I miei dischi dell’anno #33 – Il 1976

Ciao a tutti, e benvenuti a una nuova puntata della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ora è la volta del 1976, anno ricco di drammi politici e sociali (la crisi monetaria, il Colpo di stato militare in Argentina, il Terremoto del Friuli, la nube tossica di Seveso, infiniti massacri in Palestina e Libano), di vagiti tecnologici (la fondazione di Apple, la prima VHS, il primo volo commerciale del Concorde), della vittoria del Toro in Serie A e dell’Italia nella Coppa Davis, di film come “Novecento”, “Taxi Driver”, “Rocky”, La casa  dalle finestre che ridono” e “Brutti sporchi e cattivi”… e di un bel mazzetto di ottimi dischi.

Di tutto un po’, e sovente di altissima qualità. I generi rispondono tutti all’appello, dal folk al Soul e alla canzone d’autore: con la Disco Music (Diana Ross, KC and the Sunshine Band, The Trammps) e il pop (ABBA) sugli scudi, un solido Hard Rock (AC/DC, Rainbow, Scorpions) e i primi vagiti dell’Heavy Metal (Judas Priest) a sparare decibel, vecchi leoni che ruggiscono con voce ancora stentorea (Dylan, Led Zeppelin, Lou Reed, Rolling Stones), e alcune delizie di ardua classificazione (Joni Mitchell, Residents, Penguin Cafè Orchestra) a complicare il quadro.

Mentre alcuni generi mostrano un calo fisiologico (il Krautrock è presente solamente grazie ai La Düsseldorf, e il Progressive lentamente declina verso un pop-rock di alta fattura), è in quest’anno, invece, che il Punk, grazie al debutto dei Ramones, mette ufficialmente il piede nella porta: e la storia del rock non sarà più la stessa.

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I miei dischi dell’anno #32 – Il 1966

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“… Ed è ora la volta del 1966: anno del dimenticato incidente aereo Francoforte-Brema (la seconda più importante sciagura dello sport italiano, dopo Superga), della nomina di Bréžnev a segretario generale dell’Unione Sovietica, dell’avvio della sanguinosa “rivoluzione culturale” cinese, dell’intensificarsi della Guerra del Vietnam, del primo episodio di “Star Trek, dell’Alluvione di Firenze, dell’uscita dei film “Il buono, il brutto, il cattivo”, “L’armata Brancaleone”, “Viaggio allucinante”, “Blow up” e “Fahrenheit 451″… e di una bella paccata di grandissima musica.

Per la pop music, continua il triennio d’oro: quello in cui viene costruita l’intera mitologia rock a venire, star e generi compresi, e in cui si afferma un nuovo modello socio-musicale con effetti ancora visibili al giorno d’oggi.

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In memoriam: Country Joe McDonald

Joseph Allen “Country Joe” McDonald (Washington D.C., 1° Gennaio 1942 – Berkeley, 7 Marzo 2026)

Leader del gruppo Country Joe and the Fish: famosa la loro esibizione al Festival di Woodstock quando, con “I Feel Like I’m Fixin’ to Die Rag“, facendo cantare all’unisono la sterminata platea, danno corpo a uno degli inni musicali più iconici di sempre contro la Guerra in Vietnam.

Su, venite, voi forzuti, lo zio Sam ha di nuovo bisogno di voi,
s’è ficcato in un terribile casino, laggiù in Vietnam,
insomma, buttate i libri e pigliatevi un fucile,
ci si divertirà un monte!

E un, due, tre, ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa un cazzo,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque, sei, sette, spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!

Forza, Generali, sbrigatevi,
la vostra grande occasione è finalmente arrivata,
sguinzagliatevi e pigliate quei rossi,
c’è un solo comunista buono: quello morto!
E voi lo sapete bene che la Pace potrà essere conquistata
solo quando li avremo spediti tutti a quel paese.

E un, due, tre, ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa un cazzo,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque, sei, sette, spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!

Sù, Wall Street, non rallentare, perché mai?
Qui c’è guerra a volontà, c’è un sacco di bei soldi da fare
rifornendo l’esercito degli strumenti del mestiere!
Sperate solo e pregate che, se sganciano la Bomba, la sgancino sui Vietcong!

E un, due, tr,e ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa un cazzo,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque, sei, sette, spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!

Suvvia, mamme di tutto il Paese,
mandate i vostri ragazzi in Vietnam,
suvvia, babbi, non esitate, spediteli prima che sia troppo tardi:
fate in modo, via, di essere i primi nel vostro palazzo
ad accogliere vostro figlio che torna a casa in una cassa!

E un, due, tre, ma si combatte per che?
Non chiederlo a me, m’importa un cazzo,
prossima fermata: Vietnam!
E cinque, sei, sette, spalancate le porte del cielo,
non c’è neanche il tempo di chiedersi che cazzo succede,
yu-uuuu! si muore!

I miei dischi dell’anno #31 – Il 1956

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: ma, prima delle usuali considerazioni, tre brevi premesse.

Finora, il post di gennaio era riferito agli anni Sessanta… Ma, arrivato al 2026, ho deciso di “arretrare” di un decennio: in questo caso, al 1956. Perché è in quell’anno che “inizia” la storia del rock, con l’esplosione di Elvis e colleghi. Quindi, nel 2026, si saranno post sul 1956-’66-’76-’86-’96 e 2006: lasciando il 2016 a chi vorrà occuparsene, ma non a me, che di questi anni “recenti” so molto, troppo, poco. Punto secondo: negli anni Cinquanta, gli album pop sono più che altro “contenitori” di singoli, e non lavori artisticamente coerenti e autonomi. Più facile e sensato, quindi, concentrarsi sui 45 giri: anche se gli album, ovviamente, non mancheranno. Ultima annotazione: anche le classifiche ufficiali, in quei tempi, sono strumenti ancora approssimativi (per il Regno Unito e l’Italia, soprattutto), o suddivisi per generi (negli Stati Uniti)… E quindi, prendete tutto con le pinze. Ciò detto: si dia inizio alle danze!

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”, che chiunque potrà integrare o correggere con le sue conoscenze. Continua a leggere “I miei dischi dell’anno #31 – Il 1956”