Creedence Clearwater Revival – “Cosmo’s Factory”

Paludi di California

Vi ho già raccontato di quando, sfiancato dal continuo casino dell’ufficio e di alcun* colleg* (prima volta che uso questo assurdo artificio grafico… 🙂 ), mi metto le cuffie e mi sparo un po’ di musica… Ebbene, in questi giorni vanno di moda i mitici Creedence: e ve ne parlo.

Dunque, poche note biografiche, giusto per soddisfare il Sig. Pignolini che abita dentro me. Il nucleo dei Creedence nasce nella San Francisco Bay Area nel 1959 col nome di Blue Velvets, e la formazione è già quella storica: i fratelli Tom e John Fogerty, Stu Cook e Doug Clifford. Nel ’64 firmano un primo contratto sotto la sigla di Golliwogs, e nel ’67 finalmente diventano i Creedence Clearwater Revival. Nome strano e un po’ ridondante: “Creedence” come il nome di tal Credence Newball, amico della band;  “Clearwater” da una “pubblicità progresso” dell’epoca; e “Revival” come segno di “rinascita”, sia musicale che personale dei membri del gruppo. Continua a leggere “Creedence Clearwater Revival – “Cosmo’s Factory””

Domani avvenne: da lunedì 9 maggio 2022 a domenica 15 maggio

9 Maggio 1962: Brian Epstein, il manager dei Beatles, incontra George Martin, l’editor della Parlophone (succursale della EMI), e ottiene un provino per il gruppo: l’incontro avverrà circa un mese dopo, al rientro dall’ultimo giro di concerti ad  Amburgo, e darà inizio alla storia discografica dei Fab Four.

10 Maggio 1947: a Worcester (UK) nasce Dave Mason. Polistrumentista e autore, capace di svariare dal rock alla psichedelia, dal folk al pop, è fra i co-fondatori dei Traffic, assieme a Steve Winwood, è amico e collabora con Jimi Hendrix, Eric Clapton, George Harrison e Rolling Stones, ed è stato inoltre titolare di una discreta carriera solista.

11 Maggio 2003: a Clonakilty (Irlanda) ci lascia Noel Redding. Bassista elettrico, nel 1966 si unisce a Jimi Hendrix e Mitch Mitchell nel leggendario trio Jimi Hendrix Experience: dal ’69, conclusa la tutto sommato breve ma folgorante esperienza col re della chitarra elettrica, si imbarca in una modesta carriera solista, e va a vivere in Irlanda, senza disdegnare reunion celebrative. Muore a soli 57 anni per le conseguenze della cirrosi epatica.

12 Maggio 1992: per la Def American esce il secondo album dei Black Crowes, “The Southern Harmony and Musical Companion“. Esempio perfettamente a fuoco del Southern Rock tipico della band dei fratelli Robinson, allinea in scaletta brani come “Remedy”, “Thorn in My Pride”, “Sting Me” e “Hotel Illness”, e vede il debutto in formazione di Marc Ford al posto del licenziato Jeff Cease.

13 Maggio 1842: a Londra nasce Arthur Sullivan. Figlio d’arte e bambino prodigio, inizia presto la carriera di autore di opere liriche: nel 1871, a seguito dell’incontro col paroliere William Gilbert, fonda lo storico sodalizio Gilbert & Sullivan, responsabile della nascita della cosiddetta “light opera”. Le loro 14 opere comiche (fra cui “H.M.S. Pinafore”, “Mikado”, “The Pirates of Penzance”) costituiscono un corpus esaltante, che sbanca i teatri di tutto il mondo: un flusso continuo di dialoghi, balletti e canzoni, con trame esili e inverosimili, condite da un tono satirico-comico o parodistico, e piacevolezza musicale.

14 Maggio 1962: a Heswall (UK) nasce Ian Atsbury. Cantante, è famoso per essere stato il fondatore (siamo nel 1983) e frontman del gruppo rock dei Cult: nel 2002 si fa notare nella scellerata esperienza dei The Doors of the 21st Century, per una serie di esibizioni in cui prende il posto di Jim Morrison… Che coraggio!

