Le mie “Comfortably Numb”

Oh, parliamo un po’ di un gruppo che non cito mai… I Pink Floyd! Scherzi a parte, chi mi conosce sa benissimo che i Floyd sono una mia piccola ossessione: non più come anni fa, d’accordo, ma sempre nel cuore stanno. Nella loro produzione, “Comfortably Numb” è senza dubbio una delle canzoni più amate: il testo di zio Roger, la progressione armonica, le voci che si alternano, il godurioso assolone finale di zio David… Difficile rimanere indifferenti. Sì, non sarà estrema e innovativa come “Astronomy Domine” o “Careful With That Axe, Eugene”, ma è uno dei brani “standard” più riusciti di sempre: e, cosa non secondaria, amata da milioni e milioni di fans.

Quando una canzone così ti entra dentro, anche senza farlo apposta te la ritrovi ovunque: ti accompagna, ti segue, per un po’ sembra sparire e poi tac, eccola lì!: di nuovo è con te. Ed è così che ho pensato NON di procedere a una descrizione o a un’analisi del pezzo, ma a un resoconto personale delle occasioni in cui il medesimo ha fatto capolino, significativamente, nella mia vita, e dei ricordi che mi suscita.

Devo aver sentito per la prima volta “Comfortably Numb” verso il 1986 o giù di lì (un bel 7 anni dopo la sua uscita), e di quell’esperienza non ho traccia mnemonica: probabilmente – immersa com’è nel flusso sonoro degli 80 minuti di “The Wall” – non riuscì subito a emergere e a farmi gridare al miracolo… Ma, ascolto dopo ascolto, mi entra nella pelle: a me come al mio amico Silvio, che prima del sottoscritto ha amato i Floyd, e la canzone. Tanto che, dalle vacanze, mi manda una cartolina, e invece dei soliti saluti verga a mo’ di citazione e ammonimento del tempo che passa, il famoso distico: “The child is grown, The dream is gone“.

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Domani avvenne: da lunedì 8 febbraio 2021 a domenica 14 febbraio

8 Febbraio 1990: a Santa Clarita (California) ci lascia Del Shannon. Nato in Michigan come Charles Weedon Westover, da musicista quasi sconosciuto balza agli onori del mondo col singolo “Runaway” (1961), che ottiene un successo clamoroso e arriva in testa alla classifica USA. Ma la festa dura poco: pian piano la sua carriera si sgretola, e iniziano i problemi con l’alcol: e, dopo qualche tentativo di rientrare nel giro, arriva prima la depressione, e poi un colpo di pistola al viso. Aveva 56 anni.

9 Febbraio 1961: i Beatles suonano, per la prima volta, al Cavern Club di Liverpool. Lennon – con McCartney ancora ai box – era già stato qui con i vecchi Quarrymen il 7 Agosto 1957: ma ora, appunto, si tratta dei Beatles. Seguiranno altre 292 serate!

10 Febbraio 1947: a Meridian (Mississippi) nasce Chris Etheridge. Bassista e compositore, è stato membro delle band country-rock International Submarine Band e Flying Burrito Brothers, e apprezzato turnista (ha lavorato con Ry Cooder, Judy Collins, Johnny Winter, Jackson Browne e The Byrds).

11 Febbraio 1965: la diciottenne parrucchiera Maureen Cox – assidua frequentatrice del Cavern Club di Liverpool – sposa il batterista dei Beatles, Ringo Starr. Dopo tre figli, e aver intrapreso la carriera di modella, nel 1975 Maureen lascia Ringo, e la coppia divorzia: ma, dopo un periodo difficile, funestato da un suo tentato suicidio, i due torneranno a rapporti di affettuosa amicizia.

12 Febbraio 2014: a Bentivoglio (BO) muore Roberto “Freak” Antoni. Ideatore, paroliere e frontman del gruppo anarco-punk-demenziale degli Skiantos, ma non solo: collaboratore della rivista “Frigidaire”, componente del surreale gruppo “Beppe Starnazza e i Vortici”, scrittore, attore in film underground, conduttore radiofonico e pensatore irriverente. Malato di cancro all’intestino, ci lascia a 59 anni.

