Le Stelle di Mario Schifano – “Dedicato a …”

“Mio Dio, è pieno di stelle” (David Bowman)

Su quattro schermi panoramici, disposti lungo le pareti del locale, scorrono immagini, colori, spezzoni video: guerriglieri vietnamiti, frammenti di film di Tom Mix, diapositive, un super 8 familiare. Sul palco si alternano poeti, artisti figurativi e l’attore Gerard Malanga, mentre una musica – ostica, devastante, senza direzione – è suscitata dai quattro della band, aiutati dal cantautore americano Shawn Phillips, piazzato al sitar. E no: non siamo da qualche parte degli States, e questo non è il carrozzone di Lou Reed, Nico e Andy Warhol. Ma è Roma, è il Piper. È il 28 Dicembre 1967, e si sta svolgendo una delle performance più allucinate ed eretiche che l’Italia del bitt abbia mai vissuto: “Grande angolo, sogni e stelle”, by Le Stelle di Mario Schifano.

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Domani avvenne: da lunedì 14 ottobre 2019 a domenica 20

14 Ottobre 1957: “Wake Up Little Susie“, scritta da Felice e Boudleaux Bryant, nella versione degli Everly Brothers arriva al primo posto della chart pop americana: risultato che ripeterà anche in Inghilterra. “Wake Up Little Susie” è la canzone preferita di George W. Bush (aargh….), e il primo disco comprato dal regista David Lynhc!

15 Ottobre 1960: ad Arquata Scrivia nasce Peppe Servillo. Cresciuto a Caserta, cantante dalla presenza scenica magnetica, debutta nel 1980 con gli Avion Travel, di cui è da allora il frontman e con cui, nel 2000, vince il Festival di Sanremo con la canzone “Sentimento. Pur non toccando i vertici artistici e di fama del fratello Toni, Peppe ha nel carnet anche la partecipazione a diversi film.

16 Ottobre 1962: in un sobborgo di Melbourne, da genitori irlandesi e ungheresi, nasce Michael Peter Balzary.  Arrivato negli USA a 5 anni, inizia a suonare la tromba e ad appassionarsi al Jazz e al Bop, per poi approdare al Funk: diventato bassista, conosce il cantante Anthony Kiedis, e nel 1983 assieme a Hillel Slovak e Jack Irons fonda i Red Hot Chili Peppers. Col nome d’arte di Flea (“pulce”), diventa uno dei bassisti più virtuosi della scena rock e funk, apprezzato per la tecnica slap dai colleghi di tutto il mondo.

17 Ottobre 1984: a New York muore, alla bella età di 99 anni, la diva blues Alberta Hunter. Nativa di Memphis, diventa la stella delle notti di Chicago dei ruggenti anni Venti: bella, brava, con un voce ricca di chiaroscuri, uno swing rilassato e un’ottima interpretazione, è la musa di molti jazzisti. Diva del cabaret, co-autrice di “Down-hearted Blues” e di altri classici, come “Ain’t Nobody’s Biz-ness if I do”, “If You Want to Keep Your Daddy Home” e “Bleeding Hearted Blues” è – fra le altre cose – la prima nera a cantare pubblicamente con una band di bianchi. Nell’82, riesce ancora a stupire i fortunati spettatori del suo ultimo show.

18 Ottobre 1961: a New Orleans nasce Wynton Marsalis. Secondogenito di sei fratelli, conosce la musica attraverso il padre (pianista ed educatore musicale): i primi amori sono il soul e il funk, ma presto approda al jazz. Nel 1980 entra, come trombettista, nel Jazz Messangers di Art Blakey, poi passa alla collaborazione con Herbie Hancock prima di debuttare come solista ed essere nominato – a soli 22 anni – il miglior trombettista del mondo. E da allora non si è più fermato.

