João Gilberto Prado Pereira de Oliveira (Juazeiro, 10 giugno 1931 – Rio de Janeiro, 6 luglio 2019)
João Gilberto Prado Pereira de Oliveira (Juazeiro, 10 giugno 1931 – Rio de Janeiro, 6 luglio 2019)
La fase di plenilunio è tradizionalmente associata alla creatività e al suo lato esoterico, la magia; su questo punto hanno speculato moltissimi racconti e film horror, che hanno sfruttato la luna piena (e i sudditi licantropi) come ambientazione dei loro climax.
Ma c’è un’altra luna piena che ha colonizzato così tanto la narrativa, la poesia e la canzone da diventare un archetipo: quella che sorveglia benevola i baci degli innamorati, e quella che accompagna la solitudine di chi innamorato è, ma senza qualcuno da amare. La famosissima “Blue Moon” è forse la più famosa delle canzoni d’amore intitolate al latteo satellite: e dire che la prima versione del pezzo, scritta dalla celebre coppia Richard Rodgers e Lorenz Hart per il film “Hollywood Party” (1934), aveva incontrato lo stesso destino della sequenza con Jean Harlow… E, cioè, era stata tagliata. Hart, tenendo duro, aveva riscritto i versi e proposto la canzone per la pellicola “Manhattan Melodrama”… Ma, di nuovo, aveva incontrato l’accetta dei produttori. Per fortuna si decide di girare una nuova scena: Rodgers, che crede nel pezzo, cambia le parole e nasce “The Bad in Every Man”, cantata in un nightclub da Shirley Ross. Un bellissimo lento, malinconico e commovente. Il pezzo ha un indubbio potenziale commerciale, ma secondo tutti occorre un nuovo testo (e siamo al quarto…), meno esistenziale e più romantico: Hart guarda il cielo, ed ecco che…
“Blue moon, you saw me standing alone, without a dream in my heart, without a love of my own”

Finalmente, il 15 Gennaio 1935, esce il 78 giri “Blue Moon”, per la Brunswich Records: Connee Boswell ne è l’interprete, ma il successo internazionale arriva solo a cavallo fra gli anni Quaranta e Cinquanta, con le versioni quasi contemporanee di Billy Eckstine e Mel Tormé, che ripetono il mood della Boswell. La grande Billie Holiday ci regala la lettura più jazzy e raffinata, ma è il quintetto The Marcels a trasformare la dolente melodia in un nonsense doowop al limite del buffonesco (con la sua introduzione zeppa di onomatopee e allitterazioni) e a vendere paccate di dischi.
1° Luglio 1935: a Tunica, Mississippi, nasce James Cotton. Armonicista di talento, oltre che cantante e autore, ha suonato coi più famosi e notevoli esponenti del Chicago blues, come Howlin’ Wolf, Muddy Waters e Otis Spann, e ha capitanato una band a proprio nome. Il solo di armonica inventato per il Newport Jazz Festival sull’arrangiamento di “Got My Mojo Workin’ di Muddy Waters rimane una pagina di storia blues indelebile.
2 Luglio 1949: nel quartiere newyorkese del Queens nasce Roy Bittan. Soprannominato “The Professor”, è noto per la sua storica permanenza nella E Street Band, nella quale – e ancor oggi, a 45 anni dalla sua fondazione – ricopre il ruolo di pianista e tastierista. Da ricordare, inoltre, il lavoro di session man con artisti del calibro di Dire Straits, Peter Gabriel e David Bowie.
3 Luglio 1971: nel suo alloggio parigino, al terzo piano del n. 17 di rue de Beautreillis, Jim Morrison esala il suo ultimo respiro. Il suo corpo è trovato nella vasca da bagno dalla compagna di sempre, Pamela Courson: in assenza di autopsia, le cause della morte sono attribuite ad una vita di abusi e alla sua ormai cronica depressione. E si apre il mistero…
4 Luglio 1982: con lo splendido scenario naturale dell’isola hawaiana di Maui, Ozzy Osborne, lo storico cantante e frontman dei Black Sabbath, sposa Sharon Arden, figlia del promoter musicale Don Arden. Fra reality show, droghe, alcol, minacce di divorzio, tre figli e clamorose riappacificazioni, la coppia è ancora in pista.