15 Maggio 2001: per l’etichetta Volcano esce “Lateralus“, il terzo album degli statunitensi Tool. Lavoro sperimentale e monumentale, nelle cui lunghe canzoni si intrecciano venature etniche, atmosfere gotiche e momenti melodrammatici, si può classificare appieno nella corrente neo-progressive, a patto di accettarne le atmosfere cupe e claustrofobiche. In scaletta, “The Grudge”, “Schism”, “Parabola” e la title track.

I falsi miti della musica #5 – Pupo e il gelato di Malgioglio

Maggio. I primi caldi, i primi timidi sudori, il primo sole deciso: voglia di sorseggiare una bibita, di fare quattro passi lungo il mare, e di un bel gelato: magari al cioccolato, e “dolce e un po’ salato“, come diceva il poeta. E mai avrei pensato di dedicare un post a Pupo (al secolo, Enzo Ghinazzi) e a Cristiano Malgioglio, lontani come sono dai miei gusti musicali: eppure la vita è strana, ed eccoli qua! Perché la loro hit, che vendette parecchi pezzi, è legata a una sorta di leggenda metropolitana un po’ piccante: probabilmente ne avrete già sentito parlare, ma in ogni caso è divertente ripassarne la storia.

Dunque: è il 1979, il Ghinazzi ha per le mani una melodia accattivante (“catchy” dicono gli anglofoni), ma ha bisogno di un testo. Massì, chiediamo a Malgioglio: che sarà pur un signore parecchio curioso e “alternativo”, ma che il suo mestiere lo sa fare… Ha scritto – e roba buona – per Iva Zanicchi, Mina, Giuni Russo, la Carrà, Umberto Balsamo: perché no?

I manager si parlano, combinano, contrattano: il gaio signore dei testi fa il suo, si incide, e tutto va come previsto: il 45 giri “Gelato al cioccolato” esce, piace, vende. Ed entra nel gran polpettone delle canzoni pop italiane più “tormentose” di sempre: quelle, insomma, che tutti conoscono, e – piaccia o meno – restano nella memoria collettiva.

Ma dov’è il piccante? Tutto (pare) nasce durante un recente concerto di Pupo (“concerto di Pupo”…  un ossimoro: tipo “ateo devoto”, “lieta e pensosa”, “fresco lana”) in cui il colosso toscano confessa, fra il serio e il faceto, che Malgioglio scrisse il testo su una spiaggia tunisina: quando, apollineamente sdraiato sul suo asciugamano, vide uscire dalla onde spumose un bel ragazzo del posto, dalla pelle scura… E sognò (o, forse, mise anche in pratica) di omaggiare la sua Venere cartaginese con un “servizietto” intimo: da qui il “gelato” (il membro), al “cioccolato” (la pelle color mogano) “un po’ salato” (le tracce minerali del mare…).

Pupo, intervistato a TM News, conferma: “Non mi ero mai interessato da dove Malgioglio avesse tratto l’ispirazione. Qualche anno fa, quando la canzone era già un grande successo mondiale, mi raccontò tutto… Ecco, da quel momento, quando canto ‘Gelato al cioccolato’ mi vedo il tunisino con il gelato al cioccolato…”.

Da parte sua, Cristiano respinge ogni accusa: “Mi avevano chiamato per scrivere una canzone e mi dissero ‘Fai una cosa sul gelato‘, ‘Ma sai io sto lavorando con Mina, non me la sento‘, poi sono tornato a casa e quel giorno mi preparo un budino, solo che al posto dello zucchero ho messo il sale e così è venuto ‘dolce e un po’ salato’, voi pensate sempre al doppio senso, ma dico la verità”. E, ancora: “Il gelato al cioccolato in realtà non è il membro di un ragazzo africano, Pupo ha inventato questa cosa, magari per far ridere qualcuno mentre faceva uno spettacolo”.

