Canta che ti passa #12

Canta che ti passa, ok… Ma, anche, leggi, guarda, mangia…

Per questa volta cambio argomento, raccontandovi  alcune altre “attività ludico-culturali” che sto praticando, in compagnia della mia metà.

  1. Better Call Saul“: il celebrato spin-off della celebrata serie-capolavoro “Breaking Bad” è proprio bello. Una serie collaterale che è, contemporaneamente, il prequel e (per ora molto poco) sequel della saga di Walter White. Per chi non lo sapesse, “BB” narra di un timido professore di scienze, che, quasi per caso, diventa uno dei fabbricanti di anfetamina e dei trafficanti più feroci del New Mexico. Bene, “BCS” si occupa di Saul Goodman, avvocato di bassa lega che orbita attorno a personaggi border-line, e anche lui attirato nel vortice del malaffare: ma qui siamo prima, quando Saul è ancora Jim, un avvocatucolo pieno di energia e buone intenzioni. La scrittura, affidata al genio di Vince Gilligan e Peter Gould, è un vero e proprio master universitario di sceneggiatura. Rispetto a BB, BCS avanza a un passo più cadenzato, ma questo rende ancora più inesorabile l’incedere della narrazione: perché noi SAPPIAMO che l’energico e entusiasta Jim diventerà il corrotto e debosciato Saul, ma non COME e QUANDO. E siamo ipnotizzati dal progredire della storia, tifiamo per il buon Jim, speriamo che non faccia quella certa scelta, perché sarà quella a rovinargli la vita. E invece – ovviamente – la fa. Forse questo parla di noi: delle sliding-doors che abbiamo attraversato senza accorgercene, e di quelle che si, sapevamo portarci nella selva oscura, ma che abbiamo imboccato con un sadico sprezzo verso noi stessi. Inutile dirlo, la regia è splendida, la scelta del cast perfetta, il modo di calare nella narrazione i personaggi (soprattutto quelli di BB) è da BAFTA Award: e, soprattutto la gestione corale della storia è da applausi. Meglio, peggio, uguale a BB? Non lo so, e nemmeno mi interessa: ma ce lo stiamo godendo tutto, puntata dopo puntata. E siamo arrivati al secondo episodio della quarta serie: su Netflix è appena terminata la quinta (aspetteremo l’edizione in DVD…), e la produzione ha annunciato che la sesta sarà quella conclusiva… Quella, penso – ma chissà – in cui Saul incontrerà Walter White: e quella in cui – di nuovo, chissà – conosceremo il suo destino del dopo-BB. Sempre che le riprese non si interrompano, causa Covid…
  2. Storia romana“, di Marcel Le Glay (Il Mulino): le mie carenze in storia sono colossali, inutile negarlo: e così ho approfittato del lockdown per “farmi una cultura”. Ci sto riuscendo? In 500 pagine il manuale ripercorre la storia di Roma dalla mitica fondazione (753 a.C.) alla sua fine (476 d.C.). Il testo è serio, scrupoloso, davvero ben fatto: ma più adatto a studi universitari che a letture divulgative. Andrebbe affiancato a uno (o due…) manuali più leggeri, dove trovare (anche) pagine sull’aneddotica diffusa (e parlo, per capirci, di robe come Muzio Scevola, l'”ecco i miei gioielli” di Cornelia, il “guai ai vinti” di Brenno, le porcate di Eliogabalo, ecc), qualcosa sulla vita quotidiana dei nostri nonni de Roma, e naturalmente cenni al loro apparato culturale e artistico. Il grosso della trattazione si occupa, inoltre, del periodo fra Giulio Cesare e Costantino: mentre la “caduta dell’Impero” è liquidata in una ventina di pagine. In sintesi: un ottimo testo di studio, ma non esaustivo (d’altronde, l’argomento è immenso!)
  3. Number 23“, di Joel Schumacher (2007): film in cui Jim Carrey indossa i panni di Walter, un accalappiacani che, a causa di un libro scovato per caso in una libreria dell’usato, cade in un’ossessione… Quella del 23, all’intreccio di complesse simbologie numerologiche e alchemiche. E, man mano che la lettura avanza, il libro sembra proprio parlare di lui: ma di un “lui” altro, al confronto del quale l’impacciato Walter appare come una copia sbiadita e mal riuscita. Fra sequenze realistiche ed altre più fumettose, in stile “Sin CIty”, si arriva ad una spiegazione del mistero, anche se un po’ lambiccata: ma l’inquietudine non passa con la parola “fine”, e ci si appiccica addosso. Io, che di ossessioni auto-inflitte me ne intendo, capisco bene il povero Carrey…
  4. Zuppa di porri e patate: ricetta presa di peso dal canale Youtube del masterchef Bruno Barbieri, che ha aperto una sezione dedicata allo “iostoacasa e cucino”. Semplice, con una piccola correzione personale dovuta alla mancanza di un ingrediente (ho sostituito il prosciutto crudo con lo speck), un’oretta di lavoro… e un piccolo capolavoro! Non fosse che avevamo litigato per un clamoroso errore di taglio capelli faidatè, Giusi mi avrebbe fatto mille complimenti… E me li ha fatti più tardi, sbollita la rabbia e riparato l’errore: ora sembro un po’ un marines, ma pazienza!
  5. Erbazzone di Reggio Emilia: una splendida torta salata vegetariana “chiusa”, a base parmigiano, bietole, noce moscata e coriandolo, che questa volta ha fatto Giusi… E i complimenti le sono arrivati subito: mica litighiamo sempre!

6 pensieri riguardo “Canta che ti passa #12

  1. grande ragazzo: scelte notevoli, e di gran pregio, ognuno con le sue e soprattutto, cercando di liberare il meglio di sé tra questi giorni particolari, che magari ricorderemo per aver assorbito da una situazione negativa, tanta cultura e tanto svago da non dimenticare (!) giusto per essere felici.

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