Domani avvenne: da lunedì 6 settembre 2021 a domenica 12 settembre

6 Settembre 1971: a Ballybricken (Irlanda) nasce Dolores O’Riordan. Nel 1990 la cantante, ancora senza un gruppo alle spalle, entra nei Cranberries, in sostituzione del fuoriuscito vocalist Niall Quinn: con lei la band ottiene il primo contratto discografico (1993), e sfonda l’anno dopo con lo smash hit  “Zombie”, da lei scritto e straordinariamente interpretato. Messi in pausa i Cranberries, Dolores intraprende una carriera solista di soli due album, intervallati da crisi nervose e collaborazioni internazionali… E chiusa nel 2018 a causa della sua morte prematura. Oggi compirebbe 50 anni 😦

7 Settembre 2003: a Los Angeles ci lascia uno dei cantautori più acuti, cinici e irriverenti della sua generazione: Warren Zevon. La sua carriera, costellata da lavori storici, lunghe pause e dipendenze, dura per quasi 40 anni, e termina col disco testamentario “The Wind”: conscio del mesotelioma che lo sta uccidendo, Warren chiama a se i suoi grandi amici Bruce Springsteen, Don Henley e Jeff Porcaro per l’ultima incisione. Ha solo 55 anni.

8 Settembre 1956: a circa tre mesi dalla sua uscita “Calypso“, il terzo album del performer Harry Belafonte, balza al primo posto della classifica americana, dove rimane – anche se non consecutivamente – per ben 31 settimane, superando (ed è un altro record) il milione di copie. Questo disco lancia il giovane Belafonte nell’olimpo, e apre la strada alla moda della folk music: in scaletta, la famosissima “Day-O (Banana Boat Song)”.

9 Settembre 1953: a Cerreto Alpi (Reggio Emilia) vede la luce Giovanni Lindo Ferretti. Cantante, paroliere e performer, nel 1982 assieme a Massimo Zamboni fonda i CCCP – Fedeli alla linea, fra i padri del punk italiano: la formazione vivrà incarnazioni successive, dallo stile e dai riferimenti sempre più complessi ed eterogenei, come il Consorzio Suonatori Indipendenti (CSI) e i PGR (Per Grazia Ricevuta). Caratteristico e inimitabile il suo canto, stretto fra il caos e il salmodiare, così come le sue posizioni politiche e religiose, non sempre gradite ai fan.

10 Settembre 1991: i Nirvana pubblicano il singoloSmells Like Teen Spirit“. Primo estratto dall’album “Nevermind”, riscuote un successo mondiale, e sancisce di fatto l’ingresso del Grunge nel mainstream. Il titolo deriva da una frase scritta (per gioco) con lo spray dall’amica e cantante Kathleen Hanna sul muro di casa Cobain, “Kurt smells Teen Spirit”: dove “Teen Spirit” è il nome di un deodorante… Ma Kurt non lo sa, e immagina si riferisca a uno “spirito giovanile e rivoluzionario”. 🙂

11 Settembre 1965: a New York nasce Richard Melville Hall. Cantante e musicista, assume il nome d’arte di Moby in onore dell’antenato Herman Melville, autore del famoso romanzo “Mody Dick”, e ancora diciassettenne diventa DJ al Club MARS. Dopo più di un decennio, in cui pubblica numerosi (e ignorati) singoli di musica elettronica, con l’album “Play” (1999) fa il botto: il disco naviga fra blues rurale, campionamenti, gospel, ritmi elettronici e loop, e vende oltre 12 milioni di copie.

12 Settembre 1968: a Richmond (California) nasce Larry LaLonde. Chitarrista, allievo di Joe Satriani, dopo alcuni trascorsi in band punk e hardcore, nel 1989 entra nel gruppo neo-freak dei Primus, con cui resta per tutta la durata della loro carriera, tutt’ora attiva.

I miei dischi dell’anno #4 – Il 1991

Pian piano i mesi passano, la rubrica “I miei dischi dell’anno” avanza, e ci avviciniamo ai giorni nostri… Anche se fa un po’ ridere parlare di “giorni nostri” navigando nel 1991! Sarà perché sono gli anni in cui avevo anche io una chitarra in mano, ma – senza retorica – mi sembra davvero ieri.

Come al solito, vi propongo un estratto dalle classifiche ufficiali di vendita, e le mie integrazioni “fuori menù”, esposte in ordine assolutamente casuale. 🙂

Qualche annotazione:

  • Al di là dell’Atlantico, nei singoli domina il rock ottimistico del canadese Bryan Adams, con la sua “(Everything I Do) I Do It for You“. Negli album vince invece la voce straordinaria di Mariah Carey, che col suo omonimo album di debutto (quattro milioni le copie vendute) spazza via la concorrenza, e inaugura una carriera dalla pazzesca fortuna commerciale;
  • In Inghilterra, invece… Invece niente, perché anche qui si afferma nella gara del piccolo formato Bryan Adams! E i Queen, sull’onda dell’addio alla vita di Freddie Mercury, riportano in classifica “Bohemian Rhapsody”. Nei 33 giri – e questa volta l’avverbio “invece” ci sta tutto – vende più di tutti il corretto soul dai capelli rossi dei Simply Red, con “Stars“;
  • I fuori menù, ovviamente, sono la cosa più interessante! La parte del leone tocca al pre-grunge, al grunge, al quasi grunge e al vorrebbe-essere-grunge: escono infatti il debutto dei Pearl Jam, lo storico “Nevermind” dei Nirvana, il fenomenale live di Neil YoungWeld” (che da qui in poi sarà insignito del titolo di padre putativo del grunge), l’omonimo album del supergruppo Temple of the Dog, gli Screaming Trees… E tante altre cose interessanti che col grunge c’entrano poco o nulla: un po’ di neopsichedelia (Spacemen 3, Mercury Rev, Dogbowl), il Gangsta Rap di Ice-T, il Trip Hop dei Massive Attack, il neo-Freak dei Primus, e gli attacchi noise e brutali di Fugazi, Melvins, Kyuss e Jesus Lizard.
  • E poi abbiamo i fuoriclasse: quelli che conciliano vendite milionarie e rock di assoluto livello, come gli U2 di “Achtung Baby“, i R.E.M. di “Out of Time“, i Queen di “Innuendo“, i Red Hot Chili Peppers e i Metallica… Oltre a Sting, Lenny Kravitz e al primo capitolo delle preziosissime pepite d’archivio di Mr. Dylan.
  • Menzione, infine, per due curiosità tutte italiane: nei singoli troviamo al primo posto il divertente tormentone pseudo-rap “Rapput” di Claudio Bisio e Rocco Tanica (che, al giorno d’oggi, sarebbero impalati per sessismo…), e in buona posizione – piaccia o meno ammetterlo – “Ti spacco la faccia” del… Gabibbo 😦

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Domani avvenne: da lunedì 12 aprile 2021 a domenica 18 aprile

12 Aprile 1957: il 45 giri “Cumberland Gap“, nella versione di Lonnie Donegan, va al primo posto della classifica inglese, dove resterà 5 settimane. Standard folk inciso per la prima volta nel 1924, e oggetto di numerose cover, è riportato in auge nel ’57 dall’artista inglese per la Pye Records, inaugurando la moda dello Skiffle: stile cui si adegueranno tutte le band di ragazzini del periodo, fra cui i Quarrymen, di un giovane John Lennon…

13 Aprile 1945: a Hollywood (California) nasce Lowell George. Chitarrista specializzato nell’uso della slide, di cui è uno dei massimi esponenti, inizia la carriera alla corte di Frank Zappa e poi, nel 1969, fonda i Little Feat: band dedita a un’intelligente revisione del roots-rock, che attinge a blues, country, soul, funk e rock e li fonde in un impasto speziato di spirito “alternativo”. Con i Feat rimarrà sino al 1979: il tempo di uno (splendido) album solista, e poi la morte improvvisa.

14 Aprile 1971: l’Illinois Crime Commission redige, a scopo repressivo, una lista di canzoni “ispirate alla droga”: nell’elenco troviamo “Let’s Go Get Stoned” (Joe Cocker), “Whiter Shade of Pale” (Procol Harum),” Hi-De-Ho” (Blood Sweat and Tears), “With a Little Help From My Friends” (Sérgio Mendes e Brasil ’66, sic), “White Rabbit” (Jefferson Airplane), “Yellow Submarine” e “Lucy in the Sky With Diamonds” (Beatles) e “Puff the Magic Dragon” (Peter, Paul e Mary). E si tratta, in parecchi casi, di scelte dubbie, se non risibili (attribuire WALHFMF a Sérgio Mendes, ad esempio…)

15 Aprile 2017: a Vista (Califonria), all’età di 71 anni, ci lascia Allan Holdsworth. Chitarrista dal virtuosismo spinto, nella sua carriera è passato dal Prog alla Fusion senza mai perdere entusiasmo e voglia di misurarsi con le novità. I suoi soli vorticosi e free form, le sue orchestrazioni zappiane e le sperimentazioni col Synthaxe (un midi controller) ne fanno uno dei musicisti più eclettici della storia.

16 Aprile 1935: a Canonsburg (Pennsylvania) nasce Bobby Vinton. Figlio d’arte, dopo un inizio da incubo, piazza improvvisamente il colpo del ko: “Roses Are Red (My Love)” (1962). E non si ferma qui, replicando con altri spettacolari smash hit (“Blue Velvet”, “There! I’ve Said it Again” e “Mr. Lonely”). “Il più celebre cantante romantico dell’epoca” vende oltre 75 milioni di copie e, nel periodo fra il 1955 e il ’65, piazza più “numeri uno” di qualunque altro vocalist, Presley e Sinatra compresi.