19 Ottobre 1948: ad Aberdeen (Washington) nasce Patrick Simmons. Cresciuto in California, nel 1970 è fra i fondatori dei The Doobie Brothers, dediti a un morbido rock spesso sconfinante nel blue-eyed soul: cantante e chitarrista, ha scritto le hit più interessanti del gruppo, come “South City Midnight Lady”, “Dependin’ on You”, “Echoes of Love” e “Black Water”.

20 Ottobre 1958: a Cowes (Isola di Wight, UK) nasce Mark King. Nel 1979 si trasferisce a Londra dove fonda il gruppo pop-funk dei Level 42. Batterista, trova la sua vera strada del basso elettrico: interprete di uno stile virtuoso e ritmico, carico di slap, è anche coautore dei maggiori successi dei Level 42, fra cui citiamo “Lessons in Love” e “Something About You”.

La musica ribelle

L’entusiasmo per i teen-idol tiene compagnia ai giovani inglesi per circa quattro anni, dal 1958 al ’62, ma inizia presto a mostrare la corda: quel pubblico nato col rock’n’roll, e che per qualche tempo ha dovuto sopportare Steele e Faith, non si è dimenticato dei brividi trasmessi da Berry e Richard, e ha continuato a tenersi aggiornato: chi rincorrendo sulle frequenze radio i suoni non addomesticati del recente passato, chi seguendo i consigli delle poche riviste specializzate, chi ascoltando i dischi prestati da un amico, e chi passando le serate nei club.

Qualcuno è pure diventato un musicista… Ma non è una vita facile. Non che manchino gli spazi per suonare – e i numerosi Skiffle Club prima, e i Folk Club dopo, ne sono un esempio: è che, in questi anni, passare dal dilettantismo al successo è davvero un’impresa. Negli Stati Uniti al rock’n’roll (e alla teen music in genere) ci si era arrivati gradualmente, attraverso il rapporto continuo fra pubblico e artista, mediato da una rete capillare ed efficiente di radio specializzate e disc jockey indipendenti. In Inghilterra questo non è possibile: quattro major e due radio, per natura conservatrici, e null’altro. Se spettatori e musicisti vogliono comunicare, devono necessariamente bypassare il sistema e concentrarsi sulla faticosa trafila delle esibizioni dal vivo: banco di prova senza cui nessuna casa discografica scommetterà mai su un certo cantante.

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Domani avvenne: da lunedì 7 ottobre 2019 a domenica 13

“Ottobre che è un vetro appannato, l’odore della nebbia, i viali che diventano red carpets, una pagina d’appunti”

7 Ottobre 2002: a Modena, all’età di 60 anni, ci lascia Pierangelo Bertoli. Cantautore di dichiarate simpatie socialiste e fieramente anticlericale, minato da una poliomielite infantile, percorre gli ultimi anni Settanta e gli Ottanta con il cipiglio e la determinazione di un vero combattente. Fra i suoi maggiori successi ricordiamo “Eppure soffia” (che piacerebbe molto a Greta Thunberg!), “Certi momenti”, “Pescatore” (in coppia con una ancora semisconosciuta Fiorella Mannoia) e “A muso duro”. Luciano Ligabue deve a Bertoli moltissimo: è stato Pierangelo, infatti, a credere in lui e a produrre il suo primo disco.

8 Ottobre 1976: i Sex Pistols firmano il contratto con la EMI, per un compenso di 40.000 sterline. Un mese e mezzo dopo esce il primo singolo, “Anarchy in the U.K.”… E inizia la leggenda.

9 Ottobre 1948: a Heidelberg (Germania), da genitori americani, nasce Jackson Browne. Dopo una breve parentesi nella Nitty Gritty Dirt Band, verso la fine degli anni Sessanta inizia la carriera di autore: firma tre pezzi per l’esordio solista di Nico, ed è chiamato alla corte degli Eagles, per cui scrive “Take it Easy” e “Doolin-Dalton”. Paroliere raffinato e vocalist melodico, si destreggia abilmente fra canzoni epiche e ballate sentimentali, venate dalla delusione, amarezza e rimpianto tipiche del periodo post-hippy: i suoi album migliori sono “Late for the Sky” e “Running on Empty”.