Allora, qual è la verità? Alla SIAE la canzone è rubricata, per la musica, a Pupo, e per il testo al nostro Malgioglio e a Clara Miozzi: autrice di cui non sono riuscito a scoprire molto, se non che ha collaborato con Mino Reitano e il trio finto-messicano dei Los Marcellos Ferial 🙂 Non ho idea se la signora (Clara, intendo) sia ancora fra noi, ma se lo fosse sarebbe la prima a cui chiederei lumi. In mancanza, possiamo fare solo ipotesi:

  1. Che abbia ragione Malgioglio, con la storia del budino: che poi me lo vedo pure, Cristiano, con la testa agghindata come la Mami di “Via col Vento”, che spadella; e che Pupo, quindi, abbia inventato tutto. Certo che, nel caso, il Ghinazzi avrebbe avuto una bella fantasia…
  2. Che abbia ragione Pupo. In fondo, la nostra drag queen ha scritto (anche) cose come “Sbucciami“, “L’importante è finire” (e, anche qui, leggenda vuole che il testo originale dicesse “L’importante è venire”) e “Mi sono innamorato di tuo marito“: non sarebbe poi strano avesse, come dire, tratto ispirazione da un bel ragazzo… Se poi la sua fantasia sia rimasta tale, o abbia goduto di una realizzazione, non è proprio affar mio! A questo punto, però, perché tanta pruderie? In fondo, abbiamo sdoganato pure il saluto romano e i licenziamenti via SMS, che vuoi che sia un pompino?
  3. Che i due si siano, più o meno, messi d’accordo per fare un po’ di cagnara: po’ esse!

La prima e la terza ipotesi non mi divertono granché, però, quindi le escludo per principio. Mi gusta assai di più la seconda: sarebbe innanzitutto un bel tiro giocato al cantante… E in secondo luogo, l’immagine di innamorati, bambini, signore e ragazzotti che cantano ridacchiando la storia di una fellatio omosessuale, con l’inconsapevole leggerezza tipica di un pomeriggio estivo di fine anni Settanta, mi fa sinceramente scompisciare 🙂

Che volete, sono una persona semplice.

Domani avvenne: da lunedì 2 maggio 2022 a domenica 8 maggio

2 Maggio 1980: all’Università di Birmingham va in scena quello che sarà l’ultimo show della new wave band Joy Division. Il concerto si conclude con “Digital”: e, dopo 16 giorni, alla vigilia della partenza per il tour americano, il leader Ian Curtis metterà fine alla sua vita.

3 Maggio 1972: per l’etichetta Dischi Ricordi esce l’omonimo album d’esordio della prog band italiana “Banco del Mutuo Soccorso“. Disco rappresentativo dello stile della band, in cui si intrecciano il pianismo di Gianni Nocenzi, la chitarra crimsoniana del fratello Vittorio, e la vociona del felliniano Francesco Di Giacomo, allinea episodi brillanti e perfettamente a fuoco, come “R.I.P.”, “Metamorfosi” e “Il giardino del Mago”. La copertina, fustellata a forma di salvadanaio, è una delle più iconiche del periodo.

4 Maggio 2012: a New York, all’età di 48 anni, a causa di una neoplasia, ci lascia Adam Yaunch. Noto anche con nome d’arte di MCA, bassista elettrico, nel 1981 entra nella neonata band hardcore Beastie Boys. Performer irriverente ed eccessivo, a fine anni Ottanta compie un’inattesa giravolta: sposa il buddismo, e diventa improvvisamente un esecutore controllato e rispettoso. Con l’altro pseudonimo di Nathaniel Hörnblowér ha inoltre curato la regia di buona parte dei video della band.

5 Maggio 1972: ad Hammonton (New Jersey) si spegne, all’età di 76 anni, Reverend” Gary Davis. Chitarrista e cantante itinerante nello stile “Piedmont Blues” (un intricato fingerpicking di ascendenza ragtime), non vedente (“Blind Gary Davis” è l’altro suo soprannome) nel 1933 prende i voti ed emigra nella brulicante Harlem dove – dimenticato da tutti – vive per quasi vent’anni in povertà, di sole elemosine e preghiere. Dal ’56, e fino alla sua morte, entrerà poi negli studi di registrazione, incidendo una marea di album, partecipando ai festival folk e avviando anche una scuola di chitarra (allievi furono, fra i molti, Bob Dylan, Jorma Kaukonen e Taj Mahal).

