Festa dei Lavoratori: andare, camminare, lavorare?

1° Maggio, Festa dei Lavoratori… Ma quali? E quale lavoro?

Un’analisi lucida, grottesca e spietata, quella che vi propongo: per quando il comandamento del lavoro prende il posto del diritto, dell’equilibrio e del vivere in armonia. Lavorare per vivere, o vivere per lavorare? E’ tutto qui. Assieme all’altro problema dei problemi: quando si è passato dal proteggere il lavoratore a proteggere il lavoro, abbiamo iniziato a sentire un bruciore, proprio là sotto… E non è più passato: anzi.

Questo era il pensiero del maudit per eccellenza della canzone italiana: quel Piero Ciampi sì ubriacone, sì inaffidabile, sì livornese e sì spiantato, ma alcolicamente lucido come pochi, e che già nel 1975 aveva visto le derive del nuovo modello economico: quello che, in nome della necessità, della miseria, della mancanza di alternative, costringe a dire sempre “sì”, senza aver tempo e forze per opporsi: a firmare contratti in perdita pur di non mollare l’osso, a fare dello stress un modo di vita, a non avere orari, a rincorrere non si sa cosa… A fare, insomma, la corsa del topo.

Andare camminare lavorare“. Una canzone che canzone non è, un misto fra talking e andazzo corale brasileiro: ma che, nella sua affabulazione delirante, dice molte più verità di tanti discorsi dal palco.

La musica perbene incontra il ritmo: il caso Frank Johnson

Ciao a tutti, vi segnalo un nuovo post, curato dal sottoscritto, in uscita oggi sul blogdellamusica.

Si tratta, lo dico subito, di un post un po’ specialistico, e che apre una breve serie di articoli che narreranno l’incontro, in terra d’America d’Ottocento, fra la quadratura della musica “perbene” e le anomalie ritmiche d’origine africana: un dialogo da cui nasceranno ragtime, boogie, blues e jazz (e scusate se è poco).

La prima tappa di questo viaggio si colloca circa 200 anni fa, a Philadelphia: e il nostro eroe è il nero Frank Johnson, un capobanda all’epoca famosissimo, elegante e tutto d’un pezzo…

Qui il post originale. Buona lettura!

Libertà è partecipazione

So benissimo che il 25 Aprile non è, come molta “narrazione” di parte vuol sostenere, la festa della libertà, ma della Liberazione… Ma so anche che liberazione e libertà vanno – e soprattutto devono andare – di pari passo, e che senza una non c’è l’altra.

Cosa potrei dire di non retorico? Niente! Meglio lasciar la parola a Giorgio Gaber, un vero artista e un intellettuale libero, e che di banalità (se è successo) ne ha dette ben poche: e che anche sulla questione “libertà” ha scritto parole che condivido, e condivido appieno.

Buona festa a tutti.

La libertà non è stare sopra un albero

Non è neanche avere un’opinione

La libertà non è uno spazio libero

La libertà è partecipazione

Domani avvenne: da lunedì 25 aprile 2022 a domenica 1° maggio

25 Aprile 1990: presso la nota casa d’aste Sotheby’s, il dj italiano Red Ronnie si aggiudica, al prezzo di 325.000 dollari, la chitarra Stratocaster 1968 Olympic White #240981, utilizzata da Jimi Hendrix al Festival di Woodstock.

26 Aprile 1960: a Birmingham (UK) nasce Roger Taylor. Batterista autodidatta, nel 1979 si unisce ai neo-formati Duran Duran, con cui resta sino al 1985, periodo di massima fortuna della pop band inglese: durante la sua permanenza ha anche le energie per partecipare al side-project degli Arcadia. Dopo il ritiro dalle scene si rifugia nella campagna inglese assieme alla prima moglie, l’italiana Giovanna Cantone, e nel 2001 rientra nella band che l’ha reso famoso. E’ omonimo del batterista dei Queen.

