I miei vinili: #3 – I CD

La mia piccola narrazione, a proposito dei supporti per la musica che girano in casa (“la musica che gira intorno” :-)), si era interrotta a Giugno: la riprendo ora, e dopo le cassette e i dischi tocca (era ora di modernizzarsi un po!), ai Compact Disc. Che poi moderni non sono per nulla: per le nuove e nuovissime generazioni, il Compact Disc è un oggetto vintage di cui non c’è alcun reale bisogno… Ma per me si, eccome: già abbandonare (seppur non totalmente) i vinili fu un atto di coraggio, figurarsi lasciar perdere anche i cd. E ne sa qualcosa il concessionario auto di Asti, che quando (quasi 3 anni fa) ordinai l’auto nuova e chiesi “ma il lettore cd c’è?”, mi guardò come fossi un UFO.

Va beh, comunque iniziamo. Il primo cd che comprai fu un “due in uno“: le tracklist di due vecchi vinili, insomma, compresse su un solo supporto. Alchimia resa possibile dal fatto che i classici rock dei ’60 e ’70 raramente superavano i 35 minuti, mentre su un cd ne stanno poco più di 74. Il cd in questione fu “Truth / Beck-Ola” di Jeff Beck: e mi ricordo distintamente che, più che ascoltare religiosamente i pezzi, mi persi (e per diversi giorni) nella magia di fare cose che coi vinili non si potevano, tipo impostare una programmazione personale, fare una rapida scansione di 10 secondi al pezzo, saltare da un brano all’altro con un semplice tasto, sentirlo su un’autoradio e cose così. Continua a leggere “I miei vinili: #3 – I CD”

Domani avvenne: da lunedì 11 gennaio 2021 a domenica 17 gennaio

11 Gennaio 1924: a Baton Rouge (Louisiana) nasce James Moore, in arte Slim Harpo. Manovale e scaricatore di porto, e soprattutto valente armonicista e cantante, nel 1957 debutta con la locale Excello Records, con cui incide “Shake Your Hips e l’iconica “I’m a King Bee“, uno dei blues più famosi (e allusivi) di sempre (“I’m a king bee, baby, Buzzing around your hive, I can make honey baby, Let me come inside“). Numerose le cover fatte da Rolling Stones, ZZ Top, Kinks e Yardbirds.

12 Gennaio 1965: a Haverhill (Massachusetts) nasce Robert Bartleh Cummings, in arte Rob Zombie. Frontman del gruppo industrial-metal White Zombie (in cui milita dalla fondazione, nel 1985, al 1998), passa poi alla carriera solista, dipanata in sei album. Rob è anche un acclamato e disturbante regista horror (“La casa dei 1000 corpi” e “Le streghe di Salem”), e produttore cinematografico.

13 Gennaio 1967: nel carcere di massima sicurezza di Folsom (California), Johnny Cash tiene due concerti gratuiti: delle 36 canzoni eseguite, 16 andranno a finire nel leggendario “At Folsom Prison”, live rivoluzionario (è il primo registrato in un carcere), e vibrante testimonianza di un uomo che si è sempre sentito “dalla parte sbagliata” della strada. Il live contiene l’omonimo successo del 1956 (“Folsom Prison Blues”), e termina con “Greystone Chapel”, scritta da uno dei detenuti.

14 Gennaio 1978: al Winterland di San Francisco si tiene l’ultimo concerto dei Sex Pistols. Johnny Rotten, sempre più scontento della deriva imposta dall’ingresso di Sid Vicious (e dai suoi comportamenti autodistruttivi), chiude lo spettacolo con una cover degli Stooges, “No Fun”, sbraita nel microfono, rivolto al pubblico, un sarcastico “Ever get the feeling you’ve been cheated?“, ed esce di scena gettando a terra il microfono. I Sex Pistols finiscono qui.

15 Gennaio 1941: a Glendale (California) nasce Don Van Vliet, in arte Captain Beefhearth. Scultore e pittore, Don è famoso ai più per la sua attività di musicista: un rocker sperimentale, estremo e provocatorio (non a caso, è un amico – e, a tratti, nemico! – di Frank Zappa), che con la sua Magic Band propone una sghemba mistura di folklore fiabesco, le associazioni libere del surrealismo, le sinfonie di Charles Ives, le filastrocche dell’infanzia, il free-jazz, la musica da spot e il ruvido blues del Mississippi. Il suo disco-capolavoro è “Trout Mask Replica” (1969).

