Morphine – “Good”

Meditando sui miei ultimi post (…siamo un po’ autoreferenziali?!), ho avuto la conferma di come proprio non riesca a sguazzare nella contemporaneità: nel cinema abbastanza, ma in musica ho più difficoltà. Non ho mai trovato la chiave per seguire le ultime uscite, e buttarmici: bisogna fidarsi di qualcuno, e rischiare. Preferisco andare sul sicuro, e ri-scoprire il passato, ragionarci sopra, vedere dove un certo gruppo, o un certo disco, ha portato, da dove arrivava, e cose così. Ma questo atteggiamento non mi esime certo da buchi madornali, di cui mi accorgo anche venti e passa anni dopo: oggi vi parlo proprio di uno di questi, i Morphine e il loro strepitoso disco d’esordio, “Good“.

Quando, incuriosito da quanto letto su Sull’Amaca Blog, ho subito cercato un loro video, ho fatto un grave errore, condizionando inevitabilmente l’ascolto con le immagini… Ed è un vedere che stupisce. Perché i Morphine erano un terzetto (e fin qui nulla di strano), con in organico la batteria (ok…), un sax – o a volte due, ma suonati contemporaneamente dal medesimo musicista (già più strano…), nessuna chitarra (ecco, ci avviciniamo…), e un cantante-bassista, con un basso a due corde (wow!), spesso suonato col bottleneck (ri-wow!). Mark Sandman (il bassista-frontman… e si chiama pure “Sandman”, come uno dei miei fumetti preferiti!), fra il serio e il faceto, raccontò di aver imparato su una corda sola, e aver poi aumentato a due: più facile, per un artista con un pelo sullo stomaco come lui (e che a Boston aveva già scorrazzato per anni nell’underground), pensare a una scelta meditata e ragionata, alla ricerca di un sound e di uno stile personale.

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Domani avvenne: da lunedì 22 febbraio 2021 a domenica 28 febbraio

22 Febbraio 1989: alla 31° edizione dei Grammy Awards, fra la sorpresa e lo sconcerto di tutti, i Jethro Tull si aggiudicano il primato nella categoria “Best Hard Rock/Metal Performance“! E dire che in lizza c’erano Metallica, AC/DC, Jane’s Addiction e Iggy Pop… Alice Cooper, che sovrintende alla premiazione, è interdetto, il pubblico fischia (e ha ragione… che c’entrano i Tull con il metal?): ma il premio va alla prog band di Ian Anderson, causando un piccolo scandalo. Per porre rimedio, dal 1990 il premio sarà suddiviso in due categorie differenti, “Hard Rock” e “Heavy Metal”.

23 Febbraio 1958: a Beckenham (UK) nasce David Alan Batt, in arte David Sylvian. Cantante, musicista e autore, è noto per esser stato voce e frontman dei londinesi Japan, gruppo simbolo di quella fusione fra glam, art-rock, richiami al decadentismo e new wave tipica del periodo a cavallo fra anni Settanta e Ottanta. Lasciati i Japan nel 1983, Sylvian intraprende una carriera solista fortunata e di ottima ispirazione, confrontandosi con sonorità asiatiche (la collaborazione con Ryūichi Sakamoto) e di avanguardia (Robert Fripp, Holger Czukay e Blonde Redhead).

24 Febbraio 1946: a Napoli nasce Tullio De Piscopo: figlio d’arte, a 13 anni suona già la batteria nei night jazz di Bagnoli. Straordinario batterista, capace di confrontarsi con jazz, rock e canzone leggera, nella sua carriera suona (fra le decine e decine di stelle) con Quincy Jones, Astor Piazzolla, Franco Cerri, Chet Baker, Mina, Gil Evans, Gato Barbieri e Pino Daniele. In ambito solista e canzonettaro, ottiene un grande successo in Italia con la hit “Andamento lento”. Sterminata la sua discografia come session-man!

25 Febbraio 1981: Christopher Cross trionfa alla 23ª edizione dei Grammy Award. Cross vince il riconoscimento per la Miglior Canzone e Miglior Registrazione dell’Anno (“Sailing”), Miglior Album (“Christopher Cross”) e come Miglior Artista Emergente.

26 Febbraio 1971: a Dallas (Texas) nasce Erica Abi Wright. Bambina prodigio (a 4 anni è già sui palchi teatrali del Texas, assieme alla madre attrice), a 14 anni inizia a fare freestyle alla radio, e assume il nome d’arte di Erykah Badu. Nel ’97 arriva il suo album d’esordio, “Baduizm”, che vende milionate di copie e promuove Erykah a paladina del neo-soul: lo stile della Badu è un’eclettica contaminazione fra RNB, jazz e hip-hop, e lancia la musica nera verso il nuovo millennio.