27 Aprile 1947: a Swansee (Galles, UK) nasce Pete Ham. Cantante, chitarrista e autore, mentre è al soldo dei The Iveys è notato dal Mal Evans, assistente dei Beatles, che gli procura un contratto con la Apple: il gruppo cambia nome in Badfinger, e diventa una delle prime band inseribili nella corrente Power Pop. Il debutto avviene con la famosa “Come and Get It”, scritta da McCartney.

28 Aprile 1934: a Indianola (Mississippi), alla probabile età di 43 anni (ma potrebbero essere stati anche 51!), a causa di problemi cardiaci, ci lascia Charlie Patton, uno dei padri mitici del Delta Blues. Gran bevitore, sciupa femmine, uomo violento, litigioso, umorale, avaro: ma, anche, un entertainer di enorme successo e abilità, e un maestro venerato da moltissimi coetanei. Patton è il primo bluesman, del consesso del Delta, a incidere professionalmente. Sono sue, fra le molte, “High water everywhere”, “A spoonful blues”, “Down the dirty road blues”.

29 Aprile 1967: per la Atlantic Records esce il singolo “Respect“, nella versione di Aretha Franklin. Scritta da Otis Redding nel ’65, ottiene il successo mondiale nella cover della regina del Soul, che “inverte” i personaggi del testo:  la richiesta di “rispetto” contenuta nella canzone (ora, della donna verso l’uomo) viene allargata all’intera società statunitense, e “Respect” diventa così uno degli inni del movimento dei diritti civili.

30 Aprile 1942: a Milano nasce Maurizio Arcieri. Nella prima metà degli anni Sessanta, assieme ad altri 5 amici, fonda il gruppo beat dei New Dada, in cui ricopre il ruolo di cantante, e nel ’67 debutta come solista. Nel 1976, assieme a Christina Moser, fonda il duo Krisma che produce brani di musica elettronica (“Many Kisses”), e negli anni successivi collabora con Vangelis, Hans Zimmer, Subsonica e Franco Battiato.

1° Maggio 1976: per la Charisma esce “Tales of Mystery and Imagination – Edgar Allan Poe“, l’album di esordio del gruppo prog inglese The Alan Parsons Project. Sorta di concept album dedicato alle opere dello scrittore americano, allinea accompagnamenti orchestrali ad altri tipicamente rock. In studio, oltre ad Alan Parsons e Eric Woolfson, ospiti del calibro di Arthur Brown, John Miles e Terry Sylvester. In scaletta, “The Raven”, “The Cask Of Amontillado” e la suite “The Fall Of The House Of Usher”.

Io non so parlar di musica #10

Mai come questa volta il titolo della rubrica (“Io non so parlar di musica“) si sposa con il pezzo che vi propongo… Perché è un brano dove la valenza emotiva data da musica, sound, parole, voce e andazzo supera – e di gran lunga – le mie capacità descrittive.

Il pezzo è del 1994, e cantato da Jeff Buckley: un artista subito bollato come genio, ma che non ebbe il tempo di dimostrarlo: un album in studio – il folgorante debutto diGrace” – e dopo un paio d’anni, la morte. Una morte stupida, avvenuta per una bravata: Jeff, mentre stava recandosi agli studi di registrazione, decide di farsi una nuotata nel Wolf River (un affluente del Mississippi), senza togliersi stivali e vestiti: un gorgo lo risucchiò e scomparve alla vista del suo amico, che lo aspettava sulla sponda.

Figlio d’arte – il padre è il mitico Tim Buckley, morto prematuramente per un’overdose, e verso cui Jeff non dimostrerà mai grande simpatia – il Nostro costruisce l’album sulla sua voce, espressiva e personale, al limite del mistico, e su un forte eclettismo stilistico, «a metà strada fra metallo e angeli». Tanti sono i piccoli capolavori: l’intima rilettura di “Hallelujah di Cohen, “Mojo Pin”, “Eternal Life”, “Lover”, “Dream Brother” e appunto la title track, “Grace”… Un pezzo incredibile, struggente, che sale, sale, sale, non si ferma, e strazia l’anima.