16 Gennaio 1938: l’agente del famoso clarinettista e band leader Benny Goodman – in straordinaria ascesa – ha un’idea spregiudicata: introdurre il suo protetto alla Carnegie Hall di New York, il tempio della musica classica, finora interdetto a tutti gli altri generi. Il concerto si svolge il 16 Gennaio, e vi si trova di tutto un po’: pizzichi di jazz arcaico (Dixieland e di Will Marion Cook); pezzi autografi di Goodman; una jam session con Ellington e Basie; numeri del trio e del quartetto; un applauditissimo jazz vocale con Martha Tilton; pagine di Gershwin; e un entusiasmante finale, con “Sing, Sing, Sing” e “Big John’s special”… La scommessa è riuscita!

17 Gennaio 2012: a Los Angeles, si spegne – alla bella età di 91 anni – Ioannis Alexandres Veliotes, da tutti conosciuto con lo pseudonimo di Johnny Otis. Attivo nel Dopoguerra, il capobanda e orchestratore Johnny guida una delle Dance Blues Band più famose della West Coast: una specie di incrocio fra la vecchia big band Swing (da cui eredita una piccola sezione fiati e il coro) e i gruppi di city blues (con tanto di batteria, chitarra elettrica e basso). Nella sua band si fanno le ossa star della voce nera come Esther Phillips, Etta James e “Big Mama” Thornton.

Tre film #4

Fuori, un freddo maltempo; in casa, il divano, una copertina di pile, una tisana; una lampada di sale accesa, e un’altra finto-liberty; e il silenzio del dopo-festa e del lockdown. E tre film: due “veri vintage” e uno finto, per coccolarci un po’, e prenderla con calma, mentre il tempo cola piano piano, assieme alla pioggia… Continua a leggere “Tre film #4”

Domani avvenne: da lunedì 4 gennaio 2021 a domenica 10 gennaio

4 Gennaio 1962: la rivista di Liverpool “Mersey Beat” pubblica i risultati di un sondaggio indetto per stabilire chi sia il gruppo più amato dai giovani della città. Al terzo posto, Remo Four; al secondo, Gerry and the Pacemakers; e, in testa, i Beatles. Che un contratto ancora non hanno, e che a breve riceveranno un clamoroso “no” dalla Decca Records dopo la famosa audizione di Capodanno… Ma, come si sa, è poi andata diversamente!

5 Gennaio 1969: a Canton (Ohio) nasce Brian Hugh Warner, in arte Marylin Manson. Dopo un’infanzia schiacciata fra un nonno sadomasochistico e una scuola episcopale ultra-puritana, cerca la ribellione attraverso provocazioni di sogni sorta, finché – nel 1989 – fonda la sua band. Lo pseudonimo deriva da una crasi fra Marylin Monroe e Charles Manson, due opposte anime della cultura USA degli anni Sessanta. Notato da Trent Reznor, debutta con “Portrait of an American Family”, successo milionario a base di un industrial metal pesante, e look e comportamenti provocatori ed estremi. Marylin, oltre che frontman e autore, si è speso anche come attore, pittore e promotore di diverse iniziative di beneficenza.

6 Gennaio 1946: a Cambridge (UK) nasce Roger Keith “Syd” Barrett. Syd inizia ad appassionarsi alla musica a 14 anni: prima l’ukulele, poi il banjo e infine la chitarra: nel gruppo che prova a casa sua, per qualche data, si vede anche il più maturo Roger Waters al basso. Vai e vieni, nel ’65 Syd, Roger, Bob Klose, Rick Wright e Nick Mason si uniscono negli Spectrum Five: band che, di lì a poco, prenderà il definitivo nome di Pink Floyd. Syd ne è l’indiscusso leader e autore, e uno degli artisti più geniali della sua generazione: ma, già nell’autunno del 1967, scivolerà velocemente nel vortice della malattia mentale, acuita dalla smodata passione per gli acidi… Tanto che, a Gennaio ’68, sarà messo alla porta, e sostituito da David Gilmour. Dal 1971 Barrett lascia completamente la musica vivendo come un recluso, perso nella sua mente e dedicandosi più che altro alla pittura.

