Gli strambi strumenti del rock – Parte 2

Ri-famolo strano

Riprendiamo il discorso degli strumenti più strani e particolari usati nella musica moderna con la seconda parte della nostra chiacchierata: dopo aver affrontato i manufatti più “eretici”, o di derivazione domestica (qui), ci accostiamo a quelli legati alle classi borghesi e/o prodotti in serie, ma solitamente destinati ad altri generi.

Iniziamo dal Clavicembalo (in inglese, Harpsichord), su cui il buon Giovanni Sebastiano ha costruito il suo opus magnum: bene, il clavicembalo, fuori dalla musica classica, conosce una stagione di gloria nel periodo più creativo del rock, a metà dei favolosi Sixties, quando diventa una vera e propria mania. L’elenco delle sue comparsate è interminabile: anche volendo ridurre all’essenziale, lo troviamo negli Stones di Brian Jones (“Play with Fire”, “Lady Jane” e “Yesterday’s Papers”), negli Yardbirds (“For Your Love”), nei Kinks di “Face to Face”, nei Beach Boys (i capolavori “Caroline, No” e “God Only Knows”), in Donovan (“Sunshine Superman”)… E, ancora: Simon & Garfunkel, i Traffic, Jimi Hendrix (“Burning of the Midnight Lamp”), i Doors (“Love me two Times”)… Ci sono proprio tutti: ma i Beatles? Dunque, l’harpsichord c’è sicuramente in “Fixing a Hole”, e SEMBRA esserci in “In My Life”: ma qui, quel che pare un clavicembalo, è invece il pianoforte di George Martin registrato a tempo dimezzato, e poi accelerato artificialmente. Finiti i Sixties, per una trentina d’anni il clavicembalo cade nel dimenticatoio: torna nel 2010 con “Too Afraid to Love You” del duo The Black Keys… e, guarda caso, uno dei due si chiama Dan AuerBACH (ho fatto la battuta…).

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Domani avvenne: da lunedì 18 novembre 2019 a domenica 24

18 Novembre 1907: a Santiago di Cuba nasce Máximo Francisco Repilado Muñoz, in arte Compay Segundo. Giovanissimo clarinettista, a 15 anni passa alla chitarra e all’armonico, sorta di chitarra a 7 corde di suo brevetto. Conosce il primo successo negli anni Quaranta, nel duo Los Compadres, ma presto il suo nome cade nell’oblio, e per sbarcare il lunario diventa operaio in una fabbrica di sigari. Negli anni Novanta, ultraottantenne, la meritata rinascita, grazie soprattutto al film di Wenders “Buena Vista Social Club“, e l’incoronazione di re del Son cubano: e, a 93 anni, avrà ancora le forze per un tour in Italia.

19 Novembre 1934: a San Francisco nasce Dave Guard. Trasferitosi alle Hawaii, conosce Bob Shane con cui inizia a strimpellare la chitarra: tornato nel Continente, riprende i contatti con Shane che lo presenta a Nick Reynolds, cantane e chitarrista. Dopo alcune vicissitudini, nel Giugno del ’58 i tre amici firmano un contratto con la Capitol e, col nome di Kingston Trio – complice l’enorme succeso di “Tom Dooley” – diventano gli alfieri del Folk Revival, aprendo la strada alla generazione di Baez, Dylan e Peter, Paul & Mary.

20 Novembre 1950: a Londra nasce Gary Green. Chitarrista, è uno dei fondatori e dei membri storici dei Gentle Giant, gruppo inglese capace di produrre una delle più ardite – e riuscite – fusioni fra jazz, classica e rock della storia del Prog.

21 Novembre 1948: a Casalmaggiore (CR) nasce Bernardo Lanzetti. Terminati gli studi di chimica negli Stati Uniti torna in Italia e, nel 1971 forma il gruppo rock progressivo Acqua Fragile, in cui occupa il ruolo di cantante: il suo timbro, ricco di un forte vibrato che ricorda Roger Chapman dei Family, è uno dei più interessanti del tempo, e convince la PFM a prenderlo in formazione. Dopo tre album con la Premiata, inizia una carriera solista di alterne fortune commerciali.

