Un avvocato in tv

Un post rapido per segnalare, a chi ne fosse interessato che stasera, su Rai 3, sarà trasmesso il film “Paolo Conte, via con me“: pellicola di Giorgio Verdelli del 2020 che narra la storia, il mondo e le canzoni del più famoso avvocato della canzone italiana.

E’ un film di cui ho parlato, in tono commosso, in questo post: perché per me Paolo Conte è anche una questione di famiglia. E lo sono le sue canzoni, che evocano mondi e situazioni che, in qualche modo, conosco, anche se non le ho vissute direttamente. Forse è perché la provincia italiana, i suoi personaggi, la campagna e le piccinerie borghesi sono cose che, figlio anch’io della provincia, ho respirato da sempre, e che vibrano in me, lo voglia o no.

Ma bando alle ciance: vi consiglio, innanzitutto, la visione del film, un prodotto sì biografico ma non banale, e che ritrae uno dei geni della nostra canzone; e, in seconda battuta, la lettura del mio post, di cui faccio sfacciatamente autopromozione, e che ritengo in tutta sincerità uno dei migliori che ho scritto!

Buona giornata, e serata!

Blue Valentines

Una canzone struggente, cantata da una voce che – lo so – non tutti tollerano… Ma pazienza.

Perché San Valentino non è sempre e solamente questione di cioccolatini, bacetti, candele e serenità… Ma anche di malinconia, di vite grippate, di catrame, fumo, whisky e rossetti sbavati, di occasioni perse e di letti sfatti.

Questo, piaccia o meno, è Tom Waits. E’ questa è la sua “Blue Valentines” (1978): dove, per chi non lo sapesse, “blue” qui significa “triste”, “malinconico”, e “Valentines” sono le lettere d’amore del 14 Febbraio.

Fammi piangere ancora una volta, Tom.

She sends me blue valentines
all the way from Philadelphia
to mark the anniversary
of someone that I used to be
and it feels just like a warrant
is out for my arrest
baby, you got me checkin’
in my rearview mirror
that’s why I’m always on the run
that’s why I changed my name
and I didn’t think you’d ever find me here

To send me blue valentines
like half-forgotten dreams
like a pebble in my shoe
as I walk these streets
and the ghost of your memory
baby, it’s the thistle in the kiss
it’s the burglar that can break a rose’s neck
it’s the tatooed broken promise
I gotta hide beneath my sleeve
I’m going to see you every time I turn my back

She sends me blue valentines
though I try to remain at large
they’re insisting that our love
must have a eulogy
why do I save all of this madness
here in the nightstand drawer
there to haunt upon my shoulders
baby, I know
I’d be luckier to walk around everywhere I go
with this blind and broken heart
sleeps beneath my lapel

Instead, these blue valentines
to remind me of my cardinal sin
I can never wash the guilt
or get these bloodstains off my hands
and it takes a lot of whiskey
to make these nightmares go away
and I cut my bleedin’ heart out every night
and I’m going to die a little more on each St. Valentines day
don’t you remember, I promised I would write you
these blue valentines
blue valentines
blue valentines

Lei mi manda lettere d’amore tristi
fin da Philadelphia
per celebrare l’anniversario
di quello che ero un tempo
Mi sento come ci fosse
una taglia sulla mia testa
che mi squadra sullo specchietto retrovisore
e sono sempre in fuga
per questo ho cambiato nome
pensavo che qui non mi avresti mai trovato

Per mandarmi lettere d’amore tristi
come sogni svaniti a metà
come un sassolino nella scarpa
mentre vado per la mia strada
e il fantasma del tuo ricordo
è la spina dentro un bacio
il ladro che spezza una rosa
il tatuaggio di una promessa rotta
che nascondo sotto la manica
e ti vedo ogni volta che mi giro

Lei mi manda lettere d’amore tristi
anche se non mi faccio più vedere
insistono che il nostro amore
deve essere commemorato
perché conservo tutta questa follia
nel cassetto del comodino
a tormentarmi con il fiato sul collo?
Cara, lo so, per me è meglio vagare in ogni posto che vado
con il cuore spezzato e triste
che mi dorme sotto i risvolti della giacca

Lei mi manda lettere d’amore tristi
per ricordarmi il mio peccato mortale
non potrò mai lavare la colpa
o le macchie di sangue dalle mie mani
e ci vuole un bel po’ di whisky
per scacciare questi incubi
Ogni notte mi strappo il cuore a pezzi
e tutti i San Valentino muoio un po’ di più
Ricordo che ti avevo promesso di scriverti
queste tristi lettere d’amore
tristi lettere d’amore
tristi lettere d’amore

Domani avvenne: da lunedì 14 febbraio 2022 a domenica 20 febbraio

14 Febbraio 1922: a New York, giusto 100 anni fa, nasce Murray Kaufman, in arte “Murray the K“. Disc jockey, nel 1958 si trova al posto giusto al momento giusto: poco dopo il suo arrivo alla radio WINS/1010, lo storico DJ Alan Freed è cacciato con l’accusa di corruzione, e Murray prende il suo posto in prima serata. Il suo stile è frenetico e brillante, e diventa popolarissimo: promuove concerti r’n’r multirazziali e soprattutto è il primo conduttore radio americano a intrattenere rapporti amichevoli coi Beatles, trasmettendo in diretta dalla suite in cui i quattro di Liverpool – appena giunti in America – soggiornano, e seguendoli nella prima tournée… Prende così il soprannome scherzoso di “quinto Beatles“, in barba a George Martin!

