La sedia di lillà: protesi, rock e sedie a rotelle

Ciao a tutti. Oggi non ho voglia di fare introduzioni, metafore o presentazioni, e vado subito al punto: questo post tratterà dei rocker con disabilità fisiche. Se uso il termine “disabilità” e non – come si preferisce adesso, “differenti abilità” – nessuno si offenda: e andiamo diritti alla questione.

E’ un po’ strano pensare che l’artista rock – simbolo per antonomasia di energia, vitalità, machismo e di una vita ai mille all’ora – possa invece vivere di problemi fisici: a volte leggeri, ma altre profondi, dolorosi e parzialmente invalidanti. Ma forse è proprio perché la musica è una delle cose più capaci di stanare le persone dal dolore e dalla solitudine, e di riuscire ad attraversare le limitazioni di corpi sofferenti, che molti disabili (o persone con qualche difficoltà fisica) si rivolgono a uno strumento, al canto, alla canzone. La storia della musica ne è piena: e soprattutto la storia del blues e del soul, con l’innumerevole lista di bluesmen e cantanti afroamericani ciechi, da Blind Lemon Jefferson a Jeff Healey, da Ray Charles a Stevie Wonder

In ambito rock – e questo mi limiterò – vi sono alcuni casi di musicisti con disabilità più o meno note, e più o meno evidenti: ci ho pensato un po’ su, ed ecco a voi i nomi – e le situazioni – che mi sono per prime venute in mente.

    1. Gene Vincent. L’autore e cantante americano, simbolo di tutti i Teddy Boys, nel 1955 subisce un grave incidente di moto, che fa temere l’amputazione della gamba sinistra: alla fine la traumatica operazione è scongiurata, ma la gamba resta imbragata in una guaina metallica di supporto, lasciando Vincent claudicante. Ed è proprio mentre è a letto in convalescenza che concepisce quello che diventerà il suo pezzo simbolo: lo standard rock’n’roll “Be-Bop-A-Lula” (1956)! Un successo milionario, che fa di Vincent un piccolo grande mito: ma il destino, che pareva aver ricompensato Gene della sua menomazione, decide di riprendersi tutto, e con gli interessi. Nel 1960, in auto con l’amico e cantante Eddie Cochran, è coinvolto in un nuovo incidente: mentre Eddie ci lascia le penne, Gene si ritrova con la gamba  nuovamente maciullata, e il morale a terra. La carriera, di fatto, finisce qui.
    2. Toni Iommi. Chitarrista elettrico mancino di Birmingham con ambizioni di successo, per sbarcare il lunario lavora presso un’officina: durante un turno di lavoro, una pressa gli amputa le falangi superiori del medio e dell’anulare della mano destra. I tentativi di riattaccare le parti sono inutili, e il suo sogno va in frantumi, trascinandolo in una forte depressione. A salvarlo è la scoperta del talentuoso chitarrista manouche Django Reinhardt, che con solo tre dita sane è stato capace di performance sbalorditive: Toni prende coraggio, e si costruisce delle protesi rudimentali sagomando a mo’ di falangi alcuni tappi di detersivo; per fare meno fatica, accorda la chitarra un semitono più in basso, e adotta una tecnica fatta di rapidi slide… E’ appena nato il sound, cupo e dark, dei Black Sabbath, di cui il buon Iommi è ancora adesso il leader.
    3. Ian Dury. Ancora bambino, a sette anni Ian si ammala di poliomielite, e ne esce con la paralisi e l’avvizzimento della gamba sinistra, della spalla e del braccio… Ma non si arrende. Studia pittura e arte, scrive poesie, recita in qualche film, e nel 1976 fonda la band Ian Dury and the Blockheads: complesso New Wave che raggiunge il successo internazionale col singolo dall’iconico titolo “Sex & Drugs & Rock & Roll!
    4. Rick Allen. Nel 1984, mentre sta andando a una festa di capodanno con la fidanzata, il batterista dei Def Leppard inizia una stupida “gara” di sorpassi con un altro automobilista, nei pressi di Sheffield. In prossimità di una curva l’auto esce di strada, e Allen ci rimette il braccio sinistro. Gli amici non lo mollano, e lui tiene duro: in collaborazione con l’amico batterista Jeff Rich (Status Quo), gli ingegneri della Simmons progettano un drum set in grado di permettere a Allen di continuare a suonare con un solo braccio. Il ritorno sul palco avviene nel 1986 al “Monsters of Rock” di Donington: e, oggi, è ancora è lui a sedere dietro tom e rullanti della band di Joe Elliott!
    5. Paul Stanley. Il chitarrista e fondatore dei Kiss – in cui impersona “The Starchild”, l’uomo delle stelle – è affetto da microtia: una malformazione congenita del padiglione auricolare, del condotto uditivo e del timpano. Paul ha dichiarato come da ragazzo abbia cercato di raggiungere la fama per compensare le insicurezze dovute a questo difetto fisico, che lo ha anche reso sordo dalla parte destra. Beh, in qualche modo – e anche grazie ai capelli lunghi – ce l’ha fatta!
    6. Robert Wyatt. Tom è uno degli artisti più particolari del rock: batterista, cantante e autore – oltre che fiero polemista dichiaratamente di sinistra – è il fondatore dei Soft Machine e dei Matching Mole…. E nel 1971, proprio quando sta per realizzare il secondo disco della “Talpa Contrapposta”, capita il fattaccio: durante una festa di compleanno, in pieno stordimento alcolico, cade dalla finestra del terzo piano, e resta paralizzato. I Soft Machine e i Pink Floyd organizzano un concerto per raccogliere fondi per le sue cure, mentre Robert – costretto per sempre su una sedia a rotelle – non demorde. Pensa, scrive, ascolta, inventa, suonando cosa può e come può: inizia così una carriera solista eccentrica e di altissimo livello, a cavallo fra Prog, art rock e suggestioni avanguardistiche, guidata dagli ombrosi falsetti del suo canto straniante.
    7. Teddy Pendergrass. Famoso cantante soul e RNB, traboccante premi e soldi, nel marzo 1982 sta guidando la sua auto, ma i freni non rispondono: si schianta contro un albero, e la carrozzella diventa la sua nuova compagna. Anche lui, nonostante il dramma, non molla: e nel 1985 è fra i molti artisti sul palco del Live Aid, cantando davanti a una platea mondiale stimata in 2 miliardi di persone.
    8. David Bowie. Ok, la sua non è una disabilità di quelle gravi, ma la citiamo in quanto origine di una piccola leggenda metropolitana. Dunque, è il 1963, e David – ancora a scuola, ma pieno di ambizioni – litiga col compagno di musica e amico George Underwood per la più classica delle questioni: una ragazza. George lo centra all’occhio sinistro con un pugno: purtroppo il suo anello fa più danni del previsto, e causa la dilatazione permanente della pupilla. Da qui nasce la diceria che Bowie abbia gli occhi di colore diverso.
    9. E ora, un po’ di Italia… Anche se non siamo ai livelli di fama di Bowie, Kiss e Black Sabbath, l’esempio di questi ragazzi merita la citazione: nel 1989 un gruppo di ragazzi affetti da distrofia muscolare decide di mettere su una band col doppio scopo di divertirsi, e proporre un’immagine diversa della disabilità. Il nome è geniale: Ladri di carrozzelle. Negli anni, a causa del progredire della malattia, diversi membri sono stati costretti al ritiro, e rimpiazzati continuamente da nuovi innesti: ma non è cambiato lo spirito che li anima, e che li ha condotti ad aprire il Sanremo del 2017, e a partecipare a due concerti del Primo Maggio.

