Continuiamo nella “recensione” delle mie ultime attività ludico/culturali/perditempo, alcune svolte in compagnia della mia metà, altre in splendida solitudine:
- Dunque, qualche puntata in ordine sparso di “Law & Order – Special Victims Unit” non si nega mai. Tanto più o meno le ho viste tutte, e anche se mentre scorre un episodio sto cucinando qualcosa, lavando i piatti o sistemando la casa, più o meno so già dove andranno a parare le indagini di Olivia, Eliott e soci.
L’unica curiosità è scoprire quale mischione fra stagioni appronterà il palinsesto, e se la puntata che vedo alle 13 me la ritroverò poi alla sera del giorno dopo o meno… - Visita quotidiana a due canali Youtube di scacchi, una delle mie tante passioni (ho pure dedicato due articoli ai rapporti fra scacchi e musica): si tratta di Mattoscacco e del Circolo Scacchistico Pistoiese. La politica di entrambi è la semplicità, la chiarezza, la varietà, e la mancanza di prosopopea: possiamo trovare analisi di partite storiche, elementi di teoria, nozioni base, curiosità o partite live, giocate dagli stessi youtubber. Una visione che a me appassiona molto, ma che ha un effetto brutalmente soporifero sui neuroni di Giusi… E dire che le clip raramente superano i 20 minuti!
- La saga “Scream” di Wes Craven. Una serie di 4 film profondamente intelligente, ironica e (perché no!) spaventevole. Ghostface – con la sua mise in tunica nera, maschera bianca (ispirata all’Urlo di Munch) e coltellaccio – è diventato quasi istantaneamente un media franchise: e il killer (anzi, i killer, perché in ogni capitolo sotto la stessa maschera ci sono personaggi diversi) è rapido, imprevedibile e crudele.
Ma il colpo di genio di Wes è nella costruzione metanarrativa che permea ogni singolo episodio: i numerosi film-nei-film, le chiacchiere dei ragazzi sul cinema di genere, la scopofilia del pubblico degli slasher movie, la critica al giornalismo d’assalto, la questione razziale (negli horror non ci sono mai protagonisti di colore), i riferimenti intertestuali (il bidello che indossa il maglione a strisce di Freddy Krueger, l’ironia sui sequel di “Nightmare”, i film di “Wes Carpenter”), e la gerarchia impressa ai singoli film. Le “regole” sono chiare: il primo è uno slasher (muore chi si droga e fa sesso, e chi dice “torno subito”); il secondo è un sequel (aumentano i morti, gli omicidi sono più violenti, e il killer non è mai morto davvero); il terzo completa la trilogia (il killer è sovrumano, tutti possono morire e il passato torna sempre); il quarto è un reboot da anni Dieci (sopravvivono solo i gay, e l’assassino filma i suoi omicidi per pubblicarli online :-)). Il bello che non solo le cose, in ogni film, vanno effettivamente così, ma che queste “regole” sono enunciate dagli stessi protagonisti, provocando uno straordinario effetto di distanziamento critico e di sberleffo mediatico. - Raclette casalinga. Con una mini-attrezzatura, tirata fuori dallo sgabuzzino, e in un giorno rigorosamente di pioggia, abbiamo allestito questa piacevolissima cena: speck, cetriolini, salame, patate lesse, wurstel e un formaggio vaccino “tipo Beaufort” (così recitava il cartello al mercato) a sostituire l’introvabile “raclette”. Un bicchiere di rosso, et voilà!

La scrittura, affidata al genio di Vince Gilligan e Peter Gould, è un vero e proprio master universitario di sceneggiatura. Rispetto a BB, BCS avanza a un passo più cadenzato, ma questo rende ancora più inesorabile l’incedere della narrazione: perché noi SAPPIAMO che l’energico e entusiasta Jim diventerà il corrotto e debosciato Saul, ma non COME e QUANDO. E siamo ipnotizzati dal progredire della storia, tifiamo per il buon Jim, speriamo che non faccia quella certa scelta, perché sarà quella a rovinargli la vita. E invece – ovviamente – la fa. Forse questo parla di noi: delle sliding-doors che abbiamo attraversato senza accorgercene, e di quelle che si, sapevamo portarci nella selva oscura, ma che abbiamo imboccato con un sadico sprezzo verso noi stessi. Inutile dirlo, la regia è splendida, la scelta del cast perfetta, il modo di calare nella narrazione i personaggi (soprattutto quelli di BB) è da BAFTA Award: e, soprattutto la gestione corale della storia è da applausi. Meglio, peggio, uguale a BB? Non lo so, e nemmeno mi interessa: ma ce lo stiamo godendo tutto, puntata dopo puntata. E siamo arrivati al secondo episodio della quarta serie: su Netflix è appena terminata la quinta (aspetteremo l’edizione in DVD…), e la produzione ha annunciato che la sesta sarà quella conclusiva… Quella, penso – ma chissà – in cui Saul incontrerà Walter White: e quella in cui – di nuovo, chissà – conosceremo il suo destino del dopo-BB. Sempre che le riprese non si interrompano, causa Covid…
Il testo è serio, scrupoloso, davvero ben fatto: ma più adatto a studi universitari che a letture divulgative. Andrebbe affiancato a uno (o due…) manuali più leggeri, dove trovare (anche) pagine sull’aneddotica diffusa (e parlo, per capirci, di robe come Muzio Scevola, l'”ecco i miei gioielli” di Cornelia, il “guai ai vinti” di Brenno, le porcate di Eliogabalo, ecc), qualcosa sulla vita quotidiana dei nostri nonni de Roma, e naturalmente cenni al loro apparato culturale e artistico. Il grosso della trattazione si occupa, inoltre, del periodo fra Giulio Cesare e Costantino: mentre la “caduta dell’Impero” è liquidata in una ventina di pagine. In sintesi: un ottimo testo di studio, ma non esaustivo (d’altronde, l’argomento è immenso!)
E, man mano che la lettura avanza, il libro sembra proprio parlare di lui: ma di un “lui” altro, al confronto del quale l’impacciato Walter appare come una copia sbiadita e mal riuscita. Fra sequenze realistiche ed altre più fumettose, in stile “Sin CIty”, si arriva ad una spiegazione del mistero, anche se un po’ lambiccata: ma l’inquietudine non passa con la parola “fine”, e ci si appiccica addosso. Io, che di ossessioni auto-inflitte me ne intendo, capisco bene il povero Carrey…
Semplice, con una piccola correzione personale dovuta alla mancanza di un ingrediente (ho sostituito il prosciutto crudo con lo speck), un’oretta di lavoro… e un piccolo capolavoro! Non fosse che avevamo litigato per un clamoroso errore di taglio capelli faidatè, Giusi mi avrebbe fatto mille complimenti… E me li ha fatti più tardi, sbollita la rabbia e riparato l’errore: ora sembro un po’ un marines, ma pazienza!


