I vitellini di Felloni #2

Federico Fellini: tutti i film

Dopo la prima parte, proseguo nel resoconto dei Fellinis: questa volta, siamo nel “terzo medio” della sua produzione, con i film (su un totale di 24) dal nr. 9 al 16.

9. “Le tentazioni del dottor Antonio” (1962): mediometraggio tratto dal film a episodi “Boccaccio ’70“. Gustosissimo ritratto di un bigotto di mezza età (un perfetto Peppino De Filippo) perseguitato da un cartellone pubblicitario con la provocante Anita Ekberg protagonista: desideri frustrati, perbenismi, attrazione/repulsione dell’immaginario femminile, realismo e improvvisi scartamenti onirici. Con qualche sforbiciata, sarebbe perfetto. Ossessionante la canzone (“Bevete più latte!“) dello spot pubblicitario! Voto: 8

10. “” (1963): il titolo allude ai 6 film di Fellini, alla “mezza regia” con Lattuada e ai 2 “mezzi film” a episodi. L’apoteosi, per me, di FF: un bianco e nero da favola (l’ultimo, fra parentesi), sogni che irrompono nel reale e lo scardinano, crisi creative, mogli e amanti, metacinema a manetta, ricordi infantili, produttori cinematografici stressati e stressanti, pulsioni inconfessabili (con una sequenza che, nei giorni del Me Too, sarebbe irrimediabilmente bollata di “sciovinismo maschilista”), sensi di colpa e accettazione del proprio e imperfetto sé. Un Mastroianni da urlo, e Nino Rota al suo massimo: il ballo della Saraghina e il girotondo circense del finale sono ormai parte della memoria collettiva. Terzo Oscar per Federico! Voto: 10 Continua a leggere “I vitellini di Felloni #2”

Domani avvenne: da lunedì 15 febbraio 2021 a domenica 21 febbraio

15 Febbraio 1941: esce il 78 giri di “Take the “A” Train” di Duke Ellington. Scritta dal grande Billy Strayhorn nel ’39, e già nel repertorio del Duca, si ispira nella musica alla pop song “Exactly Like You”, e nel testo alla linea “A” della metropolitana di New York, che al tempo collegava Brooklyn e Harlem. Pezzo strumentale, nel ’44 si dota anche di un testo, ed è uno dei più famosi in assoluto dell’era Swing: in Italia è stato utilizzato come sigla della rubrica tv Anicaflash “Andiamo al cinema.

16 Febbraio 1958: a Newark (New Jersey) nasce Tracy Lauren Marrow. Rimasto orfano in giovane età, è preso in carico da una zia di Los Angeles, ed entra in contatto col mondo delle gang e del ghetto: preso il nome d’arte di Ice-T, nel 1984 fa il suo esordio come rapper e nell’87 firma il primo contratto discografico. E’ l’inizio di una carriera brillante, che lo vede diventare una star del gangsta-rap e il precursore del rap-metal, oltre che attore cinematografico e televisivo (e chi guarda “Law & Order: Special Victims Unit” lo sa!).

17 Febbraio 1972: a Oakland (California) nasce Billie Joe Armstrong. Di remote origini italiane, Billie resta orfano di padre, camionista e jazzista part-time: che gli lascia in eredità la passione per la musica, e una chitarra. A 15 anni, assieme al bassista Mike Dirnt, fonda il gruppo Sweet Children: durante il primo tour cambiano nome nel definitivo Green Day, e in breve diventano una delle punk-rock band americane più famose di fine Novecento. Nei Green Day, Billie ricopre il ruolo di autore principale, chitarrista e frontman.

18 Febbraio 1990: durante la manifestazione Brit Awards, a Londra, i Queen ricevono il premio alla carriera. A prendere il microfono è Brian May; Freddie Mercury, visibilmente smagrito, stanco e spento, si limita a dire un fiacco “Thank you, goodnight”: sarà la sua ultima apparizione pubblica. Ci lascerà il 24 Novembre 1991.

