Stevie Wonder – “Songs in the Key of Life”

Della serie: che mi sono perso! Questo, d’altronde, succede quando per anni – un po’ per pigrizia, un po’ per supponenza, un po’ per ottusità – tutte le volte che incocci in un disco che tutti – ma proprio tutti! – dicono un capolavoro, ti giri dall’altra parte. Scelta legittima, altroché: ma poi lo compri, lo ascolti una volta – e già inizi a darti, un po’ di nascosto, del cretino…; lo ascolti una seconda volta – e alterni lacrime, sorrisi, mosse da ballo e risate; e alla terza non riesci ad addormentarti, tanto quelle canzoni di battono in testa, una dietro l’altra.

Per venire al caso di specie: da tanti, tanti anni, sapevo benissimo che “Songs in the Key of Life” era considerato un must assoluto; ma, appunto, mi ero sempre scansato, davanti all’acquisto. E dire che  di Stevie Wonder avevo ottime memorie, seppur parziali: la sua “Master Blaster” era stata una delle prime cose ascoltate alla radio, al tempo della sua uscita, e ne sapevo pure tutto il testo… Ma niente: faceva parte di quella categoria (descritta nel post “Di vuoti e di pieni) destinata a rimanere il classico “buco” nella collezione. Poi, complice la chiusura imminente di un negozio storico di Asti, e la svendita di parecchi pezzi, è arrivato l’acquisto: e la conseguente goduria.

Sì, è davvero un capolavoro, senza se e senza ma. D’altronde, da uno che ha il soprannome di Stefano Meraviglia, che a 4 anni suona già il piano, che a 13 conquista le vette delle classifiche, che scrive, canta, suona di tutto (e, l’armonica, da dio!), e che nel 1976 – anno di uscita di questo disco, e quindi a 26 anni – ha già inciso 18 album, che ti vuoi aspettare di meno? Continua a leggere “Stevie Wonder – “Songs in the Key of Life””

Domani avvenne: da lunedì 28 settembre 2020 a domenica 4 ottobre

28 Settembre 1976: per la Tamla-Motown esce “Songs in the Key of Life“, diciottesimo album di Stevie Wonder e uno degli lp più completi, eclettici e fortunati della storia. Album doppio con l’aggiunta di un EP con altre quattro canzoni, è la summa artistica ed estetica di “Stefano Meraviglia”, e lavoro considerato da artisti di tutte le epoche come un esempio insuperato di genio e perfezione. Oltre a Wonder (che canta da par suo, e suona tastiere e batteria), in studio troviamo Herbie Hancock, George Benson e Michael Sembello: in scaletta, perle come “Sir Duke”, “I Wish”, “Isn’t She Lovely?” e “Pastime Paradise”.

29 Settembre 1935: a Ferriday (Louisiana), da una famiglia di umili origini, vede la luce Jerry Lee Lewis. Pianista e cantante, nel Febbraio 1957 – in piena craze rock’n’roll – assesta il colpo da ko: la sua “Whole Lotta Shakin’ Goin’ On” – e la di poco successiva “Great Balls of Fire” – sono successi istantanei, e mettono in mostra un talento pazzesco… Un mix esplosivo di rhythm’n’blues, boogie, gospel, un pizzico di country e possessione demoniaca. Una vita, quella di Lewis, condotta da vero ribelle: sfrontato, cinico e istrionico. Il soprannome più azzeccato di Lewis è, non a caso, “The Killer”.

30 Settembre 1964: a Fort Worth (Texas) nasce Ernest “Tray” Anastasio. Autore, cantante e chitarrista di straordinario virtuosismo, è il fondatore dei Phish, una della jam band più note del panorama americano. Famosissimi i loro “musical costume“, concerti in cui – la sera di Halloween – eseguono per intero un album di un altro gruppo, scelto dai fan.

1° Ottobre 1967: a Roma nasce Giuseppe “Pino” Marino. Cantautore raffinato, ironico e intimista, molto amato dalla critica e da uno zoccolo duro di fan (ha vinto, fra gli altri, il Premio Ciampi), ha raccolto un limitato successo commerciale: ma non ha mai cessato di continuare a occuparsi di musica, canzoni, spettacolo e recital, collaborando con Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Mauro Pagani.

2 Ottobre 1970: per la Emi-Harvest esce “Atom Earth Mother“, il quinto album dei Pink Floyd, e uno dei dischi più iconici di sempre. Per l’omonima suite orchestrale, che occupa un’intera facciata; per un paio di ottimi pezzi sulla B side, fra cui “If” e “Fat Old Sun”; e, diciamocelo, per la famosa “copertina della mucca”. Una cover senza nome del gruppo e titolo, ma solamente con una bella vacca pezzata (di nome Lulubelle III) fotografata in un campo di Potter Bars (Hertfordshire).

3 Ottobre 1969: a Philadelphia, all’età di 67 anni, ci lascia Nehemiah CurtisSkip” James. Chitarrista e cantante – ma anche pianista – di blues prewar, si caratterizza per uno stile eclettico, che smembra la classica forma-blues di 12 battute. Skip, dopo un periodo in cui si dedica alla predicazione, negli anni Sessanta conosce una seconda giovinezza artistica: gli ultimi cinque anni di vita saranno tutti dedicati alle incisioni. Fra le sue composizioni troviamo “Devil Got My Woman”, “I’m So Glad”, “Hard Time Killin’ Floor Blues”.

4 Ottobre 1970: cinquant’anni fa, domenica mattina, la cantante Janis Joplin è rinvenuta cadavere in una stanza del Landmark Motor Hotel di Los Angeles: l’esame autoptico evidenzia un’overdose di eroina. “A ogni concerto”, disse a un cronista, “mi sento come se avessi fatto l’amore con migliaia di persone, e fossi tornata a casa da sola”: e sola muore, poche ore prima di completare il suo ultimo pezzo, sinistramente intitolato “Buried Alive in the Blues”. Chi era Janis Joplin? Vergogna! 🙂