27 Febbraio 1954: alla Tinker Air Force Base (Oklahoma), da una famiglia di origini italiane e tedesche, nasce Neal Schon. Chitarrista elettrico di ispirazione rock blues, cui non mancano tinte jazzate, a 17 anni è assunto nella band di Carlos Santana: dopo 2 album, lascia il buon Carlos e assieme a Gregg Rolie fonda i Journey, una delle più importanti band del filone AOR, e con cui incide 14 lp. Oltre a un’importante carriera solista, Schon ha anche suonato con un’infinità di gente, fra cui Paul Rodgers e Ian Hammer.

28 Febbraio 1944: a Potters Bar (UK) vede la luce Storm Thorgerson. Fotografo e designer, nel 1968 fonda lo studio grafico Hipgnosis, che curerà molte fra le copertine rock più innovative e originali di sempre. Citiamo, fra i moltissimi clienti, Led Zeppelin (“Houses of the Holy”), Peter Gabriel (i primi 3 album), Alan Parsons, Cranberries, Muse e Pink Floyd (quasi tutta la discografia, compresa le famosissime copertine di “Atom Heart Mother” e “The Dark Side of the Moon“).

I vitellini di Felloni #2

Federico Fellini: tutti i film

Dopo la prima parte, proseguo nel resoconto dei Fellinis: questa volta, siamo nel “terzo medio” della sua produzione, con i film (su un totale di 24) dal nr. 9 al 16.

9. “Le tentazioni del dottor Antonio” (1962): mediometraggio tratto dal film a episodi “Boccaccio ’70“. Gustosissimo ritratto di un bigotto di mezza età (un perfetto Peppino De Filippo) perseguitato da un cartellone pubblicitario con la provocante Anita Ekberg protagonista: desideri frustrati, perbenismi, attrazione/repulsione dell’immaginario femminile, realismo e improvvisi scartamenti onirici. Con qualche sforbiciata, sarebbe perfetto. Ossessionante la canzone (“Bevete più latte!“) dello spot pubblicitario! Voto: 8

10. “” (1963): il titolo allude ai 6 film di Fellini, alla “mezza regia” con Lattuada e ai 2 “mezzi film” a episodi. L’apoteosi, per me, di FF: un bianco e nero da favola (l’ultimo, fra parentesi), sogni che irrompono nel reale e lo scardinano, crisi creative, mogli e amanti, metacinema a manetta, ricordi infantili, produttori cinematografici stressati e stressanti, pulsioni inconfessabili (con una sequenza che, nei giorni del Me Too, sarebbe irrimediabilmente bollata di “sciovinismo maschilista”), sensi di colpa e accettazione del proprio e imperfetto sé. Un Mastroianni da urlo, e Nino Rota al suo massimo: il ballo della Saraghina e il girotondo circense del finale sono ormai parte della memoria collettiva. Terzo Oscar per Federico! Voto: 10 Continua a leggere “I vitellini di Felloni #2”

Domani avvenne: da lunedì 15 febbraio 2021 a domenica 21 febbraio

15 Febbraio 1941: esce il 78 giri di “Take the “A” Train” di Duke Ellington. Scritta dal grande Billy Strayhorn nel ’39, e già nel repertorio del Duca, si ispira nella musica alla pop song “Exactly Like You”, e nel testo alla linea “A” della metropolitana di New York, che al tempo collegava Brooklyn e Harlem. Pezzo strumentale, nel ’44 si dota anche di un testo, ed è uno dei più famosi in assoluto dell’era Swing: in Italia è stato utilizzato come sigla della rubrica tv Anicaflash “Andiamo al cinema.

16 Febbraio 1958: a Newark (New Jersey) nasce Tracy Lauren Marrow. Rimasto orfano in giovane età, è preso in carico da una zia di Los Angeles, ed entra in contatto col mondo delle gang e del ghetto: preso il nome d’arte di Ice-T, nel 1984 fa il suo esordio come rapper e nell’87 firma il primo contratto discografico. E’ l’inizio di una carriera brillante, che lo vede diventare una star del gangsta-rap e il precursore del rap-metal, oltre che attore cinematografico e televisivo (e chi guarda “Law & Order: Special Victims Unit” lo sa!).

