Pink Floyd – “Hey Hey Rise Up!”

Un nuovo singolo dei Pink Floyd, qualunque sia, fa sempre notizia… Anche se, ovviamente, non come 40 anni fa. In questo caso si tratta di un’operazione che di artistico in senso stretto ha abbastanza poco, ma che fa parlare di sé per la sua natura e la sua origine: perché, in questo caso, è strettamente connessa alla guerra in Ucraina.

Il cantante ucraino Andriy Khlyvnyuk, della band Boombox, poche settimane fa, aveva postato un video in cui, vestito da militare, in una piazza deserta di Kiev, cantava a cappella la canzone “Oh, the Red Viburnum in the Meadow“, risalente alla Prima Guerra Mondiale (scusate l’approssimazione, ma mi pare una specie di “La leggenda del Piave” in salsa ucraina). Continua a leggere “Pink Floyd – “Hey Hey Rise Up!””

“The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #2

Essere se stessi

(…continua dalla prima parte…)

Ma i Beatles non si erano sciolti? Il 10 Gennaio ’69, Harrison non aveva mollato tutto e tutti, abbandonando gli altri 3 attoniti Fab Four durante le prove del progetto “Get Back”? E la prima parte del documentario di Peter Jackson non si era interrotta proprio sull’inutile tentativo di mediazione avvenuto due giorni dopo? Quindi, a dirla tutta: ma che ci sarà da dire nella seconda (e nella terza) parte?

Eppure, è lunedì 13, e i superstiti – con i cappotti lunghi… e i musi pure! – tornano ai Twickenham Studios: arriva un mazzo di fiori per George, mandato dagli Hare Krishna, e  McCartney parla di John e Yoko… Quella “scimmia” (così la chiamava scherzosamente Lennon, eh!) può anche stare sul cazzo, appiccicata come una cozza al suo uomo, ma – parole di Paul – se John ci tiene tanto, e vogliono stare vicini, non sono proprio affari loro!

Qualcuno, nel mentre, ha pure un’idea iper-carina sul fantomatico show del 20 (che però, visti gli ultimi sviluppi, viene spostato al 27!), e cioè intervallare canzoni e breaking news; ma tutto, anche se sottotraccia, gira attorno alla defezione di Harrison. Un tecnico ha la genialata di nascondere un microfono in un vaso di fiori, e così possiamo spiare i boss John e Paul (Ringo no, mica lo chiamavano!), appartati, discutere sullo stato d’animo del gruppo e dei loro rapporti con George… Vorrebbero incontrarlo, ma per tre giorni non se ne parla, il ragazzo è a Liverpool: tutti a casa! Martedì va in onda il nulla: cazzeggio puro. Sul set, per qualche minuto, arriva anche Peter Sellers; un Peter per nulla istrionico e scoppiettante, però, ma stranamente controllato e british.

Mercoledì 15 avviene il famoso meeting, di cui ovviamente non ci sono filmati: ma questa volta i cocci tornano assieme. George rientrerà, e d’ora in poi le prove si faranno agli studi Apple di Savile Row. Fra problemi tecnici, traslochi ecc ecc passa quasi un’altra settimana, e arriviamo a lunedì 20. Finalmente i Fab Four sono di nuovo assieme, gli strumenti al collo, e i volti distesi… La musica torna a correre, e inizia il vero godimento. Continua a leggere ““The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #2″

Io non so parlar di musica (…e di guerra) #9

Le notizie di questi giorni stanno colpendo tutti. Ragione e torto, morti e dispersi, bombe e profughi, diplomazie (scarse) e minacce (roboanti). Un bel casino.

Il Diavolo sembra davvero metterci lo zampino: per chi ci crede, ma anche, diciamolo, per chi è agnostico… L’ombra del male si sente, in certe circostanze, e fa paura. Ci fa comodo attribuire a qualcuno dalle ali bruciacchiate e dagli occhi di brace – o a un generico “altro”, inevitabilmente brutto e cattivo – le porcherie che facciamo. Ma sappiamo benissimo di chi è la vera colpa…

Lo dicevano già i Rolling Stones, nel 1969: dietro un titolo apparentemente “satanico” (“Sympathy for the Devil“, “Comprensione per il Diavolo”), e alle smorfie canore di Jagger, si nasconde una suggestione per nulla banale sulla duplicità dell’animo umano, e sulla sua (cor)responsabilità nei crimini e nei disastri della storia.

