Domani avvenne: da lunedì 15 marzo 2021 a domenica 21 marzo

15 Marzo 1941: a Los Angeles nasce Mike Love. Cugino da parte di madre della famiglia Wilson, entra presto nel gruppo vocale dei cugini Brian, Dennis e Carl e assume – assieme a Brian – il ruolo di cantante principale, frontman e autore di testi dei Pendletons: complesso che a fine ’61 cambia nome nello storico Beach Boys. Sua è la voce in classici come “Surfin’ Safari”, “Surfin’ USA”, “I Get Around” e “California Girls”. Da sempre additato come il membro più conservatore della band, Mike è però anche uno dei primi musicisti pop (assieme a Beatles e Donovan) ad abbracciare le religioni orientali. Attualmente Love, assieme a Bruce Johnston e ad anomimi session man, continua a fare tour sotto il nome Beach Boys.

16 Marzo 1968: a due mesi dalla sua uscita, il singolo di Otis Redding, “(Sittin’ on) the Dock of the Bay” raggiunge la vetta della Top 100 di Billboard. Composto da Redding a Giugno ’67, e completato con Steve Cropper a Novembre, è inciso fra il 6 e il 7 Dicembre: tre giorni dopo, Redding muore in un incidente aereo. Il successo del disco è postumo, quindi: e, in modo beffardo ma anche scontato, risulta il suo successo più longevo di sempre.

17 Marzo 1972: a Montreal (Canada) nasce Melissa Auf der Maur: il padre è un politico canadese di origini svizzere, e la madre una giornalista e (in gioventù) la prima rock DJ della città. Bassista, a un concerto conosce per caso Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, che convoca lei e la sua band (The Tinker) come spalla per un concerto. Nel 1994 entra nelle Hole di Courtney Love; successivamente al loro scioglimento, collabora ancora con Corgan, Rick Ocasek e Rufus Wainwright, e nel 2003 debutta come solista, dandosi anche al canto. Melissa è anche una fotografa professionista.

18 Marzo 1963: a Livorno nasce Roberto “Bobo” Rondelli. Cantante e autore, nel 1992 fonda il gruppo “Ottavo Padiglione” (il nome richiama il reparto di psichiatria dell’ospedale labronico), con cui incide quattro album: nel 2002 Bobo debutta come solista, vince il Premio Tenco e prosegue una carriera di minoranza, in direzione ostinata e contraria, con ampio consenso di critica. Spirito irrequieto e “maledetto”, ma venato da profonda ironia mediterranea, ha inoltre all’attivo un bel disco-omaggio al suo concittadino Piero Ciampi, diverse partecipazioni al cinema, e interessanti reading letterari.

19 Marzo 1981: a Chicago, all’età di 77 anni, ci lascia Tampa Red. Nato in Georgia come Hudson Woodbridge Whittaker, e vissuto a Tampa (Florida) per tutta l’infanzia, arrivato a Chicago assume il suo nome d’arte, ispirato alla capigliatura rossastra: qui, come chitarrista blues, si unisce al pianista Georgia Tom, con cui incide la scandalosa e fortunatissima “It’s Tight Like That” (1928), uno dei più autorevoli e possibili antenati del rock’n’roll. Dalla sua penna escono altri classici, fra cui lo standard “It Hurts me Too”.

20 Marzo 1991: il figlio di Eric Clapton e Lory Del Santo, Conor Clapton, muore accidentalmente, cadendo dal 53° piano di un grattacielo, a New York, dove si trova con la madre. Fatalità: una finestra è stata lasciata aperta per sbaglio, e il bambino ci si è infilato… Aveva solo 4 anni e mezzo. In suo onore e memoria, Eric scriverà uno dei suoi pezzi più belli e commoventi, “Tears in Heaven“.

21 Marzo 1965: a Houston (Texas) nasce Steve Turner. Chitarrista elettrico, emigrato presto a Seattle, inizia a bazzicare nel sottobosco hardcore fino a incontrare il cantante Mark Arm: dopo l’esperienza nei Green River i due, nel 1988 fondano i Mudhoney: uno dei primi gruppi a potersi fregiare dell’etichetta “grunge” e a dargli una forma compiuta, e ancora attivi dopo ben 33 anni.

Il primo cantautore: Tom Paxton

Dave Van Ronk, personaggio simbolo e alfiere del Folk Revival, per certi versi è anche l’ultimo della vecchia guardia: non tanto per ragioni anagrafiche, ma per attitudine e disposizione artistica. Il suo sguardo musicale è infatti soprattutto rivolto al passato, attraverso un lavoro che è principalmente di riscoperta e attualizzazione, e solo raramente di nuova scrittura.

