Domani avvenne: da lunedì 9 marzo 2020 a domenica 15 marzo

9 Marzo 1987: esce “The Joshua Tree“, il quinto album della rock band irlandese U2 e uno dei capolavori della pop music di tutti i tempi. Prodotto da Daniel Lanois e Brian Eno, e registrato in parte negli studi Sun di Memphis (per intenderci, quelli del primo Presley), vende oltre 28 milioni di copie: in scaletta, hit come “Where the Streets Have No Name” , “I Still Haven’t Found What I’m Looking For”, “With or Without You”, “Red Hill Miming Town” e “Mother of the Disappeared”. Il titolo dell’album fa riferimento alla Yucca brevifolia, l’albero di Giosuè, pianta originaria del sud ovest degli Stati Uniti.

10 Marzo 1903: a Davemport (Iowa) nasce Leon Bismarck “Bix” Beiderbecke. Affascinato dalla musica che risuona sui battelli che da Memphis risalgono il Mississippi, a 15 anni si avvicina alla cornetta, e rapidamente mette in mostra un talento cristallino. Un colore sonoro delicato, calmo e centrato, il vibrato pieno di relax, il respiro naturale, pochi virtuosismi: in confronto alla spinta hot di Armstrong, Bix può apparire un conservatore… Ma un conservatore straordinario. Bix mostra come il jazz, pur mantenendosi fedele alle radici afroamericane, possa essere anche lirico, gentile e dolce: insegnamento ripreso, agli inizi degli anni Cinquanta, dalla scuola cool di Chet Baker e Lennie Tristano.

11 Marzo 1971: Jim Morrison, il leader dei Doors, giunge all’Hotel George’s, a Parigi. La settimana seguente si trasferisce in un appartamento al 17 di Rue Beautreillis: e nella Ville Lumière rimarrà sino al 3 Luglio, data della sua morte.

12 Marzo  2013: a Londra, a 56 anni, ci lascia Clive Burr. Batterista dal feeling inimitabile e dalle performance ultra dinamiche, entra prima nei Samson e, nel 1979, negli Iron Maiden, con cui resta sino al 1982, incidendo tre album. Durante il tour The Beast on the Road riceve la notizia della morte improvvisa del padre: al ritorno dalle esequie scopre di esser stato sostituito dall’amico Nicko McBrain, tutt’oggi il batterista della band. Dopo una ventina d’anni passati in formazioni minori dell’heavy britannico, nel 2001 scopre di avere la sclerosi multipla: dovrà arrendersi dopo 12 anni di battaglia.

13 Marzo 1971: a Treviso nasce Giulio Casale. Giulio, a meno di 10 anni, legge “L’Apologia di Socrate” e frequenta Tenco, Endrigo; al liceo ripudia, per partito preso, le materie scientifiche e, per l’atteggiamento intransigente, si guadagna il soprannome di “Estremo”, che diventa la sua firma; a 19 anni rifiuta un ingaggio nella serie B di basket (e uno stipendio di 50 milioni di lire) perché “sarebbe dire si a una vita programmata”. E, nel 1991, fonda la band Estra: una delle migliori realtà del rock italiano. Ne ho parlato qui.

14 Marzo 1949: a Southport (UK) nasce John “Ollie” Halsall. Chitarrista di impronta rock-fusion, ha lavorato con The Rutles, Mike Patto, i Timebox, i Tempest e Kevin Ayers, conquistando ovunque l’apprezzamento dei colleghi: è, inoltre, uno dei pochissimi vibrafonisti d’ambito rock.

15 Marzo 1912: a Centerville (Texas) nasce Sam “Lightnin'” Hopkins. Chitarrista blues, dopo anni passati sulla strada, nel 1946 vince un’audizione col pianista Wilson Smith: nasce il duo “Thunder” Smith e “Lightin’” Hopkins, il “tuono e il fulmine”.  Hopkins rappresenta il passaggio fra la naturalezza del blues rurale (l’arpeggio Piedmont, il rifiuto per la rigida scansione in dodici battute) e la modernità (i testi, che affrontano temi come la follia della guerra e il rombo della città). La vera fama arriverà solo negli anni Sessanta: nessun hippy resisterà al suo look cool, con occhiali scuri, cappello da cowboy e cicatrici da forzato sulle caviglie.

