I miei dischi dell’anno #25 – Il 1965

Ciao a tutti, e ben trovati a un nuovo appuntamento della rubrica “I miei dischi dell’anno“: e come sempre, a Gennaio, riavvolgiamo il nastro fino agli anni Sessanta. E’ ora la volta del 1965: anno dell’assassinio di Malcolm X, dell’inizio della Guerra del Vietnam, dello storico intervento chirurgico per la separazione di due gemelle siamesi, dell’inaugurazione del Traforo del Monte Bianco, della chiusura del Concilio Vaticano Secondo, di “Per qualche dollaro in più” e della prima edizione di Giochi Senza Frontiere.

Per la pop music, inizia il triennio d’oro: quello in cui viene costruita l’intera mitologia rock a venire, star e generi compresi, e in cui si afferma un nuovo modello socio-musicale con effetti ancora visibili al giorno d’oggi. In quest’anno la British Invasion giunge a piena maturazione: come nel ’64, la produzione americana (che fino a due anni prima dominava incontrastata) si trova a combattere palmo palmo per difendere una quota di mercato ridotta bruscamente del 40%, il tutto a vantaggio degli artisti inglesi, che riescono a piazzare una hit dopo l’altra e a vendere paccate di singoli e album. Solo Bob Dylan riesce a tener testa: e da lui, e dalla famosa “svolta elettrica” di Newport, inizierà una nuova rivoluzione.

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Domani avvenne: da lunedì 27 gennaio 2025 a domenica 2 febbraio

Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

27 Gennaio 2014: nella natia New York, alla bell’età di 95 anni, muore Pete Seeger. Cantante, autore e polistrumentista, figlio del musicologo Charles, attraversa la seconda metà del Novecento con la forza di un carrarmato e l’arguzia del polemista, spendendosi per una canzone politica e impegnata: la sua esperienza si snoda attraverso la “comune musicale” degli Almanac Singers, il quartetto dei Weavers, l’amicizia con Woody Guthrie, l’oblio forzato del maccartismo, la rinascita nei circoli del Greenwich Village e l’amore-odio con Dylan. Sua (ma non solo sua!) la famosa “We Shall Overcome” (ne ho parlato QUI) , cantata alla Marcia di Washington del ’63.

28 Gennaio 1945: a Bristol (UK) nasce Robert Wyatt. Batterista, cantante e autore – oltre che fiero polemista dichiaratamente di sinistra – è il fondatore dei Soft Machine e dei Matching Mole…E nel 1971, durante una festa ad alto tasso alcolico, cade dalla finestra del terzo piano, e resta paralizzato. Robert – costretto per sempre su una sedia a rotelle – non demorde: pensa, scrive, ascolta, inventa, suonando cosa può e come può: inizia così una carriera solista eccentrica e di altissimo livello, a cavallo fra Prog, art rock e suggestioni avanguardistiche, guidata dagli ombrosi falsetti del suo canto straniante.

29 Gennaio 2015: a Varese, a 72 anni, ci lascia Maurizio Arcieri. Nella prima metà degli anni Sessanta, assieme ad altri 5 amici, fonda il gruppo beat dei New Dada, in cui ricopre il ruolo di cantante, e nel ’67 debutta come solista. Nel 1976, assieme a Christina Moser, fonda il duo Krisma, dedito a brani di pop elettronic (“Many Kisses”), e negli anni successivi collabora con Vangelis, Hans Zimmer, Subsonica e Franco Battiato.

30 Gennaio 1980: a New Orleans, a 62 anni, muore Henry Roeland “Roy” Byrd, in arte Professor Longhair. Pianista dal grande talento, molto famoso a New Orleans ma scarsamente noto nel resto della nazione, il Professore è un performer selvaggio, erede della tradizione barrelhouse, e un cantante rauco e sinistro: suo marchio di fabbrica sono le poliritmie e i contrasti ritmici di memoria africana e gusto caraibico.

31 Gennaio 1972: Aretha Franklin si esibisce al funerale dell’icona gospel – e amica di famiglia – Mahalia Jackson presso la Greater Salem Baptist Church di Chicago, cantando il classico “Precious Lord”.

1° Febbraio 2020: a Londra, per una crisi respiratoria al ritorno da un viaggio in Cina (probabile vittima del virus COVID), a soli 64 anni, ci lascia Andy Gill. Chitarrista dallo stile originale, è stato uno dei fondatori della band Gang of Four: uno dei gruppi post punk più interessanti, ispiratori (fra gli altri) dei Red Hot Chili Peppers, e dal marchiatissimo impegno politico.

2 Febbraio 2021: nella natia Los Angeles, a 67 anni, muore David Donato. Cantante di spirito hard rock, deve la sua presenza in queste pagine alla sua brevissima presenza nei Black Sabbath: è provinato al posto di Ian Gillan, nel 1984, e ne esce solamente sei mesi dopo, quando il leader Tony Iommi scioglie (provvisoriamente) la band, senza aver mai inciso un brano ufficiale.