5 Luglio 1993: esce, per l’etichetta One Little Indian, “Debut“, l’album di debutto internazionale della cantante e autrice islandese Björk, appena fuoriuscita dai Sugarcubes. Fra world music, electro-pop, house e sprazzi di jazz, emergono le hit “Big Time Sensuality” e “Violently Happy”.
6 Luglio 1971: un mese prima di compiere 70 anni, e a undici mesi dal famoso show al Waldorf-Astoria, ci lascia l’immenso trombettista, e padre del jazz, Louis Armstrong. Let the music play…
7 Luglio 1948: in Florida nasce Larry Reinhardt. Chitarrista, dopo una fugace esperienza con i futuri membri della Allman Brothers Band, Dickey Betts e Berry Oakley, nel 1969 si unisce agli Iron Butterfly, in sostituzione del fuoriuscito Erik Brann. Successivamente approda nei Captain Beyond di Rod Evans, prima di prestare la sua chitarra al cantante soul Bobby Womack.
Si sa, se n’è parlato, se ne parlerà: il 20 Luglio del ’69 – e, quindi, 50 anni fa belli giusti – l’uomo metteva piede sulla Luna. Poi chi lo sa, fra complottisti e ortodossi, chi ha davvero ragione: da un lato pensare che l’umanità abbia raggiunto una meta così impervia mi stupisce, dall’altra sospettare di un imbroglio tanto colossale mi diverte, e dall’altra ancora vedere coi propri occhi che la Luna, che ha fatto innamorare migliaia di persone, e ha ispirato centinaia di poeti, è un sasso brullo e polveroso… E’ un po’ una delusione, dai! A volte immaginare che, se gli spari un missile contro, puoi centrargli un occhio (Méliès docet), o che sia fatta di formaggio (“Wallace & Gromit”) è più divertente.

Comunque sia, vista la ricorrenza, vuoi mica che possa sfuggire l’occasione di una playlist a tema lunare? Canzoni con la parola “luna” nel titolo o nel testo ce ne sono milioni di milioni, come le stelle di Negroni: ho scelto quelle che, per vari motivi, ritengo più in sintonia col mio ascoltare e vivere la musica, e/o quelle che mi sono venute in mente per prime. Tanto di carne al fuoco ce n’è, sbaglierò sicuramente qualcosa, qualcosa starà fuori – e il primo illustre taglio riguarda “Luna” di Gianni Togni, che pure ha segnato un’estate – e qualcos’altro non piacerà a chi legge… Pazienza!

Il viaggio sarà articolato in 4 puntate (come le 4 fasi lunari, e che ad esse faranno, in modi spesso metaforici, riferimento) più una puntata finale, per ora a sorpresa, e che sarà ovviamente pubblicata il 20 Luglio.
Accendiamo i motori: si decolla.
24 Giugno 1961: a Bath, UK, nasce Curt Smith. Cantante e bassista, con l’amico d’infanzia Roland Orzabal – e dopo le esperienze nei Graduate e nei Neon – nel 1981 fonda i Tears for Fears, duo synth-pop di enorme successo nella prima metà degli anni Ottanta.
25 Giugno 1987: a 67 anni di età, ci lascia Boudleaux Bryant. Assieme alla moglie Felice, Boudleaux è titolare dei maggiori successi degli Everly Brothers (fra cui “Bye Bye Love”, “Wake Up, Little Susie” e “All I Have to Do Is Dream”): per vendite, si classifica al terzo posto fra gli autori di canzoni di tutti gli anni Cinquanta.