Il primo folk singer a proporsi come autore autonomo, e ad aprire la strada alla nuova generazione, è il coetaneo Tom Paxton (1937): un ragazzo che ha incontrato il folk dei cowboy nei ranch dell’Arizona e dell’Oklahoma, e che poi – come tanti altri – ha scoperto la lezione civile e musicale di Woody Guthrie e di Pete Seeger, diventandone fedelissimo discepolo.

Arrivato a New York, si sistema al Greenwich Village, e trova ospitalità al Gaslight Cafe: quando si accorge che il pubblico presta più attenzione alle sue canzoni che alle ballate tradizionali, si mette al lavoro in modo assiduo per inventarne ogni giorno di nuove, e creare un repertorio autonomo.

Beh, si dirà, che c’è di strano? Bisogna per un attimo entrare nel modo di pensare dell’epoca, e della comunità folk, per capire la portata della sua proposta. Quando un cantante folk voleva proporre un proprio pezzo, si trovava in difficoltà: le accuse di protagonismo o di immodestia, di volersi misurare con le grandi e insuperabili voci del passato, erano sempre dietro l’angolo. La soluzione più comune era anche la più improbabile: nascondere la reale paternità e fingere che il pezzo fosse un non ben specificato “traditional”, scovato chissà dove. Paxton, invece, se ne frega, e ci dà dentro: quando Dylan non osa ancora inserire più di due-tre brani di propria penna in un’intera serata, Paxton ne mette in fila almeno una decina. E’ quindi Paxton – e non Dylan – a inventare il mestiere del cantante-autore folk moderno!

Durante la permanenza al Village, Tom conquista il rispetto di tutti, pubblico e compagni d’avventura: con una buona dose di sicurezza e orgoglio, nel ’62 autoproduce un lp registrato live al Gaslight Cafe, significativamente intitolato “I’m the Man That Built the Bridges”, mentre le sue canzoni iniziano a fare capolino nelle riviste specializzate “Sing out!” e “Broadside”, diventando parte del repertorio comune.

La popolarità di Paxton supera per la prima volta i confini del Village nel ’63, quando durante la reunion dei Weavers, Pete Seeger propone al pubblico due sue canzoni: atto che apre la strada a partecipi cover di Bob Dylan, Pete Seeger, Peter, Paul and Mary, Joan Baez e The Kingston Trio. Nel 1964 Paxton firma per la Elektra Records, e affronta il suo primo tour oltre Atlantico, in Inghilterra.

Il canzoniere di Paxton è molto vario e diversificato, ma il suo punto forte sono le topical songs. La guerra (“Jimmy Newman”), il difficile reinserimento dei reduci (“My Son John”), gli orrori della segregazione (“Beau John” e “Goodman, Schwerner and Chaney”), l’olocausto (“Train for Auschwitz”), la guerra (“Talking Vietnam Potluck Blues”) e altri piccoli e grandi eventi politici e sociali: questi sono gli argomenti che Tom ama descrivere, e mettere in musica. Canzoni come “Bottle of Wine”, “Rambin’ Boy” e “The Last Thing on My Mind” diventano standard eseguiti in tutto il mondo e in varie lingue… Va da sé, senza procurare mai uno straccio di Top10 al loro autore: destino beffardo, per chi ha praticamente inventato dal nulla il mestiere del cantastorie moderno… E che, con grande ostinazione, continua ancora oggi a sfornare dischi (siamo arrivati al 63° album!) e concerti. Negli ultimi anni la sua penna si è di volta in volta occupata della guerra in Bosnia, degli attentati dell’11 Settembre, e della crisi dei mutui subprime :sempre, s’intende, in compagnia della sua fedele chitarra.

Certo, le sue canzoni sono pienamente “folk”, poco arrangiate, essenziali e… hanno quasi 60 anni! Chi cerca chitarre elettriche, batteria o voci sgolate è meglio che se le tolga dalla testa: ma, per chi avesse voglia di tornare alle radici, e immergersi nelle atmosfere fumose di un folk club del magico Greenwich Village, troverà nel vecchio Tom la guida giusta… La migliore della città.

Domani avvenne: da lunedì 8 marzo 2021 a domenica 14 marzo

8 Marzo 1958: a Londra nasce Gary Anthony James Webb. Cantante, nel 1978 fonda la new wave band Tubeway Army e – “ispirato” dalla pubblicità sulle pagine gialle di un idraulico, tal Neumann – assume il nome d’arte di Gary Numan. Dopo il secondo album, Numan si mette in proprio, mantenendo il sound (largamente basato sul synth) che aveva reso famosi i Tubeway: l’album “The Pleasure Principle” (1979) è un ottimo biglietto da visita del suo pensiero e un successo internazionale. Ma dura poco: il resto della carriera si perde fra produzioni petulanti e senza vero mordente.

