Cantanti IGP – “a Indicazione Geografica Protetta”

Ciao a tutti. E’ di questi giorni la notizia della morte di Giuseppe Faiella, per tutti Peppino di Capri: autore e cantante che non fa parte del mio orizzonte stilistico preferito, ma professionista esemplare cui comunque riconosco importanza, e assoluto rispetto. Abbastanza noto il fatto che nel 1958 il Faiella – all’epoca nei Capri Boys – fu indotto a cambiare il nome del complesso in “Peppino di Capri e i suoi Rockers”: e, dopo 10 anni, sciolto il gruppo, rimase in splendida solitudine, come appunto Peppino di Capri. Quel “Peppino di Capri”, che detto così farebbe anche un po’ ridere (pensate se dal nulla uscisse un “Gigino di Piumazzo”, per dire…), passa nella memoria e coscienza collettiva come uno dei nomi più famosi della canzone italiana: e una delle prime star a marchiare il suo nome d’arte con la città di origine… Proprio come fosse un IGP, un “prodotto a indicazione geografica protetta“.

Mi sono allora chiesto: quali altri casi esistono di artisti il cui nome è associato a una città, un quartiere, una regione? E sono tutti autentici? O, come nella tradizione del food marchiato, ci sono anche qui falsi ed errate attribuzioni?

Ecco i risultati delle mie ricerche! Una sola precisazione: niente band estere (tipo Chicago, Alabama, America).

I cantanti IGP autentici

Il consesso più ricco di nomi “IGP” è senz’altro quello del blues e del rhythm and blues statunitense d’anteguerra: generi basati sulla sudata conquista di fama a forza di centinaia di concerti nei locali di una certa zona o città, e per lui diventate quindi un marchio distintivo.

Abbiamo:

  • Memphis Slim (John Len Chatman): uno dei più grandi pianisti blues del Novecento, che ha scelto la città natale per il suo pseudonimo;
  • Memphis Minnie (Lizzie Douglas): nata in Louisiana ma cresciuta nei pressi di Memphis, attiva dagli anni Venti ai Cinquanta, è una delle pochissime – e delle prime – donne a fare blues in un contesto proverbialmente maschilista!
  • “Mississippi” John Hurt: uno dei padri del folk-blues in stile fingerpicking, e che porta il nome del suo stato natale come una medaglia;
  • Alger “Texas” Alexander: cantante arcaico di blues, sempre fuori dagli schemi, e nato appunto in Texas;
  • Tampa Red (Hudson Woodbridge Whittaker): chitarrista blues anteguerra, nasce sì in Georgia, ma da bambino emigra a Tampa, Florida: e, per i capelli rossastri, prende il suo curioso pseudonimo.
  • Ho detto niente band estere, ma italiane si. Ed ecco quindi i Litfiba: il cui nome nasce dall’indirizzo telex della sala prove utilizzata sin dagli esordi, situata nella fiorentina via de’ Bardi al civico 32: “L” (prefisso telex), “IT” (Italia), “FI” (Firenze), “BA” (via de’ Bardi). L’ideatore fu Ghigo Renzulli, che anni prima aveva lavorato come addetto al telex in una ditta di spedizioni internazionali.

Ecco, invece, qualche “falso  IGP”: e, chissà perché, tutti made in Italy!

  • Nicola di Bari, pseudonimo di Michele Scommegna… e che barese non è (è nato in provincia di Foggia), ma che si fa chiamare così per la venerazione a San Nicola, di cui è devoto;
  • I torinesi Eugenio in Via Di Gioia, invece, derivano il proprio nome non da una fantomatica “Via di Gioia”, ma dall’unione dei nomi dei tre membri fondatori: Eugenio Cesaro, Emanuele Via e Paolo Di Gioia;
  • Pino d’Angiò: dove “Angiò” non si riferisce alla antica provincia francese, ma è un richiamo nobiliare all’omonima dinastia legata a Napoli.

Direi che, almeno per quanto ne so io, dovrei aver finito. Mi ha stupito che, tranne casi davvero minori, gli unici italiani IGP autentici siano Peppino di Capri e i Litfiba! Voi avete notizie o memoria di altri artisti IGP?

Ah aspettate!: mi sovviene ora un ultimo caso, un po’ al limite, ma che ci sta. Il grande Piero Ciampi, uno dei pochi, autentici, cantautori “maledetti” dello Stivale, durante le giovanili scorribande parigine diventa noto come “Piero l’italiano”… E, da qui, il nomignolo con cui, tornato nel nostro paese, firmerà i primi dischi: Piero Litaliano. Più IGP di così!

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