13 Febbraio 1961: a Washington D.C. nasce Henry Lawrence Garfield, in arte Henry Rollins. Dopo un’infanzia da brividi (molestie sessuali, depressione e iperattivismo), e i primi approcci con il punk, nel 1981 entra nei Black Flag, con cui resta sino all’86 diventandone autore e frontman. Nel 1987 debutta come solista: il suo è un un rock scalmanato e selvatico, dove dietro a impressionanti barricate sonore e performance vocali estreme, Rollins dà libero sfogo a liriche strabordanti frustrazione, dolore e rabbia.

14 Febbraio 1970: durante il tour per la promozione del doppio vinile “Tommy”, gli Who suonano all’Università di Leeds, e incidono la performance. Il disco “Live at Leeds“, pubblicato poco più di 3 mesi dopo, raccoglie solo una parte della scaletta: ma, negli anni, arriveranno prima la più lunga edizione rimasterizzata, e infine quella deluxe, con l’intera esibizione. Ed è un bene, visto che si tratta di uno dei più intensi concerti della storia del rock.

I vitellini di Felloni #1

Federico Fellini: tutti i film

“Se sei triste quando sei da solo, probabilmente sei in cattiva compagnia”, diceva Jean-Paul Sartre… E così, fra un giorno e un altro, ho deciso di cercarmi un alleato (virtuale) adeguato e, con la saltuaria ma preziosa collaborazione della mia metà, ho messo mano a un vecchio progetto: dedicarmi all’intera filmografia di Federico Fellini. Ventun film, due mediometraggi e un corto: con calma, in rigoroso DISORDINE temporale, e nel giro di (a occhio) un mese ce l’ho fatta. Qualche momento di pesantezza c’è stato: ma in generale ha prevalso la curiosità, l’interesse, il piacere e punte di profonda goduria! Vi racconto, quindi, questa bella esperienza: e, ovviamente, fuori tempo massimo… Il centenario di Fellini era un anno fa!
In ordine cronologico, ecco una breve sintesi, film per film, del Federico nazionale, con un voto (a base 10), e qualche annotazione personale.

E, dato che 24 è facilmente divisibile per 3, spezzo il resoconto in tre parti.