7 Gennaio 1955: il singolo di Bill Haley, “Rock Around the Clock“, fa la sua prima apparizione nella classifica inglese: e quattro mesi prima del suo ingresso nelle chart americane! Bisognerà infatti attendere che il pezzo sia inserito nei titoli di testa del film “The Blackboard Jungle” perché sia decretato il suo successo prima statunitense, e poi mondiale.

8 Gennaio 1951: a Milano nasce Claudio Rocchi. A 18 anni entra, come bassista, negli Stormy Six, ma già nel 1970 lascia la band e inizia la carriera solista: il suo album d’esordio è “Viaggio”, interamente acustico, seguito nel ’71 dal capolavoro “Volo magico n. 1”, sorta di manifesto personale a cavallo fra psichedelia e riflessioni generazionali. Attivo pacifista, agitatore sociale e poeta, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta si sposta verso la musica elettronica e sperimentale. Nel 1999 fonda, in Nepal, la prima radio indipendente nazionale, “The Himalayan Broadcasting Company”.

9 Gennaio 1941: a New York nasce Joan Baez. Il padre, Albert, è uno scienziato di fama, co-inventore del microscopio a raggi X, ma soprattutto è un fervente pacifista, e si rifiuta di collaborare al celebre “Progetto Manhattan”: trovato riparo all’Unesco, con la famiglia gira mezzo mondo per occuparsi dell’assistenza sanitaria ai paesi poveri. Joan, impressionata dalle scene di miseria viste a Baghdad, matura un profondo pensiero umanitario e pacifista, che trova sfogo in musica. A partire del 1958, Joan diventa l’esempio vivente di cosa davvero significhi fare, ad alti livelli, “canzone di protesta”: impegno che continua ancora oggi, a 80 anni!

10 Gennaio 1945: a Londra, emette il primo vagito Rod Stewart… Un vagito graffiante, immagino, vista la grana vocale particolare che ne caratterizza tutta la carriera! Dopo brevi apparizioni in gruppi blues, trova la sua strada a fianco di due grandi chitarristi: Jeff Beck (con cui incide due album), e il futuro Stones Ron Wood. Nel 1969, parallelamente alla partecipazione nei Faces, inizia la carriera solista, che presto virerà verso un soft rock screziato dalla sua voce: famosissime “Tonight’s the Night”, “Maggie May”, “People Get Ready” e “Da Ya Think I’m Sexy?”.

Domani avvenne: da lunedì 28 dicembre 2020 a domenica 3 gennaio 2021

28 Dicembre 1970: il singolo “My Sweet Lord“, di George Harrison, raggiunge la vetta della classifica americana: e fa di lui il primo ex-Beatles a conquistare un numero uno negli Stati Uniti. La questione del plagio c’è, ovviamente, ma è un’altra storia…

29 Dicembre 1980: a Los Angeles ci saluta per sempre Tim Hardin. Cantante e autore di spirito folk, fra i più assidui frequentatori del Greenwich Village, riesce a ottenere un contratto solo nel 1966, ma ottiene subito buona notorietà con brani come “If I Were a Carpenter” e “Reason to Believe”… Ma purtroppo la dipendenza da eroina, forse contratta durante il periodo nei Marines, ne mina la salute e la costanza: muore per overdose a soli 39 anni.

30 Dicembre 1928: a McComb (Mississippi) vede la luce Ellas Otha Bates McDaniel, in arte Bo Diddley. Uno dei primi eroi del rock’n’roll, anche se la sua musica solo occasionalmente può definirsi tale: il vero marchio di fabbrica è il ritmo, derivato dal “clave”, e in suo onore ribattezzato “Bo Diddley Beat“… Un pulsante “chink-a chink-a chink a-chink-chink”, cupo e quasi tribale: più facile ad ascoltarsi che a spiegarlo! Fra le sue hit, “I’m a Man”, “Who Do You Love?”, Roadrunner” e lo standard “You Can’t Judge a Book by His Cover”. Famosa la sua chitarra, dalla forma rettangolare.

