Stranezze a 33 giri #2 – Il vinile termocromico

Ciao a tutti. Come state? Calduccio eh! Di recente ho visto un video in cui un tipo rompeva un uovo su una pietra lasciata al sole, e l’uovo cuoceva… E – col pensiero alla mia rubrica “Stranezze a 33 giri”, ferma da oltre due mesi – mi sono chiesto se i vinili potessero patire il caldo: ma soprattutto se esistessero vinili costruiti apposta per modificarsi a causa del calore. La risposta, ovviamente, è “si“, anche se con parecchi “se” e “ma”: ed ecco il resoconto di questa bizzarria.

I dischi pensati in questa maniera, ovviamente, sono pochissimi, e dalle tirature molto limitate: pezzi da collezione, insomma. Ma esistono: e il loro nome è “vinili termocromici“. Come funzionano? Molto semplice: esistono pigmenti progettati per reagire cromaticamente a cambi di temperatura nella fascia 20-45 gradi, e cioè in una forbice facilmente influenzabile da una lampada a incandescenza posta vicina al disco, o dallo sfregamento delle dita sul vinile stesso… Allora, basta miscelare questi pigmenti alla “pasta vinilica”? Tutto qui?

Ma non è così semplice: la questione è che la stampa di un vinile prevede, di suo, temperature attorno ai 170 gradi: processo che altera, e rende instabili, i pigmenti speciali. Ecco perché la produzione di vinili termocromici è molto complessa, non sempre efficace, ed estremamente rara.

Il caso più noto (si fa per dire) e documentato riguarda l’album “Morbid Stuff” (2019) dei punk-rocker canadesi PUP: nella rarissima “special edition” il vinile cambia colore dal nero/marrone scuro al rosa se scaldato dal semplice calore delle mani. Ma, appunto, è un esempio quasi unico.

Diverso se è la copertina a mostrare un effetto termocromico. Per questa tipologia – di più semplice realizzazione – i casi sono decisamente più numerosi. Ecco qualche esempio di copertine termocromiche:

  • Chickenfoot – “Chickenfoot” (2009): supergruppo hard-rock in cui militano stelle come Sammy Hagar, Joe Satriani e Chad Smith. Alcune edizioni del disco di debutto presentano una copertina che riporta apparentemente solo il logo della band, bianco su sfondo nero. Col calore delle mani l’inchiostro nero diventa pian piano trasparente, rivelando le foto dei quattro componenti, e i titoli delle tracce (vedi QUI).
  • Elvira – “2 Big Pumpkins” (2013): disco stampato dall’avveniristica casa di produzione Third Men Records di Jack White. Strofinando con le dita la silhouette nera presente sulla copertina, si rivelerà per magia l’immagine di “Elvira” (vedi QUI)
  • Led Zeppelin – “In Through the Out Door” (1979). La copertina interna presenta un disegno in bianco e nero che, se sfregato da un panno umido, diventa a colori (vedi QUI). L’effetto è però permanente: una volta attivato, non torna allo stato originale. Cosa che rende le poche copie esistenti ancora “da attivare” molto ricercate. Questo è però (lo confesso) un fuori tema volontario: non tanto un effetto termocromico, ma di sensibilità all’umidità.

Questo è quanto sono riuscito a scoprire… E intanto oggi fuori “spinge” ancora, ma pare che da stasera anche nel rovente Piemonte, dopo picchi ripetuti di 37/39 gradi, torneranno finalmente temperature un po’ più umane.

P.S. Per curiosità: un disco in vinile rischia di deformarsi se appoggiato su superficie non piana e a una temperatura superiore ai 50 gradi. Tipo in un soffitta… Abbiatene cura! A me è successo, con tutti i 45 giri di mio padre…

Ciao, amici: e buona giornata! 🙂

2 pensieri riguardo “Stranezze a 33 giri #2 – Il vinile termocromico

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