I falsi miti della musica #6 – P.I.D. (Paul Is Dead) – Prima parte

Vedi com’è la vita? Sir Paul McCartney ha appena compiuto 80 anni, sabato scorso, eppure è morto nel 1966. Proprio vero: mai festeggiare i compleanni!

Per quanto ai più possa sembrare una follia, la teoria per cui Paul sarebbe morto nel ’66, e sostituito da un sosia, è una delle più bislacche, discusse e articolate leggende di ambito rock di sempre. Tanto che la medesima si è meritata un acronimo (P.I.D. “Paul is Dead”), l’ipotetico sostituto il nomignolo di “Faul” (Fake Paul), ed esistono siti, libri, trasmissioni e quant’altro che continuano a discettare sulla questione.

I contributi sono innumerevoli, e non potrò certo io dipanare la matassa: ma vi fornisco un riassunto essenziale della vicenda (articolato in 3 – 4 puntate, di meno non si riesce!), attingendo al documentatissimo ed equilibrato libro di Glauco Cartocci, “Paul is Dead? Il caso del doppio Beatle“, davvero illuminante e ben fatto, e che vi consiglio. E, alla fine, vi dirò la mia opinione in merito.

Ma cosa dice, in sintesi, la “Teoria PID”? La principale sostiene che Paul sarebbe morto decapitato in un incidente stradale, alla guida di una Aston Martin, la notte di mercoledì 9 Novembre 1966: il suo decesso sarebbe stato immediatamente messo a tacere per motivi commerciali, e Paul sostituito da un sosia. I Beatles, da lì in poi, avrebbero inserito indizi nelle canzoni e nelle copertine dei dischi, spinti dal senso di colpa. Una teoria parallela incolpa invece la CIA, d’intesa coi servizi segreti britannici (ah, i complottisti… poca fantasia!)

In questa puntata ci occuperemo del contesto in cui nasce la leggenda, e delle circostanze che giustificherebbero il tutto. Pronti? Si parte!

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Domani avvenne: da lunedì 20 giugno 2022 a domenica 26 giugno

20 Giugno 1942: a Inglewood (California) nasce Brian Wilson. Cantante, arrangiatore, produttore e pluristrumentista, verso il 1961 – assieme ai fratelli Carl e Dennis, al cugino Mike Love e a Al Jardine –  fonda il gruppo familiare dei Pendletones: che, nel 1962, cambia ufficialmente nome in Beach Boys. Brian è il genio del gruppo, autore di intricate armonie vocali e di arrangiamenti inusuali e certosini: ammiratissimo da Paul McCartney, nel ’65 si estranea dai concerti per dedicarsi al lavoro di studio. Concepirà, in quasi totale solitudine, il capolavoro “Pet Sounds”, ma la sua mente inizierà una vertiginosa caduta, fra depressione, psicofarmaci e isolamento maniacale. Nel 2004, dopo decenni di tormento e cure, finalmente torna alla musica attiva!

21 Giugno 1974: presso il sito megalitico di Stonehenge si tiene il primo Stonehenge Free Festival, sorta di raduno musicale freak e che culmina, in pieno stile hippie, all’alba del solstizio d’estate. Iniziato come festival spontaneo, negli anni raggiunge dimensioni e notorietà ragguardevoli, con più di 30.000 spettatori, e artisti di prima fascia. L’ultima edizione del festival sarà nel 1984.

22 Giugno 1979: per la Reprise Records esce “Rust Never Sleep” di Neil Young & Crazy Horse. Inciso live durante il tour del 1976/78, contiene diversi pezzi inediti, ed è una delle testimonianze più paradigmatiche della “nevrosi musicale” di Young, il suo oscillare costantemente fra tenui ballate country e rabbiosi rock elettrici. Disco eccellente, in scaletta allinea “Hey Hey, My My”, “Powderfinger”, “Welfare Mothers” e “Sail Away”. Il titolo (“La ruggine non dorme mai”) è ispirato alla pubblicità di una vernice anti-ruggine.

23 Giugno 1962: nella Contea di Alameda (California) nasce Charles “Chuck” Billy. Nativo americano del popolo Pomo, nel 1986 entra nella thrash metal band Legacy, al posto del cantante Steve “Zetro” Souza, diretto agli Exodus: nel giro di pochi mesi il complesso cambia nome nel definitivo Testament, e Chuck ne diviene indiscusso leader e frontman. Dotato di una voce potente, roca e aggressiva, Chuck è inoltre un fiero sostenitore dei diritti civili del suo popolo, e si spende per il loro inserimento nella società americana.