17 Febbraio 1972: a Oakland (California) nasce Billie Joe Armstrong. Di remote origini italiane, Billie resta orfano di padre, camionista e jazzista part-time: che gli lascia in eredità la passione per la musica, e una chitarra. A 15 anni, assieme al bassista Mike Dirnt, fonda il gruppo Sweet Children: durante il primo tour cambiano nome nel definitivo Green Day, e in breve diventano una delle punk-rock band americane più famose di fine Novecento. Nei Green Day, Billie ricopre il ruolo di autore principale, chitarrista e frontman.

18 Febbraio 1990: durante la manifestazione Brit Awards, a Londra, i Queen ricevono il premio alla carriera. A prendere il microfono è Brian May; Freddie Mercury, visibilmente smagrito, stanco e spento, si limita a dire un fiacco “Thank you, goodnight”: sarà la sua ultima apparizione pubblica. Ci lascerà il 24 Novembre 1991.

19 Febbraio 1948: a Birmingham (UK), in una famiglia di origini italiane, vede la luce Anthony “Tony” Iommi. Chitarrista, nel ’68 riceve un’offerta come rimpiazzo temporaneo nei Jethro Tull, ma a causa di un incidente nell’officina meccanica in cui lavora le falangi superiori del medio e dell’anulare della mano destra restano sotto la pressa (e per lui, mancino, è un bel problema…). Passata la depressione, e ispirato dall’esempio di Django Reinhardt, si costruisce due protesi “casalinghe”, e abbassa l’accordatura di un semitono: è appena nato il suo sound, tenebroso e cupo, che farà la fortuna dei Black Sabbath… Gruppo che formerà nel ’68 assieme al compagno di scuola Ozzy Osbourne, e oggi riconosciuto come capostipite dell’heavy metal: ad ora, Tony è l’unico membro sempre presente in tutte le incarnazioni della band.

20 Febbraio 1946: a New York nasce John Warren Geils Jr, in arte J. Geils. Chitarrista elettrico, dal 1967 all’85 è stato il leader del gruppo The J. Geils Band, capace di un corretto crossover fra sano rock, spirito Southern e ammiccamenti synth: la loro hit più famosa è “Centerfold” (1981).

21 Febbraio 1941: a Torino, in una famiglia di storici, magistrati, eroi di guerra e pedagoghi, nasce Margherita Galante Garrone. Appassionata e cultrice degli chansonniers francesi, nel 1957 diventa parte attiva dei Cantacronache, assieme a Michele Straniero, Fausto Amodei e al futuro marito Sergio Liberovici, e assume il nome d’arte di Margot. Autrice e ricercatrice folk, nel ’64 debutta come solista incidendo la famosa “Le Déserteur” di Boris Vian. Negli anni Ottanta, abbandonata la canzone, si dedica all’attività teatrale.

Le mie “Comfortably Numb”

Oh, parliamo un po’ di un gruppo che non cito mai… I Pink Floyd! Scherzi a parte, chi mi conosce sa benissimo che i Floyd sono una mia piccola ossessione: non più come anni fa, d’accordo, ma sempre nel cuore stanno. Nella loro produzione, “Comfortably Numb” è senza dubbio una delle canzoni più amate: il testo di zio Roger, la progressione armonica, le voci che si alternano, il godurioso assolone finale di zio David… Difficile rimanere indifferenti. Sì, non sarà estrema e innovativa come “Astronomy Domine” o “Careful With That Axe, Eugene”, ma è uno dei brani “standard” più riusciti di sempre: e, cosa non secondaria, amata da milioni e milioni di fans.

Quando una canzone così ti entra dentro, anche senza farlo apposta te la ritrovi ovunque: ti accompagna, ti segue, per un po’ sembra sparire e poi tac, eccola lì!: di nuovo è con te. Ed è così che ho pensato NON di procedere a una descrizione o a un’analisi del pezzo, ma a un resoconto personale delle occasioni in cui il medesimo ha fatto capolino, significativamente, nella mia vita, e dei ricordi che mi suscita.

Devo aver sentito per la prima volta “Comfortably Numb” verso il 1986 o giù di lì (un bel 7 anni dopo la sua uscita), e di quell’esperienza non ho traccia mnemonica: probabilmente – immersa com’è nel flusso sonoro degli 80 minuti di “The Wall” – non riuscì subito a emergere e a farmi gridare al miracolo… Ma, ascolto dopo ascolto, mi entra nella pelle: a me come al mio amico Silvio, che prima del sottoscritto ha amato i Floyd, e la canzone. Tanto che, dalle vacanze, mi manda una cartolina, e invece dei soliti saluti verga a mo’ di citazione e ammonimento del tempo che passa, il famoso distico: “The child is grown, The dream is gone“.

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