Il primo cantautore: Tom Paxton

Dave Van Ronk, personaggio simbolo e alfiere del Folk Revival, per certi versi è anche l’ultimo della vecchia guardia: non tanto per ragioni anagrafiche, ma per attitudine e disposizione artistica. Il suo sguardo musicale è infatti soprattutto rivolto al passato, attraverso un lavoro che è principalmente di riscoperta e attualizzazione, e solo raramente di nuova scrittura.

Il primo folk singer a proporsi come autore autonomo, e ad aprire la strada alla nuova generazione, è il coetaneo Tom Paxton (1937): un ragazzo che ha incontrato il folk dei cowboy nei ranch dell’Arizona e dell’Oklahoma, e che poi – come tanti altri – ha scoperto la lezione civile e musicale di Woody Guthrie e di Pete Seeger, diventandone fedelissimo discepolo.

Arrivato a New York, si sistema al Greenwich Village, e trova ospitalità al Gaslight Cafe: quando si accorge che il pubblico presta più attenzione alle sue canzoni che alle ballate tradizionali, si mette al lavoro in modo assiduo per inventarne ogni giorno di nuove, e creare un repertorio autonomo.

Beh, si dirà, che c’è di strano? Bisogna per un attimo entrare nel modo di pensare dell’epoca, e della comunità folk, per capire la portata della sua proposta. Quando un cantante folk voleva proporre un proprio pezzo, si trovava in difficoltà: le accuse di protagonismo o di immodestia, di volersi misurare con le grandi e insuperabili voci del passato, erano sempre dietro l’angolo. La soluzione più comune era anche la più improbabile: nascondere la reale paternità e fingere che il pezzo fosse un non ben specificato “traditional”, scovato chissà dove. Paxton, invece, se ne frega, e ci dà dentro: quando Dylan non osa ancora inserire più di due-tre brani di propria penna in un’intera serata, Paxton ne mette in fila almeno una decina. E’ quindi Paxton – e non Dylan – a inventare il mestiere del cantante-autore folk moderno!

Durante la permanenza al Village, Tom conquista il rispetto di tutti, pubblico e compagni d’avventura: con una buona dose di sicurezza e orgoglio, nel ’62 autoproduce un lp registrato live al Gaslight Cafe, significativamente intitolato “I’m the Man That Built the Bridges”, mentre le sue canzoni iniziano a fare capolino nelle riviste specializzate “Sing out!” e “Broadside”, diventando parte del repertorio comune.

La popolarità di Paxton supera per la prima volta i confini del Village nel ’63, quando durante la reunion dei Weavers, Pete Seeger propone al pubblico due sue canzoni: atto che apre la strada a partecipi cover di Bob Dylan, Pete Seeger, Peter, Paul and Mary, Joan Baez e The Kingston Trio. Nel 1964 Paxton firma per la Elektra Records, e affronta il suo primo tour oltre Atlantico, in Inghilterra.

Il canzoniere di Paxton è molto vario e diversificato, ma il suo punto forte sono le topical songs. La guerra (“Jimmy Newman”), il difficile reinserimento dei reduci (“My Son John”), gli orrori della segregazione (“Beau John” e “Goodman, Schwerner and Chaney”), l’olocausto (“Train for Auschwitz”), la guerra (“Talking Vietnam Potluck Blues”) e altri piccoli e grandi eventi politici e sociali: questi sono gli argomenti che Tom ama descrivere, e mettere in musica. Canzoni come “Bottle of Wine”, “Rambin’ Boy” e “The Last Thing on My Mind” diventano standard eseguiti in tutto il mondo e in varie lingue… Va da sé, senza procurare mai uno straccio di Top10 al loro autore: destino beffardo, per chi ha praticamente inventato dal nulla il mestiere del cantastorie moderno… E che, con grande ostinazione, continua ancora oggi a sfornare dischi (siamo arrivati al 63° album!) e concerti. Negli ultimi anni la sua penna si è di volta in volta occupata della guerra in Bosnia, degli attentati dell’11 Settembre, e della crisi dei mutui subprime :sempre, s’intende, in compagnia della sua fedele chitarra.

Certo, le sue canzoni sono pienamente “folk”, poco arrangiate, essenziali e… hanno quasi 60 anni! Chi cerca chitarre elettriche, batteria o voci sgolate è meglio che se le tolga dalla testa: ma, per chi avesse voglia di tornare alle radici, e immergersi nelle atmosfere fumose di un folk club del magico Greenwich Village, troverà nel vecchio Tom la guida giusta… La migliore della città.

Se ti va, rispondi, mi farà piacere leggere e rispondere ad un tuo commento, grazie! :-)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...