Canta che ti passa #13

Continuiamo nella “recensione” delle mie ultime attività ludico/culturali/perditempo, alcune svolte in compagnia della mia metà, altre in splendida solitudine:

  1. Dunque, qualche puntata in ordine sparso di “Law & Order – Special Victims Unit” non si nega mai. Tanto più o meno le ho viste tutte, e anche se mentre scorre un episodio sto cucinando qualcosa, lavando i piatti o sistemando la casa, più o meno so già dove andranno a parare le indagini di Olivia, Eliott e soci. L’unica curiosità è scoprire quale mischione fra stagioni appronterà il palinsesto, e se la puntata che vedo alle 13 me la ritroverò poi alla sera del giorno dopo o meno
  2. Visita quotidiana a due canali Youtube di scacchi, una delle mie tante passioni (ho pure dedicato due articoli ai rapporti fra scacchi e musica): si tratta di Mattoscacco e del Circolo Scacchistico Pistoiese. La politica di entrambi è la semplicità, la chiarezza, la varietà, e la mancanza di prosopopea: possiamo trovare analisi di partite storiche, elementi di teoria, nozioni base, curiosità o partite live, giocate dagli stessi youtubber. Una visione che a me appassiona molto, ma che ha un effetto brutalmente soporifero sui neuroni di Giusi… E dire che le clip raramente superano i 20 minuti!
  3. La saga “Scream” di Wes Craven. Una serie di 4 film profondamente intelligente, ironica e (perché no!) spaventevole. Ghostface – con la sua mise in tunica nera, maschera bianca (ispirata all’Urlo di Munch) e coltellaccio – è diventato quasi istantaneamente un media franchise: e il killer (anzi, i killer, perché in ogni capitolo sotto la stessa maschera ci sono personaggi diversi) è rapido, imprevedibile e crudele. Ma il colpo di genio di Wes è nella costruzione metanarrativa che permea ogni singolo episodio: i numerosi film-nei-film, le chiacchiere dei ragazzi sul cinema di genere, la scopofilia del pubblico degli slasher movie, la critica al giornalismo d’assalto, la questione razziale (negli horror non ci sono mai protagonisti di colore), i riferimenti intertestuali (il bidello che indossa il maglione a strisce di Freddy Krueger, l’ironia sui sequel di “Nightmare”, i film di “Wes Carpenter”), e la gerarchia impressa ai singoli film. Le “regole” sono chiare: il primo è uno slasher (muore chi si droga e fa sesso, e chi dice “torno subito”); il secondo è un sequel (aumentano i morti, gli omicidi sono più violenti, e il killer non è mai morto davvero); il terzo completa la trilogia (il killer è sovrumano, tutti possono morire e il passato torna sempre); il quarto è un reboot da anni Dieci (sopravvivono solo i gay, e l’assassino filma i suoi omicidi per pubblicarli online :-)). Il bello che non solo le cose, in ogni film, vanno effettivamente così, ma che queste “regole” sono enunciate dagli stessi protagonisti, provocando uno straordinario effetto di distanziamento critico e di sberleffo mediatico.
  4. Raclette casalinga. Con una mini-attrezzatura, tirata fuori dallo sgabuzzino, e in un giorno rigorosamente di pioggia, abbiamo allestito questa piacevolissima cena: speck, cetriolini, salame, patate lesse, wurstel e un formaggio vaccino “tipo Beaufort” (così recitava il cartello al mercato) a sostituire l’introvabile “raclette”. Un bicchiere di rosso, et voilà!

6 pensieri riguardo “Canta che ti passa #13

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