15 Febbraio 1979: alla 21° edizione del Grammy Award, il brano “Just the Way You Are” di Billy Joel si aggiudica il premio come miglior canzone dell’anno, davanti a “Stayin’ Alive” dei Bee Gees. Scritta come regalo di compleanno per la prima moglie del cantante, e pubblicata nel 1977, è anche il primo disco d’oro del grande artista newyorkese.

16 Febbraio 1985: “Born in the U.S.A.“, il settimo album di Bruce Springsteen, balza al primo posto della classifica inglese: disco di straordinario successo, regala al Boss il primo ingresso trionfale della sua carriera nella terra della Regina Elisabetta.

17 Febbraio 1991: ad Halifax (UK) nasce Ed Sheeran. Polistrumentista, autore e cantante, Ed debutta nel mondo discografico nel 2005, a soli 14 anni; nel 2010, dopo anni di tentativi, entra nelle grazie di Jamie Foxx, mentre la sua fama cresce attraverso video pubblicati su Youtube. Nel 2011 esce il suo primo album, “+”: da allora Ed è una stella della canzone mondiale, attraverso uno stile che coniuga folk, soul e atteggiamento indie, arrivando a vendere oltre 150 milioni di copie. Il “÷ Tour” è il tour più redditizio e visto nella storia della musica.

18 Febbraio 1947: a Novellara (Reggio Emilia) nasce Augusto Daolio. Cantante, ancora adolescente, in compagnia dell’amico e tastierista Beppe Carletti, fonda il gruppo dei Monelli: nel 1963 i due, assieme ad altri musicisti, daranno vita ai Nomadi. Beppe, nei Nomadi, assume anche il ruolo di autore dei testi, che si fanno via via più carichi di riferimenti politici: il sodalizio con Francesco Guccini completerà l’opera, facendo diventare i Nomadi uno dei gruppi più importanti della canzone d’autore italiana.

19 Febbraio 1963: a Londra, da una famiglia mista di origini nigeriane e brasiliane, nasce Henry Olusegun Adeola Samuel, in arte Seal. Cantante e autore, nel 1990 – grazie al produttore Adamski – incide il singolo “Killer”, le cui vendite favoriscono la firma con la ZTT e la pubblicazione dell’omonimo album di esordio, che vende milioni di copie. Il suo è un soul sofisticato e intenso, condotto da una voce profonda e immediatamente riconoscibile. Seal è affetto da lupus eritematoso discoide, causa delle numerose cicatrici che ha sul volto.

20 Febbraio 1967: ad Aberdeen (Stato di Washington) nasce Kurt Cobain. Innamorato sin dall’infanzia di Beatles e Ramones, a 8 anni subisce il primo trauma, il divorzio dei genitori: il bambino solare e allegro diventa introverso e arrabbiato, e per curare la sua iperattività inizia ad assumere psicofarmaci. Carattere problematico, rompe i ponti con la famiglia e si mette on the road: nel 1987 conosce il bassista Krist Novoselic, con cui fonda un gruppo. Dopo numerosi cambi di nome e formazione, nel 1987 la band – con l’ingresso del batterista Chad Channing – assume il nome definitivo di Nirvana. Nel 1989 arriva il primo album, “Bleach”, e nel 1990, al posto di Channing – alle pelli subentra Dave Grohl: e il resto, nel bene e nel male, è storia.

Il pianoforte afroamericano: una breve storia

Ciao a tutti, vi segnalo un nuovo post, curato dal sottoscritto, in uscita oggi sul blogdellamusica.

Blues, sempre blues, in queste puntata: ma, questa volta, ci soffermiamo non tanto su un genere, o un periodo storico, ma uno strumento… Il pianoforte. Manufatto sonoro che, figlio del Romanticismo musicale europeo, quando atterra in territorio americano e nelle mani dei neri appena liberati, inizia un percorso destinato a influire su tutta la canzone del Novecento: senza pianoforte e neri non esisterebbe il Ragtime, e senza il Ragtime – e le sue frizioni ritmiche – il Jazz non sarebbe stato quel che è. Per non parlare del Boogie, dello Stride Piano, e dello stesso Blues.

Con questo breve excursus, ripercorreremo l’articolata storia del pianoforte afroamericano, prima di affrontare, in articoli successivi, le singole tappe in modo più approfondito.

Qui il post originale. Buona lettura!

