I miei vinili: #12 – I concerti

Ciao a tutti. Oggi la mia rubrica “I miei vinili” si occupa del mio rapporto con ciò che, di norma, rappresenta – o dovrebbe rappresentare – l’altra metà della musica: e cioè il concerto.

La performance, la rappresentazione, il concerto appunto, dovrebbe essere – per un “vero” appassionato di musica – un qualcosa di irrinunciabile, di essenziale: è bello ascoltare in cuffia una canzone, apprezzare la composizione, stupirsi delle finezze di arrangiamento: ma è solo dal vivo, nella comunione col pubblico, che il racconto musicale può “chiudere il cerchio“. E, non secondariamente, dal vivo puoi apprezzare la reale bravura dei musicisti, entrare in contatto con quella gente che – come te – condivide la passione per il tale artista, e godersi un po’ di sano divertimento.

Bene, fatte queste premesse, veniamo a me, per smentire – in parte – quello che ho detto! No, un attimo: non è che non amo la musica dal vivo… E’ che non capisco le giostre. Mi spiego meglio: ricordo benissimo, avrò avuto al massimo 5 anni, mia madre mi sedette su un cavalluccio di una giostra: mentre tutto girava, il giostraio mi fece balzare davanti la codina per acchiapparla, e vincere un premio… La musica spingeva, la base vorticava, i bambini urlavano: e io che mi dicevo “ma perchè? cosa vuole questo?”. Proprio così, lo giuro. Ecco, in un concerto di grosse dimensioni mi capita sempre questo: non riesco a immergermi, e anzi mi perdo, mi astraggo, mi allontano. Di “roba grossa” ho visto i Pink Floyd, gli Stones, Vasco, e altro… Ma ogni volta sono “uscito fuori” da me stesso, e ho vissuto il tutto come quel bambino sulla giostra: come un osservatore esterno. Continua a leggere “I miei vinili: #12 – I concerti”

Inchiostro rosso sangue: i Kiss e la Marvel

C’è gente che per il proprio lavoro darebbe il sangue; c’è chi dona il proprio sangue all’AVIS, o alla Croce Rossa; e chi di sangue ne è assetato, a dar retta a certa mitologia. E, infine, c’è chi versa gocce del prezioso liquido per un… fumetto! Sì: ed è una storia un po’ strana, di cui forse qualcuno di voi avrà sentito parlare, e che riguarda rock, globuli rossi e supereroi: e il cui 46° anniversario cadrà proprio domani, il 30 Giugno.

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Una bomba di estate – Fra tormentoni e apocalisse

L’estate, da sempre (o almeno da quando ho memoria) è, fra le altre cose, la stagione dei “tormentoni” musicali: canzoni che impazzano sulle radio, nelle feste, e che tutti conoscono e canticchiano, volenti o nolenti. Si tratta di brani allegri, spensierati, spesso nonsense, perfetti insomma per il clima di vacanza, di serenità, di evasione tipico della “bella stagione”: ma, rovistando nella memoria, e ascoltando alcuni tormentoni della mia giovinezza con un orecchio meno superficiale e più allenato, mi sono accorto che nascondono significati e messaggi tutt’altro che rassicuranti… Proprio come l’estate: che sovente, sotto la sua luce abbagliante,  la libertà dagli impegni, i giorni infiniti e le notti brevi, può mostrare in controluce la solitudine, il terrore e l’ombra (ok, l’ho fatta tragica, ma ci siamo capiti!).

Bando allora alle ciance, ed ecco a voi tre tormentoni estivi che ben rispondono a queste caratteristiche Continua a leggere “Una bomba di estate – Fra tormentoni e apocalisse”

I miei vinili: #11 – I mezzi tecnici di ascolto

Ciao a tutti. La serie “I miei vinili“, dopo la puntata dedicata al concetto di “ascolto” della musica, ora prosegue approfondendo un altro aspetto: e, cioè, i mezzi tecnici di ascolto della musica. Non quelli storici, ovviamente: ma quelli che mi hanno accompagnato nel tempo.

L’elenco, in sé, è semplice. Fino all’adolescenza, sono campato usando un impianto comprato da mio padre negli anni Sessanta (con un piatto dischi a 4 velocità e due casse in legno), un registratore a bobine e a una radiolina da tavolo, di quelle piccole, da usare anche la domenica pomeriggio per seguire le partite. Faceva un po’ strano ascoltare “Made in Japan” dei Deep Purple su uno stereo in legno preso a rate vent’anni prima… Ma quello c’era! Continua a leggere “I miei vinili: #11 – I mezzi tecnici di ascolto”

I miei vinili: #10 – L’ascolto

L’ascolto della musica

Ciao a tutti. Ripassando i contenuti della serie “I miei vinili” mi sono accorto di una mancanza: e cioè che, zigzagando fra dischi e vhs, acquisti agognati e armadi traboccanti cd, non ho ancora parlato di una componente essenziale della musica. E, cioè, il suo ascolto. Ovviamente non il “come si dovrebbe ascoltare la musica”: ma come la ascolto io, cosa significa per me ascoltare, e come negli anni ho cambiato, in modo e momenti.

All’inizio fu la radio. Mi ricordo, in particolare, di una radio locale che, alla sera, mandava in onda un nastro preinciso con un’ora abbondante di canzoni, senza interventi parlati. Non sempre era facile, senza suggerimenti, internet e app, riconoscere artisti e titoli!: ma sentivo, cantavo, ripetevo, memorizzavo. Ed è in quel momento, forse, che ho iniziato ad appassionarmi all’ascolto della musica: immaginando i volti di quei cantanti a me ignoti, investendoli di un’importanza che magari non avevano, e immagazzinando parole, note, suoni. Continua a leggere “I miei vinili: #10 – L’ascolto”

La sedia di lillà: protesi, rock e sedie a rotelle

Ciao a tutti. Oggi non ho voglia di fare introduzioni, metafore o presentazioni, e vado subito al punto: questo post tratterà dei rocker con disabilità fisiche. Se uso il termine “disabilità” e non – come si preferisce adesso, “differenti abilità” – nessuno si offenda: e andiamo diritti alla questione.

E’ un po’ strano pensare che l’artista rock – simbolo per antonomasia di energia, vitalità, machismo e di una vita ai mille all’ora – possa invece vivere di problemi fisici: a volte leggeri, ma altre profondi, dolorosi e parzialmente invalidanti. Ma forse è proprio perché la musica è una delle cose più capaci di stanare le persone dal dolore e dalla solitudine, e di riuscire ad attraversare le limitazioni di corpi sofferenti, che molti disabili (o persone con qualche difficoltà fisica) si rivolgono a uno strumento, al canto, alla canzone. La storia della musica ne è piena: e soprattutto la storia del blues e del soul, con l’innumerevole lista di bluesmen e cantanti afroamericani ciechi, da Blind Lemon Jefferson a Jeff Healey, da Ray Charles a Stevie Wonder

In ambito rock – e questo mi limiterò – vi sono alcuni casi di musicisti con disabilità più o meno note, e più o meno evidenti: ci ho pensato un po’ su, ed ecco a voi i nomi – e le situazioni – che mi sono per prime venute in mente. Continua a leggere “La sedia di lillà: protesi, rock e sedie a rotelle”