24 Giugno 1922: a Roma, cent’anni fa, nasce Giovanni “Tata” Giacobetti. Cantante e contrabbassista, nel 1940 fonda il quartetto vocale Egie, che di lì a poco cambia nome in Quartetto Cetra: Tata è ricordato come “il bello” del gruppo, e assieme al compagno d’arte Virgilio Savona è l’autore (in qualità di paroliere) della maggior parte dei loro successi.

25 Giugno 1967: sulle tv di mezzo mondo va in onda lo special “Our World“, il primo programma televisivo trasmesso in mondovisione della storia. Il programma prevede servizi in diretta dai cinque continenti, trasmessi via satellite: dall’Inghilterra il collegamento avviene dagli studi di Abbey Road, occasione in cui i Beatles cantano – per la prima volta – “All You Need Is Love“. Brano composto per l’occasione da John Lennon, vede in studio ospiti d’eccezione come Mick Jagger, Eric Clapton, Marianne Faithfull e Keith Moon, tutti gioiosamente ai cori.

26 Giugno 1956: a Stockton (California) emette il primo vagito Chris Isaak. Nato da padre statunitense e madre ligure, questo cantante forgia un ibrido fra il pop alla Orbison, il singhiozzo di Elvis Presley e i lenti da cocktail: i suoi maggiori successi sono “The Wicked Game”, usato da Lynch in “Cuore Selvaggio”, e “Baby Did a Bad Bad Thing”, scelto da Kubrick per “Eyes Wide Shut”.

I miei vinili: #8 – Il nascondisco

Ciao a tutti. Come sapete (almeno, chi ha letto il precedente post) sono un po’ preso dal seguire l’anziana genitrice, che ha dovuto lasciare la sua amatissima casa e trasferirsi in un bell’hotel tutto-pagato (dalle tasse) nella sua città… Oggi cambiamo alloggio: dal 4 stelle ospedaliero ci trasferiamo al 5 stelle lusso della casa di riabilitazione, e speriamo che ci sia il the danzante dei girelli…

In queste settimane faccio parecchio la spola fra Torino, dove vivo e lavoro, e Asti: e capita anche che mi ci fermi per diverse ore, per sistemare la casa, bagnare i fiori, pulire l’acquario e tenere vivo l’alloggio. Inevitabile mettere su un cd o un disco: anche perché una buona fetta di musica è rimasta lì, per meri motivi di spazio e pigrizia. Duemila e fischia oggetti occupano il loro posto, e con l’assenso della cara vecchietta ho lasciato lì quanto al momento non stava altrove: tanto, finora una visita settimanale non è mai mancata, e se mi serviva qualcosa bastava prenderlo.

In questi giorni mi sono reso conto quanto, a dispetto del mio ordine mentale, l’organizzazione fisica della discoteca sia diventata ormai caotica e sconclusionata. All’inizio della mia passione, trenta e passa anni fa, tutto era a posto: ma, una volta riempita la rastrelliera dello stereo, sono iniziati i guai: ho svuotato il vecchio mobile bar e ho preso a riempire pure lui; poi è venuta la volta di due scaffali di libreria, stesso trattamento. E infine sono arrivati i cd: “Beh, questi occupano meno spazio, posso sbizzarrirmi!” Una beata cippa, invece… A poco è valso l’acquisto di un mobiletto porta-cd rotante: dopo qualche anno, era pieno pure lui 😦 Continua a leggere “I miei vinili: #8 – Il nascondisco”

Domani avvenne: da lunedì 13 giugno 2022 a domenica 19 giugno

13 Giugno 1972: a Teaneck (New York) ci lascia Clyde McPatther. Cantante di rhythm’n’gospel, nel 1950 entra nel quartetto Billy Ward & The Dominoes, dove licenzia l’allusivo e pepato “Sixty Minutes Man”. Lasciati i Dominoes nel 1953, Clyde entra nei Drifters, con cui incide “Such a Night” (uno dei primi crossover interrazziali della storia) e “Ruby Baby”. Prova poi la carriera solista ma, incapace di districarsi fra i maldestri consigli di alcuni produttori, e vittima di un carattere fragile e insicuro, si perde fra droga e alcol, trovando la morte a soli quarant’anni.

