I miei vinili: #8 – Il nascondisco

Ciao a tutti. Come sapete (almeno, chi ha letto il precedente post) sono un po’ preso dal seguire l’anziana genitrice, che ha dovuto lasciare la sua amatissima casa e trasferirsi in un bell’hotel tutto-pagato (dalle tasse) nella sua città… Oggi cambiamo alloggio: dal 4 stelle ospedaliero ci trasferiamo al 5 stelle lusso della casa di riabilitazione, e speriamo che ci sia il the danzante dei girelli…

In queste settimane faccio parecchio la spola fra Torino, dove vivo e lavoro, e Asti: e capita anche che mi ci fermi per diverse ore, per sistemare la casa, bagnare i fiori, pulire l’acquario e tenere vivo l’alloggio. Inevitabile mettere su un cd o un disco: anche perché una buona fetta di musica è rimasta lì, per meri motivi di spazio e pigrizia. Duemila e fischia oggetti occupano il loro posto, e con l’assenso della cara vecchietta ho lasciato lì quanto al momento non stava altrove: tanto, finora una visita settimanale non è mai mancata, e se mi serviva qualcosa bastava prenderlo.

In questi giorni mi sono reso conto quanto, a dispetto del mio ordine mentale, l’organizzazione fisica della discoteca sia diventata ormai caotica e sconclusionata. All’inizio della mia passione, trenta e passa anni fa, tutto era a posto: ma, una volta riempita la rastrelliera dello stereo, sono iniziati i guai: ho svuotato il vecchio mobile bar e ho preso a riempire pure lui; poi è venuta la volta di due scaffali di libreria, stesso trattamento. E infine sono arrivati i cd: “Beh, questi occupano meno spazio, posso sbizzarrirmi!” Una beata cippa, invece… A poco è valso l’acquisto di un mobiletto porta-cd rotante: dopo qualche anno, era pieno pure lui 😦 Continua a leggere “I miei vinili: #8 – Il nascondisco”

La distribuzione della musica: i supporti musicali

Ciao a tutti, vi segnalo un nuovo post, curato dal sottoscritto, in uscita oggi sul blogdellamusica.

Questa volta propongo un breve excursus sulla storia dei supporti per la distribuzione della musica: in parole povere, parleremo di piano rolls, cilindri di cera, dischi, cassette, cd e quant’altro.

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Nella prima metà dell’Ottocento, col trascorrere degli anni, e l’ampliarsi della platea medio-borghese, l’editoria musicale si trasforma in un’attività economicamente remunerativa. Le tirature della cosiddetta “sheet music” (partiture sia di singoli brani, che di raccolte e antologie – sacre o profane) sono molto alte, e negli Stati Uniti in alcuni casi raggiungono la ragguardevole cifra di mezzo milione di copie… Ma la maggior parte delle canzoni è ancora trasmessa per via indiretta, grazie alle performance itineranti, alle opere liriche e al Minstrel Show.

Il vero trionfo dell’editoria musicale avviene negli ultimi due decenni del Secolo: sono le affollate strade di New York – e, in particolare, il quadrilatero argutamente denominato “Tin Pan Alley” – a dare i natali alla prima catena di produzione organizzata e professionalmente integrata della storia.

Accanto alla tradizionale stampa e vendita di partiture, in questo scorcio di secolo le case editrici sono impegnate anche nel commercio dei rulli (piano rolls) per pianola… Continua a leggere