Canta che ti passa #11

Facciamo una cosa che ha mai fatto nessuno: una lista di canzoni che possano, in qualche modo, evocare il momento che stiamo tutti passando… Originale eh!?

Penso che, di canzoni “a tema”, ne possano esistere a decine: troppo facile cercarle sul web, però. Ho preferito allora farmi ispirare e buttare giù qualche titolo che mi è venuto in mente, senza pensarci troppo.

Ecco la mia playlist:

  1. Equipe 84 – “Tutta mia la città“: da canticchiare quando le strade deserte ci appaiono come una piccola benedizione, un privilegio per pochi, un modo di fare i turisti nelle nostre strade… E posso garantire che a volte, dal mio ufficio, la visione di Piazza San Carlo senza un’anima appare come una vera figata.
  2. Mina – “Città vuota“: qui si gioca facile, anche se il senso della canzone è più metaforico che reale. Anzi, la città di Mina straborda di gente, ma le sembra vuota perché manca il suo amore. Noi possiamo invece fingere il contrario: immaginare le strade riempirsi della compagnia e delle risate dei nostri amici, a spasso, senza un pensiero.
  3. Zucchero – “Hey Man“: eh si, io su un marciapiede, sull’altro uno sconosciuto. E verrebbe da dirgli proprio, letteralmente “vieni e canta insieme a me da questa parte della strada che ci facciamo compagnia“. Che poi cantare con la mascherina non è che venga benissimo… Tipo Viola Valentino, magari.
  4. The Police – “Don’t Stand So Close to Me“, ovvero: come fare di una canzone di pruriti adolescenziali e lolite da college il nuovo inno del distanziamento sociale. Noto che pian piano anche i meno disposti stanno adeguandosi al comandamento: sui marciapiedi, negli uffici, nei negozi. Che poi noi piemontesi, come dice una battuta che sta girando in questi giorni, “non vediamo l’ora che lo Stato ci liberi da questo obbligo di stare a 1 metro e mezzo, per tornare ai nostri abituali 3 metri, e abbandonare questa fastidiosa intimità” 🙂
  5. Hank WIlliams – “I’m So Lonesome I Could Cry“: e questa la dedico alle coppie separate dal lockdown… E ce ne sono, nell’epoca delle famiglie di fatto. “The silence of a falling star lights up a purple sky and as I wonder where you are“: e vale anche per altri rapporti, amicali o di parentado vario. E non ci starebbe male nemmeno “We’ll Meet Again” di Vera Lynn, inno strappalacrime della Seconda Guerra Mondiale, usato anche da Kubrick nel finale atomico di “Il Dottor Stranamore”. E pian piano scivoliamo nel panico da fine del mondo con
  6. Talking Heads – “Life During Wartime“: i paragoni con la guerra ci piovono addosso da tutte le parti, e c’è chi si sente davvero così… Un po’ come il protagonista del pezzo delle Teste Parlanti, qualcuno coinvolto in qualche attività clandestina, che al ritmo funky ammonisce “This ain’t no party, this ain’t no disco, this ain’t no fooling around no time for dancing, or lovey dovey, I ain’t got time for that now“. In effetti anche per noi non è tempo di ballare, bighellonare o pomiciare in giro 😦
  7. John Williams – “The Imperial March“: che poi sarebbe il “tema di Darth Vader” di Star Wars. Si, la stessa suoneria che sullo smart ho abbinato agli scassacazzi e che immagino risuonare per le strade a sottolineare l’arrivo della malefica entità biologica nelle nostre vite. Il male è arrivato in città: come ha sottolineato un mio amico un filino paranoico, che il 21 Febbraio ha immediatamente messo nel suo profilo WA il disegno del “medico medievale della peste”, quello con tonaca, bastone e maschera a forma di becco, e la frase “plague in Italy”. Così, per stare sereni.
  8. Blue Oyster Cult – “(Don’t Fear) The Reaper“. Un testo abbastanza oscuro, che parla dell’amore che non si arrende all’inevitabile ultimo traguardo umano, “il mietitore”: ma che per me è soprattutto legato alla citazione che ne fa zio Stefano Re nel suo “L’ombra dello scorpione”, proprio all’inizio del libro… Volume che, guarda il caso, parla proprio di una pandemia!
  9. R.E.M. – “It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine)“. E beh, se proprio è la fine del mondo “come lo intendiamo” (qualcuno dice sarà così… e un po’ lo penso anche io), tanto vale prenderla bene. Ma tranquilli, poi passa: e tornano paura, preoccupazione e tristi presagi.
  10. Obituary – “Final Thoughts: per chiudere degnamente questo scivolare nell’apocalittico, mi appello a una band death metal dal nome accattivante, “Necrologio”, e al suo delirante anthem dedicato ai “pensieri finali” di un moribondo. Un pezzo ovviamente cupo, violentissimo, ultraveloce, con la voce gutturale di John Tardy a vomitare un incubo di morte e dissoluzione.
  11. Gloria Gaynor – “I Will Survive“: tentiamo un colpo di coda con l’ottimistica, vitale e caricata a molla canzone della Gaynor, simbolo di quella dance-soul che ancora adesso ci fa ballare… Si, anche un pezzo di legno come me, che al suono della canzone si muove come Kevin Kline in “In & Out”, durante la scena della “prova di virilità”: e Giusi mi fa “sicuro di non essere gay?”.

Questa è la mia breve, improvvisata, e confusionaria playlist.

Qualcuno di voi ha voglia di scrivermi la sua? Vi aspetto.

 

7 pensieri riguardo “Canta che ti passa #11

      1. Urca… mi devi far pensare… di cerco di pensarci ma non ti assicuro nulla. A proposito oggi pom pensavo di collegarmi da te. Ieri fra l’altro ho tenuto una lezione “in linea” proprio su WP.

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  1. ciao Francesco, ti propongo In a broken dream di Roy Steward (Every day I spend my time, feeling fine, drinking wine, waiting here to find a sign, that I can understand…) e Every day is like Sunday di Morrisey (Come, Armageddon! Come! Everyday is like Sunday Everyday is silent and grey)
    Silvio

    Piace a 1 persona

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