6 Maggio 2002: a Nashville (Tennessee), a 71 anni, muore Otis Blackwell. Autore, pianista e cantante di ambito R&B e rock’n’roll, ha scritto una marea di canzoni di successo, fra cui  lo standard “Fever”, “Great Balls of Fire” (per Jerry Lee Lewis), “Don’t Be Cruel” e “All Shook Up” (per Elvis Presley).

7 Maggio 1977: a poco più di due mesi dalla sua uscita, il singolo “Hotel California”, degli Eagles, va al primo posto della classifica statunitense. Brano famosissimo, scritto da Don Felder, Don Henley e Glenn Frey, ha nell’assolo di Joe Walsh il momento più notevole. Ma cos’è l’hotel del testo? Negli anni si sono succedute innumerevoli interpretazioni, fra cui: un’allegoria dell’edonismo dell’industria musicale americana, la schiavitù da droghe, l’oscurità del sogno americano, e ovviamente una chiesa dove si praticano culti satanici!

8 Maggio 1948: a Milano nasce Mario Lavezzi. Musicista e cantante, nella sua carriera è stato membro dei Camaleonti, dei Flora Fauna Cemento e del Volo: ma è soprattutto come autore conto terzi che ha compiuto le più belle gesta artistiche della sua lunga carriera. Sono sue, infatti, “E la luna bussò” e “In alto mare” (Loredana Bertè), “Stella gemella” (Eros Ramazzotti), “Torneranno gli angeli” (Fiorella Mannoia) e “Vita” (Dalla / Morandi).

Festa dei Lavoratori: andare, camminare, lavorare?

1° Maggio, Festa dei Lavoratori… Ma quali? E quale lavoro?

Un’analisi lucida, grottesca e spietata, quella che vi propongo: per quando il comandamento del lavoro prende il posto del diritto, dell’equilibrio e del vivere in armonia. Lavorare per vivere, o vivere per lavorare? E’ tutto qui. Assieme all’altro problema dei problemi: quando si è passato dal proteggere il lavoratore a proteggere il lavoro, abbiamo iniziato a sentire un bruciore, proprio là sotto… E non è più passato: anzi.

Questo era il pensiero del maudit per eccellenza della canzone italiana: quel Piero Ciampi sì ubriacone, sì inaffidabile, sì livornese e sì spiantato, ma alcolicamente lucido come pochi, e che già nel 1975 aveva visto le derive del nuovo modello economico: quello che, in nome della necessità, della miseria, della mancanza di alternative, costringe a dire sempre “sì”, senza aver tempo e forze per opporsi: a firmare contratti in perdita pur di non mollare l’osso, a fare dello stress un modo di vita, a non avere orari, a rincorrere non si sa cosa… A fare, insomma, la corsa del topo.

Andare camminare lavorare“. Una canzone che canzone non è, un misto fra talking e andazzo corale brasileiro: ma che, nella sua affabulazione delirante, dice molte più verità di tanti discorsi dal palco.

La musica perbene incontra il ritmo: il caso Frank Johnson

Ciao a tutti, vi segnalo un nuovo post, curato dal sottoscritto, in uscita oggi sul blogdellamusica.

Si tratta, lo dico subito, di un post un po’ specialistico, e che apre una breve serie di articoli che narreranno l’incontro, in terra d’America d’Ottocento, fra la quadratura della musica “perbene” e le anomalie ritmiche d’origine africana: un dialogo da cui nasceranno ragtime, boogie, blues e jazz (e scusate se è poco).

La prima tappa di questo viaggio si colloca circa 200 anni fa, a Philadelphia: e il nostro eroe è il nero Frank Johnson, un capobanda all’epoca famosissimo, elegante e tutto d’un pezzo…

Qui il post originale. Buona lettura!