Io non so parlar di musica #12

Metti, una sera a cena

Un po’ di leggerezza ci vuole, ogni tanto… Dopo un periodo a dir poco complicato, ho proprio voglia di raccontarvi una cosa strana che mi capitò anni fa, collegata a una canzone (poi vedrete, che canzone!): di due personaggi che dire “artisti” è un po’ (tanto) esagerato, e della strana serata che mi coinvolse.

Dunque, è la tarda primavera del 2012, e con un mio amico andiamo a cena in una trattoria di Asti: di quelle storiche che, da quando sono nate, non hanno mai cambiato menù, proprietari e arredamento… Perlinato alle pareti, carrello degli antipasti (con una fantastica agliata), tradizione rigorosa, padrona col grembiule: quelle cose semplici che fanno piacere e danno sicurezza, insomma!

Bene, c’è poca gente, a cena siamo noi due, e un altro tavolo con 4-5 persone: non ci facciamo caso, all’inizio, e superiamo gli antipasti, poi a un certo punto sento la padrona riferirsi a qualcuno come “divino”… Guardo meglio, e dopo qualche incertezza scorgo il Divino Otelma! Senza orpelli, collane, tuniche e cappelli, ma in jeans e maglietta: ed è pure magro e piccolino. Quando la signora passa da noi, chiediamo sottovoce conferma, e la conferma arriva: sì, è Otelma, “ma vuole che lo chiami divino”!

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