26 Giugno 1977: Elvis Presley tiene il suo ultimo concerto, alla Market Square Arena di Indianapolis. Pallido, sovrappeso e per niente in forma, dà corpo a una scaletta colma di classici, che ripercorre a ritroso la sua carriera… Quasi a volere lasciare, per l’ultima volta, un segno indelebile.
27 Giugno 2002: a 58 anni muore John Entwistle, bassista e fondatore degli Who. Noto per il suo stile “chitarristico”, per la calma sul palco (a confronto col furore degli altri tre soci), e per buone capacità compositive, “The Ox” è colpito da infarto, nel sonno, in una stanza dell’Hard Rock Hotel & Casino di Las Vegas, alla vigilia dell’avvio del tour estivo degli Who… Che, in ossequio al motto “the show must go on”, daranno il via agli spettacoli con qualche giorno di ritardo: appena il tempo di trovare un rimpiazzo.
28 Giugno 1846: il liutaio belga Antoine-Joseph “Adolphe” Sax brevetta un nuovo strumento a fiato. La sua invenzione combina l’imboccatura ad ancia semplice del clarinetto, un sistema di chiavi ispirato al clarinetto e all’oboe, e un canneggio conico in metallo. Questo “ibrido”, pur appartenendo alla famiglia dei legni e avendone la flessibilità tecnica, permette un grande volume di suono, paragonabile a quello degli ottoni…. Stiamo parlando, ovviamente, del saxofono.
29 Giugno 1943: a Belhaven, South Carolina, nasce Eva Narcissus Boyd. Eva è, all’inizio, nulla più che la babysitter di casa King-Goffin: la prolifica coppia di autori, incuriositi dal suo discreto talento di cantante dilettante, scrivono per lei la famosa “The Loco-motion” (1962),, che scala la classifica fino al primo posto. La carriera di Little Eva (questo il suo nome d’arte) è tutta concentrata in questo unico e straordinario exploit.
30 Giugno 1963: a Stoccolma nasce Lars Johan Yngve Lannerbäck. Colpito dalle celebrazioni per il funerale di Jimi Hendrix, si avvicina alla musica classica e alla chitarra, improntando il suo stile su un alto virtuosismo e sulla supersonica velocità delle sue scale. “Inglesizzando” i suoi nomi di battesimo e il cognome materno, assume lo pseudonimo di Yngwie J. Malmsteen: dopo il debutto negli Alcatrazz, nel 1984 fonda il gruppo metal dei Rising Force, e diventa uno dei chitarristi più apprezzati (e, al contempo, criticati) dei nostri tempi.

E’ roba un po’ strana, “Meddle”. Perchè i Pink Floyd, nel ’71, sono sì una band di successo, ma nemmeno gli schiacciasassi che diventeranno a breve; e, quindi, possono ancora bighellonare fra suite, pezzi da 3 minuti e cazzeggi, sperimentando in santa pace, e passare un intero tour a provare cose nuove. Oggi, con l’istantaneità incombente dei tweet e dei tube, me la vedrei davvero dura fare dei tour di prova: il tempo di mettere in fila due note, e il mondo sarebbe già lì a dare titoli, fare congetture e postare opinioni… Tanto da rendere il pezzo obsoleto all’epoca della sua uscita. Invece i nostri quattro, beati loro, impegnano il ’71 fra un concerto e una session , e proponi e correggi, aggiusta e registra, ecco che a fine Ottobre la loro ultima creatura può vedere la luce.
Un album ambiguo già dalla copertina: che vorrebbe raffigurare un padiglione auricolare immerso nell’acqua, con tanto di onde sonore, ma che – come ammetterà lo stesso genio del graphic design Storm Thorgerson – non riesce a rendere giustizia all’idea. E pure il titolo non è da meno: “meddle” significa “impicciarsi degli affari altrui” ma si pronuncia come “medal”, “medaglia”: un gioco di parole senza particolari significati, ma che piaceva al gruppo.