22 Novembre 1899: a Bloomington (Indiana) nasce Hoagland Howard “Hoagy” Carmichael. Carmichael si dedica alla composizione quasi per caso, ma subito le sue partiture incontrano i favori dei jazzisti: il primo million seller è “Stardust”, seguito da classici senza tempo come “Heart & Soul”, “Up and Lazy River”, e la notissima “Georgia on my mind”… Composta nel 1930, ma portata al successo planetario da Ray Charles trent’anni dopo.

23 Novembre 1991: Freddie Mercury, autore, pianista e straordinario vocalist dei Queen, da tre anni lontano dai riflettori e dai concerti (ma non dalle sale di incisione), comunica ufficialmente di essere malato di AIDS. Il giorno dopo, la tragica scomparsa.

24 Novembre 1941: a Memphis nasce Donald “Duck” Dunn. Bassista, fa presto conoscenza del coetaneo chitarrista e autore Steve Cropper, condividendone la passione per le musiche di stampo black. Prima nei Mar-Keys, e poi nei Booker T & the MG’s, Donald è una delle colonne portanti del Memphis Sound, e collabora in centinaia di incisioni e successi. Iconica la sua presenza nel cult film “The Blues Brothers”.

Neil Young – “Weld” / “Arc”

Logan-Young

Basta cercare in rete, e tutti a dire “Eh sì: Neil Young è il padrino del Grunge“. Ma di frasi fatte, come “Venezia è bella ma non so se ci vivrei” o “Una volta qui era tutta campagna” ne abbiamo tutti un po’ piene le tasche: meglio, allora, andare alla fonte e verificare se. I riferimenti younghiani che di solito si fanno per stabilire questa equivalenza sono essenzialmente tre: in ordine di tempo, “Rust Never Sleep” (1979), “Freedom” (’89), “Ragged Glory” (’91). Oltre, ovviamente, al quasi contemporaneo live “Weld“, che si abbevera proprio ai rumori e alle canzoni del “Ragged Glory” tour.

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Domani avvenne: da lunedì 11 novembre 2019 a domenica 17

11 Novembre 1953: a Mtarfa (Malta) nasce Andy Partridge. Mosso alla musica dai Beatles, e convinto a provarci davvero dal successo dei Monkees, inizia la trafila dei gruppi amatoriali passando dalla psichedelia al punk americano prima di trovare nel bassista Chril Moulding il partner ideale per il suo progetto. Nel 1975 nascono così gli XTC, che nel giro di pochi anni mettono a fuoco la loro cifra stilistica: un pop elaborato ed eclettico, da molti considerato l’antesignano del Britpop degli anni Novanta.

12 Novembre 1906: ad Aberdeeen (Mississippi) nasce Booker T. “Bukka” Washington. Bluesman di stampo rurale – ma anche boxeur dilettante – attraversa gli anni Venti viaggiando e suonando nei jukejoint del Delta. Incarcerato per omicidio, durante la detenzione – grazie all’intervento di Alan Lomax – incide alcune matrici, fra cui “Fixin’ to Die Blues“: canzone che, grazie alla cover di Bob Dylan, favorisce il suo ritorno alle scene, dal 1963 e fino all’anno della sua morte.

13 Novembre 2002: esce sul mercato il singolo di EminemLose Yourself“: estratto dalla colonna sonora del film “8 Mile”, è il primo singolo hip-hop a vincere l’Academy Award per la miglior canzone originale. Esplicitamente autobiografico, è scritto da Eminem durante una pausa di lavorazione del film: il foglietto col testo originale è stato venduto su Ebay per 10.000 dollari.

14 Novembre 1964: a New York nasce Jospeh “Run” Simmons. Fratello minore di Russell Simmons, fondatore della Def Jam Recordings, nel 1983 si unisce a  Darryl “DMC” McDaniels e a Jam Master Jay: nascono così i Run-DMC, primo gruppo Hip Hop a vincere un disco d’oro, a guadagnarsi un posto fisso nella scaletta video di MTV, a essere nominati per i Grammy Awards e a comparire sulla copertina di Rolling Stone.

