rock star più alta di cui si abbia notizia.

17 Maggio 1959: nell’hinterland londinese nasce Paul Andrews. Cantante dalla spinta punk, nel 1978 entra nel nucleo originario degli Iron Maiden, e adotta il nome d’arte di Paul Di’Anno. Con la band registra i primi due album ma, a causa dei problemi derivati dall’abuso di droga e alcol, alla fine del 1981 è licenziato e sostituito da Bruce Dickinson. Inizia, per l’instabile Paul, una carriera ai margini dello show biz, ma sempre convinto di essere il più grande frontman metal di sempre. E oggi, con tanto di panza, barba lunga e calvizie, compie 60 anni!

18 Maggio 1911: nasce Joseph Vernon “Big Joe” Turner. Uomo dalla mole enorme (1 metro e 90 per 110 kg) e dalla voce roboante, si fa notare  nell’insolito ruolo di barista-cantante nei club della natia Kansas City. Verso il 1930 nasce la storica partnership col virtuoso pianista boogie Pete Johnson che dura, ininterrotta, per tredici anni (“Roll ‘em Pete”). Fra il 1951 e il ’58, sotto l’illuminata guida dell’Atlantic Records, il “grosso Joe” sforna una serie di hit mozzafiato dal respiro blues come ”Flip, Flop and Fly”, “Chains of Love”, “Sweet Sixteen” e “Shake, Rattle and Roll” (1954): pezzo che, riproposto in versione white da Bill Haley, diventa un million seller mondiale.

19 Maggio 1969: a 65 anni muore Coleman Hawkins, uno dei pionieri del sax tenore in ambito jazzistico. Il suo timbro caratteristico, secco e dinamico, è dato dallo “slap tongue”, il colpo di lingua: cui si oppone lo stile soft e melodico del suo grande rivale, Lester Young. Dopo una tournée europea – in cui è accolto dai fans come un eroe – torna in patria, e registra il suo brano simbolo, “Body and soul”: strumentale che tira le fila di tutte le precedenti ricerche di Coleman in un unico, grandioso, assolo di 64 battute.

The Residents – “Commercial Album”

L’occhio che uccide

 

Prima domanda: ma in che senso va tenuta la copertina di questo disco?

Seconda domanda: ma come cazzo ci stanno 40 canzoni su un solo cd?

Terza domanda: ma l’avrò mai ascoltato? E se si, perché non me ne ricordo?

Quasi per caso, in cerca d’ispirazione per scrivere un pezzo, ho preso in mano “Commercial Album” dei Residents: e, sul retro, leggo ben 40 titoli. Si, quaranta, belli giusti. Provo a inserire il supporto nel lettore, e il display, beffardo, mi mostra un bel “40” sulla durata totale. Ne sono già certo, ma voglio proprio vedere se… E già: il primo, il secondo, il terzo… Ogni pezzo dura esattamente un minuto. Non un secondo in più o in meno.

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Domani avvenne: da lunedì 6 maggio 2019 a domenica 12 maggio

Un abbraccio a tutti

6 Maggio 1945: a Detroit nasce Robert Charles “Bob” Seger. Chitarrista, cantante e autore, inizia la carriera alla metà degli anni Sessanta in gruppi minori, ed è conosciuto principalmente per i lavori licenziati con la Silver Bullet Band. Le sue canzoni (“Turn the Page”, “Old Time Rock and Roll “), a cavallo fra rock’n’roll, garage e musica d’autore, sono dediche commosse e autentiche al mondo dei blue collar del Midwest.

7 Maggio 1946: da una famiglia di origine tedesca, a Palo Alto (California) nasce Bill Kreutzmann. Sorpreso a suonare la batteria nella palestra della scuola dallo scrittore Aldous Huexley, riceve i suoi complimenti e decide di dedicarsi alla musica a tempo pieno. Dopo alcune esperienze amatoriali, alla fine del ’64 Bill entra nei Warlocks: che di lì a poco muteranno nome in Grateful Dead, e con cui trascorrerà tutta la sua carriera nel ruolo di batterista, da solo o in coppia col collega Mickey Hart.

8 Maggio 1979: dopo il debutto a 45 giri di “Killing an Arab”, i Cure pubblicano il primo album, “Three Imaginary Boys“. Dallo stile scarno e ancora debitore del Punk, il disco contiene l’unica canzone dei Cure non cantata da Robert Smith, la cover di “Foxy Lady”, interpretata dal bassista Michael Dempsey. E sono passati giusto 40 anni

9 Maggio 2001: all’età di 81 anni, in Florida, ci lascia James Myers. Batterista e bandleader, con lo pseudonimo di Jimmy De Knight nel 1953 scrive  e pubblica la prima versione di “Rock Around the Clock“: pezzo inizialmente rifiutato da Bill Haley ma che – dopo l’insipida versione di Sonny Dae & His Knights – tornerà nelle mani dei Comets, dando il via alla stagione del rock’n’roll.

10 Maggio 1946: a Glasgow nasce Phillips Leitch, in arte Donovan. Descritto dalla stampa come “la risposta inglese a Bob Dylan”, sa presto conquistarsi un ruolo autonomo: dopo le prime canzoni, dolci e pastorali, in pieno stile hippie, con “Sunshine Superman” abbraccia la strumentazione elettrica e le influenze jazz e raga, sposando le tendenze psichedeliche a una ricerca del tutto personale.

11 Maggio 1981: nell’ospedale di Miami, a soli 36 anni, , a causa di un melanoma maligno, muore Robert Nesta “Bob” Marley. Anche i sassi sanno chi è, dai… Le sue ultime parole, rivolte al figlio, furono: “Money can’t buy life”.

12 Maggio 1967: dopo aver scioccato l’Inghilterra coi singoli “Hey Joe”, “Purple Haze” e “The Wind Cries Mary”, la Jimi Hendrix Experience pubblica l’album “Are you Experienced“, uno degli esordi più entusiasmanti della storia del rock, e grande successo di pubblico e di critica. La copertina originale, che ritraeva il nero Hendrix accanto ai due soci (dalla pelle bianca), fu censurata dai distributori del Sudafrica razzista degli anni Sessanta.

Il Black Vaudeville

Alla fine del XIX Secolo, i neri affrancati abbandonano le trite e razziste consuetudini del Mistrel Show per tentare le prime forme di impresariato autonomo, e mettere in scena uno spettacolo più rispettoso delle proprie radici.

L’eroe di questi anni è Pat Chappelle (1869-1911): nato in Florida, nipote d’arte, pianista e artista di strada, nel 1898 organizza la sua prima compagnia, la Imperial Colored Minstrels, con base a Jacksonville, Florida. Trasferitosi a Tampa, apre il Buckingham Theatre, e pesca il jolly: ogni sera centinaia di persone di tutte le razze fanno a spintoni per entrare in sala, e godersi lo spettacolo.

Nel 1900 fonda la compagnia viaggiante dei Rabbit’s Foot Minstrels: una comitiva di sessanta performer che gira la nazione in lungo e in largo, prima nel Sud, di tendone in tendone, e poi facendosi largo nei teatri di New York. Nel giro di tre anni, Chappelle diventa il boss del vaudeville “colorato”: la sua società dà lavoro a oltre 75 artisti, tiene spettacoli in 16 stati diversi, e garantisce un intrattenimento vario e di prima qualità, con balli, numeri circensi, recite, commedie, drammi e canzoni, dove non mancano i riferimenti alla cultura afroamericana.

 

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