9 Marzo 1968: a tre mesi dalla sua uscita, l’album “John Wesley Harding” di Bob Dylan arriva al primo posto della classifica statunitense. Ispirato, nel titolo, alla figura del leggendario fuorilegge del West, segna il ritorno di Bob a sonorità acustiche, e i sempre più densi riferimenti alla retorica biblica. In scaletta, “The Ballad of Frankie Lee and Judas Priest”, “Drifter’s Escape” e l’apocalittica “All Along the Watchtower”.

10 Marzo 1966: a Dallas (Texas) nasce Edie Brickell. Cantante, nel 1985 si unisce quasi per caso al gruppo folk New Bohemians, e rapidamente ne scala le gerarchie, diventandone la leader: con “Shooting Rubberbands At The Stars (e il singolo “What I am”, 1988), la Brickell ottiene un ottimo riscontro, proponendosi come la più credibile erede di Rickie Lee Jones. Nel ’92 Edie incontra Paul Simon: dal loro matrimonio nascono tre figli.

11 Marzo 1950: a New York emette il primo vagito Robert “Bobby” Mc Ferrin. Un vagito intonatissimo, visto che padre e madre sono cantanti lirici: ma Bobby – innamorato del jazz – non vuole somigliare a nessuno, e per anni si rifiuta di ascoltare altri performer, studiando uno stile tutto suo. Nel 1981 si aggrega a George Benson, e poi a Herbie Hancock: nel 1984 esce il suo primo album, mentre i suoi live assumono la dimensione che ancora oggi li distingue: fortissima improvvisazione, e continua interazione col pubblico. Vincitore di svariati premi, e stimatissimo nel mondo jazz, ottiene successo internazionale col singolo “Don’t Worry Be Happy” (1988), nato da un’improvvisazione in studio.

12 Marzo 1967: per la Verve esce l’album di debutto dei Velvet Underground, “The Velvet Underground & Nico“. Considerato uno degli album più influenti ed acclamati della storia del rock, vende la miseria di 30.000 copie nei primi 5 anni: eppure, come ebbe a dire Brian Eno, “sono convinto che ciascuno di quei 30.000 che l’hanno comprato ha fondato una band”. Disco seminale e pieno di idee, emozioni, suoni, tematiche devianti e strumenti atipici, accoglie l’iconica partecipazione dell’algida cantante Nico, e l’ancor più famosa copertina di Andy Warhol (la “banana”: nelle prime copie, in versione sbucciabile!). In scaletta, “Sunday Morning”, “Venus in Furs”, “All Tomorrow’s Parties”, “Heroin”, “European Son”… e tutte le altre!

13 Marzo 1966: a Corbetta (Milano) nasce Manuel Agnelli. Nel 1985 dà vita agli Afterhours: complesso fondamentale per la storia del rock indipendente italiano, e in cui Agnelli ricopre il ruolo di frontman, autore principale e deus ex machina. Gli Afterhours, infatti, negli anni hanno cambiato più volte pelle, formazioni e casa discografica, ma Agnelli è sempre rimasto al comando: ormai, più che un complesso, sono un progetto, sempre vivo e mutevole. Manuel, oltre che musicista, è produttore musicale, scrittore e conduttore tv.

14 Marzo 1971: al Roundhouse Club di Londra ha luogo l’ultima data del mini-tour “The Rolling Stones UK Tour 1971“, pensato dalle Pietre come un breve giro (in 9 locali, e 18 concerti) per salutare il pubblico inglese, prima di “rifugiarsi” in Francia per sfuggire al fisco inglese!

Festa della Donna: #2 – Ragazze vincenti

Come l’anno scorso, dedico le mie riflessioni musicali all’imminente Giornata/Festa Internazionale della Donna parlandovi di due canzoni in cui la presenza – negli intenti, puramente occasionale! – di una donna ha dato al pezzo – e alla storia del rock – un qualcosa di imperdibile, e difficilmente superabile. Della serie: le donne, anche quando sono trattate da outsider, sanno dare delle mazzate che te le ricordi per sempre. Continua a leggere “Festa della Donna: #2 – Ragazze vincenti”

Domani avvenne: da lunedì 1° marzo 2021 a domenica 7 marzo

1° Marzo 1927: a New York, da famiglia di origini giamaicane e martinicane, nasce Harold Bellanfanti, in arte Harry Belafonte. Cantante pop, folk e di musical, diffusore delle ritmiche caraibiche (mento e calypso), confidente di Martin Luther King, sostenitore del movimento dei Diritti Civili, attore cinematografico, presentatore tv… Non un semplice cantante, ma un artista a tutto tondo: a lui spetta inoltre la promozione di una allora sconosciuta Miriam Makeba, e il primissimo spazio concesso su un disco all’esordiente Bob Dylan (una parte di armonica nel suo album “Midnight Special”, 1961).