  1. “Luci del varietà” (1950). L’esordio di Fellini è in realtà una co-regia con Alberto Lattuada. L’amato mondo dell’avanspettacolo, fra approfittatori, capocomici frustrati, femme fatale di provincia e tradimenti: ancor oggi non si sa quali parti siano di Federico e quali di Alberto. “A naso” ipotizzerei siano di FF la festa a casa dell’avvocato e l’incontro col trombettista di colore. Prescindibile ma godibile, con un Peppino De Filippo ampiamente in parte. Voto: 7
  2. “Lo sceicco bianco” (1952). Una coppia di freschi sposini giunti a Roma per un’udienza papale (Brunella Bovo e Leopoldo Trieste), e lei che fugge dall’albergo per incontrare un fatuo attore di fotoromanzi (Sordi) di cui è invaghita. Indimenticabili le smorfie da cartoon di Trieste, preoccupato più per l’onore borghese minacciato che per la sposa, e la fiabesca apparizione di Sordi, su un’altalena appesa fra gli alberi. In un cameo c’è la Masina, che impersona la prostituta Cabiria, poi protagonista del film del 1957. Voto: 7
  3. “I vitelloni” (1953). Le giornate “a perdere” di cinque fannulloni riminesi. Fellini inizia a far sul serio: momenti di sublime tristezza (il bighellonaggio sulla spiaggia deserta, in pieno inverno), di comicità slapstick (il “lavoratori…” con tanto di gesto dell’ombrello di Sordi), di beghe familiari in odor di “neorealismo rosa”, e di disperazione (uno su tutti: la maschera, sfatta, di Sordi, devastato dalla festa e dalla coscienza del proprio fallimento). Da notare una figura assai rara nel cinema dell’epoca: il “grande attore”, un gay sotto mentite spoglie. Voto: 8
  4. “Agenzia matrimoniale” (1953): tratto dal progetto zavattiniano “L’amore in città”, film-inchiesta sulle relazioni amorose e sul matrimonio. Il breve segmento felliniano punta l’occhio, nei suoi 15 minuti, sul “mercimonio legale” di ragazze nascosto dietro alcune agenzie matrimoniali. La graffiata del genio si intravede nella ripresa del vagolare del giornalista nei corridoi del palazzone, in cerca dell’agenzia. Voto: 7
  5. “La strada” (1954): il primo Oscar di FF. La Masina presta il suo volto a un personaggio indimenticabile, Gelsomina, a metà fra clown e angelo: e per il brutale padrone Zampanò (Anthony Quinn) alla fine arriverà – se non il tocco salvifico della Grazia – la consapevolezza della perdita di se stesso. Da lacrime il tema di tromba scritto da Nino Rota per Gelsomina. A tratti gravato da un eccesso di sentimentalismo, ma un must. Voto: 8
  6. “Il bidone” (1955): film erroneamente bollato come “minore”, schiacciato fra 2 Oscar, ma da vedere. Molti i rimandi tematici a film precedenti e a quelli a venire: come “La strada”, quasi un documento antropologico di un passato lontano ormai anni luce, su cui si innestano visionari squarci “felliniani”. Non mi ha convinto il protagonista, il pur bravo Broderick Crawford. Voto: 7+
  7. “Le notti di Cabiria” (1957): il secondo Oscar. Torna il personaggio della battona romana dal cuore fragile intravisto in “Lo sceicco bianco”, e diventa protagonista: impensabile pensare a Cabiria con un volto, e una fisicità, diverse da quelle della Masina, tenera e scollacciata, ingenua e rabbiosa, clownesca e trasudante dignità. Da antologia la partecipazione di Amedeo Nazzari nella parte di un se stesso a fine carriera, vanesio e in consapevole decadenza. E un finale assieme straziante e fiabesco. Voto: 8 1/2
  8. “La dolce vita” (1960): qualcuno (si vocifera il futuro presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro) in una recensione sull’Osservatore Romano bollò il film come “La sconcia vita”… Eppure è uno dei film più “cattolici” di FF: il tema della Grazia attraversa tutta la pellicola come il Cristo appeso all’elicottero sorvola la Città Eterna, e si esplicita nella scena finale, nella metafora della voce della ragazza “perbene” che non riesce più a far breccia nelle orecchie e nell’anima di Marcello. Indimenticabili la Ekberg nella Fontana di Trevi, l’orgia, il “miracolo” e Mastroianni tutto, il nuovo e solo alter-ego di FF. Voto: 9 1/2

Beh, chiudere la prima parte così è facile… Un trionfo! A risentirci alla prossima.

Domani avvenne: da lunedì 1° febbraio 2021 a domenica 7 febbraio

1° Febbraio 1949: la Radio Corporation of America (RCA) pubblica il primo singolo a 45 giri della storia: “Texarkana Baby” del cantante country Eddy Arnold. Una curiosità: per un breve periodo i vinili avranno un colore specifico per genere: verde per il country, rosso per la classica, giallo per le favole e arancio per il R&B e gospel.

2 Febbraio 1927: a Philadelphia (Pennsylvania), in una famiglia ucraina-ebraica, nasce Stanley Gayetsky. Saxofonista, col nom de plume di Stan Getz debutta molto giovane nelle band di Jack Teagarden, Jimmy Dorsey e Benny Goodman, prima di approcciare (e siamo negli anni Cinquanta) a uno stile morbido e rilassato, debitore del lirismo di Lester Young, e che si inserisce nella corrente del Cool Jazz. Dopo avverse fortune, trova nuovo successo nella bossa nova, grazie alla collaborazione con Charlie Byrd e João Gilberto, Non pago, a fine carriera tenta anche l’approccio con la fusion. Un grande, senza se e senza ma!