Ma ora basta parole: è il momento della musica. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #10”

Domani avvenne: da lunedì 18 aprile 2022 a domenica 24 aprile

18 Aprile 1992: “Adrenalize“, il quinto album della band hair-metal Def Leppard, arriva al primo posto della classifica americana. Dedicato alla memoria del chitarrista storico Steve Clark, in sole tre settimane dall’uscita si piazza in vetta alle chart, e arriverà a vendere sette milioni di copie. Uscito in pieno periodo Grunge, per ironia della sorte spodesterà dalla classifica proprio “Nevermind” dei Nirvana. In scaletta, “Let’s Get Rocked”, “Heaven Is” e “Stand Up”.

19 Aprile 2012: a soli 59 anni ci lascia, nella nativa Melbourne, e per cause ignote, Greg Ham. Polistrumentista, nel 1979 si unisce alla pop band dei Men at Work, che nel 1981 sbanca le classifiche di mezzo mondo con i singoli “Who Can It Be Now?” e “Down Under”.

20 Aprile 1992: a Tuscaloosa (Alabama), a 78 anni, muore Johnny Shines. Chitarrista e cantante di blues rurale,  fra il 1935 e il ‘37 ha l’onore di condividere i palchi dei juke jont del Mississippi assieme al mitico Robert Johnson. Nel ’41 Shines arriva a Chicago, ma deve aspettare fino al ’52 per incidere il suo primo e unico disco; riscoperto in pieno blues revival, torna sulle scene nel ’66 nel venerato ruolo di ultimo testimone vivente del Delta blues.

21 Aprile 1947: a Muskegon (Michigan) nasce James Newell Osterberg Jr.. Fra il 1963 e il ’65 è batterista nel gruppo garage degli Iguanas, e si guadagna il soprannome con cui passerà alla storia: Iggy Pop (“iggy”, “iguana”). Nel ’67 passa al canto negli Psychedelic Stooges, che in breve accorciano la ragione sociale in The Stooges, uno dei gruppi più importanti del cosiddetto “proto-punk”: Iggy qui si trasforma, e diventa un performer incandescente e selvaggio, e uno dei primi a praticare il cosiddetto “stage diving” (il tuffo dal palco). Sciolti gli Stooges nel 1974, trova in Bowie il suo mentore, e come solista sforna canzoni famose come “Lust for Life”, “The Passenger” e “China Girl”.

22 Aprile 1992: per la Epic Records esce “Lindbergh – Lettere da sopra la pioggia“, il dodicesimo album di Ivano Fossati. Dedicato all’impresa dell’audace aviatore americano, è uno dei più famosi e riusciti dischi del cantautore genovese: in scaletta, oltre alla title track, “Mio fratello che guardi il mondo”, “La canzone popolare” e la rilettura de “Il disertore” di Boris Vian.

23 Aprile 1952: a Kalamazoo (Michigan) nasce Narada Michael Walden. Cantante e batterista, riceve il soprannome di “Narada” dal guru Sri Chinmoy, di cui è devoto: nella sua carriera ha slalomato fra vari stili e tendenze, come rock, jazz e fusion, suonando con artisti del calibro di John McLaughlin, Weather Report, Jeff Beck e Al Jarreau. Come produttore ha inoltre inanellato una serie di successi, lavorando con Mariah Carey, Ray Charles, Aretha Franklin e Whitney Houston.

24 Aprile 1942: a New York nasce Barbra Streisand. Cantante, debutta nel 1962, e fa subito il botto: il suo è un pop raffinato, venato di jazz e che accoglie coraggiosamente canzoni di autori non sempre di prima fila. In più di 50 anni di carriera, Barbra incide oltre 60 album, e vince dieci Grammy Award, cinque Emmy e undici Golden Globe. Le sue canzoni più famose sono “The Way We Were”, “Evergreen” e “Woman in Love”. La Streisand è inoltre un’ottima attrice: recita in “Ma papà ti manda sola?”, “Hello, Dolly!”, “Come eravamo”, “E’ nata una stella” e “Yentl”: vince un Oscar come migliore attrice in “Funny Girl” e per la migliore canzone con “Evergreen”. Una vera stella!