31 Dicembre 2013: a Roma, all’età di 60 anni, muore Roberto Ciotti. Chitarrista professionista (suona con Venditti, De Gregori, Edoardo Bennato), a metà degli anni Settanta si sposta sul blues, diventandone uno degli interpreti italiani più genuini, e incide i primi lavori solisti. Nel 1980 avrà l’onore di aprire lo storico concerto di Bob Marley, a San Siro.

1° Gennaio 1984: a Londra, a soli 56 anni, per il solito “male incurabile” ci lascia Alexis Korner, il padre del rock-blues – e, per estensione – del rock britannico degli anni Sessanta. Polistrumentista, assieme all’amico Cyril Davies nel 1955 apre a Soho il primo club inglese dedicato al Chicago Blues: nel ’61 fonda la leggendaria Blues Incorporated, sorta di “formazione aperta” in cui si faranno le ossa gente come Charlie Watts, Jack Bruce, Mick Jagger, Keith Richards e Brian Jones, Rod Stewart, John Mayall e Ginger Baker… Mica pizza e fichi!

2 Gennaio 1926: in Inghilterra esce il primo numero del settimanale “Melody Maker, prestigiosa rivista musicale a tema musicale. Da foglio indirizzato agli amanti del Jazz, lentamente si sposta sul versante pop, e nel 1956 fa debuttare la sua prima classifica dedita alla musica giovanile.

3 Gennaio 1943: a Hattiesburg (Mississippi) nasce Van Dyke Parks. Attore bambino, nel 1960 inizia a dedicarsi professionalmente alla musica come arrangiatore e produttore: nel 1966 si avvia alla sua più grande e frustrante avventura, la collaborazione con Brian Wilson dei Beach Boys al progetto SMiLE, che – minato dalla dipendenza e della schizofrenia del leader dei Beach Boys – si trasformerà in vero incubo. Nei suoi dischi solisti, Parks esprime invece una vena eclettica ed eccentrica, una sorta di pop che frulla e raccoglie, in chiave leggera e barocca, le tradizioni musicali americane.

Nell’alto dei cieli

Oggi, una piccola storia senza pretese, che non c’entra nulla con la musica, il cinema, il Covid e il cazzeggio, ma che con “l’arte varia” in qualche modo si confronta: e che attiene soprattutto alla mia famiglia, e al Natale.

Si parla di 51 anni fa, il 1969: anno dello sbarco sulla Luna… Evento che colpì la fantasia di tutti: e, fra i tanti, anche quella di mio padre, che di immaginazione ed entusiasmi ne aveva parecchi.
Non so se l’idea fosse tutta sua, se avesse preso ispirazione da qualcuno o no: fatto sta che, con l’aiuto di qualche collega di fabbrica (altri tempi…) riuscì a ottenere una lastra di acciaio con tracce di imbullonature, forata da un oblò, e con dei piedini, da appoggiare su un mobile. E, dietro la finestrella circolare, piazzò un paesaggio desertico, come quello della Luna: con tanto di LEM (il Modulo Lunare Apollo), una stella cometa e una piccola Natività. Un presepe lunare, insomma, visto dagli astronauti dell’Apollo 11.

In questo, ci leggo un’idea commovente: dovunque l’uomo possa andare, qualunque conquista persegua, alla fine non potrà sfuggire dal confronto con le domande che albergano nel suo intimo, e che attendono una risposta. Che poi si creda o no, conta abbastanza poco: in fondo, le inquietudini sul senso del nostro vivere, e la speranza in un altrove più pacato e vero risiedono in tutti noi, e ognuno… fa quel che può.

Mio padre diede, al suo sentire, questi contorni: quelli del più tenero dei miracoli. Un Natale magico, fantastico e surreale: quale lui, che passò tutta l’infanzia in orfanatrofio, non poté mai avere. Una piccola “installazione d’arte varia” di cui sono rimaste solo due fotografie pressoché uguali, una in bianco e nero e una a colori. Della paratia, dell’oblò, delle statuette e del modellino LEM non ho mai rinvenuto nulla: ho cercato in cantina e nada, nisba, nix, niente.

Ma, tanto, non saprei cosa farmene: di questo piccolo capolavoro ho le foto, e il ricordo di chi l’ha fatto. Direi che può proprio bastare.

Buon Natale a tutti!