Un avvocato in tv

Un post rapido per segnalare, a chi ne fosse interessato che stasera, su Rai 3, sarà trasmesso il film “Paolo Conte, via con me“: pellicola di Giorgio Verdelli del 2020 che narra la storia, il mondo e le canzoni del più famoso avvocato della canzone italiana.

E’ un film di cui ho parlato, in tono commosso, in questo post: perché per me Paolo Conte è anche una questione di famiglia. E lo sono le sue canzoni, che evocano mondi e situazioni che, in qualche modo, conosco, anche se non le ho vissute direttamente. Forse è perché la provincia italiana, i suoi personaggi, la campagna e le piccinerie borghesi sono cose che, figlio anch’io della provincia, ho respirato da sempre, e che vibrano in me, lo voglia o no.

Ma bando alle ciance: vi consiglio, innanzitutto, la visione del film, un prodotto sì biografico ma non banale, e che ritrae uno dei geni della nostra canzone; e, in seconda battuta, la lettura del mio post, di cui faccio sfacciatamente autopromozione, e che ritengo in tutta sincerità uno dei migliori che ho scritto!

Buona giornata, e serata!

Il pianoforte afroamericano: una breve storia

Ciao a tutti, vi segnalo un nuovo post, curato dal sottoscritto, in uscita oggi sul blogdellamusica.

Blues, sempre blues, in queste puntata: ma, questa volta, ci soffermiamo non tanto su un genere, o un periodo storico, ma uno strumento… Il pianoforte. Manufatto sonoro che, figlio del Romanticismo musicale europeo, quando atterra in territorio americano e nelle mani dei neri appena liberati, inizia un percorso destinato a influire su tutta la canzone del Novecento: senza pianoforte e neri non esisterebbe il Ragtime, e senza il Ragtime – e le sue frizioni ritmiche – il Jazz non sarebbe stato quel che è. Per non parlare del Boogie, dello Stride Piano, e dello stesso Blues.

Con questo breve excursus, ripercorreremo l’articolata storia del pianoforte afroamericano, prima di affrontare, in articoli successivi, le singole tappe in modo più approfondito.

Qui il post originale. Buona lettura!

Arguta riflessione sul nuovo Presidente della Repubblica!

Cchiu’ jamm’annanza cu’ sta’ jacuvella e cchiu’ turnamm’ areta a e tiemp’ e’ guerra /

cchiu’ chi cummanna pare uno a posto cchiu’ ce manna overo sott’e’ncoppa/

a chistu punto è meglio ca cagniammo facimm’ ambressa primma che schiattammo/

truvammo miez’ ‘a via o cchiu’ fetente e po’ o facimm’ presidente!

Siete ormai 100, giovani e forti…

Ce l’ho, anzi, ce l’abbiamo fatta!

Un piccolo, piccolissimo, passo per l’umanità, ma un grande passo per il sottoscritto: questo blog è arrivato a 100 follower!

Ho ricontrollato, prima di scrivere il post: perché i follower fluttuano, qualcuno si “disiscrive”, e WP non te ne dà notizia. Si si, siete 100: giusti giusti, 94 come blog-follower e 6 con la sola e-mail.

Beh, che dire? GRAZIE a tutti: a chi mi segue in modo puntuale, a chi commenta, a chi mi considera anche solo distrattamente, e a chi si è iscritto per amicizia e non legge nulla! Quando, quasi 3 anni fai, iniziai questa piccola avventura, il mio collega e amico Vincenzo – che già allora scriveva per un blog ben più attivo del mio! – mi disse che girava in rete una statistica: che, per 100 che hanno notifica di un tuo post e lo leggono, 10 lo fanno con attenzione, e 1 solo commenta. Per quanto mi riguarda, la notizia corrisponde al vero: anzi, come commenti siamo un pelino più in su. 🙂

Non so se 100 iscritti in tre anni, per un bloggino come il mio, condotto nel (poco) tempo libero, sia un risultato “oggettivo” così grande: ma mi diverto, mentre scrivo imparo, e sto conoscendo altri blogger bravi e simpatici, con cui ho stretto legami e diverse forme di rispetto e amicizia… Quindi, chissenefrega del risultato: come alle Olimpiadi, l’importante è partecipare: ma, ovviamente, se vinci qualcosa, un po’ di piacere ti fa!

Ed è per questo che ho voluto celebrare questo traguardo: ringraziando tutti voi, dall’iscritto più “anziano” al più recente, che mi supportate, mi leggete e mi aiutate a passare in modo interessante una quota delle mie giornate.

Alla prossima!

Il blues…prima che fosse il blues

Ciao a tutti, vi segnalo un nuovo post, curato dal sottoscritto, in uscita oggi sul blogdellamusica.

Il discorso sul Blues, che ci sta accompagnando da due puntate, continua: questa volta ci occupiamo del primo fenomeno discografico a fregiarsi del titolo di “blues”, ma che col “blues vero e proprio” ha stilisticamente poco a che fare… Il cosiddetto “Tin Pan Alley Blues” degli anni Dieci del secolo scorso: un complesso di canzoni “di bianchi per bianchi” solo apparentemente connesso con il verace spirito afroamericano, ma che vende a paccate, e che soprattutto apre la strada alla grande fioritura che si avrà nel decennio successivo: quando (finalmente!) gli artisti di colore potranno debuttare nel mercato e per radio, e guadagnare un po’ di fama.

Qui il post originale. Buona lettura!