L’occhio che uccide

Prima domanda: ma in che senso va tenuta la copertina di questo disco?
Seconda domanda: ma come cazzo ci stanno 40 canzoni su un solo cd?
Terza domanda: ma l’avrò mai ascoltato? E se si, perché non me ne ricordo?
Quasi per caso, in cerca d’ispirazione per scrivere un pezzo, ho preso in mano “Commercial Album” dei Residents: e, sul retro, leggo ben 40 titoli. Si, quaranta, belli giusti. Provo a inserire il supporto nel lettore, e il display, beffardo, mi mostra un bel “40” sulla durata totale. Ne sono già certo, ma voglio proprio vedere se… E già: il primo, il secondo, il terzo… Ogni pezzo dura esattamente un minuto. Non un secondo in più o in meno.

C’è stato un tempo in cui non c’era internet, non c’erano le chiavette usb, i cloud, e nemmeno i cd. Un’epoca in cui per contrabbandare musica si faceva visita a casa dell’amico: o anche peggio… Come quando un compare di cortile pensò di farmi gradito omaggio mettendo una cassa dello stereo sul davanzale, e sparando al massimo la sua ultima scoperta.
Si può sopravvivere (artisticamente) al proprio leader (e poco importa se abbia lasciato per noia, litigi, ambizione, crisi depressive o morte)? La decisione più onorevole, e cioè sciogliere la band e andare a capo con un progetto nuovo di zecca (come hanno fatto gli ex-Nirvana Dave Grohl e Krist Novoselic, e come fecero i reduci dei Joy Division, reincarnatisi nei New Order), è purtroppo la meno praticata. Qualcuno tenta con un rimpiazzo: a volte il sostituto si è mostrato capace di scalzare dalla memoria il leader delle origini (i Maiden di Bruce Dickinson), o quantomeno di non farne sentire la mancanza (Brian Johnson con gli AC/DC, e Ronnie James Dio con i Black Sabbath): ma sono situazioni abbastanza episodiche, subito smentite da casi imbarazzanti (come i Van Halen di Sammy Hagar) o mal digerite dai fans (i Deep Purple di Tommy Bolin).

Mi ricordo… Si, mi ricordo. Un’estate: era il 1980, incombeva la seconda media, sul tavolino TV Sorrisi e Canzoni, e con le mie vicine si sentiva la radio. Poca, la tv. Eppure, sull’apparecchio in bianco e nero – e sì, la prima tv a colori era arrivata a fine ’76, ma in campagna avevamo solo quella – gli occhiali di Ivan Graziani li rivedo rossi: e quella canzone – “