Festa della Donna: #1 – Le Red Hot Mamas

Colgo l’occasione dell’imminente Festa della Donna (non c’è solo l’emergenza del “vairus” di cui parlare…), per proporre una breve riflessione storica sul rapporto fra le cantanti e il Blues: storia di una passione sempre viva, ma che solo occasionalmente è riuscita a esplodere. Storia interessante, perché intreccia giocoforza un’altra questione, egualmente importante: quella delle barriere razziali.

Blues al femminile

Quando, dopo la Guerra Civile, si stabilizzano i presupposti per la nascita del blues, nella società nera le differenze fra i sessi sono già ben delineate, sia fra le mura domestiche che sulle assi dei palcoscenici. Le donne, rispetto ai maschi, rivestono da sempre un ruolo più sussidiario, subordinato, che impedisce il medesimo tipo di mobilità: la maggior parte, anche se costrette a emigrare, cercano un lavoro stabile e dignitoso, come la governante, mentre pochissime si danno allo spettacolo. La musica è per certo parte della loro vita: anzi, è proprio grazie ai canti solitari sulla veranda, o durante i lavori di casa, che le canzoni, le emozioni, lo “spirito del blues” si trasmettono nelle campagne, tramandandosi di madre in figlio, e di famiglia in famiglia. Ma la “professione” è un tabù.

Le cantanti nere professioniste di blues di cui, a fine Ottocento, si abbia qualche traccia attendibile o memoria sicura si contano sulle dita di una mano. Ophelia Simpson, in arte Black Alfalfa, sarebbe una di queste: tuttofare al soldo del Medicine Show del Dr. Parker, accompagna le vendite del suo miracoloso intruglio con un canto esacerbato, lacerante, “blues”. Nel 1898, a Louisville, incarcerata per il presunto omicidio del marito, scrive “Black Alfalfa Jail-house Shouting Blues”, tra i primissimi esempi di shout e di stanza blues strutturati sulla forma strofica AAB. Ma, al di là di questo, null’altro resta: né una foto, né traccia del suo destino… E, per esser sinceri, nemmeno prove della sua reale esistenza! Tutto, infatti, si basa sulla testimonianza del critico e storico John Jacob Niles: una cronaca non certo inoppugnabile, visto che nel 1898, quando avrebbe ascoltato la Simpson, Niles aveva solo 6 anni. E, altra nota stonata, la forma strofica, difficile da immaginare in forma compiuta nel blues di fine Ottocento. Continua a leggere “Festa della Donna: #1 – Le Red Hot Mamas”

Domani avvenne: da lunedì 2 marzo 2020 a domenica 8 marzo

2 Marzo 1942: a New York, stremato da una tubercolosi che lo perseguita da tre anni, ci lascia Charlie Christian, padre indiscusso della chitarra jazz e – indirettamente – del solismo RNB. I resti furono traslati a Bohnam (Texas), la città natale, per la sepoltura, ma lapide non fu mai incisa, lasciando quindi un alone di mistero sul luogo esatto di inumazione. Aveva solo 26 anni.

3 Marzo 1953: a Londra nasce Robyn Hitchcock. Cantante, autore e stralunato performer, inizia la carriera nel 1975 con i Soft Boys, gruppo new wave: allo scioglimento della band inizia un percorso solista costellato da una discografia varia ed eclettica, all’insegna della neo-psichedelia. Al suo fianco, a fasi alterne, la band degli Egyptians.