15 Novembre 1937: a Philadelphia nasce Jimmy Ellis. Cantante solista di ispirazione gospel, e co-fondatore del gruppo The Trammps, deve la sua fama a “Disco Inferno” (1976), poi incluso nella colonna sonora di “Saturday Night Fever”: classico immortale della canzone disco-soul e delle feste.

16 Novembre 1994: a Santa Rosa (California), a 57 anni, ci lascia Chester “Chet” Powers. Operante anche con gli pseudonimi di Dino Valenti (sic) e Jesse Oris Farrow, è uno dei nomi più misconosciuti del rock americano: habitué delle coffee houses di New York, ispiratore di Ritchie Havens, amico e collega di palco di un’infinità di autori e cantanti della San Francisco lisergica, e compositore di “Get Together“: canzone poi coverizzata da Kingston Trio, David Crosby, Jefferson Airplane e Youngbloods, e considerata una dei simboli del movimento per la pace e la fratellanza.

17 Novembre 1953: a Gabbro (Livorno) nasce Nada Malanima. Dopo il debutto a San Remo con “Ma che freddo fa”, avvenuto a soli 15 anni, nel ’73 abbandona l’immagine adolescenziale costruita dai discografici per avvicinarsi alla poetica esistenziale del suo concittadino Piero Ciampi e al mondo cantautorale italiano meno corrivo: ma sarà solo negli anni Duemila che Nada troverà una meritata consacrazione presso la critica, qualificandosi come una delle voci e delle autrici più vere, originali e curiose della nostra canzone.

Il sosia

Un mistero aleggia nella vita di Little Richard: un sosia, artistico e corporeo, una sorta di doppione, da cui il giovane Penniman potrebbe aver tratto una certa ispirazione, e anche qualcosa di più: Esquerita. Eskew Reeder Jr (1935-’86), del South Carolina, attraversa un’infanzia assai simile a quella di Penniman: pianista autodidatta e cantante gospel, in giovane età abbandona la scuola per inseguire il sogno di diventare musicista rhythm’n’blues, ed entra nei circuiti itineranti del Sud.

I primi anni di carriera sono scarsamente documentati, ma le poche foto dell’epoca lo ritraggono già col suo look definitivo: baffetti, occhiali da sole dalla montatura luccicante, trucco eccessivo, e capelli cotonati alti sei pollici… Proprio – o quasi – come Richard: ma molto prima di lui.

(Trova le differenze!)

 

 

 

 

 

Dopo una serie di singoli, nel ’59 esce il primo lp per la Capitol, intitolato semplicemente col nuovo pseudonimo (una traslitterazione fonetica di nome e cognome): le canzoni si chiamano “Hey Miss Lucy”, “Get back baby”, “Getting’ plenty of lovin’” e “Rockin’ the joint”. Gli strumentisti di accompagnamento sono di prim’ordine (The Jordanaires, Dr. John, Alain Toussaint), e le tracce sono ottime, un rock’n’roll pianistico in linea con quello di Penniman: ma, per molto pubblico, Esquerita resta solo un volgare imitatore, e per di più ostentatamente effeminato. La sua stella brilla per pochi mesi, e si oscura rapidamente: nel ’68, dopo anni di assenza, ricompare con lo strano nome di “The Magnificent Malochi”, ma è troppo tardi per sperare in un revival. Non resta che vivere di ricordi, e sbarcare il lunario con lavori saltuari: la morte, procurata dal virus hiv, lo coglie mentre svolge l’umile mansione di custode in un parcheggio pubblico.

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Domani avvenne: da lunedì 4 novembre 2019 a domenica 10

4 Novembre 1951: a Kingston upon Hull (UK) nasce Christine Carol Newby. Artista performativa col nome d’arte di Cosmosis, nel ’73 adotta il più iconico Cosey Fanni Tutti, storpiatura del “Così fan tutte” di Mozart, e sciocca le platee britanniche con mostre dal contenuto estremo, con evidenti richiami al pornografico. Nel 1976, assieme a Genesis P-Orridge, fonda il gruppo dei Throbbing Gristle, considerato fra i pionieri del filone industrial: indimenticabili i loro show, con l’uso programmatico di immagini disturbanti, fotografie pornografiche e istantanee dei campi di concentramento nazisti.