Tre film #9

Ciao a tutti. E’ da un po’ che la rubricaTre filmè ferma, ma non certo perché non avessi visto nulla: il fatto è che cercavo tre film con un minimo comun denominatore, giusto per mantenere una sorta di criterio… A dir la verità una possibilità c’era, e riguardava tre pellicole di Bergman: film che mi sono piaciuti moltissimo, ma su cui c’è già così tanta letteratura che il mio racconto avrebbe probabilmente aggiunto solo delle banalità. Per chi volesse, comunque, la piattaforma MUBI (di cui ho parlato la volta scorsa) offre un discreto numero di opere del grande svedese, fra cui ho visionato “Come in uno specchio“, “Luci d’inverno” e “Sussurri e grida“.

Passiamo, ora, a visioni non certo di questo livello, ma a loro modo interessanti: e che, invece, non hanno (quasi) nulla in comune l’una con l’altra… E questo, a ben vedere, è una cosa in comune 🙂 Continua a leggere “Tre film #9”

Domani avvenne: da lunedì 7 febbraio 2022 a domenica 13 febbraio

7 Febbraio 1952: a Zocca (Modena) nasce Vasco Rossi. Non c’è molto da aggiungere: che lo si ami, lo si odi, o si resti indifferenti, il Blasco è comunque uno dei personaggi e degli artisti più importanti della musica italiana. Finora, 18 album in studio, 191 canzoni, 40 milioni di dischi, oltre 800 concerti… Mica balle! La rivista Rolling Stone Italia considera l’album “Bollicine e il brano “Siamo solo noi” rispettivamente il disco e la canzone rock italiana migliori di sempre. Vasco è un sostenitore del Partito Radicale e delle campagne antiproibizioniste: e, sorpresa, è pure un appassionato di danza classica!

8 Febbraio 1977: per la A&A Recording esce “Marquee Moon“, il debutto della band newyorkese Television. Capitanati dal leader, chitarrista, cantante e autore Tom Verlaine, i Television con questo album definiscono i canoni del new wave-punk: sound tenebroso e con venature psichedeliche, chitarra acida, liriche simboliste e atteggiamento punk. In scaletta, le fenomenali “See No Evil”, “Venus”, “Elevation”, e le lunghe cavalcate “Marquee Moon” e “Torn Curtain”.

9 Febbraio 1944: a La Spezia nasce Franco Fanigliulo. Cantante e performer, a Sanremo1979 si fa notare per la bizzarra “A me mi piace vivere alla grande“, eseguita con istrionismo e teatralità. Nel 1983 si ritira dal mondo della musica, pur continuando a scrivere e a mantenere contatti con autori del calibro di Vasco Rossi e Zucchero. Nel testo della sua canzone più famosa si legge il verso “Ho un nano nel cervello, un ictus cerebrale”: e proprio di ictus morirà nel 1989, a soli 45 anni.

10 Febbraio 1942: il 78 giri di Glenn Miller, “Chattanooga Choo Choo”, a pochi mesi dalla sua uscita, supera il milione di copie vendute. Per celebrare l’incredibile traguardo la sua casa discografica – la Bluebird Records – dona al grande artista Swing un disco dipinto d’oro: è il primo disco d’oro della storia, titolo che d’ora in poi sarà ufficializzato come premio per chiunque superi l’onorevole cifra.

11 Febbraio 1963: agli Abbey Road Studios di Londra, in una sola seduta, i Beatles incidono tutti i 10 pezzi che andranno a comporre il loro esordio a 33 giri, “Please Please Me“, cui si aggiungeranno i 4 già usciti su 45 giri. Con un costo stimato di 400 sterline, i Beatles pubblicano uno dei debutti più fortunati, influenti e redditizi della storia. Aperto e chiuso da due rock’n’roll esplosivi – “I Saw Here Standing There” e “Twist and Shout” – è un vero e proprio punto di svolta per il rock: uno dei primi album pensato come progetto artistico, e non come mero assemblaggio di singoli.

12 Febbraio 1950: a Londra nasce Steve Hackett. Chitarrista elettrico dallo stile composito, dopo alcune esperienze professionali nel 1970 pubblica un’inserzione in cerca di altri musicisti con cui “andare oltre le attuali stagnanti forme musicali”: all’annuncio risponde Peter Gabriel, dei Genesis. Steve entra nel gruppo in sostituzione del fuoriuscito Anthony Phillips, e debutta nel terzo album della band, “Nursery Crime”: coi Genesis resta fino al 1977, incidendo 6 lp, e contribuendo in modo determinante al loro sound. Successivamente intraprende una carriera solista di buon successo, con ben 26 album all’attivo.

13 Febbraio 1972: all’Eden Theatre Off-Broadway debutta il musical “Grease”. Nato dall’idea di Tim Jacobs e Warren Casey sull’onda della nostalgia degli anni Cinquanta, dopo la “prima” a Chicago è notato dai produttori Ken Waissman e Maxine Fox e trasborda a New York. Il successo cresce di serata in serata e diventa un classico: nel 1978 ispira l’omonimo film, con John Travolta e Olivia Newton John come protagonisti.