Tre film #9

Ciao a tutti. E’ da un po’ che la rubricaTre filmè ferma, ma non certo perché non avessi visto nulla: il fatto è che cercavo tre film con un minimo comun denominatore, giusto per mantenere una sorta di criterio… A dir la verità una possibilità c’era, e riguardava tre pellicole di Bergman: film che mi sono piaciuti moltissimo, ma su cui c’è già così tanta letteratura che il mio racconto avrebbe probabilmente aggiunto solo delle banalità. Per chi volesse, comunque, la piattaforma MUBI (di cui ho parlato la volta scorsa) offre un discreto numero di opere del grande svedese, fra cui ho visionato “Come in uno specchio“, “Luci d’inverno” e “Sussurri e grida“.

Passiamo, ora, a visioni non certo di questo livello, ma a loro modo interessanti: e che, invece, non hanno (quasi) nulla in comune l’una con l’altra… E questo, a ben vedere, è una cosa in comune 🙂

  1. Salvo“: un manovale della mafia di medio livello, durante una spedizione punitiva, si imbatte nella sorella (cieca) della vittima designata, da cui non riuscirà più a staccarsi. La storia è quasi tutta qui e, tranne uno switch abbastanza sorprendente ma nemmeno così necessario, potrebbe quasi apparire “telefonata”: eppure il modo di condurre il racconto affascina, colpisce, e rende il film un oggetto originale e interessante. I due protagonisti sono calati alla perfezione nelle rispettive parti: il palestinese Saleh Bakri ha il physique du rôle asciutto, mediterraneo e impenetrabile del siciliano di malaffare Salvo Mancuso, e Sara Serraiocco interpreta la non vedente Rita in modo credibile e non macchiettistico. Fra confronti western, piani sequenza da thriller, inevitabili richiami a “Gli occhi della notte” di Terence Young, svolte melò e rituali criminali, spicca il trattamento riservato al sonoro: una sola canzone (“Arriverà”, dei Modà con Emma Marrone), ripresa più e più volte, e nessun’altra musica, o effetto sonoro… Solo i (pochi) dialoghi, e i rumori del respiro, dei passi, del vento. Alla fine, Salvo troverà (forse: e scusate il gioco di parole) una salvezza, anche se estrema e senza appello. Alla fotografia, Daniele Ciprì: e un irriconoscibile Lo Cascio nella parte del tremebondo Enzo.
  2. Nocturne“: un horror basato su una trama sentita e risentita, ma con qualche freccia al suo arco. Il soggetto è un classico: la rivalità fra due sorelle (gemelle) pianiste, la prima (Vivian) spigliata, di successo e in cui vibra la vera arte, e la seconda (Juliet) riservata, timida, ostinata ma senza il tocco divino. La gelosia cresce: e a dare una mano a Juliet arriverà un grimorio, che la condurrà passo dopo passo al successo che tanto desidera, e non importa a spese di chi: ma il Diavolo, si sa, fa le pentole ma non i coperchi. Una storia quasi banale, ma che regala qualche brivido senza mai ricorrere a sangue, urla, scricchiolii sinistri e massacri: la regista Zu Quirke sceglie invece (e, forse, in ciò invogliata dal basso budget) toni insinuanti e sussurrati, allucinanti disegni a china, luci abbaglianti e sospensioni della coscienza, fra onirismi, svenimenti e deliri, che suggeriscono ciò che non si può dire. Non un film imperdibile: ma da 6 e mezzo si!
  3. Ariaferma“: finalmente un bel film italiano, e pure recente. Cosa fare in un enorme carcere cadente e in disarmo quando, per un impiccio burocratico, dentro ci restano solo dodici detenuti e una manciata di agenti? Forse, per un attimo, arrendersi alla condivisione di un destino comune sì provvisorio, ma che molto suggerisce della natura fondamentale delle persone. Molte le cose che mi sono piaciute: l’ambientazione, astratta eppur concretissima, dell’ex carcere di San Sebastiano, a Sassari (saggiamente mai specificata), e che tanto sa di “Il deserto dei Tartari”; la rinuncia a facili stereotipi comportamentali a favore di una descrizione dei rapporti fra prigionieri e secondini asciutta, materiale, quotidiana, fatta di orari, chiavi e spioncini, regole, luci, sguardi, urla e chiacchiere; le prove dei due protagonisti, con un Toni Servillo che servilleggia assai poco, essenziale come non mai, e un Silvio Orlando stranamente pacato e trattenuto, forse ai vertici della sua carriera; la progressione drammatica, tesa e coerente; e i sereni – anche se limitati – momenti in cui vittima e carnefice scoprono (come suggerito dal detenuto Lagioia) che in un carcere tutti, senza distinzioni, sono prigionieri. Bell’epilogo sospeso, e un solo difetto: un eccesso di pietismo, giusto nel finale. Alla fine, davanti a una tavola apparecchiata, tutti possiamo sentirci più umani: e questa non è psicologia italiota da quattro soldi, ma quotidiana verità.

Abbiamo parlato di:

  • Salvo” (2013, Italia/Francia 104 min)

Regia: Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Soggetto e sceneggiatura: Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Interpreti principali: Saleh Bakri (Salvo Mancuso), Sara Serraiocco (Rita), Luigi Lo Cascio (Enzo Puleo)

Fotografia: Daniele Ciprì

  • Nocturne” (2020, USA, 90 min)

Regia: Zu Quirke

Soggetto e sceneggiatura: Zu Quirke

Interpreti principali: Sydney Sweeney (Juliet), Madison Iseman (Vivian)

Musica: Gazelle Twin

  • Ariaferma” (2021, Italia/Svizzera, 117 min)

Regia: Leonardo Di Costanzo

Sceneggiatura: Leonardo Di Costanzo, Bruno Oliviero, Valia Santella

Interpreti principali: Toni Servillo (Gaetano Gargiulo), Silvio Orlando (Carmine Lagioia), Salvatore Striano (Cacace)

Musica: Pasquale Scialò

18 pensieri riguardo “Tre film #9

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