17 Aprile 1991: all’Ok Hotel di Seattle i Nirvana – in anticipo di 5 mesi sulla sua uscita ufficiale – suonano per la prima volta in pubblico “Smells Like Teen Spirit”. Il concerto è indetto alla bell’e meglio allo scopo di raccogliere soldi per permettere alla band di Cobain e soci di pagarsi il viaggio e la permanenza a Los Angeles, dove dovranno registrare il secondo album, “Nevermind”. Vuoi mai facciano successo…

18 Aprile 1946: a Windsor (Ontario) nasce Alexander Lee “Skip” Spence. Polistrumentista canadese, alla fine degli anni Cinquanta giunge in California: qui suona prima con i Quicksilver Messanger Service, poi passa alla batteria con i Jefferson Airplane, e infine entra come chitarrista nei Moby Grape. Un musicista brillante, Skip, ma purtroppo minato dalla dipendenza dalle droghe e da problemi di salute mentale, che ne affossano presto la carriera.

Domani avvenne: da lunedì 13 maggio 2019 a domenica 19 maggio

Ciaoooo….

 

13 Maggio 1966: in Inghilterra, in ritardo di una settimana rispetto al mercato statunitense, è pubblicato il 45 giri “Paint it black“, dei Rolling Stones. Accreditato alla solita accoppiata Jagger-Richards, è il sesto “numero uno” delle Pietre: ed è il primo pezzo contenente una parte di sitar ad arrivare in vetta alle classifiche. Il titolo originale, “Paint it, Black” (con la virgola!) fu frutto di un errore di stampa della Decca, ma attirò sulla canzone assurde accuse di razzismo (poteva sembrare ordinasse: “Dipingilo, negro!”…sic).

14 Maggio 1943: in una paesino nelle vicinanze di Glasgow nasce John Symon AsherJack” Bruce. Nel ruolo di bassista, nel ’62 entra alla corte dell’eminenza grigia del blues inglese, Alexis Korner: l’anno seguente trasloca presso la Graham Bond Organization, dove conosce il virtuoso batterista Ginger Baker. Fra i due inizia una guerra senza esclusione di colpi, con aggressioni sul palco e sabotaggi: prese strade diverse, Ginger e Jack si troveranno nuovamente a condividere musica, litigate furiose e dollari nel ’66, convocati da Eric Clapton nei Cream, il primo supergruppo della storia… Band cui Bruce darà anima e corpo, scrivendo – in collaborazione col paroliere Pete Brown – buona parte del repertorio, e ricoprendo anche il ruolo di voce solista.

15 Maggio 2008: in California, all’età di 88 anni, ci lascia Alexander Courage. Autore e direttore d’orchestra, lavora come arrangiatore per le colonne sonore di numerosi film e telefilm: fra i molti ricordiamo “My Fair Lady”, “Some Like It Hot”, “Superman” e “Jurassic Park”. Dalla sua penna è inoltre uscito il tema principale della serie tv “Star Trek“.

16 Maggio 1964: da una famiglia di emigratici croati nasce, in California, Krist Novoselic. Bassista autodidatta, trasferito ad Aberdeen (stato di Washington), nel ’85 viene in contatto con un giovane di belle speranze, Kurt Cobain, con cui dà vita ai Nirvana. Dopo la morte del leader, nel ’94, tenta la breve esperienza dei Sweet 75, cui seguono partecipazioni in diversi progetti, e anche la discesa in campo nel Libertatian Party. Con i suoi 2,01 metri di altezza, è la rock star più alta di cui si abbia notizia.

17 Maggio 1959: nell’hinterland londinese nasce Paul Andrews. Cantante dalla spinta punk, nel 1978 entra nel nucleo originario degli Iron Maiden, e adotta il nome d’arte di Paul Di’Anno. Con la band registra i primi due album ma, a causa dei problemi derivati dall’abuso di droga e alcol, alla fine del 1981 è licenziato e sostituito da Bruce Dickinson. Inizia, per l’instabile Paul, una carriera ai margini dello show biz, ma sempre convinto di essere il più grande frontman metal di sempre. E oggi, con tanto di panza, barba lunga e calvizie, compie 60 anni!

18 Maggio 1911: nasce Joseph Vernon “Big Joe” Turner. Uomo dalla mole enorme (1 metro e 90 per 110 kg) e dalla voce roboante, si fa notare  nell’insolito ruolo di barista-cantante nei club della natia Kansas City. Verso il 1930 nasce la storica partnership col virtuoso pianista boogie Pete Johnson che dura, ininterrotta, per tredici anni (“Roll ‘em Pete”). Fra il 1951 e il ’58, sotto l’illuminata guida dell’Atlantic Records, il “grosso Joe” sforna una serie di hit mozzafiato dal respiro blues come ”Flip, Flop and Fly”, “Chains of Love”, “Sweet Sixteen” e “Shake, Rattle and Roll” (1954): pezzo che, riproposto in versione white da Bill Haley, diventa un million seller mondiale.

19 Maggio 1969: a 65 anni muore Coleman Hawkins, uno dei pionieri del sax tenore in ambito jazzistico. Il suo timbro caratteristico, secco e dinamico, è dato dallo “slap tongue”, il colpo di lingua: cui si oppone lo stile soft e melodico del suo grande rivale, Lester Young. Dopo una tournée europea – in cui è accolto dai fans come un eroe – torna in patria, e registra il suo brano simbolo, “Body and soul”: strumentale che tira le fila di tutte le precedenti ricerche di Coleman in un unico, grandioso, assolo di 64 battute.