La notte porta consiglio, scazzi e uova strapazzate

Ciao a tutti. “La notte porta consiglio“, dicono i saggi. Può essere: certo è che nelle due storie musicali che sto per raccontarvi la notte ha portato non solo consiglio, ma veri e propri capolavori! Sono aneddoti abbastanza noti, ma che mi fa piacere ricordare e proporre alla vostra attenzione. Let’s go! Continua a leggere “La notte porta consiglio, scazzi e uova strapazzate”

Domani avvenne: da lunedì 20 gennaio 2025 a domenica 26 gennaio

Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

20 Gennaio 1975: per la Columbia esce “Blood on the Tracks“, quindicesimo album di Bob Dylan. Lavoro di altissimo livello, indubitabilmente il migliore di tutti gli anni Settanta, secondo molti pervaso dal sentimento di perdita dovuto al divorzio dalla moglie (ma, secondo Dylan, ispirato invece ai racconti di Cechov!), contiene perle assolute come “Tangled Up in Blue”, “Simple Twist of Faith”, “Idiot Wind”, “Lily, Rosemary and the Jack of Hearts” e “Shelter from the Storm”.

21 Gennaio 2002: a Bel Air (California), a 82 anni, ci lascia Norma Deloris Egstrom, in arte Peggy Lee. Nata in North Dakota da una famiglia di emigrati scandinavi, a 17 anni fugge da casa: cantante dilettante, è notata da Benny Goodman ed entra nella sua band, e nel ’44 inizia una carriera solista (cantante, ma anche attrice) di splendida fortuna: la sua voce e il suo stile sono perfetti e cristallini, al pari di quello delle immense Sarah Vaughan e Ella Fitzgerald. Fra le sue canzoni più famose, “Mañana”, “Why Don’t You Do Right?” e la sensualissima “Fever”.

22 Gennaio 1972: il singolo “American Pie“, del cantautore statunitense folk Don McLean, raggiunge il primo posto della classifica americana. Brano dolente, si appella al ricordo del disastro aereo del 1959 in cui persero la vita Buddy Holly e Ritchie Valens (“il giorno in cui la musica morì“) per sancire la fine delle illusioni e del Sogno Americano.

23 Gennaio 1910: a Liberchies (Belgio) nasce Django Reinhardt, uno dei più originali, apprezzati e geniali chitarristi jazz di tutti i tempi. Di etnia sinti, menomato alla mano sinistra da un incendio che lo lascia privo di medio a anulare, riesce alla faccia della sfortuna a sviluppare una tecnica incredibile, e sbaraglia la concorrenza, proponendo – col suo Hot Club de France – un’eccitante mistura di swing, strumenti a corda, ritmo indiavolato, flamenco, musica gitana e virtuosismo, detta “jazz manouche“.

24 Gennaio 1941: a New Orleans nasce Aaron Neville. Cantante, è parte della straordinaria famiglia musicale dei Neville Brothers, attiva fin dal ’78, e che esprime un genere proteiforme, senza etichetta, definibile solamente come un misto fra RNB, soul, reggae, jazz e cajun. Una famiglia che ha spesso conosciuto il carcere, molto litigiosa, ma capace di produrre capolavori!

25 Gennaio 1955: a Roma nasce Mario Castelnuovo. Cantante e autore, è scoperto da Amedeo Minghi: nel 1981 esordisce col singolo “Oceania”, e nel 1982 la sua “Sette fili di canapa” attira le attenzioni della censura, che (sic!) sospetta che il brano si riferisca alla droga! Ancora due anni e arriva il suo maggior successo, “Nina”: e continua così la sua carriera, ancora attiva al momento in cui scriviamo, anche se con minori soddisfazioni commerciali.

26 Gennaio 2020: ai Grammy Awards del 2020 la cantautrice indie statunitense Billie Eilish si aggiudica ben sei candidature e cinque primi premi!

Io non so parlar di musica #27 – “La C.I.A.” di Eugenio Finardi

Ciao a tutti. La riflessione che, per la rubrica “Io non so parlar di musica”, mi ha spinto a proporvi la canzone di cui parlerò a brevissimo, riguarda le innumerevoli polemiche sul ruolo degli Stati Uniti nella politica estera del nostro paese: c’è chi ringrazia ancora adesso gli USA per l’ingresso nel secondo conflitto mondiale e per il Piano Marshall, e chi ritiene sia stato l’inizio della fine della nostra indipendenza.