4 Marzo 1963: a Battle Creek (Michigan) nasce Jason Newsted. Bassista elettrico, dopo l’esordio nella trash band Flotsam & Jetsam, nel 1987 entra nei Metallica al posto del defunto Cliff Burton: dopo la fine del sodalizio, nel 2001, Jason fonderà in gruppo degli Echobrain, prima di collaborare con i Voivod e Ozzy Osborne. Una curiosità: una delle cause del temporaneo ritiro dalle scene furono seri problemi al collo, dovuti – come lui stesso dichiarò – a “25 anni di headbanging”…

5 Marzo 1995: a Londra, a 52 anni, muore il cantante, pittore e poeta “Viv” Stanshall. Famoso per la partecipazione alla surreale compagine avant-garde Bonzo Dog Doo-Dah Band, è anche la “voce narrante” di Tubular Bells di Mike Oldfield (quella che annuncia i singoli strumenti). La morte avviene per un incendio, causato da un guasto all’impianto elettrico del suo alloggio.

6 Marzo 2006: a New Orleans ci lascia King Floyd. Autore e cantante soul, tenta la fortuna con un album co-scritto con Dr. John, ma fallisce e trova lavoro alle Poste. Nel 1970 ci riprova: e “Groove Me” scala prima le classifiche locali, e poi le nazionali, diventando disco d’oro. La sua carriera, nonostante il talento, si spegne lentamente dopo questo hit: il suo nome riemergerà nel 1995, quando Shaggy userà un campionamento della sua “Baby Let Me Kiss You” nella famosa “Boombastic”.

7 Marzo 1946: a Croydon (UK) nasce Matthew Fisher. Inizialmente bassista, ma poi tastierista, inizia la carriera professionale con il teen idol inglese Bill Fury: nel 1966 si sposta sull’organo Hammond, ed entra nell’organico dei Procol Harum, in cui starà sino al ’69 (e, dopo un lungo esilio, dal 1991 al 2004). Dopo una battaglia legale durata anni, nel 2009 Fisher ottiene il 40% dei diritti sul notissimo hit “A Wither Shade of Pale”.

8 Marzo 1973: a soli 28 anni ci lascia Ronald Charles McKernan, meglio noto col soprannome di Pigpen. Californiano, figlio d’arte e innamorato della musica black, Ronald conquista l’ammirazione del giovane Jerry Garcia che – in riferimento al suo aspetto stropicciato – prende a chiamarlo come il sudicio personaggio dei Peanuts, Pig Pen. Membro fondatore dei Grateful Dead, rimane nel gruppo in qualità di armonicista, cantante e organista sino al 1971: la sua salute, minata da eccessi alcolici, peggiora rapidamente, fino alla morte prematura, avvenuta per un’emorragia gastrica.

I miei vinili: #1 – Le cassette

Sì, lo so, c’è (stato) un programma tv condotto dal simpatico Riccardo Rossi con questo titolo:  ma che ci posso fare, qui voglio proprio parlare di questo: dei miei vinili, intesi come supporti fisici per la musica. E per ora (è una minaccia!) lascio da parte tutta la questione tecnico-storica (anche se interessante) e quella filosofica-sociologica (mica male pure lei) per dire qualcosa proprio dei MIEI supporti, di quelli che mi ricordano qualcosa e dei modi di utilizzo. E parto dalle mitiche MUSICASSETTE: roba da dinosauri, ormai, ma una trentina d’anni fa erano un must, e una ventina si vedevano ancora in giro.

Dunque, le cassette: originali, nuove e incellofanate. Un oggetto che, spesso, costava meno del vinile, e quindi scelto per titoli meno pregiati; o che (capitava pure quello) era allegata a qualche rivista. E che, soprattutto, si poteva agevolmente usare in automica c’era il lettore mp3! E, assieme alle cassette, c’era anche il portacassette, da sistemare sotto il sedile: io ne avevo uno nero, abbastanza brutto direi, ma funzionale. In macchina ho sentito settimane intere di canzoni, da solo e con gli amici. E sempre le stesse, più o meno: perché mica potevi duplicare tutta la tua discografia…

Autoradio: estraibile, ovviamente!