2 Marzo 1948: a Torrance (California) nasce Larry Carlton. Chitarrista di ispirazione jazz, negli anni Settanta si afferma come uno fra i turnisti più richiesti, arrivando a sfiorare le 500 registrazioni annue: la sua carriera solista, già attiva dal ’77, ha una svolta nel 1985, a seguito del passaggio alla MCA, quando si sposta sul jazz acustico. Sempre molto attivo, negli anni successivi oscilla fra tradizione e lavori più commerciali, a cavallo fra pop, fusion ed eterodossia, ma sempre con una classe eccelsa: nel suo carniere si contano ben tre Grammy.

3 Marzo 1931: per la Brunswich Records esce il 78 giri “Minnie the Moocher“, di Cab Calloway. Million seller e sempreverde dello Swing, il pezzo è famoso essenzialmente per due motivi: gli scat del cantante, via via più complessi e con cui ingaggia un “duetto” col pubblico (“Hi-de-hi-de-hi-de-hi, Ho-di-ho-di-ho-di-oh, Skip-a-bibby-goop-a-bibby-give-a-bibby, bubly-bop“), e la performance dell’ormai anziano ma brillante Calloway nel film “The Blues Brothers“.

4 Marzo 1951: a Middlesbrough (UK) vede la luce Chris Rea. Figlio di padre italiano e mamma irlandese, dopo diverse esperienze (fra cui quella nei Magdalene, in cui entra per sostituire David Coverdale, appena entrato nei Deep Purple), inizia la carriera solista nel 1979: ottimo chitarrista soft rock con venature blues, Rea nella sua lunga carriera pubblica 18 album e vende oltre 30 milioni di pezzi.

5 Marzo 1971: alla Ulster Hall di Belfast i Led Zeppelin eseguono, per la prima volta in assoluto, “Stairway to Heaven”, in anticipo di 8 mesi rispetto all’uscita ufficiale sull’album “Led Zeppelin IV”. Canzone famosissima, molto articolata, dal testo sfuggente e con uno straordinario assolo di chitarra, è anche uno degli spartiti più pubblicati della storia, con oltre un milione di copie vendute.

6 Marzo 2013: a Marbella (Spagna), per le complicanze di un intervento chirurgico cardiaco di routine, all’età di 68 anni si spegne Alvin Lee. Chitarrista rock-blues di grande tecnica (“la chitarra più veloce del West”), è stato l’anima del terzetto Ten Years After, di cui resta iconica l’esibizione al Festival di Woodstock, con la torrenziale “I’m Going Home”.

7 Marzo 2013: a Londra, all’età di 66 anni, ci lascia Peter Banks. Chitarrista, nel ’66 forma il gruppo The Syn, in cui milita anche il bassista Chris Squire: dopo alcune vicissitudini, ai due si uniscono Jon Anderson, Tony Kaye e Bill Bruford, dando vita ai Mabel Greer’s Toyshop… Ma il nome è troppo lungo: è proprio Banks a proporre il definitivo e storico Yes! Banks inciderà con gli Yes i primi due album, prima di essere sostituito da Steve Howe: dal 1971 Banks inizia una carriera divisa fra progetti più o meno estemporanei e il lavoro di prestigioso session man, continuata fino alla sua morte improvvisa.

Breaking News!

Buona domenica a tutti, e una piccola notizia per l’umanità, ma grande per il sottoscritto: ho iniziato una collaborazione con il Blog della Musica!

Si tratta di un bel blog a tema (omen nomen), pensato gestito e organizzato da Silvia Spadon, dove potrete trovare davvero di tutto, da recensioni a presentazione di band, da consigli librari a interviste, e non solo nel campo del pop-rock, ma anche del jazz, della classica e del blues. Vi invito, ovviamente, a dargli un’occhiata, e a seguirlo con attenzione, merita davvero.

Per quanto mi riguarda, ho iniziato la collaborazione con un post riguardante il processo di incisione di un disco; a breve toccherà ad una breve storia dei supporti di registrazione (cilindri, dischi, cassette, cd) e dei mezzi di diffusione delle canzoni (radio, jukebox, tv, cinema, ecc)… Sempre con la benedizione del “master Silvia”.

Vi lascio in descrizione il link del blog, e del mio primo post: hasta luego!
Blog della Musica
Come incidere un disco: qual è il processo di incisione discografica?