3 Febbraio 1968: il singolo “Green Tamburine“, dei Lemonpipers, raggiunge la vetta della classifica americana, e rimane nella chart per 3 mesi. Prodotto dalla spregiudicata Buddah Records, è il prototipo della cosiddetta “bugglegum music“: un pop-rock leggero e disimpegnato, scritto a tavolino da autori professionisti, col deliberato scopo di creare una “one hit wonder”… Cosa che si è qui puntualmente verificata: dopo la loro clamorosa hit (1 milione di copie), i Lemonpipers non ripeteranno più l’esperienza, e si scioglieranno nel giro di un anno.

4 Febbraio 2009: a Glendale (California), all’età di 62 anni, ci lascia Erick Lee Purkhiser, in arte Lux Interior. Fondatore della band punk-psychobilly The Cramps, con cui rimane sino al 2006, e frontman provocatorio e dissacrante, muore per problemi cardiaci.

5 Febbraio 1956: a Brownsville (Pennsylvania) nasce Vincent “Vinnie” Colaiuta. Di origini italiane (i genitori sono abruzzesi), si approccia presto alla batteria, e a 22 anni entra nel gruppo di Frank Zappa: e non si ferma più, suonando come session man con gente del calibro di Asia, Joe Cocker, Chick Corea, Leonard Cohen, George Benson, Quincey Jones e molti altri. Batterista eccellente e molto versatile, ha vinto 18 premi “Drummer of the Year”.

6 Febbraio 2011: in una camera d’albergo di Estepona (Spagna), è rinvenuto il corpo senza vita di Gary Moore. Nato 59 anni prima a Belfast, Gary è stato uno dei più capaci e creativi chitarristi hard rock e rock blues di sempre: ha suonato con i Thin Lizzy, B.B. King, Albert Collins, Ginger Baker, Bob Dylan e Ozzy Osbourne, e come solista ha inciso venti album. Nel 2011 si prende una pausa, per preparare due nuovi album: e un infarto, probabilmente dovuto a un eccessivo consumo di alcol, ce lo porta via.

7 Febbraio 1887: a Baltimora (Maryland) nasce James Hubert “Eubie” Blake. Pianista e autore, è uno dei musicisti più importanti del suo tempo: con lui nasce l’Eastern ragtime, evoluzione virtuosistica del ragtime Classico, e perfetta espressione del competitivo e modernista clima urbano della grande metropoli. Le sue incisioni degli anni Sessanta, da vispo settantenne, sono inoltre uno dei contributi più importanti per la memoria storica e la sopravvivenza del ragtime.

Animals – “Before We Were so Rudely Interrupted”

Prima di aver sentito “House of the Rising Sun”

A volte capita di partire dal fondo, e di risalire le correnti come un salmone. Come quando, tanti anni fa, ebbi in regalo la cassetta di “Before We Were so Rudely Interrupted” degli Animals.

Degli Animals avevo già sentito parlare, ed Eric Burdon lo avevo pure visto, al Pistoia Blues Festival del 1989: ma ero troppo occupato a rimirare i frikkettoni superstiti, e ad aspirare clandestinamente la Maria che saturava Piazza del Duomo, per prestarci realmente caso… E così il destino pensò di metterci una pezza.

Perché degli Animals è difficile fare a meno. La ricetta è semplice, ma assolutamente efficace: attingere dal catalogo folk e blues di lingua inglese la giusta canzone e trasportare il tutto sull’organico di piccolo complesso rock, imponendo al sound dell’originale, di per sé aspro e dimesso, uno stile epico e ribelle, immerso nelle evoluzioni maestose dell’organo di Price e nella teatralità dell’ugola di Burdon. La loro lettura di “The House of the Rising Sun”, datata 1964, hit transatlantico di enorme successo, è al 122° posto nella mitica chart di Rolling Stones Magazine, è il primo hit non-Beatles della British Invasion, e con ogni probabilità apre le porte al folk-rock. Continua a leggere “Animals – “Before We Were so Rudely Interrupted”” →