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Iron Maiden – “Virus”

There’s an evil virus that’s threatening mankind

Sì, lo dico candidamente: approfitto della psicosi sull’epidemia del Coronavirus per raccattare gratis un po’ di “seo”… Strategia commerciale un po’ spregiudicata, direte: ma dovrò pure incrementare in qualche modo i miei pochi seguaci! E poi, come dicono i Maiden, “Only the Good Die Young”. 🙂

Dunque, è il 1996 e gli Iron Maiden sono reduci da “The X Factor“, il decimo lp della loro carriera e il primo dopo il traumatico abbandono di Bruce Dickinson: il sostituto – Blaze Bailey – nonostante l’ottima resa del disco, non va proprio giù a molta critica e pubblico. Steve Harris, il demiurgo della band, è un po’ incazzato… E tutti si mettono al lavoro per scrivere qualcosa che metta nero su bianco la loro rabbia. “Il brano è propriamente dedicato alla stampa britannica, celebre in tutto il mondo per il suo cinismo. “Virus” è una sorta di risposta alle persone che si sono divertite a umiliarci negli anni“. Continua a leggere “Iron Maiden – “Virus””

Domani avvenne: da lunedì 24 febbraio 2020 a domenica 1° marzo

24 Febbraio 1992: sulla spiaggia di Waikiki, Hawaii, la cantante delle Hole, Courtney Love e Kurt Cobain, leader dei Nirvana, si sposano. Al tempo la cantante è già incinta di Frances Bean, che nascerà il 18 agosto successivo.

25 Febbraio 1949: in un villaggio di minatori a Welch, Virginia, nasce Frank “Poncho” Sampedro. Chitarrista elettrico, bevitore e seduttore implacabile, nel 1975 si unisce ai Crazy Horse, la band di Neil Young, al posto di Danny Whitten: gruppo in cui, seppure se a fasi alterne, rimane fino al  2010, quando si ritira dal mondo della musica per dedicarsi alla coltivazione di frutta (sic).

26 Febbraio 1966: “These Boots Are Made For Walkin’“, scritta da Lee Hazlewood e cantata da Nancy Sinatra, arriva al primo posto della classifica statunitense.

27 Febbraio 1923: il rapper Puff Daddy si aggiudica il Soul Train Music Award per il miglior video per la canzone “I’ll Be Missing You”: ottiene inoltre quattro nominations in altrettante categorie.

28 Febbraio 1970: i Led Zeppelin, per la loro esibizione a Copenaghen, sono costretti a cambiare (provvisoriamente) nome in The Nobs, per evitare la causa legale intentata dall’aristocratica Eva von Zeppelin, discendente del conte Ferdinand von Zeppelin, per l’uso del cognome di famiglia.

29 Febbraio 1980: Jerry Allen, sceriffo della contea di Cerro Gordo, Iowa, trova in una vecchia scatola d’archivio una busta sigillata: dentro ci sono un orologio da polso e un paio di occhiali da vista con la montatura in plastica nera. Si tratta dei reperti sopravvissuti all’incidente aereo del 7 aprile 1959, in cui persero la vita Ritchie Valens, The Big Bopper e Buddy Holly: e gli occhiali – uno dei simboli di Buddy – sono proprio i suoi… Oggetti che si pensavano persi dopo lo schianto, ma che erano rimasti sepolti nella neve, prima di essere rinvenuti e poi dimenticati in archivio.

1° Marzo 1958: a Bristol (UK) nasce Nick Kershaw. Dopo una frammentaria carriera in alcune band underground, nel 1983 intraprende la carriera di cantante pop: i suoi successi hanno grosse proporzioni commerciali, e rispondono al nome di “I Won’t Let the Sun Go Down on Me”, “Wouldn’t It Be Good” e “The Riddle“.