“The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #1

Ci vediamo in giro per i club

Colpa di John, colpa di Yoko, colpa di Paul, colpa di George: nessuno, che io sappia, ha mai attribuito la fine dei Beatles a Ringo, ma poco ci manca. Negli anni, nonostante una storiografia iper-dettagliata e maniacale, sulle cause dello scioglimento dei Beatles si è scritto e detto di tutto: e il vecchio docu-film (ormai introvabile per vie ufficiali) di Michael Lindsay-Hogg, “Let it Be”, ha avuto il suo ruolo nel dipingere una band allo stremo, lacerata da tensioni, musi lunghi e rivalità.

Tutta un’altra impressione mi ha invece dato la visione del nuovo e imprescindibile documentario “The Beatles: Get Back” di Peter Jackson (sì, quello di “Il Signore degli Anelli”): che, in un lavoro titanico durato 4 anni, ha visionato oltre 56 ore di filmati (in massima parte girati da Lindsay-Hogg) e ascoltato 150 ore di nastri audio, ha miscelato il tutto ed è arrivato a un prodotto di circa 8 ore, distribuito in tre parti da Disney+, e che ripercorre le vicende di quel Gennaio 1969… Glorioso quanto tragico, come vedremo. Inizio a raccontarvi la prima parte!

Attenzione“, dice l’avviso a inizio proiezione, “qui si parla un linguaggio esplicito, si parla di tematiche adulte e si fuma“…. Uh che palle, la buonista Disney! Va beh, andiamo oltre! Dopo un prologo in cui, grazie a un efficace montaggio, in 10 minuti ripercorriamo a suon di hit l’epopea dei Bealtes dal 1958 al ’68, arriviamo al 2 Gennaio 1969, giovedì. I Fab Four arrivano alla spicciolata ai Twickenham Studios con in mente un nuovo progetto: comporre, aggiustare e incidere nuovo materiale, da proporre live di lì a pochissime settimane. Il tutto mentre le telecamere non li mollano nemmeno un secondo. Il sogno è quello di riportare le lancette indietro di qualche anno, al sano e semplice rock degli esordi, e ritrovare quell’alchimia che da qualche mese sembra essere svanita; e, anche, riattivare la dimensione live, interrotta il 29 Agosto 1966. Il tempo preme: la data dello spettacolo è fissata al 20 dello stesso mese, e non si può sgarrare.

I pellicciotti, un Hare Krishna seduto in un angolo (forse un amico di Harrison?), luci pastello alle pareti, il barbone di Paul, i vestiti di Ringo: tutto dice ancora anni Sessanta; ma i Settanta sono alle porte. Nei sette giorni raccontati nella prima puntata, i Beatles tirano giù roba come “I’ve Got a Feeling“, “Two of Us“, “She Came In Through the Bathroom Window“, “Across the Universe“, “I Me Mine“, “The Long and Winding Road“, “Golden Slumbers“, “Carry That Weight“, “Let it Be“… Così, eh, mentre si chiacchiera! I Beatles saranno sì stanchi e un po’ in crisi, ma cose da dire ne hanno ancora, e tante! Paul, soprattutto: che scrive, suona, organizza, propone, impone. Un ducetto iperattivo: ma quando l’adrenalina e la creatività ti urlano dentro… Lennon fa abbastanza poco, invece, e George Martin, con mia sorpresa, è quasi inesistente. Ma i quattro, prima di “fare i Beatles”, dimostrano di essere dei veri malati di musica, che intonano d’improvviso vecchie cover, che giocano con le note e il sound, che si divertono ancora come matti a fare i cazzoni con gli strumenti in mano. Musi lunghi? Ci sono e ci saranno. Ma anche (ancora) tanta gioia.

E poi… 7 Gennaio, mattino presto: Lennon è in ritardo, Macca è seduto, strimpella il basso e canticchia, davanti a un mezzo addormentato Ringo e a un annoiato George, che sbadiglia come un ippopotamo: prova qui, prova là, e in un minuto e mezzo Paul ha scritto la melodia principale di “Get Back. Come bere un bicchier d’acqua. E che cazzo, mi sono venuti i brividi100 secondi che valgono tutto il film.

Ma c’è molto, molto altro. Yoko, sempre seduta a fianco di John: una presenza fastidiosa, ma anche innocua; Paul che, ricordandosi del compleanno di Elvis, ne improvvisa una divertente imitazione; il “testo di prova” di “Get Back (“Don’t dig no Pakistanis taking all the people’s jobs“), pensato come satira anti-xenofoba (e dopo 50 anni, gli slogan non cambiano); le improvvisazioni mai finite su disco (“Commonwealth“), o i pezzi poi dirottati sugli album solisti; le discussioni sugli arrangiamenti e sulle voci; le ipotesi su come, dove e perché fare il fantomatico concerto (per un attimo si pensa anche all’anfiteatro romano di Sabratha, in Libia: ma sì, che ci vuole, imbarchiamo tutti e si va!); gli sguardi di intesa, di noia e di gioia dei quattro; le sigarette, sempre; il roadie Mal Evans, che “suona” l’incudine in “Maxwell’s Silver Hammer“; e George…

Si, George: passivo-aggressivo, lui sì davvero in crisi e che inizia a non riconoscersi più nei Fab Four. La discussione con Paul (“Dimmi cosa vuoi che suoni, e lo farò“), le sue proposte, accolte con parecchio distacco (“Un’altra Harrisong“), gli sbadigli, e la sorpresina finale… 10 Gennaio, venerdì: è ora di pranzo, e Harrison, alzandosi, a bassa voce lancia la bomba: “Penso che lascerò la band, adesso. Scrivete a New Musical Express per trovare un rimpiazzo. Ci vediamo in giro per i club“. E se ne va. E, poi, una foto del suo diario: “Mi sono alzato, sono andato a Twickenham, ho provato fino all’ora di pranzo, ho lasciato i Beatles, sono tornato a casa“. Molto yogico, eh!

Nei pochi minuti che seguono, il montaggio si fa spezzato, convulso, aspro come la musica che improvvisano i superstiti: la frenesia delle chitarre, la batteria in fibrillazione e le urla di Yoko non bastano a cancellare gli sguardi vuoti di John, Paul e Ringo. E, proprio come la miniserie-tv che è, la prima puntata finisce con un cliffhanger killer: lo schermo nero, e poche parole in sovraimpressione: “Domenica i 4 Beatles, Yoko e Linda s’incontrano a casa di Ringo. Il meeting non va a finire bene“.

In sottofondo, “Isn’t It a Pity“, di Harrison: “Non è un peccato? Non è una vergogna come ci spezziamo l’un l’altro i cuori e ci facciamo del male?“. E, per la seconda volta, mi sono venuti i brividi. Perché questa storia parla, anche, di questo: di come a volte, per quanto ci si voglia ancora bene, non si riesca più a stare assieme. Ed è storia, più o meno, comune a tutti.

Ci sentiamo per la seconda parte!

Abbiamo parlato di:

  • The Beatles – Get Back – Pt. 1” (2021, UK/Nuova Zelanda/USA, 157 min)

Regia: Peter Jackson

Interpreti principali: John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr

8 pensieri riguardo ““The Beatles – Get Back”: la miniserie tv #1

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