14 Giugno 1956: a Hvidovre (Danimarca) nasce Kim Bendix Petersen. Prima chitarrista, e poi cantante heavy metal, Kim nel 1978 assume il nome d’arte di King Diamond: nel 1981 fonda infine la band Mercyful Fate, con cui incide due album, prima di iniziare una carriera solista di buon successo. Lo stile di King Diamond si distingue per un timbro vocale in falsetto e molto acuto, per arrangiamenti che sposano il metal e il progressive, per testi horror e per un look eccessivo e istrionico.

15 Giugno 1968: nella natia Indianapolis, per un infarto, muore John Leslie Wes” Montgomery. Folgorato dal chitarrista jazz Charlie Christian, a 19 anni si getta anima e corpo nella musica: mentre lavora da saldatore in officina, e bada alla famiglia, passa le notti a ripetere alla perfezione i solo del suo idolo. La carriera professionale inizia tardi (incide il primo disco a 34 anni), ma è rapidissima: in poco tempo è nominato fra i massimi interpreti della chitarra jazz, e diventa subito un caposcuola, seguito e imitato ancora oggi. Alla morte ha solo 45 anni.

16 Giugno 1972: per la Island Records esce l’omonimo album d’esordio della band inglese Roxy Music. Pastiche postmoderno a cavallo fra elettronica, decadentismo, ritmi frenetici, melodia e cacofonie, è uno dei capolavori dell’art-rock, frutto della fusione fra il futurista Brian Eno, il teddy-boy Phil Manzanera e l’intellettuale decadente Brian Ferry. In scaletta, “Re-make/Re-model”, “Ladytron”, “If There Is Something”, “Sea Breezes” e “2 HB”.

17 Giugno 1930: a Norflok (Virginia) nasce Cliff Gallup. Chitarrista rockabilly, è reclutato dal manager Sheriff Tex Davis per sostenere, insieme ad altri musicisti avventizi, la giovane promessa rock’n’roll Gene Vincent: il suo stile, ben evidente in “Be-Bop-A-Lula” e “Race with the Devil”, lo fa balzare agli onori come uno dei musicisti più abili del tempo. Carattere schivo, non abbandona mai la chitarra ma lascia presto palchi e tour: al momento della sua morte, è il direttore della manutenzione e dei trasporti per il sistema scolastico cittadino di Chesapeake, Virginia (sic).

18 Giugno 1944: a Palos Verdes (California) nasce Rick Griffin. Grafico e illustratore di strisce animate a tema surf, nel 1966 si trasferisce a San Francisco ed entra in contatto con gli ideatori della Summer of Love: entra nella nostra storia grazie alle fantastiche copertine illustrate “psichedeliche” concepite per i Quicksilver Messenger Service e i Grateful Dead.

19 Giugno 1937: il mitico bluesman del Mississippi Robert Johnson inizia la sua seconda session di incisione, al terzo piano di un deposito del palazzo Vitagraph, a Dallas (Texas). Dalla session, durata 2 giorni, escono 13 tracce: che, assieme alle precedenti 16, incise nel 1936, costituiscono l’intero corpus johnsoniano, che ha influito in modo indelebile sulla storia del blues e del rock.

Break a leg! Di mamme, fratture e strani auguri

Più o meno si sa: gli attori del mondo anglosassone, prima di entrare in scena, si apostrofano con l’augurio “Break a Leg!“, che equivale un po’ al nostro “In bocca al lupo!“. Due modi di dire un po’ strani: il nostro – e cito l’Accademia della Crusca – “sembra risalire ad un’antica formula di augurio rivolta per antifrasi ai cacciatori, alla quale si soleva rispondere “Crepi!” (sottinteso: il lupo)“. Ma ci sono altre teorie: essere “in bocca al lupo”, per un cucciolo, significa essere protetto, accudito; e, da qui, il nuovo modo di rispondere – in voga fra gli animalisti – “Viva il lupo!“, in ossequio a un animale ingiustamente perseguitato dalla storia, e al suo istinto di protezione… Come peraltro sanno benissimo Romolo e Remo!

Su “Break a Leg”, invece, che tradotto alla lettera significa “rompiti una gamba“, le ipotesi si sprecano: da un lato potrebbe essere il solito augurio ironico e scherzoso dal “valore apotropaico”, ma da un altro potrebbe alludere alla linea (“leg line“) che separava il palco dal dietro le quinte. Superarla (“to break“) significava quindi esibirsi di fronte al pubblico e, di conseguenza, essere pagati.