5 Novembre 1956: a Los Angeles ci lascia Art Tatum, uno dei più straordinari pianisti jazz di tutti i tempi. Semicieco, fin dal primo debutto desta un’impressione fortissima: la tecnica è stupefacente (riesce a suonare stride, boogie e Swing con velocità e scioltezza inaudite), applicando concezioni armoniche che anticipano di decenni lo sviluppo del jazz. Rachmaninov lo definisce “il più grande pianista vivente”, i colleghi lo idolatrano, ma ne temono anche il confronto diretto, evitando qualunque contest live. Art, a soli 46 anni, muore a causa di un’insufficienza renale, causata dall’abuso di alcol.

6 Novembre 1814: a Dinant (Belgio) nasce Adolphe Sax. Figlio d’arte, si appassiona alla costruzione e invenzione di strumenti musicali: nel 1844 espone la sua celebre legge acustica per cui  “il timbro di un suono è determinato dalle proporzioni della colonna d’aria e non dal materiale del corpo che la contiene”. Inizia poi a perfezionare una nuova famiglia di strumenti, i saxhorns, curioso ibrido fra clarini e ottoni. Ma è il saxofono a diventare la sua più grande invenzione: questo “ibrido”, pur appartenendo alla famiglia dei legni ed avendone la flessibilità tecnica, permette un grande volume di suono, paragonabile a quello degli ottoni.

7 Novembre 2016: a 82 anni, a Los Angeles, muore Leonard Cohen. Di origine ebraica, e cresciuto nel Canada francofono, inizia la carriera come poeta, per poi dirottare la sua arte sulla professione di cantautore: nel ’67 debutta con “Songs of Leonard Cohen”, il primo di 14 album. Autore universalmente apprezzato per la profondità di scrittura e per una voce “di rasoio arrugginito”, si spegne a seguito di un incidente domestico: poco prima di morire riesce a fare pervenire alla sua compagna, deceduta pochi mesi prima, questo messaggio: “Goodbye old friend. Endless love, see you down the road”.

8 Novembre 1949: a Burbank (contea di Los Angeles) nasce Bonnie Raitt. Cresciuta in una famiglia di musicisti, fin da bambina si appassiona alla chitarra blues, specializzandosi nell’uso dello slide, di cui è oggi riconosciuta come una delle massime autorità in materia. Un risultato incredibile, nel mondo essenzialmente maschilista della chitarra.

9 Novembre 2015: alla non disprezzabile età di 85 anni muore, a Caldwell (New Jerset), il batterista inglese Andy White. A 32 anni arriva l’occasione per cui passa alla storia: George Martin, non ancora convinto delle capacità di Ringo Starr, lo chiama a suonare la batteria nelle incisioni di “Love Me Do” e “P.S. I love you” dei Beatles… Almeno di quelle inserite nell’album d’esordio: nelle versioni a 45 giri, invece, tornerà alle pelli Ringo Starr.

10 Novembre 1891: a Lexington (MIssouri) nasce Carl Stalling. Pianista per il cinema muto, diventa direttore d’orchestra e durante gli anni Venti incontra Walt Disney, che lo coinvolge in un nuovo progetto: le “Silly Symphonies”, illustrazioni animate costruite intorno a brani pop o strumentali. Dopo due, rivoluzionari, anni di lavoro con Disney, nel 1936 passa alla Warner Bros., dove tra le tante musiche scrive anche quella che ancora oggi accompagna i cartoni animati dei Looney Tunes. Le sue tracce sonore sono molto innovative, e procedono attraverso continue fratture armoniche, ritmiche e timbriche, mescolando con disinvoltura elementi jazz, classici e d’avanguardia.

The Rock(er) is Dead: pensieri per Halloween

“Tutti ti amano quando sei due metri sotto terra

Suicidi, eccessi, incidenti, malattie, casualità, età avanzata, omicidio : i musicisti, come tutti i viventi, non si sono fatti mancare nulla per chiudere la loro carriera artistica e la loro parabola di esseri umani. Troppo ghiotta, allora, l’opportunità offerta dal trittico Halloween-Ognissanti-Giorno dei Morti per far finta di nulla: ho così scelto dal mazzo (ed è un mazzo davvero, e troppo, grande) quattro storie un po’ particolari.

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