19 Febbraio 1948: a Birmingham (UK), in una famiglia di origini italiane, vede la luce Anthony “Tony” Iommi. Chitarrista, nel ’68 riceve un’offerta come rimpiazzo temporaneo nei Jethro Tull, ma a causa di un incidente nell’officina meccanica in cui lavora le falangi superiori del medio e dell’anulare della mano destra restano sotto la pressa (e per lui, mancino, è un bel problema…). Passata la depressione, e ispirato dall’esempio di Django Reinhardt, si costruisce due protesi “casalinghe”, e abbassa l’accordatura di un semitono: è appena nato il suo sound, tenebroso e cupo, che farà la fortuna dei Black Sabbath… Gruppo che formerà nel ’68 assieme al compagno di scuola Ozzy Osbourne, e oggi riconosciuto come capostipite dell’heavy metal: ad ora, Tony è l’unico membro sempre presente in tutte le incarnazioni della band.

20 Febbraio 1946: a New York nasce John Warren Geils Jr, in arte J. Geils. Chitarrista elettrico, dal 1967 all’85 è stato il leader del gruppo The J. Geils Band, capace di un corretto crossover fra sano rock, spirito Southern e ammiccamenti synth: la loro hit più famosa è “Centerfold” (1981).

21 Febbraio 1941: a Torino, in una famiglia di storici, magistrati, eroi di guerra e pedagoghi, nasce Margherita Galante Garrone. Appassionata e cultrice degli chansonniers francesi, nel 1957 diventa parte attiva dei Cantacronache, assieme a Michele Straniero, Fausto Amodei e al futuro marito Sergio Liberovici, e assume il nome d’arte di Margot. Autrice e ricercatrice folk, nel ’64 debutta come solista incidendo la famosa “Le Déserteur” di Boris Vian. Negli anni Ottanta, abbandonata la canzone, si dedica all’attività teatrale.

Le mie “Comfortably Numb”

Oh, parliamo un po’ di un gruppo che non cito mai… I Pink Floyd! Scherzi a parte, chi mi conosce sa benissimo che i Floyd sono una mia piccola ossessione: non più come anni fa, d’accordo, ma sempre nel cuore stanno. Nella loro produzione, “Comfortably Numb” è senza dubbio una delle canzoni più amate: il testo di zio Roger, la progressione armonica, le voci che si alternano, il godurioso assolone finale di zio David… Difficile rimanere indifferenti. Sì, non sarà estrema e innovativa come “Astronomy Domine” o “Careful With That Axe, Eugene”, ma è uno dei brani “standard” più riusciti di sempre: e, cosa non secondaria, amata da milioni e milioni di fans.

Quando una canzone così ti entra dentro, anche senza farlo apposta te la ritrovi ovunque: ti accompagna, ti segue, per un po’ sembra sparire e poi tac, eccola lì!: di nuovo è con te. Ed è così che ho pensato NON di procedere a una descrizione o a un’analisi del pezzo, ma a un resoconto personale delle occasioni in cui il medesimo ha fatto capolino, significativamente, nella mia vita, e dei ricordi che mi suscita.

Devo aver sentito per la prima volta “Comfortably Numb” verso il 1986 o giù di lì (un bel 7 anni dopo la sua uscita), e di quell’esperienza non ho traccia mnemonica: probabilmente – immersa com’è nel flusso sonoro degli 80 minuti di “The Wall” – non riuscì subito a emergere e a farmi gridare al miracolo… Ma, ascolto dopo ascolto, mi entra nella pelle: a me come al mio amico Silvio, che prima del sottoscritto ha amato i Floyd, e la canzone. Tanto che, dalle vacanze, mi manda una cartolina, e invece dei soliti saluti verga a mo’ di citazione e ammonimento del tempo che passa, il famoso distico: “The child is grown, The dream is gone“.

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Domani avvenne: da lunedì 8 febbraio 2021 a domenica 14 febbraio

8 Febbraio 1990: a Santa Clarita (California) ci lascia Del Shannon. Nato in Michigan come Charles Weedon Westover, da musicista quasi sconosciuto balza agli onori del mondo col singolo “Runaway” (1961), che ottiene un successo clamoroso e arriva in testa alla classifica USA. Ma la festa dura poco: pian piano la sua carriera si sgretola, e iniziano i problemi con l’alcol: e, dopo qualche tentativo di rientrare nel giro, arriva prima la depressione, e poi un colpo di pistola al viso. Aveva 56 anni.

