I falsi miti della musica #3 – Debunking Fabrizio De Andrè

Mi ricordo perfettamente, il giorno che arrivò la notizia della morte di Fabrizio De André, 23 anni fa… Quel lunedì, quando seppi della cosa, lo dissi ad alta voce, in ufficio: e la mia “capa”, senza batter ciglio, rispose “Meglio lui di me”. Dicono che non bisogna essere cattivi: ma sulla verità di quella lapidaria affermazione non fui così sicuro… Di sera (o la sera dopo, forse) la RAI trasmise un concerto di Faber: e, di questo sono certo, mentre lo vedevo, nella mia fredda monocamera, seduto sul letto, mi ritrovai a piangere. Avevo perso qualcuno di importante.
Dico questo non per piaggeria, ma per chiarire come io stimi, apprezzi, anzi ami Fabrizio: e come questo post non sia un’offesa nei suoi confronti, ma un doveroso atto di verità. Non sono certo il primo a scrivere di questo: ma, ormai, chi è il primo a fare qualunque cosa?

Dunque, l’argomento di questo doloroso debunking è: ma quante canzoni, da solo, ha davvero scritto De André? “Ma che, sei scemo??? Dopo Elvis, ora te la prendi con Faber? E lascia in pace i morti!” Sembra una follia farsi la domanda, visto che Fabrizio è da sempre additato come il re dei cantautori italiani… Ma è proprio perché sembra una follia, che occorre affrontare la questione. E non per pura provocazione, ma per rispetto.

Lo farò con cervello e cuore, tranquilli. Ma prima di tutto, ahimè, i freddi numeri! Continua a leggere “I falsi miti della musica #3 – Debunking Fabrizio De Andrè”

Domani avvenne: da lunedì 10 gennaio 2022 a domenica 16 gennaio

10 Gennaio 1989: Lou Reed pubblica, per la Sire Records, il suo quindicesimo album, “New York“. Opera matura e compiuta, e sorta di “concept album” moderno, si snoda attraverso 14 tracce, che dipingono un ritratto della Grande Mela sincero e sentito: poesia urbana, ballate decadenti, momenti rabbiosi, chitarre asciutte e ritmi marziali, la sintesi insomma della poetica di Lou Reed portata al massimo grado.

11 Gennaio 1999: a cinque mesi dal primo campanello d’allarme Fabrizio De Andrè, ricoverato all’Istituto Tumori di Milano, si deve arrendere al cancro ai polmoni che lo sta divorando. In questi mesi Faber non ha però abbandonato il lavoro: ha messo mano al disco “Notturni”, col poeta Oliviero Malaspina (che però non vedrà mai la luce), e sta progettando un libro intitolato “Dizionario dell’ingiuria”. Al funerale, tenuto il 13 Gennaio, partecipano oltre 10.000 persone. E, l’11 Gennaio, uscirà un mio post “problematico”, dedicato proprio a Fabrizio.

12 Gennaio 2007: a Los Angeles ci lascia, all’età di 70 anni, Alice Coltrane. Nata come Alice McLeod, pianista, arpista e organista jazz, nel 1965 sostituisce McCoy Tyner nella band di John Coltrane, che sposa nel 1966: dopo la morte del marito, nel 1967, continua l’attività di musicista, e diventa devota del guru indiano Sathya Sai Baba, arrivando anche a fondare un ashram a Malibù.

13 Gennaio 1962: il singolo “The Twist“, nella cover di Chubby Checker, arriva per la seconda volta, e a distanza di oltre un anno, in vetta alla classifica di Billboard: un piccolo record per un pezzo che fa storia, e dà il via a una vera e propria craze danzereccia e di costume di dimensioni mondiali. Attenzione: questa non è “Let’s Twist Again”, ma la progenitrice “The Twist”!

14 Gennaio 1967: a Bayonne (New Jersey) nasce Jeffrey Phillip Wielandt. Giovane chitarrista metal, non ancora ventenne è già insegnante di tecniche sulla sei corde: nel 1986, saputo che Ozzy Osbourne sta cercando un rimpiazzo per sostituire il solista Jake E. Lee, manda un nastro, ed è scelto… Prendendo spunto da un fumetto, prende ufficialmente possesso del suo pseudonimo ufficiale, Zakk Wylde. Chitarrista dallo stile eclettico, in bilico fra metal, southern rock e tecniche country, resta con Ozzy sino al 2009: parallelamente partecipa a un’infinità di progetti paralleli, fra cui i Black Label Society e i Pride & Glory.

