Io non so parlar di musica #1

Parlare di musica è come ballare di architettura”: uno dei miei aforismi preferiti, volto a denunciare come “parlare di musica” sia un’impresa perdente per definizione. Non vale, ovviamente, quando si racconta la biografia di un musicista, o si fanno analisi tecniche o storiche: ma “descrivere” una melodia, un’armonia, e le emozioni che suscitano, è sempre un’approssimazione. Aggettivi, paragoni storici, metafore, ricordi personali, citazioni altrui, e via retoricheggiando: tutte cose utili, utilissime, a dare un’idea… Ma nulla può sostituire l’ascolto.

Oggi, quindi, non la faccio troppo lunga, e mi limito semplicemente – senza sproloquiare, precisare e dettagliare – a “postare” uno dei pezzi che amo di più in assoluto, e che più mi emoziona, ogni volta: è pure bello lungo, quindi godetevelo! E se non vi piace… Pazienza! 🙂

Genesis – “Firth of Fifth

Tratto da “Selling England by the Pound” (1973)

7 pensieri riguardo “Io non so parlar di musica #1

  1. Questa è una frase che ricorre in tutti i libri che parlano dello scrivere di musica, proprio per far capire come sia spesso difficile entrare nello spessore di un artista. Eppure, è proprio quel connubio fra l’ascolto e leggere le emozioni di altri che si amplifica ulteriormente la sua percezione. Sostanzialmente da quella frase sono cambiate molte cose perché l’avvento dei social network ha replicato all’inverosimile un desiderio di essere presenti in ogni cosa e in ogni dove, compreso nella musica. E’ vero che dev’essere la musica a parlare, ma come diceva il direttore di Rumore, Rossano Lo Mele, un buon articolo può metterti sulla buona strada o fartela cambiare, e ribadisce anche che lo scrivere è un obbligo militante, proprio perché ormai tutto si è compenetrato con tutto. Poi è vero, ci sono buoni e cattivi maestri, ma questa è la vita, e come tale siamo sempre noi a saper scegliere. 😉

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    1. Diciamo che la mia era ed è una provocazione personale e una constatazione… Intendendo appunto che un conto è fare un’analisi storica e stilistica un altro è sbrodolare su metafore e aggettivi… E non tutti ahimè sono Lester Bangs!

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  2. Descrivere le emozioni musicali, credo sia impossibile ! O si ha la sensibilità di percepire ciò che esiste sotto il complesso fraseggio che ascoltiamo, o meglio lasciar perdere !
    E poi c’è il passare del tempo che fa il resto. Firth of Fifth come moltissime cose di quel passato, sono eterne e faranno sicuramente parte della storia della Musica insieme a Chopin, Beethoven…
    Parlare di musica non è facile, anzi, direi che pochi riescono a trasmettere un qualche messaggio significativo.
    In sostanza, come tutte le cose che rappresentano il nostro intimo, bisogna avere semplicemente una sintonia per saperle apprezzare in silenzio.

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