Chi scrive è convinto che gli Stati Uniti, al pari dell’Unione Sovietica, siano stati fondamentali per la fine del Nazismo: ma anche che fra gli States del ’45 e quelli odierni ci sia un abisso; e che col suicidio politico e militare della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa (e l’Italia non fa certo eccezione) sia diventata una colonia statunitense, con poca – se non nessuna – speranza di politica estera autonoma… Siamo sotto padrone: che poi sia il minore dei mali, non so… Ma sempre di padrone si tratta. Per “colpa” degli statunitensi, certo, che fanno – e benone – i loro affari: ma anche per una  nostra innata predisposizione. Ma, sia chiaro, a me chi vuole “esportare la democrazia” a bombe e dollari non piace per nulla. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #27 – “La C.I.A.” di Eugenio Finardi”

Domani avvenne: da lunedì 13 gennaio 2025 a domenica 19 gennaio

Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

13 Gennaio 1972: la grandissima Aretha Franklin, durante la sua performance – che si ripeterà anche il 14 Gennaio – presso il New Temple Missionary Baptist Church di Los Angeles, registra le tracce che confluiranno nel disco live “Amazing Grace“. Straordinario esempio di gospel grondante sentimento, potenza vocale, improvvisazione, precisione, emozione e spiritualità, rappresenta uno dei vertici assoluti di Aretha, che per l’occasione ritorna al suo primo amore. In scaletta, classici come la title track, “How I Got Over”, “Precious Lord, Take My Hand” e “You’ll Never Walk Alone”.

14 Gennaio 2005: nato in Alabama col nome di Charles Roberts, e pugile semi-professionista, Rocky Roberts inizia la carriera musicale come cantante rhythm and blues a bordo di battelli statunitensi, e poi di navi da crociera sulla Costa Azzurra: dopo un primo successo in Francia, è notato da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, che gli affidano la sigla di “Bandiera Gialla”. Nel ’67 fa il botto con “Stasera mi butto”, presto doppiata da “Sono tremendo”. Si stabilisce poi a Roma, pur continuando a esibirsi in Francia e Stati Uniti: ed è nella città eterna che ci lascia, a 64 anni.

15 Gennaio 1996: a Newport Beach (California) muore Leslie “Les” Baxter. Compositore, cantante e arrangiatore già alle dipendenze di Nat King Cole, all’inizio degli anni Cinquanta inizia a lavorare a curiosi album strumentali riferiti a terre lontane e mondi mitici, come “Ritual of the Savage” e “Tamboo!”, immersi in bizzarri arrangiamenti orchestrali, con tanto di ritmiche tribali, vocalizzi arcaici e timbriche elaborate. E’ da molti considerato uno dei creatori di quel genere meticcio ed esoticheggiante dal nome di Exotica: da cui, con percorsi e filosofie differenti, troveranno poi ispirazione la Psichedelia e la Muzak.

16 Gennaio 2007: a Capitol Heights (Maryland), all’età di 73 anni, ci lasca James Pookie” Hudson. Cantante, nel ’48 forma il quartetto vocale The Four Bees: ma è nel ’53, con la nascita del gruppo doo-wop degli Spaniels, che la sua carriera prende il volo. Con la Vee Jay, il quartetto licenzia successi straordinari come “Baby It’s You” e “Goodnight, Sweetheart, Goodnight”, tutte a firma Hudson. Secondo gli storici, gli Spaniels sono il primo quartetto vocale con un frontman chiaramente identificato.

17 Gennaio 2011: a Boca Raton (Floria), all’età di 78 anni, muore Don Kirshner. Editore musicale e producer, nel 1958 fonda la Aldon Music, e assolda fenomenali autori come Neal Sedaka, Carole King e Gerry Goffin, Barry Mann e Cynthia Weil, Doc Pomus e Mort Shuman, e con cui produce a valanga singoli pop di straordinario successo. Negli anni Sessanta sarà poi lui – “l’uomo dall’orecchio d’oro” – a inventare dal nulla la boy-band The Monkees.

18 Gennaio 1971: a Bakersfield (California) nasce Jonathan Davis. E non inizia bene, la sua vita: crisi d’asma che lo portano quasi alla morte, abusi da parte del baby sitter, e bullismo… Ma poi, parallelamente all’attività di medico legale, inizia a cantare: e nel 1993 incontra i L.A.P.D., che in breve tempo cambiano nome nel più noto Korn (reso graficamente come KoЯn). Con i Korn – per molti, gli iniziatori del genere Nu Metal – Jonathan resta per tutta la loro carriera, incidendo (ad oggi) 14 album, e ricoprendo il ruolo di autore e frontman. Iconica l’asta del suo microfono, disegnata dall’artista Hans Giger (quello del mostro di “Alien”, per intenderci).

19 Gennaio 1980: il doppio album “The Wall“, dei Pink Floyd, raggiunge il primo posto della classifica statunitense: posizione che manterrà per ben 15 settimane.