Io non so parlar di… Covid!

Buongiorno e buona domenica a tutti. E’ inusuale per me scrivere un post di domenica: di solito escono il lunedì e il mercoledì/giovedì… Ma se un tipo organizzato come me scrive di domenica è perché qualcosa da dire c’è.

Non è una notizia bomba, ma la mia signora ed io da un paio di giorni siamo in pieno contagio Covid! I primi sintomi sono toccati a lei, venerdì sera; e poi a me, questa notte. Nulla di grave, almeno per ora: sarà la protezione vaccinale, il culo, la variante, il segno zodiacale, ma (per entrambi) febbre moderata, colpi di tosse e ossa rotte.

Spero non si incattivisca, ma abbiamo fiducia: spiace solo che la mamma, come qualcuno saprà per averne letto precedentemente, sia in struttura riabilitativa, e ovviamente non potrò andare a trovarla. Mi affiderò a parenti e amici. Ma anche lei sta andando meglio, ora si fa una rampa di scale in salita e discesa: queste vecchie rocce sono degli highlander, per fortuna!

Tornando al mio piccolo contagio, potevo mai astenermi da un omaggio musicale a tema? No, certo che no!

E allora, a proposito di virus, infezioni, dolori muscolari e termometri, vi propongo il classico “Fever“: ma non nella versione canonica di Peggy Lee, e nemmeno in quella di Madonna, Elvis, Bublé o altri… Scelgo per voi la cover notturna e gotica di quei matti dei Cramps! Che a me piace, e piace parecchio. Che poi il testo di “Fever” parli di ben altra febbre siamo d’accordo: ma concedetemi la licenza poetica, che proprio lucidissimo non sono 🙂

Ci sentiamo poi per aggiornamenti!

Fever” (Davenport / Cooley) – Da The Cramps – “Songs the Lord Taught Us” (1980)

“Elvis” – Il film

No, “Elvis” non è un Biopic, almeno in senso stretto: troppe le ellissi, i salti temporali, i personaggi mancanti, le cose date per scontate, quelle taciute e quelle falsate per esserlo davvero. Il film, infatti, si concentra sul periodo 1956-’58, e su quello 1968-’77, descrivendo solo per accenni il resto della vita del King.

E, ancora, “Elvis” non è un film sul rock’n’roll, anche se avrebbe potuto esserlo. Ci sono stato un po’ male quando ho visto che – tranne un prologo più evocativo che fattuale – la narrazione iniziava con un Elvis già assurto a piccolo divo del Sud… Mancando, invece, di quello che – per un appassionato – è il cuore di tutto: quando, assieme ai compagni Scotty e Bill, prende un blues e lo suona e incide come un country (“It’s All Right Mama”), e cambia la storia. E tace di molte altri momenti, musicologicamente fondamentali: le radici country di Presley, il passaggio alla major RCA e al suo rigido sistema produttivo, il ricorso costante a autori esterni, lo spiazzante declino degli anni Sessanta, i dischi di gospel…

Diceva il geniale producer della Sun Records, Sam Phillips, poco prima di incontrare Elvis: “Se trovassi un bianco che canta con l’anima di un nero, diventerei miliardario!“. E l’aveva trovato: peccato che, tempo 18 mesi, e il contratto della giovane promessa di Memphis venisse rilevato dal nuovo e spregiudicato manager, il “Colonnello” Tom Parker. Ed è qui che il film “Elvis” trova la sua ragione d’essere: nel descrivere il rapporto che per 21 anni ha legato i due, fra sospetti, fedeltà, tradimenti e milionate di dollari. Continua a leggere ““Elvis” – Il film”

Domani avvenne: da lunedì 27 giugno 2022 a domenica 3 luglio

27 Giugno 2014: a Tarzana (California), affetto da diverse patologie, ci lascia l’autore e cantante soul Bobby Womack. Nato 70 anni prima a Cleveland, all’inizio degli anni Sessanta fonda il quartetto The Valentinos, con cui licenzia la fortunata “It’s All Over Now”, la cui cover degli Stones procurerà a Bobby grandi royalties. Durante la carriera scrive brani per Wilson Pickett e George Benson, in proprio continua a sfornare buone hit soul (“Across 110th Street”) collabora, come chitarrista, con Sly Stone, e propone raffinati arrangiamenti di classici soul.

28 Giugno 2019: in un video postato su Twitter, Ozzy Osbourne e la moglie Sharon denunciano l’uso non autorizzato del brano “Crazy Train” da parte del presidente statunitense Donald Trump per la sua campagna presidenziale. E, altresì, suggeriscono al tycoon di rivolgersi ad alcuni artisti di nota appartenenza repubblicana, come Kid Rock e Ted Nugent!

29 Giugno 1888: sotto la supervisione di George Gourand, agente europeo di Thomas Edison, durante l’esecuzione pubblica al Crystal Palace di Londra, è inciso il cilindro di paraffina riportante un estratto dell’esecuzione di “Israel in Egypt” di G. F. Handel. Con suoi 2 minuti e 28 secondi, questo supporto contiene la più antica incisione musicale a noi pervenuta.