10 Ottobre 1914: a Kirbyville (Texas) nasce Ivory Joe Hunter. Cantante, autore e pianista, nel 1942 giunge a Los Angeles. Il primo million seller arriva nel 1950 con “I Almost Lost My Mind”, nota ai più grazie alla cover di Pat Boone. Rispetto al caposcuola Nat King Cole, Hunter ha un modo di comunicare le emozioni tipicamente blues, caricato da un evidente tono di autocommiserazione. Autore oltre modo prolifico (si ipotizzano circa settemila spartiti a suo nome!), ha dalla sua una capacità di scrittura molto eclettica, capace di conquistare tanto il pubblico bianco quanto quello nero.

11 Ottobre 1949: a Monte di Procida, proprio 70 anni fa, nasce Giuseppe “Pino” Scotto. Dopo esperienze in gruppi rock-blues e southern-rock, nel 1979 entra nei Vanadium – il primo gruppo heavy metal italiano con caratura internazionale – di cui diventa front-man e vocalist, dal gran carisma e dalla timbrica graffiante. Dopo otto album coi Vanadium, nel ’92 Scotto inizia una carriera solista di discreto livello, accompagnata da frequenti apparizioni televisive, in cui cui si scaglia senza mezzi termini contro la società, la politica, il mondo dello spettacolo e l’industria musicale.

12 Ottobre 1971: a Los Angeles muore Gene Vincent. L’autore di “Be-Bop-A-Lula” e “Race With the Devil” non ha avuto una vita propriamente facile. Nel ’55 è coinvolto in un incidente motociclistico, che lo lascia claudicante; nel ’59, in Inghilterra per una turnè con Eddie Cochran, rimane di nuovo invischiato in un sinistro: Cochran ci lascia le penne, mentre Gene – oltre ad alcune fratture – si ritrova con la gamba sinistra maciullata, e il morale a terra. La carriera finisce qui: gli ultimi anni si trascinano fra alcol e problemi di salute, fino a un cancro allo stomaco che lo stronca all’età di 36 anni.

13 Ottobre 1960: a Oswego (stato di New York), da una famiglia italoamericana, nasce Joseph Bellardini. Cantante dalla straordinaria estensione vocale, col nome d’arte di Joey Belladonna nell’84 entra al posto di Neil Turbin come front-man del gruppo speed metal Anthrax. Rimasto nella band sino al 1992, ha poi tentato una carriera solista di alterne fortune, per poi tornare all’ovile nel 2010.

Gli strambi strumenti del rock – Parte 1

Famolo strano

Sono passati un po’ di anni da quando mi sforzavo di distinguere a orecchio una chitarra classica da una acustica, un sax da una tromba, una batteria a cassa singola da una a doppia cassa. Esercizio indispensabile (anche se non l’unico) per scardinare le abitudini da ascolto radiofonico passivo e iniziare un nuovo abboccamento con la musica: un training che non finisce mai, perché infiniti sono i trucchi del bancone mixer, e infinita la fantasia dei musicisti e dei producer.

È così che ho avuto l’idea di mettere giù, e di sistematizzare con un minimo di ordine, i casi più ricorrenti (o più particolari) di strumenti atipici, strani, rari e assurdi in ambito rock e pop: e, per (in)competenza, lascio ad altri il compito di occuparsi di quelli usati nella classica (mi viene in mente l’ottobasso), nella musica concreta, e in quella industrial (lì, qualunque cosa vale… anche un martello pneumatico: vero, Einstürzende Neubauten?). In questa prima parte troveremo manufatti “poveri” e di derivazione domestica o folk, ma che per qualche ragione sono riusciti a entrare nei microsolchi di fior di capolavori rock: nella prossima (e conclusiva) puntata, incontreremo invece strumenti legati alle classi borghesi e prodotti in serie, ma che con il pop e il rock parrebbero comunque non avere alcun legame. Continua a leggere “Gli strambi strumenti del rock – Parte 1”