9 Febbraio 1961: i Beatles suonano, per la prima volta, al Cavern Club di Liverpool. Lennon – con McCartney ancora ai box – era già stato qui con i vecchi Quarrymen il 7 Agosto 1957: ma ora, appunto, si tratta dei Beatles. Seguiranno altre 292 serate!

10 Febbraio 1947: a Meridian (Mississippi) nasce Chris Etheridge. Bassista e compositore, è stato membro delle band country-rock International Submarine Band e Flying Burrito Brothers, e apprezzato turnista (ha lavorato con Ry Cooder, Judy Collins, Johnny Winter, Jackson Browne e The Byrds).

11 Febbraio 1965: la diciottenne parrucchiera Maureen Cox – assidua frequentatrice del Cavern Club di Liverpool – sposa il batterista dei Beatles, Ringo Starr. Dopo tre figli, e aver intrapreso la carriera di modella, nel 1975 Maureen lascia Ringo, e la coppia divorzia: ma, dopo un periodo difficile, funestato da un suo tentato suicidio, i due torneranno a rapporti di affettuosa amicizia.

12 Febbraio 2014: a Bentivoglio (BO) muore Roberto “Freak” Antoni. Ideatore, paroliere e frontman del gruppo anarco-punk-demenziale degli Skiantos, ma non solo: collaboratore della rivista “Frigidaire”, componente del surreale gruppo “Beppe Starnazza e i Vortici”, scrittore, attore in film underground, conduttore radiofonico e pensatore irriverente. Malato di cancro all’intestino, ci lascia a 59 anni.

13 Febbraio 1961: a Washington D.C. nasce Henry Lawrence Garfield, in arte Henry Rollins. Dopo un’infanzia da brividi (molestie sessuali, depressione e iperattivismo), e i primi approcci con il punk, nel 1981 entra nei Black Flag, con cui resta sino all’86 diventandone autore e frontman. Nel 1987 debutta come solista: il suo è un un rock scalmanato e selvatico, dove dietro a impressionanti barricate sonore e performance vocali estreme, Rollins dà libero sfogo a liriche strabordanti frustrazione, dolore e rabbia.

14 Febbraio 1970: durante il tour per la promozione del doppio vinile “Tommy”, gli Who suonano all’Università di Leeds, e incidono la performance. Il disco “Live at Leeds“, pubblicato poco più di 3 mesi dopo, raccoglie solo una parte della scaletta: ma, negli anni, arriveranno prima la più lunga edizione rimasterizzata, e infine quella deluxe, con l’intera esibizione. Ed è un bene, visto che si tratta di uno dei più intensi concerti della storia del rock.

I vitellini di Felloni #1

Federico Fellini: tutti i film

“Se sei triste quando sei da solo, probabilmente sei in cattiva compagnia”, diceva Jean-Paul Sartre… E così, fra un giorno e un altro, ho deciso di cercarmi un alleato (virtuale) adeguato e, con la saltuaria ma preziosa collaborazione della mia metà, ho messo mano a un vecchio progetto: dedicarmi all’intera filmografia di Federico Fellini. Ventun film, due mediometraggi e un corto: con calma, in rigoroso DISORDINE temporale, e nel giro di (a occhio) un mese ce l’ho fatta. Qualche momento di pesantezza c’è stato: ma in generale ha prevalso la curiosità, l’interesse, il piacere e punte di profonda goduria! Vi racconto, quindi, questa bella esperienza: e, ovviamente, fuori tempo massimo… Il centenario di Fellini era un anno fa!
In ordine cronologico, ecco una breve sintesi, film per film, del Federico nazionale, con un voto (a base 10), e qualche annotazione personale.

E, dato che 24 è facilmente divisibile per 3, spezzo il resoconto in tre parti.