30 Giugno 1992: per la Dali Records esce “Blues for the Red Sun“, secondo album del gruppo statunitense Kyuss. Questo disco è unanimemente considerato il manifesto del cosiddetto Stoner Rock, genere che unisce elementi di Doom Metal, Psichedelia, Blues Rock a ritmi lenti, sound pesante e produzione vintage. In scaletta, “50 Million Year Trip”, “Apothecaries’ Weight”, “Mondo Generator”, “Thumb”.

1° Luglio 1972: per EMI esce “Radici“, quarto album del cantautore Francesco Guccini. Album compatto e coerente, contiene alcune delle sue canzoni più famose, come “La locomotiva”, “Piccola città”, “Incontro”, “Il vecchio e il bambino” e “Canzone della bambina portoghese”. La copertina ritrae i nonni e i prozii di Guccini, sullo sfondo del cortile della vecchia casa di montagna.

2 Luglio 1994: a Philadelphia, all’età di 66 anni, ci lascia la soul singer Marion Williams. Nata povera, da ragazzina aiuta la madre in una lavanderia, e canta spiritual agli angoli delle strade: a 19 anni è notata dalle Famous Ward Singers, entra in formazione, e subito ne diventa la star. Con le sorelle Ward resta sino al ’58, anno in cui fonda le Stars of Faith; nel ’65, infine, avvia la carriera solista, e diventa una delle stelle assolute del canto Spiritual.

3 Luglio 1952: a Londra nasce Andy Fraser. Giovane musicista di formazione classica, e ragazzo problematico, a 15 anni si innamora perdutamente del blues: e a soli 15 anni entra nel giro del bluesman di pelle bianca John Mayall in qualità di bassista. Nel 1968, grazie alla sponsorizzazione di Alexis Korner, entra nei neonati Free, a fianco di Paul Rodgers e Paul Kossoff, con cui resta sino al ’72, contribuendo alla scrittura del loro grande classico “All Right Now“.

I falsi miti della musica #6 – P.I.D. (Paul Is Dead) – Prima parte

Vedi com’è la vita? Sir Paul McCartney ha appena compiuto 80 anni, sabato scorso, eppure è morto nel 1966. Proprio vero: mai festeggiare i compleanni!

Per quanto ai più possa sembrare una follia, la teoria per cui Paul McCartney sarebbe morto nel ’66, e sostituito da un sosia, è una delle più bislacche, discusse e articolate leggende di ambito rock di sempre. Tanto che la medesima si è meritata un acronimo (P.I.D. “Paul is Dead”), l’ipotetico sostituto il nomignolo di “Faul” (Fake Paul), ed esistono siti, libri, trasmissioni e quant’altro che continuano a discettare sulla questione.

I contributi sono innumerevoli, e non potrò certo io dipanare la matassa: ma vi fornisco un riassunto essenziale della vicenda (articolato in 3 – 4 puntate, di meno non si riesce!), attingendo al documentatissimo ed equilibrato libro di Glauco Cartocci, “Paul is Dead? Il caso del doppio Beatle“, davvero illuminante e ben fatto, e che vi consiglio. E, alla fine, vi dirò la mia opinione in merito.

Ma cosa dice, in sintesi, la “Teoria PID”? La principale sostiene che Paul sarebbe morto decapitato in un incidente stradale, alla guida di una Aston Martin, la notte di mercoledì 9 Novembre 1966: il suo decesso sarebbe stato immediatamente messo a tacere per motivi commerciali, e Paul sostituito da un sosia. I Beatles, da lì in poi, avrebbero inserito indizi nelle canzoni e nelle copertine dei dischi, spinti dal senso di colpa. Una teoria parallela incolpa invece la CIA, d’intesa coi servizi segreti britannici (ah, i complottisti… poca fantasia!)

In questa puntata ci occuperemo degli elementi di contesto che costituiscono la griglia su cui i vari “indizi” ritrovati successivamente si dispongono. Pronti? Si parte!

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Domani avvenne: da lunedì 20 giugno 2022 a domenica 26 giugno

20 Giugno 1942: a Inglewood (California) nasce Brian Wilson. Cantante, arrangiatore, produttore e pluristrumentista, verso il 1961 – assieme ai fratelli Carl e Dennis, al cugino Mike Love e a Al Jardine –  fonda il gruppo familiare dei Pendletones: che, nel 1962, cambia ufficialmente nome in Beach Boys. Brian è il genio del gruppo, autore di intricate armonie vocali e di arrangiamenti inusuali e certosini: ammiratissimo da Paul McCartney, nel ’65 si estranea dai concerti per dedicarsi al lavoro di studio. Concepirà, in quasi totale solitudine, il capolavoro “Pet Sounds”, ma la sua mente inizierà una vertiginosa caduta, fra depressione, psicofarmaci e isolamento maniacale. Nel 2004, dopo decenni di tormento e cure, finalmente torna alla musica attiva!