Beh, tutto questo per dire cosa? Che mia madre si è rotta il femore (sinistro)! Break a leg, letteralmente! E siamo a quattro ricoveri, più o meno recenti: la frattura del polso, l’intervento di colecisti, e l’altro femore, il destro, 7 anni fa… Un intervento di protesi programmato, causa artrosi: ma ciò che doveva essere una cosa rapida (“3 settimane, signora, e torna a casa!“) diventò un piccolo calvario, con una lussazione post-operatoria, un ulteriore intervento, e i tempi che si dilatarono a 2 mesi abbondanti. Continua a leggere “Break a leg! Di mamme, fratture e strani auguri”

Domani avvenne: da lunedì 6 giugno 2022 a domenica 12 giugno

6 Giugno 1902: a Fulton (Mississippi) nasce Jimmie Lunceford. Giunto a Denver, si dedica al sax e al ruolo di band leader, e nel 1927 dà vita alla sua orchestra. Dal 1934 Jimmie diventa ospite fisso al Cotton Club di Harlem, e grazie all’arrangiatore Sy Oliver fa il botto: i suoi pezzi swing si basano su un sincopato in 2/4, il cosiddetto bounce (dall’inglese “to bounce”, rimbalzare), dal fascino sbalorditivo. Assieme a quella di Duke Ellington, la band di Lunceford è una delle novità più eccitanti di quegli anni, e unisce perfezione tecnica, disciplina, divertimento e spirito swing.

7 Giugno 1977: i Sex Pistols, il giorno esatto del Giubileo della Regina Elisabetta, suonano sul Tamigi a bordo del battello “Queen Elizabeth”, e proprio davanti a Westminster, il loro recentissimo singolo “God Save the Queen”… Una “provocazione punk” bella e buona, interrotta dalla polizia con undici arresti.

8 Giugno 1985: per la Polidor esce “Our Favourite Shop“, il secondo disco degli inglesi Style Council di Paul Weller. Album eclettico, allinea soul, rap, rock e sound jazzato, e testi riflessivi e pessimistici. In scaletta, “Boy Who Cried Wolf”, “The Lodgers”, “Walls Come Tumbling Down!” e “Homebreakers”. Negli Stati Uniti, il pezzo esce col titolo di “Internationalists”.

9 Giugno 1972: il giovane Bruce Springsteen incontra John Hammond, lo storico producer della Columbia: lo stesso che, una decina d’anni prima, aveva scoperto Bob Dylan. Il manager del Boss, Mike Appel, ha la faccia tosta di irridere Hammond dicendogli “Vediamo se dieci anni fa ha solo avuto fortuna…”. Appena sente due pezzi, Hammond resta folgorato e mette la firma sul contratto di Springsteen: e il resto è storia.

10 Giugno 1965: a Manila (Filippine) nasce Joey Santiago. Nel 1972 arriva con la famiglia negli States, e nel ’74 si trasferisce nel Massachusetts: chitarrista, nel 1986 – assieme a Frank Black, compagno di università di Boston – fonda un gruppo che, inizialmente chiamato Things on Fire, prende presto il nome di Pixies. Nel 1987 arriva il primo album, e i Pixies si avviano a diventare una delle più influenti rock band indie della storia, ammirate anche da Kurt Cobain e David Bowie. Lo stile chitarristico di Santiago è irregolare e spigoloso, con un feedback a tratti maniacale, e ampio ricorso a bendig e distorsioni.

11 Giugno 1934: a Des Moines (Iowa) nasce James “Pookie” Hudson. Cantante, nel ’48 forma il quartetto vocale The Four Bees: ma è nel ’53, con la nascita del gruppo doo-wop degli Spaniels, che la sua carriera prende il volo. Con la indie (interamente afroamericana) Vee Jay, il quartetto licenzia successi straordinari come “Baby It’s You” e “Goodnight, Sweetheart, Goodnight”, tutte a firma Hudson. Secondo gli storici, gli Spaniels sono il primo quartetto vocale con un frontman chiaramente identificato.

12 Giugno 1992: trent’anni fa, per la Sony, esce “Italyan, Rum Casusu Çıktı“, il secondo album di Elio e le Storie Tese. Disco geniale, rappresenta al meglio l’eclettica mistura della band italiana, che allinea ballate pop, metal, disco, collage stranianti, musichette da avanspettacolo e suite citazioniste. Al disco collaborano Le Mystère des Voix Bulgares, Riccardo Fogli, Enrico Ruggeri, Diego Abatantuono, Massimo Riva e una valanga di altri ospiti. La copertina è una citazione ironica di “Atom Earth Mother” dei Pink Floyd, mentre il titolo è la trascrizione del titolo di un quotidiano turco, che significa “La spia italiana dei greci è stata espulsa”.