I miei vinili: #1 – Le cassette

Sì, lo so, c’è (stato) un programma tv condotto dal simpatico Riccardo Rossi con questo titolo:  ma che ci posso fare, qui voglio proprio parlare di questo: dei miei vinili, intesi come supporti fisici per la musica. E per ora (è una minaccia!) lascio da parte tutta la questione tecnico-storica (anche se interessante) e quella filosofica-sociologica (mica male pure lei) per dire qualcosa proprio dei MIEI supporti, di quelli che mi ricordano qualcosa e dei modi di utilizzo. E parto dalle mitiche MUSICASSETTE: roba da dinosauri, ormai, ma una trentina d’anni fa erano un must, e una ventina si vedevano ancora in giro.

Dunque, le cassette: originali, nuove e incellofanate. Un oggetto che, spesso, costava meno del vinile, e quindi scelto per titoli meno pregiati; o che (capitava pure quello) era allegata a qualche rivista. E che, soprattutto, si poteva agevolmente usare in automica c’era il lettore mp3! E, assieme alle cassette, c’era anche il portacassette, da sistemare sotto il sedile: io ne avevo uno nero, abbastanza brutto direi, ma funzionale. In macchina ho sentito settimane intere di canzoni, da solo e con gli amici. E sempre le stesse, più o meno: perché mica potevi duplicare tutta la tua discografia…

           Autoradio: estraibile, ovviamente!

Alt, ho detto “duplicare“: e qui veniamo alla ragione principale d’essere della cassetta: che ha rappresentato la prima frontiera della duplicazione domestica (e, quindi, della “musica liquida”). Preparavi una dozzina di nastri, e per un po’ in auto eri a posto: e li sentivi tutti, per intero, prima il lato A, e poi il B, e se il viaggio era lungo tornavi sull’A. Ed è forse per questo (anche senza forse) che dei dischi di allora mi ricordo tutto, ogni passaggio: alcuni li avrò sentiti un centinaio di volte… In auto, ma anche a casa. Perché alla fine la cassetta era più comoda – anche se molto meno affascinante – del disco: un mangiacassette teneva poco posto, e lo potevi usare anche in camera, magari alla sera tardi, quando lo stereo (piazzato in salotto) diventava off limits.

C’era poi un altro motivo, forse più mio che altrui, per doppiare i vinili su nastro: perché così gli album si usuravano meno! Ossessione che nasce da un perverso incrocio fra pochissimi soldi in tasca, leggende metropolitane sulla “puntina che consuma i solchi” e tirchieria. Pazienza se almeno avessi scelto di duplicare album rarissimi: ma era tutta roba alla mano, di preferenza nice price. Ma dalla trafila non uscivo: comprare un disco, registrarlo su cassetta, e metterlo nello scaffale, rigorosamente imbustato. E, se ci tenevo, facevo pure la copertina della cassetta, con biro e colori. Forse, a prendermi in tempo, potevo salvarmi…

Ovviamente, si poteva duplicare un album intero: o alcune sue parti (o, anche, rubare qualche pezzo dalla radio). Arriviamo così alla confezione di compilation personali a uso privato, o da scambiare con un amico (comprando magari un lp a testa, e duplicando l’altro), ma soprattutto da regalare alla ragazza cui aspiravi… “Ti ho fatto una cassetta” era un gesto simpatico per rompere il ghiaccio, farsi conoscere e capire che tipo era lei: nel mio caso, avesse mai ascoltato Baglioni beh… avrei lasciato perdere, consolandomi altrimenti 🙂

Ci sono delle cassette che hanno significato molto, per me. La prima è stata la colonna sonora di “Phenomena” di Dario Argento: è lì che ho avuto l’epifania degli Iron Maiden, e della loro “Flash of the Blade”, che mi ha aperto un mondo. Poi aggiungo “Nove” di Ivan Graziani (ne ho parlato, indirettamente, qui), “L’Arca di Noè” di Battiato (l’attesissimo e assai ermetico seguito de “La Voce del Padrone”), la cassetta da edicola “Un mucchio di rock” (grazie cui ho conosciuto Negrita, Joecool, Flor de Mal e Insidia) e la raccolta metal (sì, a quel tempo ne ascoltavo tanto) “Hear’n’Aid“, una specie di “We Are the World” per fanatici della chitarra distorta: roba strana, ma che non dimenticherò mai.

In tempi meno paleolitici qualche cassetta è ancora entrata in casa: “Before We Were So Rudely Interrupted” degli Animals (un regalo inaspettato!), “La terra, la guerra, una questione privata” dei CSI, “Legione Straniera” di Giusto Pio… E penso di essermi fermato qui: parliamo di un sette-otto anni fa.

Spulciando negli scaffali, intravedo un’altra piccola, grande, follia… La storia è semplice: un mio amico, bravo musicista, mi omaggia di un nastro con il meglio della sua produzione (siamo nel 1989 o giù di lì): un vero onore. Mah, aspetta: e se il nastro dovesse smagnetizzarsi? E allora compro una cassetta “metal” (col nastro più performante) e mi creo un backup: una cassetta che duplica un’altra cassetta!

E no, neanche a prendermi in tempo sarebbe bastato…

 

3 pensieri riguardo “I miei vinili: #1 – Le cassette

  1. …Di cassette e vinili ho piena la casa ma… Se ormai le cassette sono nel dimenticatoio, i vinili (compresi quelli di mio padre) si fanno ancora ascoltare ed il fascino di quei ‘plasticoni’ è rimasto inalterato (e anche il suono lo trovo più familiare).
    E’ cambiato il mondo e lo stesso paragone lo si potrebbe fare per la fotografia, faticosa, costosa, equilibrata, pensata… Ora è solo cagnara !

    Si, la tecnologia è importante ma gli ‘umani’ sono una specie evoluta degli scimpanzè e si adagiano subito alle comodità perdendo di vista quello che ci distingue dai nostri amati simili…. Il ricordo, il fascino, il sentimento, e alla fine si riassume tutto in Amore !

    Ciao.

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    1. Tutto vero: però le cassette si smagnetizzavano e i nastri si seccano (infatti ho problemi con alcune cassette che sto digitalizzando)…
      Il vinile, tutta altra roba! Quello sì che aveva un fascino particolare.

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