21 Giugno 1974: presso il sito megalitico di Stonehenge si tiene il primo Stonehenge Free Festival, sorta di raduno musicale freak e che culmina, in pieno stile hippie, all’alba del solstizio d’estate. Iniziato come festival spontaneo, negli anni raggiunge dimensioni e notorietà ragguardevoli, con più di 30.000 spettatori, e artisti di prima fascia. L’ultima edizione del festival sarà nel 1984.

22 Giugno 1979: per la Reprise Records esce “Rust Never Sleep” di Neil Young & Crazy Horse. Inciso live durante il tour del 1976/78, contiene diversi pezzi inediti, ed è una delle testimonianze più paradigmatiche della “nevrosi musicale” di Young, il suo oscillare costantemente fra tenui ballate country e rabbiosi rock elettrici. Disco eccellente, in scaletta allinea “Hey Hey, My My”, “Powderfinger”, “Welfare Mothers” e “Sail Away”. Il titolo (“La ruggine non dorme mai”) è ispirato alla pubblicità di una vernice anti-ruggine.

23 Giugno 1962: nella Contea di Alameda (California) nasce Charles “Chuck” Billy. Nativo americano del popolo Pomo, nel 1986 entra nella thrash metal band Legacy, al posto del cantante Steve “Zetro” Souza, diretto agli Exodus: nel giro di pochi mesi il complesso cambia nome nel definitivo Testament, e Chuck ne diviene indiscusso leader e frontman. Dotato di una voce potente, roca e aggressiva, Chuck è inoltre un fiero sostenitore dei diritti civili del suo popolo, e si spende per il loro inserimento nella società americana.

24 Giugno 1922: a Roma, cent’anni fa, nasce Giovanni “Tata” Giacobetti. Cantante e contrabbassista, nel 1940 fonda il quartetto vocale Egie, che di lì a poco cambia nome in Quartetto Cetra: Tata è ricordato come “il bello” del gruppo, e assieme al compagno d’arte Virgilio Savona è l’autore (in qualità di paroliere) della maggior parte dei loro successi.

25 Giugno 1967: sulle tv di mezzo mondo va in onda lo special “Our World“, il primo programma televisivo trasmesso in mondovisione della storia. Il programma prevede servizi in diretta dai cinque continenti, trasmessi via satellite: dall’Inghilterra il collegamento avviene dagli studi di Abbey Road, occasione in cui i Beatles cantano – per la prima volta – “All You Need Is Love“. Brano composto per l’occasione da John Lennon, vede in studio ospiti d’eccezione come Mick Jagger, Eric Clapton, Marianne Faithfull e Keith Moon, tutti gioiosamente ai cori.

26 Giugno 1956: a Stockton (California) emette il primo vagito Chris Isaak. Nato da padre statunitense e madre ligure, questo cantante forgia un ibrido fra il pop alla Orbison, il singhiozzo di Elvis Presley e i lenti da cocktail: i suoi maggiori successi sono “The Wicked Game”, usato da Lynch in “Cuore Selvaggio”, e “Baby Did a Bad Bad Thing”, scelto da Kubrick per “Eyes Wide Shut”.

I miei vinili: #8 – Il nascondisco

Ciao a tutti. Come sapete (almeno, chi ha letto il precedente post) sono un po’ preso dal seguire l’anziana genitrice, che ha dovuto lasciare la sua amatissima casa e trasferirsi in un bell’hotel tutto-pagato (dalle tasse) nella sua città… Oggi cambiamo alloggio: dal 4 stelle ospedaliero ci trasferiamo al 5 stelle lusso della casa di riabilitazione, e speriamo che ci sia il the danzante dei girelli…

In queste settimane faccio parecchio la spola fra Torino, dove vivo e lavoro, e Asti: e capita anche che mi ci fermi per diverse ore, per sistemare la casa, bagnare i fiori, pulire l’acquario e tenere vivo l’alloggio. Inevitabile mettere su un cd o un disco: anche perché una buona fetta di musica è rimasta lì, per meri motivi di spazio e pigrizia. Duemila e fischia oggetti occupano il loro posto, e con l’assenso della cara vecchietta ho lasciato lì quanto al momento non stava altrove: tanto, finora una visita settimanale non è mai mancata, e se mi serviva qualcosa bastava prenderlo.

In questi giorni mi sono reso conto quanto, a dispetto del mio ordine mentale, l’organizzazione fisica della discoteca sia diventata ormai caotica e sconclusionata. All’inizio della mia passione, trenta e passa anni fa, tutto era a posto: ma, una volta riempita la rastrelliera dello stereo, sono iniziati i guai: ho svuotato il vecchio mobile bar e ho preso a riempire pure lui; poi è venuta la volta di due scaffali di libreria, stesso trattamento. E infine sono arrivati i cd: “Beh, questi occupano meno spazio, posso sbizzarrirmi!” Una beata cippa, invece… A poco è valso l’acquisto di un mobiletto porta-cd rotante: dopo qualche anno, era pieno pure lui 😦 Continua a leggere “I miei vinili: #8 – Il nascondisco”