Vi lascio questo brano, con tanto di testo originale (dopo) e traduzione (prima): uno dei più belli e famosi degli Stones, un samba indiavolato e inquietante, dove la forma è sostanza… E, purtroppo, drammaticamente in sintonia con questi tempi del cazzo. Continua a leggere “Io non so parlar di musica (…e di guerra) #9”

“The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #1

Ci vediamo in giro per i club

Colpa di John, colpa di Yoko, colpa di Paul, colpa di George: nessuno, che io sappia, ha mai attribuito la fine dei Beatles a Ringo, ma poco ci manca. Negli anni, nonostante una storiografia iper-dettagliata e maniacale, sulle cause dello scioglimento dei Beatles si è scritto e detto di tutto: e il vecchio docu-film (ormai introvabile per vie ufficiali) di Michael Lindsay-Hogg, “Let it Be”, ha avuto il suo ruolo nel dipingere una band allo stremo, lacerata da tensioni, musi lunghi e rivalità.

Tutta un’altra impressione mi ha invece dato la visione del nuovo e imprescindibile documentario “The Beatles: Get Back” di Peter Jackson (sì, quello di “Il Signore degli Anelli”): che, in un lavoro titanico durato 4 anni, ha visionato oltre 56 ore di filmati (in massima parte girati da Lindsay-Hogg) e ascoltato 150 ore di nastri audio, ha miscelato il tutto ed è arrivato a un prodotto di circa 8 ore, distribuito in tre parti da Disney+, e che ripercorre le vicende di quel Gennaio 1969… Glorioso quanto tragico, come vedremo. Inizio a raccontarvi la prima parte! Continua a leggere ““The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #1″

Io non so parlar di musica #8 – Roberto Benigni

Facilissimo, oggi, trovare un tema per la rubrica “Io non so parlar di musica“… Visto che, in particolare, questa è stata abbastanza una giornata di merda, e il periodo in generale lo è ancora di più, diamo fiato alle polveri e alla musica con una canzone che proprio di questo parla: “L’inno del corpo sciolto“, di Roberto Benigni.

Dove la cacca, le feci, gli escrementi, la pupù… la merda, insomma, non sono solo un modo come un altro per sbroccare con la più infantile delle volgarità – e volgare, anzi triviale, il pezzo, lo è! – ma un mezzo per vendicarsi dei soprusi, per irridere i caporali di ogni epoca, per “far la rivoluzione” insomma… Beninteso, apartitica e apolitica! Elio seguirà una strada analoga, anche se in modo più fumettistico, con il suo “Shpalman”, un fantomatico supereroe che “spalma la merda in faccia” ai cattivi: ma qui Benigni è insuperabile. Continua a leggere “Io non so parlar di musica #8 – Roberto Benigni”

Io non so parlar di musica #7 – U2

Per la serie “Io non so parlar di musica“, questa volta ho davvero giocato facile:  visto che Capodanno è un ricordo ancora vivissimo, perché non proporre “New Year’s Day” degli U2?

L’intento di questa rubrica è lasciar parlare più possibile la musica, e limitare le mie osservazioni all’essenziale: qualche breve notizia sul pezzo, quindi, e poi l’ascolto.

Bono concepisce la canzone come love song da dedicare alla moglie ma ben presto i quattro, ispirati dagli eventi in atto in Polonia, dove si sta svolgendo la lotta senza quartiere fra il generale Wojciech Jaruzelski e il sindacato Solidarność di Lech Wałęsa, adattano le liriche al nuovo contesto. Guidato dal basso di Adam Clayton e dalla tastiera di The Edge, il singolo esce – guarda il caso – proprio il 1º gennaio 1983 (primo estratto dall’imminente album “War) e diventa il primo vero successo commerciale del gruppo.

Lascio da parte la politica e le mie posizioni in merito – anche se fra IOR, Paul Marcinkus, Roberto Calvi e le successive posizioni omofobe e antiabortiste espresse da Wałęsa, qualcosa da dire ci sarebbe… – e vi propongo l’ascolto della canzone: un brano bellissimo, evocativo, teso e in autentico stile U2, e per di più in una versione live che amo particolarmente. Non tanto per la qualità intrinseca – che è comunque alta – ma perché è quella che mi ha fatto conoscere il pezzo, in un lontano giorno degli anni Ottanta.

Let the music do the talking! E, di nuovo, buon 2022.

U2 – “New Year’s Day

All is quiet on New Year’s Day.

A world in white gets underway.
I want to be with you, be with you night and day.
Nothing changes on New Year’s Day.
On New Year’s Day.

I… will be with you again.
I… will be with you again.

Under a blood-red sky
A crowd has gathered in black and white
Arms entwined, the chosen few
The newspaper says, says
Say it’s true, it’s true…
And we can break through
Though torn in two
We can be one.

I… I will begin again
I… I will begin again.

Oh, oh. Oh, oh. Oh, oh.
Oh, maybe the time is right.
Oh, maybe tonight.
I will be with you again.
I will be with you again.

And so we are told this is the golden age
And gold is the reason for the wars we wage
Though I want to be with you
Be with you night and day
Nothing changes
On New Year’s Day
On New Year’s Day
On New Year’s Day

Tratto da “War” (1983)