  1. Luci del varietà” (1950). L’esordio di Fellini è in realtà una co-regia con Alberto Lattuada. L’amato mondo dell’avanspettacolo, fra approfittatori, capocomici frustrati, femme fatale di provincia e tradimenti: ancor oggi non si sa quali parti siano di Federico e quali di Alberto. “A naso” ipotizzerei siano di FF la festa a casa dell’avvocato e l’incontro col trombettista di colore. Prescindibile ma godibile, con un Peppino De Filippo ampiamente in parte. Voto: 7
  2. Lo sceicco bianco” (1952). Una coppia di freschi sposini giunti a Roma per un’udienza papale (Brunella Bovo e Leopoldo Trieste), e lei che fugge dall’albergo per incontrare un fatuo attore di fotoromanzi (Sordi) di cui è invaghita. Indimenticabili le smorfie da cartoon di Trieste, preoccupato più per l’onore borghese minacciato che per la sposa, e la fiabesca apparizione di Sordi, su un’altalena appesa fra gli alberi. In un cameo c’è la Masina, che impersona la prostituta Cabiria, poi protagonista del film del 1957. Voto: 7
  3. I vitelloni” (1953). Le giornate “a perdere” di cinque fannulloni riminesi. Fellini inizia a far sul serio: momenti di sublime tristezza (il bighellonaggio sulla spiaggia deserta, in pieno inverno), di comicità slapstick (il “lavoratori…” con tanto di gesto dell’ombrello di Sordi), di beghe familiari in odor di “neorealismo rosa”, e di disperazione (uno su tutti: la maschera, sfatta, di Sordi, devastato dalla festa e dalla coscienza del proprio fallimento). Da notare una figura assai rara nel cinema dell’epoca: il “grande attore”, un gay sotto mentite spoglie. Voto: 8
  4. Agenzia matrimoniale” (1953): tratto dal progetto zavattiniano “L’amore in città”, film-inchiesta sulle relazioni amorose e sul matrimonio. Il breve segmento felliniano punta l’occhio, nei suoi 15 minuti, sul “mercimonio legale” di ragazze nascosto dietro alcune agenzie matrimoniali. La graffiata del genio si intravede nella ripresa del vagolare del giornalista nei corridoi del palazzone, in cerca dell’agenzia. Voto: 7
  5. La strada” (1954): il primo Oscar di FF. La Masina presta il suo volto a un personaggio indimenticabile, Gelsomina, a metà fra clown e angelo: e per il brutale padrone Zampanò (Anthony Quinn) alla fine arriverà – se non il tocco salvifico della Grazia – la consapevolezza della perdita di se stesso. Da lacrime il tema di tromba scritto da Nino Rota per Gelsomina. A tratti gravato da un eccesso di sentimentalismo, ma un must. Voto: 8
  6. Il bidone” (1955): film erroneamente bollato come “minore”, schiacciato fra 2 Oscar, ma da vedere. Molti i rimandi tematici a film precedenti e a quelli a venire: come “La strada”, quasi un documento antropologico di un passato lontano ormai anni luce, su cui si innestano visionari squarci “felliniani”. Non mi ha convinto il protagonista, il pur bravo Broderick Crawford. Voto: 7+
  7. Le notti di Cabiria” (1957): il secondo Oscar. Torna il personaggio della battona romana dal cuore fragile intravisto in “Lo sceicco bianco”, e diventa protagonista: impensabile pensare a Cabiria con un volto, e una fisicità, diverse da quelle della Masina, tenera e scollacciata, ingenua e rabbiosa, clownesca e trasudante dignità. Da antologia la partecipazione di Amedeo Nazzari nella parte di un se stesso a fine carriera, vanesio e in consapevole decadenza. E un finale assieme straziante e fiabesco. Voto: 8 1/2
  8. La dolce vita” (1960): qualcuno (si vocifera il futuro presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro) in una recensione sull’Osservatore Romano bollò il film come “La sconcia vita”… Eppure è uno dei film più “cattolici” di FF: il tema della Grazia attraversa tutta la pellicola come il Cristo appeso all’elicottero sorvola la Città Eterna, e si esplicita nella scena finale, nella metafora della voce della ragazza “perbene” che non riesce più a far breccia nelle orecchie e nell’anima di Marcello. Indimenticabili la Ekberg nella Fontana di Trevi, l’orgia, il “miracolo” e Mastroianni tutto, il nuovo e solo alter-ego di FF. Voto: 9 1/2

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