Creedence Clearwater Revival – “Cosmo’s Factory”

Paludi di California

Vi ho già raccontato di quando, sfiancato dal continuo casino dell’ufficio e di alcun* colleg* (prima volta che uso questo assurdo artificio grafico… 🙂 ), mi metto le cuffie e mi sparo un po’ di musica… Ebbene, in questi giorni vanno di moda i mitici Creedence: e ve ne parlo.

Dunque, poche note biografiche, giusto per soddisfare il Sig. Pignolini che abita dentro me. Il nucleo dei Creedence nasce nella San Francisco Bay Area nel 1959 col nome di Blue Velvets, e la formazione è già quella storica: i fratelli Tom e John Fogerty, Stu Cook e Doug Clifford. Nel ’64 firmano un primo contratto sotto la sigla di Golliwogs, e nel ’67 finalmente diventano i Creedence Clearwater Revival. Nome strano e un po’ ridondante: “Creedence” come il nome di tal Credence Newball, amico della band;  “Clearwater” da una “pubblicità progresso” dell’epoca; e “Revival” come segno di “rinascita”, sia musicale che personale dei membri del gruppo.

I quattro, immediatamente, fanno il botto, prima per radio e poi sul mercato: e iniziano a macinare canzoni, album e successi. Fra il ’68 e il ’70 incidono ben 6 album, piazzano 20 hit nelle Top 10, vendono oltre 12 milioni di album e 7 milioni di singoli: tutti i loro 45 giri, tranne il primo, conquistano il disco d’oro, e tutti gli album vincono dischi d’oro o di platino.

Ogni LP, eccezion fatta per l’ultimo, meriterebbe un’analisi: ho scelto “Cosmo’s Factory” per tre ragioni. Una è strettamente autobiografica, essendo il primo disco dei Creedence che ho acquistato; le altre sono che rappresenta al meglio lo stile in evoluzione della band, e che su 11 brani ben 6 entrano in classifica.

Lo stile-base dei Creedence è una ricetta semplice, ma efficacissima: attinge al blues, al rock’n’roll, al boogie e alla tradizione americana attraverso un sound “paludoso”, caldo e umido, denso e terroso. In questo disco la cifra sonora dei CCR classici è ben in evidenza nelle cover grintose di “Before You Accuse Me“, “My Baby Left Me e “Ooby Dooby“, nell’esercizio di stile alla Little Richard di “Travelin’ Band”, e nella tenera “Who’ll Stop the Rain“: ma compare anche il soul di “Long as I Can See the Light”, il western scanzonato di “Lookin’ Out My Back Door“, l’atto di accusa alla Guerra del Vietnam dell’ipnoticaRun Through the Jungle“, e la lunga divagazione simil-psichedelica della “I Heard It Through the Grapevine” di Marvin Gaye.

E poi c’è John Fogerty:  l’anima del complesso e del disco. Un autore straordinario, e una voce pazzesca: un timbro graffiato, che mi evoca immediatamente boccali di birra, tute da officina macchiate di grasso, mandrie al pascolo, strade d’asfalto e paludi… Quei “bayou” della Louisiana sempre evocati dai Creedence (“Born on the Bayou” è un’altra hit fenomenale), anche se gli stessi erano tutt’altro che gente dell’umido del Delta, ma ragazzoni di California. Eppure, si sa, i luoghi dell’anima non sono sempre quelli di nascita: e qui, di anima swamp e di sudore, ce n’è quanto basta.

Disco eccezionale, “Cosmo’s Factory”, che (tranne per la copertina…) segna un’epoca: ma, per il nome, non pensate a strane suggestioni cosmiche… “Cosmo” è semplicemente il soprannome del batterista, Doug “Cosmo” Clifford: stanco dalle prove, sudate e quotidiane, che John imponeva alla band in un magazzino di Berkeley, Doug iniziò a chiamare il locale, con ironia, “the factory”, la fabbrica… E, da qui, il titolo del disco, “la fabbrica di Cosmo“.

Creedence Clearwater Revival – “Cosmo’s Factory” (studio album)

Pubblicazione: 25/07/1970 – Fantasy Records

Tracklist
  1. Ramble Tamble – 7:10 (J. Fogerty)
  2. Before You Accuse Me – 3:27 (Bo Diddley)
  3. Travelin’ Band – 2:07 (J. Fogerty)
  4. Ooby Dooby – 2:07 (Wade Moore, Dick Penner)
  5. Lookin’ Out My Back Door – 2:35 (J. Fogerty)
  6. Run Through the Jungle – 3:10 (J. Fogerty)
  7. Up Around the Bend – 2:42 (J. Fogerty)
  8. My Baby Left Me – 2:19 (Arthur Crudup)
  9. Who’ll Stop the Rain – 2:29 (J. Fogerty)
  10. I Heard It Through the Grapevine – 11:07 (Norman Whitfield, Barrett Strong)
  11. Long as I Can See the Light – 3:33 (J. Fogerty)
Musicisti
  • John Fogerty – voce, chitarra, pianoforte, sax
  • Tom Fogerty – chitarra ritmica
  • Doug Clifford – batteria
  • Stu Cook – basso

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