15 Gennaio 1994: a Agoura Hills (California), a soli 54 anni, afflitto da congeniti problemi cardiaci, muore Harry Nilsson. Autore a cavallo fra folk e pop barocco, diventa curiosamente famoso come interprete di canzoni di altrui mano (la più famosa è “Everybody’s Talkin’”, tratta dalla colonna sonora di “Un uomo da marciapiede”): da qui la sua carriera di autore riprende quota, con collaborazioni con John Lennon e Ringo Starr, e la realizzazione del film d’animazione “The Point!”.

16 Gennaio 1992: ai Bray Studios di Windsor (UK), nell’ambito del format televisivo MTV Unplugged, e davanti a un pubblico di poche decine di persone, Eric Clapton registra e incide la sua performance. Queste 17 canzoni, eseguite in compagnia di musicisti di prim’ordine e in versione preminentemente acustica, pescate dal proprio repertorio e dal blues classico, vanno a costituire una gemma preziosa, che riporta Eric alle radici. Dal concerto, ad Agosto, sarà pubblicato l’album “Unplugged”: in scaletta, la famosa “Tears in Heaven”, dedicata al figlio Conor, morto a 4 anni.

Io non so parlar di musica #4

Per la serie “Io non so parlar di musica“, questa volta ci fanno compagnia due degli artisti italiani che più amo in assoluto: “Faber” De André, e la PFM. Un’unione che, fra la diffidenza di tutti, diede vita nel 1979 a uno dei capolavori live della storia della musica: un incontro magico, il classico caso del tutto che supera il già elevatissimo valore delle parti. E, capolavoro nel capolavoro, la splendida “Amico Fragile“: una canzone la cui storia è nota, ma che vale la pena ricordare, grazie proprio alle parole di Fabrizio.

«Stavo ancora con la Puny, la mia prima moglie, e una sera che eravamo a Portobello di Gallura, dove avevamo una casa, fummo invitati in uno di questi ghetti per ricchi della costa nord. Come al solito, mi chiesero di prendere la chitarra e di cantare, ma io risposi -«Perché, invece, non parliamo? […] Perché non parliamo di quello che sta succedendo in Italia?». Macché, avevano deciso che dovessi suonare.
Allora mi sono rotto le palle, ho preso una sbronza terrificante, ho insultato tutti e sono tornato a casa. Qui mi sono chiuso nella rimessa e in una notte, da ubriaco, ho scritto “Amico fragile”. La Puny mi ha stanato alle otto del mattino, non mi trovava né a letto né da nessuna parte, ero ancora nel magazzino che finivo di scrivere.»

Al testo, ermetico e amaro, personale e universale, visionario e notturno, in pieno flusso di coscienza, e al suo rapido arpeggio di chitarra classica, si innesta un accompagnamento musicale discreto e trattenuto, che erompe poi nello sfolgorante assolo di Franco Mussida, come sempre in perfetto equilibrio fra tecnica, fuoco e cuore.

Mi fermo qui. La parola, come sempre, all’arte.

Fabrizio De Andrè e PFM – “Amico Fragile

Evaporato in una nuvola rossa in una delle molte feritoie della notte
Con un bisogno di attenzione e di amore
Troppo “se mi vuoi bene piangi” per essere corrisposti
Valeva la pena divertirvi le serate estive con un semplicissimo “mi ricordo”
Per osservarvi affittare un chilo d’erba ai contadini in pensione e alle loro donne
E a regalare a piene mani oceani ed altre ed altre onde ai marinai in servizio
Fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli senza rimpiangere la mia credulità
Perché già dalla prima trincea
Ero più curioso di voi, ero molto più curioso di voi
E poi sospeso tra i vostri “Come sta”, meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci
Tipo “Come ti senti amico, amico fragile, se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
“Lo sa che io ho perduto due figli?” “Signora lei è una donna piuttosto distratta”
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
Nell’ora in cui un mio sogno, ballerina di seconda fila
Agitava per chissà quale avvenire il suo presente di seni enormi e il suo cesareo fresco
Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra
E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci
Mi sentivo meno stanco di voi, ero molto meno stanco di voi
Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta, fino a vederle spalancarsi la bocca
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli di parlare ancora male e ad alta voce di me
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo con una scatola di legno che dicesse “perderemo”
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane, il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero
Potevo assumere un cannibale al giorno per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle
Potevo attraversare litri e litri di corallo per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci
E mai che mi sia venuto in mente
Di essere più ubriaco di voi, di essere molto più ubriaco di voi
Tratto da “Fabrizio De André in concerto – Arrangiamenti PFM” (1979)