La mia rassegna si ferma qui: e, come promesso, non mi spendo in retorica a buon mercato o considerazioni strappalacrime. Ma un ideale abbraccio, e la mia ammirazione, li mando a tutti: a questi artisti, ed altri meno famosi, che hanno trovato anche nella sfiga modi, forze e coraggio di andare avanti, continuando sempre e comunque a vivere la loro passione.

Se vi vengono in mente altri casi – sempre di ambito rock – che mi sono sfuggiti, sarò contento di leggere le vostre segnalazioni. Grazie!

10 pensieri riguardo “La sedia di lillà: protesi, rock e sedie a rotelle

    1. Grazie della segnalazione! La cecità in effetti è una delle piaghe più diffuse, soprattutto e anche in situazioni sanitarie ed economiche marginali, e una delle disabilità che viene più affrontata con successo dai musicisti, anche se penso a costo di fatica e dedizione.

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  1. Post molto interessante, ben fatto. Io ti suggerirei anche Vic Chesnutt: grade cantautore e folksinger, che rimase sulla sedia a rotelle dopo un incidente con la sua auto sportiva. Continuò a suonare facendo dei dischi meravigliosi, anche se poi dopo moltissimi anni e successi della critica ininterrotti, preso dalla depressione si suicidò, come aveva già provato altre volte. Rimane la sua musica e i suoi splendidi testi, anche se tristi.

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  2. Onestamente non mi viene in mente nessuno su due piedi, specie restringendo il campo al rock, ma ci penserò. E’ noto che la mia mente diventa un foglio bianco nei momenti in cui dovrebbe essere invece più vispa 😉

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