I miei vinili: #3 – I CD

La mia piccola narrazione, a proposito dei supporti per la musica che girano in casa (“la musica che gira intorno” :-)), si era interrotta a Giugno: la riprendo ora, e dopo le cassette e i dischi tocca (era ora di modernizzarsi un po!), ai Compact Disc. Che poi moderni non sono per nulla: per le nuove e nuovissime generazioni, il Compact Disc è un oggetto vintage di cui non c’è alcun reale bisogno… Ma per me si, eccome: già abbandonare (seppur non totalmente) i vinili fu un atto di coraggio, figurarsi lasciar perdere anche i cd. E ne sa qualcosa il concessionario auto di Asti, che quando (quasi 3 anni fa) ordinai l’auto nuova e chiesi “ma il lettore cd c’è?”, mi guardò come fossi un UFO.

Va beh, comunque iniziamo. Il primo cd che comprai fu un “due in uno“: le tracklist di due vecchi vinili, insomma, compresse su un solo supporto. Alchimia resa possibile dal fatto che i dischi rock, allora, raramente superavano i 35 minuti, mentre su un cd ne stanno poco più di 74. Il cd in questione fu “Truth / Beck-Ola” di Jeff Beck: e mi ricordo distintamente che, più che ascoltare religiosamente i pezzi, mi persi (e per diversi giorni) nella magia di fare cose che coi vinili non si potevano, tipo impostare una programmazione personale, fare una rapida scansione di 10 secondi al pezzo, saltare da un brano all’altro con un semplice tasto, sentirlo su un’autoradio e cose così. Continua a leggere “I miei vinili: #3 – I CD”

I miei vinili: #2 – I dischi

Riprendo il discorso iniziato qualche mese fa, riguardante i supporti per la musica – anzi, e soprattutto – i MIEI supporti, quelli che mi raccontano qualcosa di particolare. E, dopo le cassette, tocca ai DISCHI.

Dischi in vinile, ovviamente: nell’armadio ho alcune vecchie gommalacche dei nonni, ma non sono “roba mia”… Qui si parla di quei dischi comprati coi sudati risparmi, centellinando i soldini di Natale e Pasqua (la paghetta non esisteva), e tenuti come una reliquia. Belli, i vinili: e non parlo della qualità sonora, ma proprio dell’oggetto. La copertina è facilmente decifrabile (non come i libretti dei cd, per cui ci vuole la lente… e gli occhiali, ora che li porto), dentro ci sono foto e testi, la crew e le dediche, e poi vuoi mettere il rito? Un disco nuovo doveva rimanere intonso per il maggior tempo possibile: oltre al vinile – la cui usura veniva preservata copiandolo integralmente su cassetta – occorreva coccolare anche la ancor più delicata confezione di cartoncino. E, allora: aprire la medesima con lo strofinamento sui jeans, onde surriscaldare la membrana di cellophane che impediva l’accesso al disco e lacerarla il giusto; lasciare il resto del cellophane intonso, a custodia… della custodia; e, a male parata, quando il vecchio cellophane non ce la faceva più, sostituirlo con una bustina di plastica trasparente. Coi vinili doppi, quasi sempre “apribili” a libro, bisognava stare ancora più attenti: perché le due parti della copertina erano internamente comunicanti, e c’era il rischio che il vinile, per così dire, sconfinasse, rimanendo pizzicato durante la chiusura della confezione, e irrimediabilmente danneggiato. Continua a leggere “I miei vinili: #2 – I dischi”